(Poco) Romanticismo

Ogni tanto si ferma ad osservarmi. Non so esattamente che fare in quei momenti, quindi, seguito a fare quello che stavo facendo, che di solito, pateticamente, e’ semplicemente adorarlo cercando a seconda del momento di dimostrarlo un sacco, o non lasciarlo trapelare per niente.

Non ho mezze misure, io. O troppo orgoglio, o niente.

Ho tempo di osservarlo bene in quei momenti, e mentre i suoi capelli scivolano in avanti e il suo viso abbozza un mezzo sorriso, penso che ho avuto davvero una botta di culo, con lui. O forse, una pazienza invidiabile, ma con che risultati!

Penso che e’ veramente uno schianto in certi momenti.

Penso a quanto sia strano passare le dita fra i suoi capelli, sul suo viso, con naturalezza, quando era molto awkward anche solo camminarci mano nella mano, anni prima. “Per te”, sottolinea lui, sbruffone.

Penso di non rendermene del tutto conto ogni tanto, un po’ come quando la prima volta che ho anche solo osato posare le labbra sulle sue, e pensavo fosse una cosa che non si sarebbe mai e poi mai ripetuta. Lo credevo veramente.

Non mancavano comunicazioni (nonostante le mille perplessita’) che potessero segnalarmelo, ma sono sempre un po’ li’ a pensare “Ma davvero ora siamo questo? Pazzesco.” Forse siamo sempre stati questo? O quantomeno piu’ a lungo di quanto me ne fossi effettivamente accorta?

E’ estremamente probabile che, nei pochi istanti in cui dura questo turbinare di pensieri, nella sua testa non ci sia niente di tutto cio’. C’e’ tipo la lista della spesa, oppure qualcosa tipo “Ha ancora i denti gialli”, o “Certo che e’ proprio contenta per poco” o “Vediamo se sto fermo che fa.”

E quindi tutto si concretizza in un unico grande interrogativo, che suona un po’ come una versione non aggressiva di—-

“Cazzo vuoi, perche’ mi fissi?!?!?!?!”

Poi mi viene da ridacchiare.

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Rispetto…

Mi piace quello che hanno fatto quest’anno per 2Lei. Non capisco perche’, gli anni scorsi apprezzavo sempre il concetto, ma raramente mi ritrovavo a pensare che non fosse una semplice accozzaglia di foto e statue a caso, con un significato che sicuramente c’era stato dell’impegno a metterci, ma in qualche modo “non arriva”. Per evitare di creare qualcosa di simile, sapendomi troppo esterno alla sensazione, mi sono sempre cortesemente rifiutato di partecipare. Se non magari spiegando come si arriva a certi meccanismi, certe differenze, certe sensazioni.

Quest’anno mi pare di essere un po’ piu’ sensibile alla cosa, forse gli artisti sono migliori (alcuni, sospetto, per una ragione precisa, com’era per i pochi davanti ai quali mi fermavo in passato), forse sono io che ho sempre piu’ conoscenze in situazioni veramente brutte, o che hanno la spaventosa potenzialita’ di diventarlo. L’amore per il “concetto” sta superando forse il mio lato che si perplime davanti alle solite cose. Credo sia un bene?

Ogni volta, qualsiasi sia il soggetto, a qualsiasi eta’ questo si viva, l’inizio del racconto e’ sempre lo stesso. “Gli ho visto un’espressione che non avevo mai visto. Avevo paura di lui/lei”. (Si, perche’ esistono anche delle lei violente, sorpresa sorpresa, specialmente con i propri figli.)

Conosco questa sensazione. In quel momento la persona che si ha davanti perde tutto il nostro affetto, il nostro rispetto. E noi ci sentiamo come privati della sensazione rassicurante di poter amare una persona che, sappiamo, fara’ sempre di tutto per noi e non ci fara’ mai del male. Mai del male. Sara’ il nostro rifugio contro il mondo brutto e cattivo… E’ un momento estremamente triste, perche’ con l’abbandono di questa sicurezza si genera un vuoto che non si colma piu’.

Si vorrebbe credere che e’ stato solo un momento, e chi abbiamo davanti e’ chi credevamo che fosse, non lo e’ mai, e anche se questa persona non osasse piu’ fare niente, cosa che accade MOLTO di rado, comunque il vuoto non si colma piu’.

