Not even shaken by it

Quando guardo video come questi, e mi rendo conto che conosco persone che mettono in pratica questi comportamenti che io ritengo personalmente assolutamente assurdi, mi rendo definitivamente conto di come mai io sembrassi un’aliena un po’ particolare anche a chi, come me, e’ stato un grande obeso o un obeso come lo sono adesso.

Una delle domande che mi venivano poste piu’ di frequente e’ “Ma come fai ed essere cosi’ tranquilla? Sei in una situazione in cui le persone ti giudicano costantemente per una cosa che dipende pure relativamente dalla tua volonta’.”

Che giudichino. E’ una cosa che facciamo tutti, con tutti, per tutto, se dovessimo avere paura di un giudizio ogni volta finiremmo a fare queste cose senza senso in ogni situazione diventando letteralmente pazzi.

Gia’ essere obesi non e’ una condizione facile, a livello fisico, e inoltre a livello psicologico perche’ le persone riescono a diventare delle vere merde, spesso non capendo con cosa hanno a che fare. Chi dice il contrario, mente. Parola di persona obesa. Se poi si sta pure a complicare la vita da solo sperando che gli altri non se ne accorgano, ha proprio fatto bingo.

L’unica ragione per cui ho mai eliminato le etichette dei miei vestiti e’ perche’ mi grattavano la pelle. Quelle in morbido cotone sono ancora dove stavano, e per assurdo davano piu’ fastidio a chi mi circondava tipo “ti tolgo le etichette?” “Perche’?” che a me. Ero una XXXL. ora sono una XL/XXL a seconda del taglio del vestito, sto in qualche L da uomo di quelle che non sono slim fit, e da donna di taglio particolarmente arioso. Anche perche’ ho dei seni enormi, delle spalle enormi, dei polpacci enormi, dei fianchi larghissimi, non sono MAI stata in una M in vita mia da quando il mio corpo si e’ sviluppato. Nemmeno da normopeso.

Che cosa cambia ad una persona che comunque, francamente, MI VEDE, se sa che la mia taglia e’ piuttosto abbondante? Se sa che il mio peso da ormai un anno continua a salire e scendere dai 98 ai 103? Che differenza fa quando la maggior parte delle persone, quando lo sente, sgrana gli occhi, mi acchiappa i vestiti e mi dice “non dire stronzate, ma dove sono?” D’altra parte ne ho pesati 145, e non avevo nessun problema a dirlo neanche allora.

Ci sono, belli di casa. Non vedo perche’ far finta di no.

Non ho mai over mangiato se non in momenti in cui era proprio festa, e quando e’ festa la mia visione di quanto e cosa si debba mangiare e’ circa “vaffanculo, non rompere le palle.”. Per la cronaca, e’ ovvio che questo e’ un lusso che ci si puo’ permettere quando non si fa festa una volta alla settimana, cosi’ non vale. Intendo feste grandi, giri al ristorante per natale o capodanno, matrimoni, cose cosi’. Non ho mai avuto la necessita’, quando lo facevo, di fingere che non mi stavo allegramente sfondando di cibo. Male che vada a chi viene a farmi questione ho in canna la risposta equivale alla mia visione di cio’ che va mangiato durante le feste.

Nei momenti in cui sto bene fisicamente e non sono atterrata dallo stress, se non cammino almeno per un paio d’ore al giorno sento bisogno di picchiare qualcuno. Non ho mai evitato l’attivita’ fisica, anzi, quando davvero stavo male pur di provare comunque a uscire, fare sport, fare qualcosa, finivo per svenire in giro ogni due per tre… Magari non corro MAI se non sono proprio costretta, ne’ salto. Non mi piace. Ma chiedimi di svuotarti un magazzino, o di fare una camminata da qualche parte, e sono in prima fila. Non la sono stata solo in un periodo in cui notavo che proprio NON ce la facevo.

