Difficolta’ nel branco

Non c’e’ nulla di piu’ complicato del sapere che le cose non possono andare bene, e dover far finta di non saperlo. E sta succedendo troppe volte, e non so come gestirmelo. Leggo i silenzi quando dico quelle frasi di troppo, so che un giorno avro’ l’occasione di dire “pero’ vedi, io te l’avevo detto.”. Pero’ so anche che per ora queste frasi non si vogliono sentire, queste cose non si vogliono vedere, si desidera credere a cio’ che si ha davanti.

Quanto, pero’, andra’ avanti questo ostinato mettersi le fette di salame sugli occhi? Forse sono io tremenda a sapere esattamente in cosa mi sono imbarcata, e tenerlo ben presente ogni volta. Forse rovina un po’ il romanticismo, chissa’. Ma non siamo in un’eta’ in cui forse sarebbe meglio smetterla di fronzolare?

Forse no, forse agli altri piace fronzolare.

Ormai dopo 36 lunghi anni di osservazione di scelte mal ponderate ho sicuramente capito che non mi posso realisticamente aspettare che qualcuno non faccia qualcosa semplicemente perche’ io nei suoi panni non la farei.

Sicuramente loro a loro volta non avrebbero preso le decisioni che ho preso io. E probabilmente come risultato, per quello che per loro era importante quando hanno preso queste decisioni, vivono meglio. Gli si e’ rivoltato contro il resto, ne piu’ ne meno come e’ successo a me.

Pero’ ci sono casi in cui quello che e’ importante e’ proprio quello che evidentemente NON andra’ bene, e non lo so, da amica, che cosa dovrei fare? C’e’ un limite ben preciso di battuta dei piedi, perche’ non si tratta della MIA vita, e il fatto che alcune cose non le si voglia vedere e’ tremendo, ma e’ sempre una decisione, anche se inconscia, anche se incredibilmente poco saggia.

Posso pregare che vada tutto bene, posso preparare la rete per la caduta, e tenerla metaforicamente nello zaino. Posso essere distrattamente intorno cosi’ nel caso qualcosa non vada posso correre a cercare di rattoppare, o quantomeno aiutare a risolvere il problema sul momento.

Ma quanti “Guarda che questo e’ un coglione, non ci cascare” dovro’ ancora ingoiare seguendo questo cammino? Mi… dispiace. Nemmeno a me piacerebbe che venissero a dire che la persona con cui sto e’ un coglione, o piu’ esattamente un cazzone arrogante e viziato che stara’ sempre seduto sul suo trono d’oro e non fara’ mai niente ne’ per se ne’ per me.

La grandissima differenza e’ che io direi che e’ vero. Non lo dipingerei come la persona migliore del mondo, semplicemente farei notare che queste cose non sono cio’ che definisce l’intera persona.

E se ogni persona e’ un cocktail posso solo sperare che la merda che hanno dentro taluni, e che io vedo cosi’ tanto, tanto bene, non finisca per essere il sapore predominante.

Eppure ho come la sensazione che questi cocktail sapranno di merda.

Mah, speriamo in bene.

Non e’ che possa fare tanto di piu’.

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Ode alla buon’anima di Riccardo.

Io non ho mai capito come ha fatto, quando ha visto da se che bastano 10kg in meno e un maglione invece di una felpa a far diventare tutti degli usignoli, a non odiarli.

Perche’ io queste cose le detesto in una maniera cosi’ forte che fa quasi spavento.

Come ha fatto a non volerli tutti morti? O quantomeno a non disprezzarli in maniera molto vivace…

Non ti vedono, non gliene frega niente, vogliono solo coccole al loro ego e coccole al loro senso estetico.

Fanculo.

Due schiaffi, altroche’.

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Imbruttimenti sparsi

Mi rendo conto che la fuori c’e’ un sole meraviglioso, gli uccellini cantano, i gatti fanno le fusa, il cappuccino ha un’ottima fragranza, e anche se oggi non andro’ a disegnare, vedro’ la persona che amo ed e’ tutto cio’ che sto aspettando da una settimana e mezzo.