Non e’ una sorpresa, non si puo’ amare chi ti fa del male. Fisicamente, o cerca di farlo. E non dimostra nessuna pieta’, nessun reale rimorso, puo’ chiedere scusa mille volte, ma il volto non mente, non gli dispiaceva. Voleva solo massacrarti.

Davanti a questo orrore esistono due tipi di persone.

Il primo tipo di persona davanti alla paura, al risentimento di una cosi’ potente, grave, mancanza di amore e rispetto, piange, urla, non vede l’ora di rovinarti la vita. Tu non la rovinerai a lei senza conseguenze. Non importa quanta paura fai, toccala, e tutti sapranno che sei il tipo di persona che lo fa. Tutti. Magari lei non puo’ difendersi, ma con mezza citta’, o anche solo una famiglia che se ti vede in un vicolo ti ammazza di botte, buona fortuna. Si raccoglie cio’ che si semina, no?  Non ci sono piu’ cazzate dopo una cosa come questa.

Il secondo tipo si paralizza, piange, si dispera, si sente in trappola, non ce la fa. Da mille possibilita’ perche’ l’idea di affrontare e cambiare la situazione e’ quasi piu’ spaventosa di quella di venir percossi o violentati. Molto spesso queste persone vorrebbero chiedere aiuto, ma si sentono come se non potessero averlo. Come se il loro malessere non dovesse pesare sugli altri. Come se, senza la sicurezza che comunque ormai manchera’ per sempre, fossero persi. Sembra quasi che la situazione sia surreale nei momenti peggiori, e al di fuori non ci sia niente…

Ed e’ davanti al disagio enormemente preoccupante di questo secondo tipo che mi metto a riflettere.

“Perche’ non dici qualcosa, perche’? Non e’ colpa tua, non te lo meriti, non hai nessun obbligo a subire.” “Le cose cambieranno, devi solo darmi tempo”.

E muoiono. O muoiono i carnefici, senza mai aver smesso di esserli, o mai aver chiesto scusa.

Beh, le cose sono cambiate, senza dubbio. Preferivo in un altro modo. Preferivo meno cazzate, meno violenza, meno accettazione del concetto malato che non si e’ degni di rispetto.

Rispetto. Sembra cosi’ tanto una parola vuota, finche’ non succedono queste cose…

Ricordo il volto adorante con cui ho guardato ogni persona che io abbia amato, nella mia vita. Ricordo l’affetto, che quasi straripa, la felicita’.

Piu’ volte attorno a me vedo succedere cose che mi preoccupano in merito, piu’ osservo il volto della persona con cui sto, e provo a immaginare come sarebbe.

Lui che so, non mi farebbe mai del male, ha paura di farmene anche solo esistendo. Lui che e’ la mia gioia, la mia pace. Dovessi smettere di pensare questo, potrei amarlo ancora? Potrei anche solo tollerarlo al mio fianco?

Quanto del mio universo emotivo andrebbe in frantumi?

Ero piccola l’ultima volta che ho svalutato cosi’ una persona. Ne porto gli strascichi ancora oggi. Ma sono cosi’ contenta di aver chiesto subito aiuto, anche quando ci ripenso, a posteriori…

Il mondo e’ pieno di folli, quel tipo di folle che puo’ essere anche la persona che meno ti aspetti lo sia. Folli di quelli brutti, folli di quelli che non si curano.

Non subiteli, andatevene.

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La verita’ e’ arrogante.

Le persone molto spesso non mi piacciono. E’ sempre brutto da dire, perche’ sembra che ci si elevi chissa’ dove al di sopra di qualcosa di non troppo precisato, eppure, e’ questo quello che sento. Non mi piacciono.

Ho paura quasi che mi infettino con le loro estenuanti malattie, con il loro non necessario, tremendo nonsense, e molto spesso hanno rischiato di farlo.

A lui, a lui ora le persone piacciono, io non capisco, da un certo punto di vista vorrei avere l’amore con cui lui avvolge assurdita’ e debolezze trasformate in schifo, vorrei saper chiudere gli occhi davanti alla pochezza, smettere di aggrapparmi a miti come la profondita’ interiore.

