Politically Exhausting

Sto da tempo procrastinando causa altri impegni un articolo sui gatti. Ce l’ho quasi pronto, abbiate pazienza. Nel frattempo, in pieno tema di “campagna elettorale”, mi preme invece mettere nero su bianco come mai mi infastidisca a livello proprio fisico tutta la caciara inconcludente, rumorosa, esagerata che sono i dibattiti politici in tv o nelle strade.

Da sempre, quando qualcuno decide di “parlare di politica”, io se non mi mette davanti argomenti pratici, soluzioni e grattacapi, piglio e mi allontano velocemente. O mi zittisco, dipende, d’altra parte quello che si vuole spesso e’ berciarsi addosso due o tre stronzate ideologiche senza un’applicazione pratica vera e propria, o commentare con tono sagace “Hai sentito cos’ha detto tizio?” . E’ un po’ un passatempo “da bar”, piu’ che qualcosa di cui ci si occupa realmente.

Quello che vorrei sentire, invece, e’: Qual e’ la tua idea di cosa si dovrebbe fare? Ma non fermarti a quello, mettici anche come. Ascolta il tuo “nemico” quando ti spiega che ci sono delle complicazioni, invece di ripetere sempre le stesse cose a pappagallo. Fornisci una soluzione fattibile a tali complicazioni. Ascolta di nuovo nel caso ci siano ulteriori complicazioni. fornisci una soluzione applicabile a queste ennesime complicazioni. E insieme, trovate un modo per risolvere la problematica che state contendendo.

Questo e’ un dibattito politico, questa e’ una cosa che ha un senso. Non le minchiate che mi tocca sentire OGNI VOLTA che qualcuno si riempie la bocca di paroloni a sproposito, tirando fuori dal cappello strumentalizzazioni che fanno venire la pelle d’oca, comportamenti da osteria, fissazioni su simpatie, antipatie, sentito dire, parlarsi e domandarsi addosso come atto di aggressione, non di collaborazione, e quant’altro.

Tiratemi fuori un discorso sensato. Da tutte le parti, tutti insieme. Pratico, attuale.

A me non interessa sinceramente che vinca questo o quello a discapito di questo o quello. Per me al governo IN CARICA potrebbe anche non esserci nessuno. Il governo potrebbe anche essere una serie di persone che collaborano su una problematica da diversi punti di vista, senza gente sopra o sotto, se non per le loro mansioni, direttamente dipendenti, possibilmente, dalle loro capacita’. Sarebbe tutto meno patetico, perche’ senza lotte all’accaparrarsi l’opinione pubblica, verrebbe fuori un pelo meno di questo cazzo di rumore inutile.

Inascoltabile, intollerabile. Io non so come possano certe persone riempirsene i neuroni per tutto il giorno, tutti i giorni, sono delle cose che lasciano chi cerca il SENSO nascosto nelle lungaggini e nei paroloni letteralmente STREMATO.

La sensazione e’ di essere chiamati a scegliere fra un branco di signorine che si tirano i capelli e urlano.

Ripristinate un po’ di serieta’, e forse, forse, ne veniamo a capo di qualcosa.

 

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La scena

Non la volevo, pero’, questa volta, quella scena in cui io dicevo quello che sarebbe successo, e l’altro mi diceva che non e’ vero.

Due.

Tre volte.

Quattro volte. Sono piu’ che sufficienti.

 

Non insultate la mia intelligenza solo perche’ mi piace stare con voi.

Finche’ dura.

 

Allora ho deciso che non avrei detto niente. Anche se so che non cambia il risultato.

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Mai negli occhi.

Io non vi guardo mai negli occhi quando vi parlo, ma non lo faccio perche’ non mi interessa cio’ che dite, mento, o non sono sicura di me.

Nel mio modo sfuggente, io vi vedo, vi osservo, sono attenta e premurosa. E la mia osservazione puo’ vantare di avere una certa accuratezza.

Mi assicuro soltanto che sia difficile applicarla con me.

Io, non voglio esserci piu’ di tanto. Voglio guardare, questo sono brava a fare. Non sono brava ad interagire, mi infastidisce essere guardata.

Ci vuole un certo occhio per capire cosa si ha davanti veramente. Un occhio benevolo, pronto a trovare un motivo per ogni stortura, ma non da rinfacciare, per poterla bilanciare meglio.

Molti di voi questo occhio non ce l’hanno, e quelle persone le voglio alla giusta distanza.

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Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale, quest’anno sono stata una bimba buona?