Non mi sono mai preoccupata dei posti dove mi sedevo, e purtroppo a volte a torto perche’ finivo per sbrindellarli. Nella loro immensa sensibilita’, nessuno me ne ha mai fatto una colpa, dopotutto una sedia robusta non la sbrindella neanche un elefante se ci si siede. Unica cosa, evitavo come la peste le sedie pieghevoli perche’ hanno delle marcatissime debolezze strutturali, ma non e’ che non andassi nei posti dove c’erano quelle sedie, semplicemente chiedevo “C’e’ un’altra sedia? questa potrebbe non reggermi.” e fine del discorso. In metro o in autobus evito di sedermi di fianco alla gente perche’ mi da fastidio avere persone accanto, non perche’ penso di disturbarle io. La lotta per il sedile sui mezzi pubblici e’ una fredda ed impietosa guerra baby, se per caso ti capita di fianco qualcuno che sborda dal sedile, sono stracazzi tuoi. Di certo non mi alzo. Non ho mai visto nessuno infastidito per questo, comunque. Anche se tirando un cinturino di sicurezza dell’aereo SOTTO la pancia si sarebbe senza dubbio allacciato, ho spesso chiesto l’allungamento perche’ non vedo perche’ stare a stritolarsi stando scomodi da morire solo perche’ si e’ scemi.

Cercare di non far vedere che vado a rifornirmi in certi negozi, poi, non lo farei mai. Al contrario mi farei accompagnare per avere un parere spassionato su come mi stiano eventuali capi che ho puntato. O quantomeno rendermi il tutto meno tedioso, perche’ francamente a fare shopping io mi annoio a morte, e non mi va di stare a provare diecimila cose per decidere di comprarne due, quindi generalmente da sola faccio il grosso errore di prendere la roba e basta, provandola a spanne appoggiandola sul petto.

Ho costumi da bagno carini a due pezzi e non ho paura di usarli. Solo non ho avuto modo negli ultimi anni. Il mio viso non viene quasi mai modificato nelle foto, al massimo a volte attenuo le occhiaie (toglierle del tutto fa sembrare che non sia io) e qualche brufolo, il doppiomento solo quando appare esageratamente perche’ mi sono messa in una posa sbagliata, ma non mi cambio i connotati per apparire piu’ magra, anche perche’, perche’ diavolo dovrei farlo? Sono sempre stata dell’idea che se una persona non si piace fino a questo punto, puo’ anche evitare di fotografarsi o di pubblicare foto in cui appare. Fa prima, e fa piu’ bella figura di una persona che pubblica foto EVIDENTEMENTE completamente taroccate rispetto a come realmente appare. Perche’ se ci si illude che non si veda, si sbaglia tanto. E chi sa, ha questa forte sensazione di disagio di rimando, come se avesse davanti una persona malata di mente.

Insomma, sono sempre stata negativamente sorpresa dal fatto che le persone sembrino dare per assunto che se sei sovrappeso, obeso o grande obeso inizi a svalvolare di testa, oppure SEI svalvolato di testa gia’ da parecchio tempo. Perche’ ne conosco molti che non sono in denial in questo modo, che semplicemente hanno problemi a gestirsi lo stress, la propria vita, o hanno problemi di salute che rendono loro molto difficile tenere sotto controllo la situazione. Mi dicono sempre “sono pochi quei casi.”, e mi fa girare il cazzo. Sono pochi, allora diamo per assunto che tutti svuotino il frigo di notte in preda a raptus, o si scofanino tutto il quartiere e poi prese dal panico di essere giudicate per i loro problemi dicano “ma io mangio bene!”. No, non e’ cosi’. Pero’, sono fenomeni che esistono, e non posso evitare di restare veramente perplessa e rattristata da questa cosa. Perche’ alla fine e’ principalmente TRISTE vedere delle persone che si sentono obbligate a dire e fare cazzate pur di provare a nascondere dei problemi che comunque NON possono nascondere. Non posso che ritrovarmi a dare la colpa a chi, magari pensando che fa una buona cosa, stigmatizza la condizione di eccesso di peso come se fosse un delitto, e non una condizione di malessere che potrebbe essere piacevolmente temporanea se trattata con solerzia, ma con il dovuto rispetto.

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Tu contro l’Ego di lui/lei

La maggior parte delle persone, noto, non riesce mai veramente a capire bene come vorrebbe le esigenze e i sentimenti dei propri partner. Innocentemente, perche’ e’ gia’ perso e sballottato qua e la’ dai propri, e c’e’ chi e’ piu’ portato a dare un occhio al di fuori di se, e chi meno, ma tutti indistintamente si viene almeno un po’ assordati dal proprio vissuto.