Lui tutto cio’ riesce a farlo, da fiducia all’umanita’. Finche’ non gli si rivoltano contro in maniera cosi’ chiara che neanche lui puo’ ignorarla, that is.

Lo trovo ammirevole.

A me provocano questa sensazione di disagio e di fastidio, come quando stai vicino a qualcosa che puzza tantissimo, e piu’ profondamente deviate nel loro ragionare come dei cattivi della Disney, o peggio, dei cattivi da fiction E BASTA sono, piu’ il fetore della loro anima si fa insostenibile.

Tutto quel… male.

Ed io non sono una persona buona al 100%, questo post stesso sicuramente lo evidenzia. Eppure, in confronto il mio io interiore e’ pulito come lenzuola al vento.

Come si fa ad essere sempre cosi’ egoisti, spocchiosi e crudeli?

Sempre, sempre, sempre, e convinti di essere vittime di qualcosa, per legittimarlo, perche’ poi guardarsi dentro diventa insostenibile senza una scusa… Quale orrore puo’ generare tutto questo male ogni volta?

La vita puo’ essere veramente seccante a volte, ma, non possono venirmi a dire che tira fuori ste spataffiate di karma marcio. Non e’ possibile cazzo.

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My immortal, ma sul serio cazzo.

Sanguina nei dettagli, nelle paure, nella sfiducia, sempre, sempre la stessa cosa.

Io non voglio piangere su del latte versato il secolo scorso, sempre, in qualche angolo della mia testa.

Perche’ non c’e’ niente di piu’ meraviglioso di quello che tu crei per la tua testa, per darti qualcosa che dia un significato a questo delirio senza senso.

Frammenti su cui ogni tanto metti il piede, e non capisci. Sanguina, sporca i pavimenti di case in cui nulla si e’ rotto, in tutt’altri posti, tutt’altri tempi, tutt’altri contesti.

Alzi il piede, e non c’e’ conficcato niente.

E’ solo il ricordo, un breve flash.

Mi chiedo perche’ non sei piu’ nella mia vita, e poi, mi rispondo da sola, “Che domanda del cazzo.”

Scuoto la testa un po’, e anche il sangue sembra lavato via dalla mia razionalizzazione. Non e’ questo ad inquietarmi, credo sia che mi serve ancora razionalizzarlo perche’ sparisca.

Ancora.

E ancora.

Le cose cambiano, gia’. Ma quanta paura questi cambiamenti mi hanno lasciato dentro. Che non esista nessuno che mi sia adatto, e anche se fosse, non importa cosa potra’ mai dire, bastera’ distrarsi un attimo il giorno sbagliato, e potrebbe svanire, piu’ e piu’ volte, appresso a piu’ e piu’ cose che non saranno me.

Senza dirmi niente, o peggio, dicendomi che restera’.

Posso restare direttamente da sola? Mi evito il tormento.

Mi chiedo se riusciro’ mai a consentirmi di amare ancora qualcuno con tutta quella necessaria voglia di dargli le chiavi del mio universo.

Senza aver paura di un letto vuoto, di un corridoio senza anime vetusti immaginari, del silenzio dopo essersi svegliati da un dormiveglia bizzarro.

Di una realta’ dove cio’ che non mi fa sentire aliena e a disagio e fuori contesto in ogni dove… non esiste, eppure, in qualche remoto angolo di ogni passo che faro’ mai, il mio inconscio sentira’ la sua mancanza.

Questo pero’, sia chiaro, non significa che mi fermero’. Con tutta la mia tristezza e la mia paura, io cammino.

E non e’ che nulla mi dia pace in questo mio non stancarmi mai, motivi per sorridere, e sorrisi meravigliosi quanto il suo, oh si, ce ne sono oggi, con me.

Ci sono cose che per quanto volessimo in strada con noi, non sono state d’accordo, o per qualche motivo hanno stabilito di non poterci viaggiare. Il tiro di scassinare e’ fallito.

E allora le guarderemo, si, dentro ad ogni orizzonte visto da ogni balcone, tetto, dirupo, mentre si va.