Non lo so, credo che come tutti gli anni io sia stata abbastanza in quello spettro di grigio che sta fra il nero pece di certi miei lati, e il bianco splendente che solo certi bambini (ho scritto certi perche’, non tutti, decisamente no) sanno essere.

Possiamo metterci dentro qualche colore, ma tirando le somme si puo’ forse dire che io non sia stata cattiva. Stabilivamo con Nadia che in un’atmosfera fiabesca io sarei sempre quel personaggio un po’ di qua un po’ di la, mai fra gli eroi privi di macchia e super morali, mai fra i cattivi che vogliono distruggere tutto.

Ed altro, non so esserlo, quindi vediamo di concentrarci sul positivo: Sebbene non saro mai una Jedi perche’ il loro codice mi irrita, non sono stata neanche quest’anno dalla parte dei Sith!

Per questo motivo ti domando un premio non da poco, sempre perche’ il lato nero pece dentro di me domanda tributi a destra e a manca, e guai a disattenderli. Pero’ li domanda, con un sorriso gentile.

Vorrei quello che nel tempo ho perduto. E siccome non e’ il periodo giusto per puntare dita, sottolineo che l’ho perduto anche, sebbene non soltanto, per colpa mia.

Non ti preoccupare, ho gia’ iniziato gran parte del lavoro. Sarebbe altrimenti impossibile come richiesta, al pari de: “la pace nel mondo”.

Ho perduto lo stupore, ho perduto l’entusiasmo, ho perduto la capacita’ di credere nella forza dei lati buoni della gente grigia come me, e anche della gente un bel po’ piu’ verso il nero.

Ho perduto la fiducia. In me stessa, negli altri. Puff! Come non fosse mai stata li’.

Ho perduto l’amore, quello spensierato, quello che ti ci tuffi anche se sai che c’e’ una grandissima probabilita’ che finisca a schifo, perche’ wow, senti questa sensazione, e’ robba buona! Andiamo, consentiamoci di sentirlo fino al piu’ profondo senso di empatia di cui siamo capaci, che mai potra’ succedere?

E non sto parlando di amore romantico, ma di amore, nel senso piu’ ampio del termine. Qualunque mio amico mi sia stato molto vicino, forse non ha saputo leggerlo nei miei silenzi e nei miei comportamenti fuori di zucca, ma sa di essere sempre stato nei miei pensieri in maniera speciale. Con tutta, tutta quella forza splendente a cui ora ho messo una museruola che non riesco a togliere.

Ho perduto la voglia.

Di rispondere, di condividere, di puntualizzare. Cose che ho sempre ritenuto necessarie. Ho come imparato la lezione, al contempo giusta e sbagliata, che in molti casi non serva a niente.

Anzi.

Ho perduto il sogno, il romanticismo, la magia.

Ho sempre ritenuto che fosse necessario mantenere vivo in me il “bambino interiore”, eppure, sebbene esso sia ancora vivo, ogni tanto mi sembra proprio di sottoporlo alla tortura dell’annegamento. Lo anneghi, lo resusciti e lo ri-anneghi, il piu’ lentamente e sadicamente possibile.

Ho perduto la forza di fermare la mano del torturatore di questo lato. L’ho visto molto chiaramente, sai, Babbo Natale? Proprio quest’anno, mentre pensavo ai regali di Natale. E’ un’entita’ fatta di un sacco di pesantezza, e diverse vene di arrendevolezza, e somiglia a un adolescente che piange, nel modo incontrollabilmente isterico in cui si dimostrano feriti gli adolescenti.

Fermiamolo, Babbo Natale.

Non so come agire, gli ho dato ascolto ma, non sembra essere sufficiente a calmarlo.

Risolviamo la sua quest?

Nel frattempo, proviamo a ricordarci cosa ci fosse di bello nel Natale, fossero anche delle cose superficiali e sciocche, come SI MANGIAHH!!!!, LUCINEH!!!! e REGALIH!!!!

E calchiamo sull’acceleratore per scacciare un po’ il torturatore. Si.

Buon Natale, bambino interiore!

 

 

 

 

 

 

 

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(Poco) Romanticismo

Ogni tanto si ferma ad osservarmi. Non so esattamente che fare in quei momenti, quindi, seguito a fare quello che stavo facendo, che di solito, pateticamente, e’ semplicemente adorarlo cercando a seconda del momento di dimostrarlo un sacco, o non lasciarlo trapelare per niente.

Non ho mezze misure, io. O troppo orgoglio, o niente.

Ho tempo di osservarlo bene in quei momenti, e mentre i suoi capelli scivolano in avanti e il suo viso abbozza un mezzo sorriso, penso che ho avuto davvero una botta di culo, con lui. O forse, una pazienza invidiabile, ma con che risultati!