Dovrei essere contenta.

La verita’ e’ che mi sono svegliata, invece, imbottita di una forma pura di fastidio, per questo incessante martellare di piccole cose che stracciano coglioni nella mia vita, e non accennano a diminuire.

Sono first world problems eh, roba da poco tutto sommato, ma per esempio io odio a morte quando mi si fa perdere tempo. Quando mi si infila in situazioni in cui potevo non andare, quando mi si tiene ore li’ a fare un cazzo per aspettare che qualcuno faccia i comodi suoi, quando si pacca, quando si riempiono le cose di tempi morti.

Non perche’ nel frattempo avrei potuto salvare l’universo. Per carita’. Ma perche’ SONO STANCA E VOGLIO RIPOSARE porca puttana troia. Ogni secondo rubato al mio riposo, mentale e fisico, al mio cazzeggio, al mio dormire, e’ un cazzo di schiaffo in faccia.

E poco o niente me ne frega se siete tutti stanchi, ma in compenso siete iperattivi e/o menefreghisti e a voi stare a girarsi i pollici in situazioni del cazzo non fa niente. A me fa girare il cazzo.

La disorganizzazione di un singolo stronzo mi cambia spesso i piani di almeno un quarto della giornata, non dico che se mi si dice un giorno e un orario per qualcosa deve stare inciso nella pietra, pero’ anche evitare di tirarla sempre enormemente per le lunghe o non presentarsi direttamente, generando enormi periodi di vuoto, questo si potrebbe fare. Perche’ io quella fetta di tempo l’ho dedicata a quello che abbiamo deciso, non ce l’avevo li’ libera per fare un cazzo.

Non ne ho di tempo libero, per inciso, rubo tempo al mio riposo per generarlo.

E mi fa girare il cazzo.

Poi mi ritrovo costantemente circondata di persone che se hanno fatto passare un’aspirapolvere, spostato dal cazzo uno stendino della biancheria, o fatto partire una lavatrice, sembra che abbiano salvato il mondo, devono mettere cartelloni.

Mentre io sono qui che da quando mi sveglio a quando vado a letto mi sento vessata da piccole grandi rotture di cazzo. Sempre.

E la polvere, e le spese di condominio piu’ alte delle tasse, e i piatti e la spazzatura che si rigenera a una velocita’ impressionante, e macchie e lavori quando pensavi di avere la giornata libera, e le cose da stendere e cose da riordinare e letti da fare e roba da sistemare, e lavori ancora, e lavori ancora e ancora, e non c’e’ piu’ frutta, ed e’ scaduto l’abbonamento, e non funziona il sito, e bisogna pensare a cosa dare da mangiare agli ospiti, e doccia e ancora lavori, e gente che vuole giocare, e gente che vuole andare a vedere cose, e gente che compie gli anni, regali, sbattimenti sociali, e problemi con le prenotazioni, e problemi con i condomini, pagamenti che arrivano sempre con troppa calma, e gente fissata con il calcare sotto il rubinetto del bagno e la polvere sulla cappa CHE CHI CAZZO SE NE FREGA!!!! CHE PROBLEMI MENTALI HAI???, e rotture di cazzo sulle mie decisioni, e faccette sui miei progetti, e gatti dall’altra parte del mondo che si accettano per amicizia, e conflitti perenni di incastri, e cosa hai fatto oggi, e l’orologio che corre solo e soltanto quando vorresti che ti desse un attimo di tregua, e roba abbandonata ovunque da spostare, e il cane da difendere perche’ “insomma cosa vuoi!!!” e non stava mangiando da un giorno intero, e quando ti siedi per rilassarti rumore, rumore e drama, drama e rumore. Telefono. Rumore, e drama. E cucina perche’ devi cucinarla la roba se no ti fa male, e stai a vedere e pesare e soppesare tutto e poi “ho fatto la pasta al forno” 200.000 kcal di pura proteina li mortacci tua, e qualsiasi cosa io voglia costa un CULO DI SOLDI come se fossi nata con un animo da miliardario nel corpo di uno straccione, e scadenze, e amministratori di condominio che ignorano richieste di spurghi e disinfestazioni, e zanzare, e non usare il lavandino mentre faccio il bagno se no faccio il bagno a zozzo e carote al gusto fogna, e gente che sta li’ a grattarsi il culo 24/7 che…

Si lamenta.