Resta il fatto che una luce forte proietta ombre belle spesse. Neri e bianchi di questo segmento di avventura, sebbene appartenenti a contesti e tempi che si sgretolano nel retro della memoria da quanto sono lontani, sono indimenticabili.

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Stanze “Gay friendly” ed altre agghiaccianterie del mondo là fuori

Affittando una stanza per studenti e/o lavoratori fuori porta, si ha una chiarissima idea di come certe dinamiche sociali si stiano sviluppando al di la’ del nostro pensiero di trentenni del tipo “nerd”, eremiti un po’ per scelta un po’ per fare “gruppo di resistenza” con un selezionato numero di persone cervellomunite, lontani, lontani anni luce da barbie/ken e maiali avidi e rincoglioniti di ogni genere, eta’ e razza.

In questo mondo fatato non puo’ che lasciar sorpresi il fatto che, quando registri una stanza da affittare, su alcuni siti ci sia la dicitura “gay friendly”.

Cosa vorrebbe significare esattamente? E’ come mettere un bel cartello “no cani, no fumatori, no ricchioni” (il termine e’ usato in senso offensivo a scopo di evidenziare che in questo caso e’ visto come un fastidio NdK) – con una precisa, marcata ed importante differenza: Il cane, se non addestrato e tenuto perfettamente, puo’ causare disagi in casa. Il fumatore, anche (chi non detesta, fra i non fumatori e anche fra un ristretto numero di fumatori, l’odore di sigaretta stantio in giro per tutta la casa?)

Ma un omosessuale, che disagi puo’ portare mai? Qualcuno per caso si immagina il gay pride fare la parata in casa sua lasciando lustrini, profilattici e coriandoli su tutto il pavimento? Perche’ non e’ esattamente cosi’ che succede, cosi’ come non lo e’ per un eterosessuale. Qui si parla di preferenze in una sfera privata che proprio non e’ qualcosa con la quale dobbiamo avere a che fare.

Seconda meta’ del 2017, eppure per certe cose continuo a pensare che le persone ragionino con qualche organo sconosciuto che non e’ sicuramente il loro cervello, o nel farlo non utilizzino sicuramente la logica come filo conduttore. Il che e’ una cosa che non mi sorprende, ma continua a lasciarmi un po’ di amaro.

Questo amaro riaffiora quando certi candidati coinquilini mi fanno sapere che hanno problemi a trovare alloggio per i motivi piu’ impensabili. Quantomeno, piu’ impensabili per me.

Ragazze cieche che sono piu’ agili di certi miei ex fidanzati in casa, che hanno un cane guida addestratissimo (come tutti i cani guida!), pulitissimo e buonissimo, con una grinta che riesci a vedergliela proprio addosso, ma che per qualche motivo nessuno vuole fra le balle. Si ha paura di cosa precisamente? Di dover tenere un minimo di ordine in piu’, forse, o agevolare quel poco di cui ha seriamente poco bisogno (non scherzo dicendo che e’ meno goffa del mio ex) la sua condizione lasciandole gli scaffali e i cassetti piu’ a portata? Magari si rischia di imparare qualcosa dal suo modo differente di percepire il mondo, non sia mai!

Ragazzi che mi confermano lo spauracchio del gay friendly. “Ti devo dire una cosa pero’, che da fastidio ad alcuni quindi mi tocca dirlo” — E gia’ mi immaginavo stupefacenti, problemi mentali tipo disturbi ossessivo-compulsivi (Io, se mi fai andare l’aspirapolvere tre o quattro volte al giorno, prima o poi ti uccido in maniera lenta e trucida, ma questa sono io), vedevo scene di sesso droga & rock & roll, musica ad alto volume la notte, marcata dipendenza televisiva associata a fastidiose forme di sordita’, fumatore di quelli pesanti tipo 20 sigarette al giorno e tutte rigorosamente in salotto, ex carcerato per qualche crimine violentissimo in giovane eta’……. e questo alla fine interrompe il mio fiume di catastrofi immaginarie dicendomi “sono gay”.

“Scusa, e chi se ne frega??? O__O” “Eh, a quanto pare a certa gente da fastidio, mi son sentito dire piu’ di una volta “ah no allora mi spiace no”, e quindi ora lo dico subito…”

Io non mi ci metto neanche ad immaginare cosa possa passare per la testa a certa gente, perche’ mi causa nodi al cervello esplorare certi abissi del nonsense ogni volta.