Penso che e’ veramente uno schianto in certi momenti.

Penso a quanto sia strano passare le dita fra i suoi capelli, sul suo viso, con naturalezza, quando era molto awkward anche solo camminarci mano nella mano, anni prima. “Per te”, sottolinea lui, sbruffone.

Penso di non rendermene del tutto conto ogni tanto, un po’ come quando la prima volta che ho anche solo osato posare le labbra sulle sue, e pensavo fosse una cosa che non si sarebbe mai e poi mai ripetuta. Lo credevo veramente.

Non mancavano comunicazioni (nonostante le mille perplessita’) che potessero segnalarmelo, ma sono sempre un po’ li’ a pensare “Ma davvero ora siamo questo? Pazzesco.” Forse siamo sempre stati questo? O quantomeno piu’ a lungo di quanto me ne fossi effettivamente accorta?

E’ estremamente probabile che, nei pochi istanti in cui dura questo turbinare di pensieri, nella sua testa non ci sia niente di tutto cio’. C’e’ tipo la lista della spesa, oppure qualcosa tipo “Ha ancora i denti gialli”, o “Certo che e’ proprio contenta per poco” o “Vediamo se sto fermo che fa.”

E quindi tutto si concretizza in un unico grande interrogativo, che suona un po’ come una versione non aggressiva di—-

“Cazzo vuoi, perche’ mi fissi?!?!?!?!”

Poi mi viene da ridacchiare.

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Rispetto…

Mi piace quello che hanno fatto quest’anno per 2Lei. Non capisco perche’, gli anni scorsi apprezzavo sempre il concetto, ma raramente mi ritrovavo a pensare che non fosse una semplice accozzaglia di foto e statue a caso, con un significato che sicuramente c’era stato dell’impegno a metterci, ma in qualche modo “non arriva”. Per evitare di creare qualcosa di simile, sapendomi troppo esterno alla sensazione, mi sono sempre cortesemente rifiutato di partecipare. Se non magari spiegando come si arriva a certi meccanismi, certe differenze, certe sensazioni.

Quest’anno mi pare di essere un po’ piu’ sensibile alla cosa, forse gli artisti sono migliori (alcuni, sospetto, per una ragione precisa, com’era per i pochi davanti ai quali mi fermavo in passato), forse sono io che ho sempre piu’ conoscenze in situazioni veramente brutte, o che hanno la spaventosa potenzialita’ di diventarlo. L’amore per il “concetto” sta superando forse il mio lato che si perplime davanti alle solite cose. Credo sia un bene?

Ogni volta, qualsiasi sia il soggetto, a qualsiasi eta’ questo si viva, l’inizio del racconto e’ sempre lo stesso. “Gli ho visto un’espressione che non avevo mai visto. Avevo paura di lui/lei”. (Si, perche’ esistono anche delle lei violente, sorpresa sorpresa, specialmente con i propri figli.)

Conosco questa sensazione. In quel momento la persona che si ha davanti perde tutto il nostro affetto, il nostro rispetto. E noi ci sentiamo come privati della sensazione rassicurante di poter amare una persona che, sappiamo, fara’ sempre di tutto per noi e non ci fara’ mai del male. Mai del male. Sara’ il nostro rifugio contro il mondo brutto e cattivo… E’ un momento estremamente triste, perche’ con l’abbandono di questa sicurezza si genera un vuoto che non si colma piu’.

Si vorrebbe credere che e’ stato solo un momento, e chi abbiamo davanti e’ chi credevamo che fosse, non lo e’ mai, e anche se questa persona non osasse piu’ fare niente, cosa che accade MOLTO di rado, comunque il vuoto non si colma piu’.

Non e’ una sorpresa, non si puo’ amare chi ti fa del male. Fisicamente, o cerca di farlo. E non dimostra nessuna pieta’, nessun reale rimorso, puo’ chiedere scusa mille volte, ma il volto non mente, non gli dispiaceva. Voleva solo massacrarti.

Davanti a questo orrore esistono due tipi di persone.

Il primo tipo di persona davanti alla paura, al risentimento di una cosi’ potente, grave, mancanza di amore e rispetto, piange, urla, non vede l’ora di rovinarti la vita. Tu non la rovinerai a lei senza conseguenze. Non importa quanta paura fai, toccala, e tutti sapranno che sei il tipo di persona che lo fa. Tutti. Magari lei non puo’ difendersi, ma con mezza citta’, o anche solo una famiglia che se ti vede in un vicolo ti ammazza di botte, buona fortuna. Si raccoglie cio’ che si semina, no?  Non ci sono piu’ cazzate dopo una cosa come questa.