Questo non succede perche’ il partner nasconde il proprio vissuto dietro qualche armadio polveroso come un agente del KGB, eliminando prove di quello che pensa e che fa nel timore dorato che queste vengano comprese, gli indizi che lo riguardano puo’ anche spiattellarli quotidianamente sul tavolo, ma nonostante cio’ accade che questi non vengano colti. Se succede anche con un partner, anche quando ci si convive, figuriamoci con gli amici, quando il vissuto e’ caotico ed e’ complicato frequentarsi sempre.

Per questo e’ importante comunicare. Mettersi in gioco, dare la fiducia necessaria per farsi ascoltare, e spiegare due o tre volte dove magari non si viene capiti. Tutti abbiamo il sogno perverso della persona con la palla di cristallo, che passa la vita a raccogliere indizi e dirci “et voila’!” con una bella spiegazione di come siamo e cosa pensiamo, cosi’ noi non dobbiamo fare fatica. Tuttavia, specialmente andando avanti con gli anni e con il crescendo di beghe che occupano l’esistenza di tutti, avere la palla di cristallo costantemente diventa una cosa irrealistica da chiedere, gia’ non sarebbe giusto sin dal principio, figuriamoci poi…

Altre volte questa comprensione avviene, ma non venendo sventolata negli svariati momenti ci si convince di non essere mai stati capiti.

Serve fare il passo di affidare i propri pensieri all’altro, soprattutto quelli “scomodi alla coppia” per arrivare ad avere un rapporto senza stupidi segreti, senza timore che aprendo bocca su questo o quello si “rovini” qualcosa. Avere rapporti meno “a meta’”, e piu’ “a tutto tondo”.

Perche’ capirsi e’ fondamentale, e i punti da cui nascono le rotture sono spesso proprio i primi silenzi, quello che a lungo non viene detto.

Personalmente, quando dico che la complicita’ per me e’ la cosa piu’ importante di una coppia, intendo anche questo. Niente stupidi segreti, fossero questi interrogativi che ci logorano, considerazioni che non si osano ventilare, liberta’ che si prendono di nascosto perche’ altrimenti non verrebbero comprese, o altro.

Perche’ gli stupidi segreti le coppie le uccidono.

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Quelle ombre terrificanti

Siamo tutti degli omini terribilmente instabili, i peggiori nemici in assoluto di noi stessi. Ed io, non sono da meno.

In fuga sin dalla tenerissima eta’, costantemente, da ombre terrificanti, ombre di cui non si vuole neanche descrivere i contorni, ombre che generiamo noi stessi, ma che hanno accesso ad abissi in cui sarebbe meglio che non entrassimo mai.

Crescono, invisibili a tutti gli altri, ti circondano, ti sovrastano, cercano di acchiapparti, sempre, e tirarti in quel baratro finche’ non ci affoghi.

Essere soli non e’ difficile di per se, e’ difficile perche’ ti rende piu’ consapevole dell’esistenza di queste ombre, rende loro piu’ semplice raggiungerti appena abbassi la guardia.

A parte cercare conforto, qualcosa che tiri su, compagnia, voi che fate quando le vostre vi afferrano i fianchi, ed iniziano a trascinarvi?

Io ascolto musica. Come questa https://www.youtube.com/watch?v=LCJblaUkkfc&list=RDLCJblaUkkfc&index=1 e come tante altre, che descrivono bene la sensazione, il rapporto con il tutto e con l’eternita’ che si sgretola e non fa che fallire, per poi, dare un suggerimento, una chiave, un sollievo.

Immerse your soul in love (non solo quello romantico, per quanto bello sia, non e’ sufficiente.).

Sono io che non so tenere il mondo attorno a me, non so pretendere, non so attirare l’attenzione, non so essere necessaria per nessuno, poi non posso lamentarmi che non ci sia, effettivamente, nessuno quando mi sento cosi’. Non sono proprio capace a fare niente tranne a far sentire oltraggiate le persone quando gli dico la verita’.

Non ho neanche imparato quella skill base, fondamentale, che mi rende motivata a fare cose per il mio bene, per me stessa, per me e basta. Rispetto alla mia vita, non provo che stanchezza, e mi aggrappo con tutte le mie forze alle cose che devo fare perche’ ce n’e’ bisogno, agli aiuti che posso dare, ai progetti a cui posso partecipare.

Perche’ altrimenti in questo nulla silenziosissimo le mie ombre diventano enormi. E mi ricordano un sacco di cose che sono francamente spiacevoli da considerare.