Se qualcuno ha una spiegazione che la mia testa possa accettare, puo’ per favore scrivermela?

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Wake up

Da quasi tutta la vita, (il quasi e’ importante, penso di ricordare mattine in cui ero molto piccola, e saltavo sul letto entusiasta ridendo e tirando giu’ tutto per svegliare tutti quanti… Ecco da quando ho smesso di fare quello piu’ o meno), ogni volta che mi alzo dal letto si possono verificare due o tre fenomeni:

1- Sono completamente priva di energie, e mi sento peggio di quando sono andata a dormire, a prescindere dalla quantita’ d’ore che dormo e dalla regolarita’ del mio sonno. Mi scoccia moltissimo l’idea di dovermi alzare, e a volte le mie braccia fanno fatica a rispondere ai miei comandi. Sono pesanti, ed e’ come se rispetto all’impulso che mando loro, si muovano con un ritardo di un paio di secondi, e questo dura per almeno un paio di minuti dalla veglia, poi passo al punto 2.

2- Sono stanca, ma ce la posso fare, striscio verso la colazione e resto comunque mezza addormentata per diverse ore.

3- Una qualsiasi delle due precedenti, e poi mi ritrovo davanti persone molto piu’ energiche di me, che come sarebbe giusto che sia, sono belle cariche e sparano la loro carica, energia, voglia o quantomeno forza di fare, in ogni dove. Li osservo con un misto di meraviglia e fastidio. Volendo essere onesti, il fastidio e’ un po’ di piu’. E’ un po’ come quando hai bevuto troppo la sera prima e ti ritrovi davanti chiasso e movimento costante. Stai zitto, stai fermo, vattene. Pero’, non bevo piu’ da un sacco di anni.

Mi sono sempre chiesta come facessero questi leggendari personaggi ad essere cosi’ belli svegli la mattina, credo di non aver mai sperimentato, da troppi anni ormai, la fresca sensazione di essere riposata dopo una bella dormita. Eppure, posso garantire (perche’ sono stata sorvegliata in un ospedale per un mese di fila), dormo bene, non ho disturbi del sonno.

Esistono persone che sono energiche persino DURANTE il sonno, pigliano, si girano quasi SALTANDO sul letto, si muovono di continuo, nella migliore delle ipotesi strisciano e ti spingono al bordo del letto, parlano ad alta voce dormendo… L’incubo di chiunque ci voglia dormire accanto.

Pero’, nonostante la sensazione di marcato fastidio che questi elementi causano in me, a volte non posso fare a meno di domandarmi quante cose in piu’ potrei fare, al mattino e in generale, se solo non fossi rallentata dalla fisica incapacita’ di farle che si abbatte su di me, vessata da anemie strane che combattono le cure, e da una conseguente pressione sanguigna ballerina, e generale costante stanchezza fisica.

Che farei io con le loro energie? Mi darei fastidio da sola, forse, eppure… Eppure forse no, forse vedrei il mucchietto di vestiti davanti a me e stabilirei che tutto sommato non e’ cosi’ tanto un problema spostarlo in un armadio lontano.

Forse non ci metterei ore a decidere di preparare la borsa per andare…

Forse scoprirei la cura per il cancro! No magari quella no, ma potrei comunque fare qualcosa di utile. Qualcosa di utile IN PIU’ !

Potrei andare a correre la mattina! No quello no, peso ancora 106kg dopotutto, mi si sfasciano gambe e cuore. Pero’ magari, magari una bella passeggiata lunga in piu’, anche se fa caldo!

Pensate che roba, non essere completamente ANNIENTATI dal caldo, sarebbe una figata pazzesca. Potrebbe finire quasi per piacermi. Cazzo, domani vado in piscina!!!

E invece no, invece sono qui che mi domando come cazzo faro’ a trascinarmi una valigia per tutta milano per tutto il giorno.

E guardo il gatto, e il gatto guarda me.

E devo prepararmi.

 

 

 

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Mind blowing experiences

Esistono diversi tipi di “Skill mentali”.