Il secondo tipo si paralizza, piange, si dispera, si sente in trappola, non ce la fa. Da mille possibilita’ perche’ l’idea di affrontare e cambiare la situazione e’ quasi piu’ spaventosa di quella di venir percossi o violentati. Molto spesso queste persone vorrebbero chiedere aiuto, ma si sentono come se non potessero averlo. Come se il loro malessere non dovesse pesare sugli altri. Come se, senza la sicurezza che comunque ormai manchera’ per sempre, fossero persi. Sembra quasi che la situazione sia surreale nei momenti peggiori, e al di fuori non ci sia niente…

Ed e’ davanti al disagio enormemente preoccupante di questo secondo tipo che mi metto a riflettere.

“Perche’ non dici qualcosa, perche’? Non e’ colpa tua, non te lo meriti, non hai nessun obbligo a subire.” “Le cose cambieranno, devi solo darmi tempo”.

E muoiono. O muoiono i carnefici, senza mai aver smesso di esserli, o mai aver chiesto scusa.

Beh, le cose sono cambiate, senza dubbio. Preferivo in un altro modo. Preferivo meno cazzate, meno violenza, meno accettazione del concetto malato che non si e’ degni di rispetto.

Rispetto. Sembra cosi’ tanto una parola vuota, finche’ non succedono queste cose…

Ricordo il volto adorante con cui ho guardato ogni persona che io abbia amato, nella mia vita. Ricordo l’affetto, che quasi straripa, la felicita’.

Piu’ volte attorno a me vedo succedere cose che mi preoccupano in merito, piu’ osservo il volto della persona con cui sto, e provo a immaginare come sarebbe.

Lui che so, non mi farebbe mai del male, ha paura di farmene anche solo esistendo. Lui che e’ la mia gioia, la mia pace. Dovessi smettere di pensare questo, potrei amarlo ancora? Potrei anche solo tollerarlo al mio fianco?

Quanto del mio universo emotivo andrebbe in frantumi?

Ero piccola l’ultima volta che ho svalutato cosi’ una persona. Ne porto gli strascichi ancora oggi. Ma sono cosi’ contenta di aver chiesto subito aiuto, anche quando ci ripenso, a posteriori…

Il mondo e’ pieno di folli, quel tipo di folle che puo’ essere anche la persona che meno ti aspetti lo sia. Folli di quelli brutti, folli di quelli che non si curano.

Non subiteli, andatevene.

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La verita’ e’ arrogante.

Le persone molto spesso non mi piacciono. E’ sempre brutto da dire, perche’ sembra che ci si elevi chissa’ dove al di sopra di qualcosa di non troppo precisato, eppure, e’ questo quello che sento. Non mi piacciono.

Ho paura quasi che mi infettino con le loro estenuanti malattie, con il loro non necessario, tremendo nonsense, e molto spesso hanno rischiato di farlo.

A lui, a lui ora le persone piacciono, io non capisco, da un certo punto di vista vorrei avere l’amore con cui lui avvolge assurdita’ e debolezze trasformate in schifo, vorrei saper chiudere gli occhi davanti alla pochezza, smettere di aggrapparmi a miti come la profondita’ interiore.

Lui tutto cio’ riesce a farlo, da fiducia all’umanita’. Finche’ non gli si rivoltano contro in maniera cosi’ chiara che neanche lui puo’ ignorarla, that is.

Lo trovo ammirevole.

A me provocano questa sensazione di disagio e di fastidio, come quando stai vicino a qualcosa che puzza tantissimo, e piu’ profondamente deviate nel loro ragionare come dei cattivi della Disney, o peggio, dei cattivi da fiction E BASTA sono, piu’ il fetore della loro anima si fa insostenibile.

Tutto quel… male.

Ed io non sono una persona buona al 100%, questo post stesso sicuramente lo evidenzia. Eppure, in confronto il mio io interiore e’ pulito come lenzuola al vento.

Come si fa ad essere sempre cosi’ egoisti, spocchiosi e crudeli?

Sempre, sempre, sempre, e convinti di essere vittime di qualcosa, per legittimarlo, perche’ poi guardarsi dentro diventa insostenibile senza una scusa… Quale orrore puo’ generare tutto questo male ogni volta?

La vita puo’ essere veramente seccante a volte, ma, non possono venirmi a dire che tira fuori ste spataffiate di karma marcio. Non e’ possibile cazzo.

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