IL TRIGGER.

COSA CAZZO TI LAMENTI STAI ZITTA/O che stai facendo un torto al silenzio. Io giuro che queste cose non le sopporto piu’, zero tolleranza. Specialmente se poi ci si lamenta che sparisco, guarda, ti stacco la testa scusami, ma se non riesci a fare 2+2 puoi anche andartene a fanculo per quanto mi riguarda.

E son gia’ le undici, e non avro’ tempo di fare uno stracazzo e dovro’ fare di tutto LO STESSO anche oggi.

Ho il corpo cosi’ stanco e infastidito che pensavo di rallegrarmi ascoltando un po’ di musica, ma il PENSIERO della musica mi infastidisce. Pensavo di approfittarne che devo andare fino in Porta Genova per mangiare un panino al volo fuori oggi. Magari a quel ristorante vegetariano. Costera’ un culo.

Non me ne frega niente, basta. Basta che mi siedo un attimo e respiro.

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Il bambino autistico esce dall’acqua.

Il fatto e’ che non posso dare la colpa a nient’altro che a me stessa, se poi le cose finiscono sempre cosi’. Ne sono straconsapevole, sono io che ho la tendenza ad isolarmi perche’ non sono capace di intavolare quel minimo di discussione leggera che serve a conoscere persone, a gestirle in contesti sociali ampi, a destreggiarsi in ambienti dove nessuno ha a che vedere granche’ con nessuno.

Non ce la posso fare, mi annoio a morte, mi sento fuori luogo e non provo nessun desiderio di integrazione, e questo si deve sentire a pelle perche’ le poche volte che avrei da dire qualcosa e apro bocca, rimango completamente inascoltata. Cosi’ resto li’ ad osservare, muta, e provo dell’assoluta meraviglia per quanto a lungo certi discorsi completamente inutili si portano avanti pur di ammazzare il silenzio che divide i presenti, e magari discorsi un po’ piu’ personali finiscono per durare due secondi netti, perche’ non sono cosa da tirare fuori in questi contesti, e in questo modo inspiegabilmente si genera divertimento e coesione.

Che io non sento, anzi, parte della mia testa e’ li’ a domandarsi che cosa questo abbia portato nella mia vita in piu’ dello starmene a letto sotto le coperte a leggere, o a videogiocare.

Niente. E quando mi sento cosi’ tanto fuori dalla cosa e cosi’ tanto rifiutata (da chi in fondo la mia testa sta rifiutando, quindi non me la prendo neanche piu’ di tanto. D’altra parte chi cazzo sei? E’ gia’ tanto se mi interessa di ascoltare delle vacanze di qualcuno che conosco, io non ho neanche registrato troppo bene il tuo nome e il tuo ruolo in tutto questo… Perche’ cazzo stiamo parlando di spazzatura facendo queste intollerabili facilonerie nord-sud da pappagalli di facebook? Non mi interessa, dammi materiale rilevante, dimmi chi sei, come vedi questa vita, perche’ viaggi, cosa ti porterai via da queste esperienze… non chiedo neanche di intavolare discorsi filosofici, pero’ nooooo, ma va, troppa grazia.), non ho l’impulso di seguire ed infilarmi in questo delirio, ho l’impulso di restare dove sono se qualcuno si sposta, e certe volte anche di andarmene.

Lo so che e’ cosi’, eppure quelle poche, (ma vorrei molto piu’ poche) volte che sembra necessario avere questa caratteristica capacita’ sociale, mi sento come un bambino autistico che si rende conto di non farcela, e si rende conto degli indubbi svantaggi a livello sociale, personale, e lavorativo che questa cosa porta, e non e’ una cosa che fa stare molto bene.