L’intelletto, la prontezza di calcolo, la cultura, la saggezza, l’ingegno, l’empatia.

Chi ne possiede uno o piu’ piuttosto alti, e’ spesso una persona ferita. Partendo comunque dal presupposto che non esistono al mondo persone immacolate, e non deviate da esperienze negative, perche’ non esistono persone che non hanno avuto esperienze negative, e nessuno, specialmente in giovane eta’, le prende bene.

Pero’, cio’ che piu’ porta alla riflessione e’ quando queste esperienze negative sono belle pesanti, cosi’ pesanti da spingerti a pensare che questo mondo e’ cosi’ difficile da dover per forza essere osservato, calcolato e ricalcolato per poterci sgomitare dentro.

Un’altra caratteristica che purtroppo possiede chi ha uno o piu’ di quei fattori molto alti e’, tuttavia, disgraziatamente, specialmente superata la sua “gioventu’ “, l’idea di aver capito tutto, che si riassume in una specie di enorme scudo di negativita’ pessimismo e assolutismi rispetto a cio’ che si e’, e il mondo sia, che invece di avere delle spine protettive al di fuori, le possiede “dentro” alla sfera, orientate verso se stesso.

Cercare di modificare queste barriere fa male, o fa paura, quindi non lo si fa, e queste idee si fossilizzano creando una persona dall’apparenza molto forte, ma un nucleo piuttosto fragile e spaventato, spesso molto solo.

Chiunque tenti di intervenire su queste protezioni viene quindi attaccato in modo diretto o subdolo, allontanato, tenuto sotto controllo e sotto giudizio, visto come un rischio. Perche’ il nucleo e’ molliccio, non sia mai che qualcuno possa arrivarci.

Occorre tuttavia insistere, ed approfittare di ogni apertura, perche’ dentro quella palla non c’e’ solo solitudine, c’e’ anche una buona dose di tristezza e di noia, mancano man mano gli interlocutori, le domande che portano al ragionamento e alla risposta, manca il sedersi ad allenare qualcosa di se a cui si da valore. E invece ci sono ancora tante domande, l’intero disegno della propria percezione di se e dell’esterno va costantemente ricontrollato. Pero’ loro, spesso, non lo sanno, o lo sanno, ma la parte di se che lo sa e’ solo una vocina sul retro della loro testa.

A chi usa tanto il cervello occorre ricordare che hanno ancora tanto per cui usarlo. Che esiste la probabilita’, spaventosamente alta, che tutto quello che sono incrollabilmente convinti di sapere sia sbagliato.

Anche e soprattutto sulla persona che pensano di conoscere meglio, se stessi, spesso elaborata come un’immagine costruita con l’aiuto della palla, piu’ che del nucleo.

Occorre ricordar loro che non importa quanto possono azzeccarci spesso sul futuro, non lo conoscono. E danno tante cose, positive o negative, per scontate, quando magari invece affrontandole, sarebbero ben diverse da come le avevano immaginate.

Non tanto per dir loro di abbassare la cresta (antipatico ed inutile, anche se fatto a fin di bene), ma per ricordar loro del loro lato “bambino”, sempre curioso, sempre “immacolato” nell’approcciarsi a cio’ che sa di non sapere, e veloce a lasciar correre scaramucce, a valutare ideali.

Un lato importantissimo di cui in una gran parte si sono privati, iniziando a “pensare troppo” sin da bambini. A volte serve allentare la presa, andare a sensazione, anche se anche soltanto l’idea, a questi soggetti, li terrorizza, li inorridisce.

E’ buffo da pensare, eppure e’ cosi’, molto spesso questi signoroni dalla retorica quasi infallibile, dalla risposta pronta e dalle marmoree convinzioni, non sanno di che cosa hanno bisogno, e perche’.

Perche’ il bisogno e’ debolezza, e’ il nucleo, va eliminato.

E invece c’e’, permane, contro ogni lotta al confinarlo.

Inoltre qualcosa dovrebbe mettere la pulce nell’orecchio a questi luminari, che la loro intelligenza ha un valore per come viene applicata.

Se non la applicano, o lo fanno a danni di altre persone, o di se stessi, allora non vale una cippa.

 

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