Non mi sento proprio adatta a questa grande fatica, recupero qua e la’ qualche stralcio di voglia di affrontarla per questo o quel motivo, ma certe volte mi sembra, ed e’ orribile da pensare, che ne valga meno la pena.

Che sto facendo tutto questo per niente, per rattoppare ogni volta situazioni che si sgretolano inesorabilmente, almeno finche’ non trovano il modo di sgretolarsi meglio di quanto io le rattoppi.

E allora devo correre ai ripari, scappare da questo morbo in continuo inseguimento delle mie poche energie positive, rimboccarmi le maniche, ascoltare canzoni, chiamare persone, tirare in piedi cose.

Arrendermi, infine, a chiedere di non essere lasciata sola. Almeno finche’ l’emergenza non rientra, almeno quel (troppo) poco che comunque allontana il mostro nerastro per qualche ora, lasciandomi recuperare energie per combatterlo.

Devo arrendermi a chiedere, perche’ certe volte sono proprio molto marcatamente instabile. I miei malumori non sono cose da sottovalutare, non sono scaturiti da capricci, sono qualcosa che trascina con la forza della sofferenza di una vita intera.

Sono pericolosi.

Devono andare via.

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Quel mondo fatto di “disordine”…

Ogni tanto quasi me lo dimentico. E’ assurdo a pensarci.

Ho smesso di studiare perche’ bene o male tanto stavo gia’ lavorando, ero un informatico, e neanche uno da poco, un tecnico che ha lavorato anche con la Siemens, e la Microsoft, sebbene per brevi periodi a progetto.

Pensavo che sarei sempre stata un informatico, e che trovarsi in tre per risolvere un’installazione di Linux che per qualche motivo non andava mai a buon fine, fosse una cosa da anni 90. Per certi motivi legati a certi ambienti maschilisti e truffaldini, forse in parte il rendermi conto che potevo prendere altre direzioni non e’ stato un male. Poi…

“Ormai piazzano Ubuntu sui server, Diana, non e’ piu’ una cosa brufolosa come la era una volta.”

L’istinto di dire “ci penso io” quando un pc non va, sempre scavalcato da qualche cretino che pensa che siccome ha un pisello saprebbe farlo meglio, e poi mi viene a chiedere come installare una cazzo di tastiera. Ma l’istinto…

In me convive la connessione che non si puo’ staccare fra un mondo con un’ordine costantemente minacciato, e un mondo nato da questa minaccia che “il nuovo ordine” lo sfida ogni giorno, passando nelle retrovie, mentre tutti passeggiano sfilando, e si sentono belli a farsi il selfie davanti alla spiaggetta.

Sotto i loro piedi ci sono le nostre informazioni, le hanno a disposizione, le usano male, li ingabbiano peggio delle gabbie dalle quali le stesse informazioni hanno liberato noi.

Chiami il supporto tecnico, e lo sai che ti tratta in un certo modo perche’ bisogna, perche’ molte persone sono convinte di sapere molte cose, ed e’ questa loro convinzione a generare il problema.

Il ragazzo sembra stressato, ma fa del suo meglio per essere accomodante cosi’ tanto da essere fastidioso. Gli esponi un problema che hai gia’ il dubbio sia oltre le sue competenze.

Un attimo di silenzio.

Risposta con informazione falsa. Con santa pazienza gli dici che hai gia’ fatto tutti i tentativi del caso, e ti sei accorta di questo o quel problema che possono risolvere soltanto loro. Panico dall’altro lato della cornetta.

“Rilassati ragazzo, sono dalla tua parte. Risolviamo insieme questa questione senza senso.” Fai notare che e’ stato fatto un merge di due database di utenti le cui policy per le password non erano mutualmente compatibili, e cambiandola dallo specchietto dove ci si registrava da una parte seguendo tali regole, la password per qualche motivo non veniva accettata dall’altra parte, costringendoti a cambiarla, e ping, e pong, e ping, e pong.

“Io posso anche mettere una password che metta d’accordo entrambe le policy, ma se non volete un’orda di gente incazzata che non capisce neanche che sta succedendo a cui far cambiare le password OGNI VOLTA, forse sarebbe meglio mettere la stessa policy per entrambe le interfacce di registrazione.”