Sono pienamente consapevole del super potere che mi da il non aver timore di essere fuori da certi schemi, cosi’ tanto fuori che non riesco neanche ad entrarci. Dove tutti si scapicollano e finiscono per essere cose che non sono allo scopo di apparire altre cose che non sono agli occhi di gente che non conoscono neanche un po’ come si deve, io mi siedo, mi stiracchio, e faccio il cazzo che mi pare. E non succede nulla di catastrofico, riesco ad esistere lo stesso. L’eccezione ad ogni regola che chiunque possa mai aver generato. BOOM, che cosa fantastica.

Pero’, e qui c’e’ un pero’, per ogni super potere ci si accolla una super responsabilita’. E qui casca l’asino, perche’ nel mio caso sono direttamente responsabile di non poter entrare nei meccanismi che ho scardinato per starne fuori. E non si puo’ dire che non ci abbia provato, perche’ ne riconosco l’utilita’.

Ma quando anche il manuale non e’ un segreto per te, ma al momento di tirare fuori il tuo piccolo frammento di niente, o di fumo, non ti viene in mente nulla con cui decorare il silenzio, testa completamente vuota come a un’interrogazione, non e’ che ci si possa fare molto.

D’altra parte chi non cerca nulla non dovrebbe andare in posti dove la gente cerca qualcosa. Anche solo qualcuno a cui contarla su un po’ come ci pare, dati a cazzo per cercare di vivere cose che non si sono vissute, scopate, faretti puntati addosso, un po’ di consolazioni alcoliche o culinarie, altri dati da infilare nel grande mescolone quando si parla con altri sconosciuti di tutto, ma soprattutto di niente. Se non mi serve nulla di tutto cio’, perche’ sono li’?

Posso evitare queste situazioni per evitare di sentirmi ignorata come uno sfigato alla festa delle medie, semplicemente perche’ il mio modo di comunicare non e’ questo. A costo di rischiare di sembrare disinteressata alla compagnia di singole persone che, invece, apprezzo molto.

Pero’ ho come la sensazione che a volte questo mio sentirmi fuori sia proprio direttamente il motivo per cui io sono fuori. Ed e’ come se non riuscissi a controllarlo, come se al primo segno di mancata appartenenza qualcosa dentro di me si staccasse, e rifiutasse di riattaccarsi.

“Questa roba non mi riguarda”, penso. Poco importa se non riguarda nessuno, e per nessuno questa cosa e’ importante. Cercare qualcosa di importante in momenti come questi e’ come cercare un uccello sott’acqua, a volte succede eh, ci si immergono per pescare, alcuni ci nuotano regolarmente sopra.

Ma capiamoci, ha piu’ senso togliersi dall’acqua.

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Somewhere

Lo chiamaremo Somewhere, perche’ da qualche parte deve essere, continuare ad esistere, svilupparsi, e solo un matto potrebbe immaginarsi come.

Si tratta di un posto pieno zeppo, ricolmo, sciabordante, di cose che se mi guardo intorno non ci sono piu’.

Somewhere non ha 36 anni, somewhere ne ha piu’ di 500. San solo gli dei quanto di piu’ di 500. Perche’ cosa intendiamo essere quando diciamo “io”?

Se “io” sono le informazioni che il mio istinto ha raccolto da quando sono nata, allora beh, Somewhere e’ un posto piccino. Ma e’ piu’ divertente andando a ritroso, considerando “io” come il periodo da quando il mio istinto si e’ formato, anziche’ tramandarsi.

E allora Somewhere e’ un mondo pazzescamente grosso.

Piccola pausa riflessiva, sono convinta che in realta’ l’aloe vera abbia qualcosa di stra dannoso che non abbiamo ancora scoperto. Ogni cosa che viene venduta come una panacea miracolosa e usata in tutto e dappertutto si scopre poi che forse non era il caso. Eppure la sto bevendo pura, estratta, cosa sto facendo al mio corpo?