“Cazzo.” “Vai tranquillo, non lo devi fare tu, limitati a riferirlo”. Chiuso ticket.

E’ un mondo che ci ha tirati scemi in tanti, bello finche’ era una cosa fra noi e la macchina, ma una volta che e’ stato il nostro lavoro e’ improvvisamente diventato detestabile, perche’ il mondo dell’informatica e’ pucciato in/regolato da troppi ambienti che non lo riguardano, ed elargiscono pretese che non danno nessun modo di essere soddisfatti di quello che si fa, sistema o produce. Ma c’era del bello nell’essere parte di quel silenzio, di quella luce nella notte, di quel ticchettare delle tastiere, nel creare e sistemare cose in maniera che, a fine giornata, si era soddisfatti di cio’ che si sapeva fare.

Se basta un pc vecchio vecchio, e qualche vicino di casa in difficolta’ per ricordarlo, allora ben vengano.

Certe volte mi domando come sarebbero andate le cose se mi avessero lasciato continuare a fare l’informatica, anche a discapito del fatto che, beh, sono un’informatica. E non socializzo, non fingo di lavorare, non mi interessa cosa pensa di me l’impiegato, voglio solo che il suo pc vada.

Perche’ a me piaceva, diamine.

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Il senso di rompere i coglioni (unisex!)

Quando sento i miei amici, affetti, le persone a me vicine lamentarsi per i propri partner, parte di me istintivamente ha questo momento di enorme sollievo verso la propria relazione che forse sul momento e’ quasi “cattivo” da provare, ma non ci posso fare niente.

A volte penso di viverle io in modo diverso perche’ ho qualche disturbo strano e sono queste settecento volte piu’ distaccata da tutto, se non sono in preda a qualche sbalzo di ormoni dato da medicinali, non sento il bisogno di… rompere le palle, non so neanche come dirlo in maniera meno gergale in modo che suoni proprio come appropriato. Poi mi rendo conto che non e’ cosi’, e’ semplicemente che ci tengo alle persone con cui sto, quindi faccio un passo importante di elaborazione del malessere, prima di parlare con loro.

Ogni tanto lo senti che monta la frigna, so come ci si sente, sei li’ che vuoi spaccare il cazzo, e’ una cosa che serpeggia uscendo dai tuoi umori che se ne strafregano delle situazioni in cui si trovano, e vogliono cose a prescindere da tutto. Monta questo desiderio, come un palloncino che si gonfia, anche e soprattutto per cazzate, e all’inizio della relazione in cui sto ora dar retta a sta sensazione era qualcosa che stavo facendo l’errore di fare pure io.

Poi la risposta del mio partner e’ stata “Oh, ma seriamente stiamo gia’ litigando?”, e quella frase mi ha messo uno stop assurdo. Io detesto litigare. Ritengo giusto discutere, ma litigare, per me e’ qualcosa di esclusivamente nocivo. E allora, ho fatto qualche passo indietro e pensato a come mi stavo ponendo. Il “senso di rompere i coglioni” e’ qualcosa che viene fuori il piu’ delle volte perche’ si sente che non vengono considerate alcune esigenze. Ma e’ davvero quello che questo istinto vuole farci fare il modo migliore per sottolineare queste esigenze? No, e’ il peggiore, perche’ colpevolizza, mortifica, antagonizza, quando tutto quello che si voleva fare era dire “pero’ tu non calcoli questo”.

Quando fai un passo indietro e guardi le cose cercando di estrapolarne qualcosa di non esagerato da dire, perche’ devi parlare con il tuo alleato, non con un tuo nemico, ti rendi conto che ti si stava creando in testa un mescolone di un sacco di rabbia e di tristezza… fondamentalmente per niente, per cose che non hanno un granche’ di importanza, alle quali si macina per dare significati giganteschi che di base non hanno, usciti da mostri di aspettative “tradite” e di “doveri” non compiuti nei quali si tende a vedere del malevolo anche quando non c’e’, anzi, il piu’ delle volte ci sono solo le migliori delle intenzioni.

Ritengo giusto essere incisivi quando e’ il momento di esserlo, quando una situazione e’ bloccata da troppo tempo, e discuterne in maniera normale non porta a nulla, quando si tratta di difendersi (e non sempre, a volte in quel caso stemperare fa molto bene, ma ci sono casi in cui il dimostrare di potersi far girare le palle in maniera epica e’ un necessario display di forza), quando si e’ veramente esasperati. Pero’, e’ con affetto che dico che dubito che ogni volta che sento fare una menata si sia verificata una condizione simile, e non sia semplicemente il fatto che ormai si e’ abituati a darsi colpe e demeriti a vicenda, come se fosse una cosa che ha un senso fare con una persona che si ama.

Molti dicono che e’ semplicemente la convivenza che dopo un po’ porta a questo… ma non e’ vero, io ho convissuto 13 anni senza che tutto questo si affacciasse nemmeno alla porta. Le discussioni accese saranno state quante, 5? in 13 anni? Ma neanche ci arrivano a 5 secondo me. E anche LASCIANDOCI siamo stati pacati, e siamo rimasti in buoni rapporti.

Quando vuoi bene a una persona gli devi voler bene, non devi trasformarla improvvisamente in una specie Babbo Natale emotivo, e guai a lui/lei se non ti porta quello di cui hai bisogno.

Cosi’ ripeto sempre le solite cose a pappagallo di risposta, parlate, cercate di rispettarvi, cercate di porre le vostre ragioni in maniera non aggressiva, bla bla bla, eppure il senso di rompere i coglioni e’ sempre fortissimo, e’ piu’ forte di loro.

Cosi’ mi ritrovo a scrivere due righe di apprezzamento al mio partner, “e’ bello come a noi ce ne sbatta un cazzo della maggior parte delle cose”. E poi vado a fare i piatti.

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Flipper estivi

La cosa piu’ brutta del mestiere di Cat Sitter non e’, come si potrebbe pensare, avere a che fare con la sabbietta dei gatti, o con qualche gatto scorbutico ogni tanto (capita veramente di rado, a me non e’ direttamente mai capitato, e anche quando succede lo si lascia rognare e gli si da da mangiare e si pensa alla cassettina, se lui non ci vuole fra i piedi peggio per lui, se non si abitua si informa il padrone che forse e’ meglio che trovi qualcuno che gli va a genio).

Non e’ neanche l’occasionale rimprovero perche’ non si sta dietro a fisse non necessarie imposte sui gatti, oppure si PENSA non ci stia dietro (“Ti avevo detto di riempire fino all’orlo la ciotola dell’acqua!” “L’ho fatto, l’avra’ bevuta.”). O case non esattamente pulite e vivibili in cui si finisce a fare pernottamenti. Non e’ la rogna se capita di essere molto di fretta e non riuscire a buttare la spazzatura (cosa che si fa per educazione e perche’ dopo un po’ puzza, e’ naturale, ma in teoria non e’ che sia esattamente parte del nostro mestiere). Non e’ neanche vagare per casa in cerca di una scopa o uno scopino per poi scoprire che c’e’ solo un’aspirapolvere, e lasciare la sabbia li’ dov’e’ perche’ non esiste che ci si metta ad armeggiare con una roba super rumorosa che poi il piu’ delle volte spaventa pure il gatto per tirar su due grani di sabbietta che tanto ributtera’ SICURAMENTE fuori prima che torni il padrone.

Non e’ la quotidiana lotta causa assenza di zanzariere e sistemi per evitare che entrino gli insetti d’estate con mosche e formiche, con la pappa che avanza e diventa velocemente avariata. Non e’ nemmeno il cibo che a volte si calcolano male e finisce prima. E non e’ neanche trovarsi in casa improvvisamente o i padroni tornati indietro prima del tempo che non ti hanno avvisata, oppure amici, parenti, donne delle pulizie, tutta gente che potrebbe occuparsi dei gatti benissimo, ma “Eh ma il gatto manco lo guarda”, o peggio effettivamente LO FA, e ti lascia li’ a pensare allora cosa ti fanno passare a fare. D’altra parte son sempre soldi in tasca, ma piuttosto che passare a vuoto si preferiva avere 10 euro in meno, e qualche ora in piu’ per farsi una doccia…

La cosa piu’ brutta del mestiere del Cat Sitter e’ la sensazione di pallina da flipper che danno gli spostamenti.