Ho l’impressione che non mi stia facendo bene. Non saprei spiegarla. Penso che il resto lo usero’ per farmi il bagno.

Somewhere, dicevo.

Me lo immagino innanzitutto circondato per kilometri da quelle bellissime distese di foresta. Alberi alti, dalla corteccia chiara, stranamente a guardarli, nonostante non siano piantati, sembrerebbero piuttosto allineati. Brulicanti fino a quasi scoppiare dall’abbondanza di esseri viventi, insetti, volpi, conigli, uccelli, tutto che danza nonostante la tanta neve invernale. Chi pensa che d’inverno non ci siano insetti, e’ semplicemente poco informato.

E poi dentro, conviverebbero interagendo in maniera che fa ridere solo a pensarci, posti mai piu’ visti, posti mutati, persone morte, persone lasciate indietro, animali, calzini, la base del mio televisore.

Il tutto per vite e vite e vite di cose lasciate passare.

Mio malgrado.

Lasciate passare perche’ trattenere qualcosa che non deve restare e’ un insulto alla mia religione.

Oh si, ogni tanto mi ricordo di averne una.

Sarebbe bello visitare Somewhere un giorno lontano, quando tutto questo avra’ finalmente raggiunto il senso che doveva avere. Forse quindi mai, perche’ sta cosa del senso e’ un delirio umano.

Chissa’ che impatto. E allora ci si chiede a volte, perche’ nulla e’ fatto per restare?

Da lontano, le cose mutano il loro sapore. Ci sono cose che ad averle vicine puzzano di merda. Ma ricordarle da loro un dolce profumo vanigliato.

Ed e’ anche per questo che il passato e’ un libro da leggere ogni tanto, rimaneggiare, rielaborare come una massima.

Ma da lasciare li’, Somewhere.

Dove il tuo circolino di amici non piu’ presenti parla di filosofia. Gli uccellini cinguettano, i pioppi fanno un turbinare di bianco che sembra neve. E poi appena uno si gira lo accoltellano, ne resta solo sangue sulla neve, o sotto i portici.

Pero’ se lo assaggi, sa di topping per il gelato.

E gli assassini lasciano targhe d’oro sulle tombe delle loro vittime.

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E se? (Sul patrimonio genetico, e il poco che ancora ne sappiamo)

E se il nostro istinto non fosse che il riassunto compresso ed inattivo fino a stimolo coerente di tutte le esperienze dei nostri avi fino al momento del concepimento di eredi?

Se il nostro delirio di immortalita’ non avesse a che vedere con energie che si spostano o permangono magicamente (anche se ritengo che in qualche modo sia possibile, e percettibile, ma senza grandi contenitori postumi votati a premiare o punire cose, piu’ come un eco)?

Se invece si propagasse con una serie di programmi che semplicemente copiano dati in nuovi contenitori, non sempre, quasi mai in grado di ri-estrapolarli se non per funzioni primarie?

Quanto ognuno di noi in qualsiasi azione, parola detta influenzando le decisioni di qualsiasi persona, replichera’ una parte di se in un futuro che non e’ costruito per vedere? Anche non essendo direttamente chi copia il dato, ma chi lo influenza?

Ed in ultima istanza, siamo un esperimento di scienze di qualche soggetto pazzo, non e’ cosi’? Un giorno questa raccolta di dati verra’ analizzata da qualcosa che li sa estrapolare tutti. E chissa’ che conclusioni ne tirera’ fuori…

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2019

Non insistere, io vivo nel 2019, ed e’ a problemi del 2019, con idee del 2019 e in contesti del 2019 che penso, agisco e mi configuro.

La memoria non deve diventare una scusa o un’arma, e’ una raccolta di dati, dobbiamo capire quali sono i meccanismi ora, dobbiamo scindere, non fare facili corrispondenze illusorie.

Le persone di cui parli sono morte, ora le idee sono tue. Attento a come le usi.

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