In estate e’ una doppia rogna perche’ i mezzi sono dimezzati, fa un caldo bestia, le richieste sono tantissime e anche volendo accorciarsi il pezzo di strada al sole prendendo qualche mezzo, non solo si rischia di aspettare interi quarti d’ora cuocendo sul marciapiede, ma il mezzo ti costa pure 2 euro. Ci sono estati che NON PUOI evitare di avere un’abbonamento, e sono altri soldi che partono, praticamente a un cliente fai il servizio gratis soltanto per sopravvivere agli spostamenti.

Ogni volta doversi fare una mappa di chi conviene raggiungere per primo e far partire il timer di quanto si riesce a stare con ogni gatto per riuscire a portare a casa la giornata e’ una cosa veramente stressante, mi rendo conto che a volte non riesco bene a focalizzare il fatto che ho, magari, solo due richieste e posso permettermi di gestirmi gli orari con piu’ calma, la sensazione di fretta e di fastidio continuano a perseguitarmi anche quando non c’e’ piu’.

O magari quando ho solo due o tre richieste raggiungo piu’ volentieri i posti a piedi, ma il CALDO fa si che solo PENSANDO a farmi la strada fino a li’ inizio ad affaticarmi e a farmi i conti si cosa mi convenga fare.

Per via di questo supplizio, che effettivamente mangia via meta’ del tempo, specialmente se ho anche pochi, ma effettivamente ricorrenti affezionati clienti fuori dalla mia zona, o comunque un po’ scomodi da raggiungere, ho deciso che se per andare in un posto bisogna prendere un mezzo, da questo settembre in poi inizio a comunicare che non riesco piu’ a gestirmi la cosa, a meno che non sia un pernottamento perche’ si tratta solo di raggiungere la mia zona, fare tutto quello che devo SENZA mezzi, e tornare indietro, non c’e’ un continuo spostarsi da una zona all’altra, inoltre l’importo ricevuto da un pernottamento riesce a coprire meglio le spese degli spostamenti. Dopotutto, fra i miei clienti e quelli che mi stanno per passare, sara’ assolutamente vero, non ci sara’ piu’ tempo per fare fuori zona, e inoltre e’ sempre molto piu’ comodo trovare qualcuno che e’ gia’ a portata di mano, anche per eventuali emergenze e situazioni che gestirsi da lontano richiederebbe piu’ tempo a disposizione.

E’ perfettamente logico, eppure mi dispiace. Parte di me vorrebbe essere la persona che si prende cura dei gatti di questi clienti, perche’ ci e’ affezionata. Pero’, e’ solo la scelta migliore per entrambi.

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Let’s talk IDEAL MEN here!

Just a silly group of questions I wanted to try answer about “your ideal man”, with a percentage of other women’s responses. Let’s roll. I’ll bold my answers and add comments in the end if they’re necessary.

How would you describe your type?

Hapless, loyal, lovable; he’s there the second you need him —33%

Strong, silent, secretly romantic — 29%

Sharp, witty, neurotic — 20%

The sensitive, arty type — 8%

The bad boy with a past — 6%

The “super bro”: unabashedly male (but decent) — 4%

KEI: I don’t know it would be a misture by Strong, silent, sensitive sharp witty and loyal. But if I had to choose… I’d say Sharp, witty, neurotic.

What do you want most from a relationship?

Fun company. I want someone who makes me laugh and shows me new places — 39%

Emotional support. I want a guy who will listen — 29%

Intellectual partnership — 24%

Chemistry — 8%

KEI: Where would COMPLICITY place itself here? I don’t want my man to listen only, I want my man to talk, value, decide, think with me. Intellectual it is.

What’s your biggest turnoff?

“Possessiveness.”

“Bad hygiene.”

“Someone who doesn’t listen to me.”

“Men who don’t know how to do anything.”

When it comes to how a guy expresses himself, which do you most prefer?

Someone who’s very open about what he’s thinking and feeling — 74%

Someone who’s more stoic. We can’t both talk about feelings all the time! — 26%

How do you feel about a guy who’s friends with his exes?

Uh, no, thanks. It means he’s keeping his options open — 42%

Great! It means he’s good at maintaining relationships — 16%

It’s fine if he wasn’t too serious with any of them — 42%

Are you into chivalry—a guy who holds the door open, etc.?

Yes, it’s a sign of respect — 85%

No, it’s infantilizing — 15%

KEI: Not really infantilizing, but a bit of unnecessary. Like, why are you holding my door open, I can open it myself thank you.

What’s the sexiest hair on a guy?

Classic close crop — 41%

Bedhead! — 22%

Long—I love that man bun — 5%

I really don’t care — 32%

KEI: No man buns tho, not really my thing.

What about his facial hair?

Some scruff, please — 49%

No hair! — 22%

Full beard — 7%

A regular mustache — 2%

Something quirky, like a soul patch — 1%

Eh, don’t care — 19%

KEI: I mostly don’t care, but I tend to prefer no hair or just a little of beard, like, teenager scruff. Since I’m 36, I noticed some scruff looks better on most of guys my age, even if a VERY PRETTY clean face always looks way better, more delicate, I dig it.

And his clothing style?

Low-maintenance: plain shirts, jeans, sneakers — 49%

The lumbersexual: flannel, work boots — 14%

The prepster: coordinating shirts and sweaters — 13%

I’m not that interested in his style — 24%

KEI: Clothes are bound to disappear when we’re in bed anyway. It’s not like I don’t appreciate a good fashion sense, or a CRAZY fashion sense, oh my god that’s a joy for the eyes, I’m an artist afterall. But to be honest, when I walk around like a hobo, it kinda shows I don’t care about it that much. As long as he has some kind of style that shows his personality, it would be good. Charisma is the best dress.

Tattoos: sexy or not sexy?

Sexy — 30%

Not sexy — 15%

It depends on the guy! — 55%

KEI: It really depends on the tattoo as well.

Describe an ideal Sunday with your perfect guy.

KEI: Wherever we are, the important thing would be sharing an experience. Whatever experience. We could play a videogame together, watch a movie, tour a place, see a museum, go to a concert, see a theatre show, have a walk, have some dinner, I don’t really mind, as long as we’re both there and notice and joke about the slightest details. I want my sunday to be happy and relaxed. You know, no big expectations, no big stuff, but big smiles.

Is it important to you that a man define himself as a feminist?

Yes, it’s a good thing — 26%

No, I don’t want a guy who calls himself that — 27%

It doesn’t matter to me — 47%

KEI: I’ve got nothing against the original motives of the feminist movement, some people call me feminist for my ideas anyway, and I don’t see why they’re using it as a sort of lowkey insult. But I prefer a person who defies stupid labels and just says he’s about equality and not into stupid retrograde ways to think. If it means feminist, let’s call it that way. I’d prefer if it had a neutral term tho. It would be more effective.

When it comes to having kids, which kind of man would you want?

Someone who wants to be a dad someday — 61%

A man who’s fine with never becoming a father — 25%

A guy who wants kids and is very outspoken about it — 14%

KEI: I’d love to have a baby, don’t get me wrong. But I’m 36, my body is broken, my bank account is empty, I don’t have a stable job and my man doesn’t even live with me, also this world is falling to pieces and the last thing on earth we NEED is another human being to feed and wrap in plastic. Since I’m not as irresponsible as it might take, chances are I will never have a kid, so… If someone WANTS to be a father, it’s a huge problem.

Dadbod: yea or nay?

Yes, I’m into it — 6%

I’m not opposed — 27%

I would never judge a guy on that — 25%

What’s dadbod? — 42%

Does your dream guy ever send X-rated pictures?

No way, no one wants to see that — 46%

Yes, but only when I request them — 36%

Yes, he’s very comfortable with his sexuality — 18%

Quick, pick a Hemsworth:

Chris! — 34%

Liam! — 29%

Did you know there’s a third brother? — 4%

Yeah, I don’t know who the Hemsworths are — 33%

KEI: They kind of look the same level of attractiveness to me, (“meh, not my type”) why should I pick one.

Quick, pick a royal:

Prince William! — 37%

Prince Harry! — 48%

Who? — 15%

KEI: Not into bald people. That’s the only reason, I don’t know shit about them and I don’t care enough.

Do you take a guy’s astrological sign into consideration?

It’s fun to think about, but I don’t take it seriously — 49%

Yes, it’s important that we’re planetarily compatible — 4%

Noooooo — 47%

How frequently would you communicate with your ideal partner?

Regular texts, emails, or calls, just because — 78%

If he needs to reach me, call or text; if not, we’re good — 22%

KEI: I *HATE* unnecessary conversations like, you’re obviously talking about nothing just so we can talk, go to bed, play sudoku, buzz off.

What’s the sexiest thing a man can say to you?

KEI: When it comes to “sexy”, one should not talk, but act…

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