A volte

A volte si e’ semplicemente convinti di essere cose che non si e’. Di avere esigenze che in realta’ sono solo accumuli di frustrazione senza un reality check, senza un’esperienza dell'”assenza”, senza aver esplorato la profondita’ del fenomeno per potersi mettere, rispetto ad esso, ad una distanza ragionevole.

A volte si ipoteca la propria vita a questa visione sregolata. Si sopravvaluta la propria capacita’ di comprendersi, di valutarsi soprattutto.

A volte, quando c’e’ il dubbio che forse una visione di noi a cui eravamo abituati, che ci piaceva tutto sommato, non sia quella che poi abbiamo seguito, facciamo di tutto per convincerci che in realta’ stiamo facendo uno sbaglio, che le cose senza seguire questa visione non andranno bene, che bisogna continuare sulla strada a cui siamo abituati a vederci.

Altre volte quella strada diventa il nostro “grande errore”, senza il quale tutto sarebbe andato meglio, si sbotta, si scappa come dei ragazzini adolescenti, e poi si ritorna con le pive nel sacco.

A volte non c’e’ posto dove tornare, e si vaga come cartacce al vento, attaccati a qualche bottiglia, o qualche altro vizio senza senso, in cerca di una direzione, di una ripresa.

Altre volte sei li’ che vedi il seme di questa idiozia crescere in chi ti sta attorno. Da fuori e’ piu’ chiaro quando qualcuno si piglia per il culo da solo, quando c’e’ un limite alle sue ambizioni, e questo limite e’ semplicemente la realta’ delle cose. La realta’ di loro stessi.

Inebriati dall’idea della grande avventura, come se non si potesse vivere senza disfarsi di cio’ che si percepisce erroneamente come zavorre.

Proprio loro, che non hanno neanche voglia di alzarsi per andare a pisciare, o fare la strada dalla scrivania al frigorifero, iniziano ad immaginarsi a girare il mondo, conquistare tutto e godere della loro liberta’ assoluta.

Ma liberta’ da cosa? E fino a che punto e’ una cosa che fa stare bene? Questo non lo sanno ancora, finche’ non varcano la porta di casa con le loro ciabatte e un po’ di soldi, forse, a volte neanche quelli, e vanno a prendere schiaffi dal mondo.

Se non hai scelto l’avventura prima, le cose sono due, o sei poco intelligente, o sei poco avventuroso. Cerca la tua via di mezzo, senza epici gesti che ti fanno sentire tanto figo, e poi in realta’ ci fai la figura del pirla.

E’ piu’ facile abbandonare che risolvere, dopotutto, no? Seguire il mito, invece di osservare lo specchio. Far ballare i piedi anziche’ rimboccarsi le maniche. Sentirsi braccati e vessati, invece di usare un po’ di umilta’, riconoscere che i carnefici in realta’ sono sempre li’ a cercare di aiutarci, e siamo noi che reagiamo in maniera insensata.

E’ cosi’ che vi hanno educati? A non avere esperienza di vita, a sognarla e basta e lamentarvi mentre attorno a voi tutto sta solo ai vostri capricci invece?

A schermarvi dietro un “io sono cosi’ e se dovessi stufarti, ti capirei”. Poveri cuccioli eh. Ma non ci si stufa di voi. Ci si stufa dei vostri alibi per non crescere, in eta’ in cui avreste gia’ dovuto abbondantemente farlo. Ma ormai chi ci crede piu’? Son le scuole medie tutta la vita.

Alla stregua di certi raffreddori trasformati in terribili malattie respiratorie per cui un giorno si morirebbe, tutto, tutto diventa un alibi per non occuparsi di un cazzo.

E sognare di occuparsi pure di meno di un cazzo. Perche’ quelle due virgole di *niente* sono un peso insormontabile. EH BEH!

Desiderate la solitudine? Andate a prenderla, andate a prenderla FINO IN FONDO, e raccontateci come si sta.

Sinceramente, possibilmente.

 

 

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Siamo fortunati noi, o forse e’ normale cosi’?

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Siamo fortunati noi, o forse e’ normale cosi’? Quando il compagno e’ esattamente quello che la parola descrive (qualcuno che ti accompagna), tutto cio’ che una coppia scaturisce e’ un’accecante sensazione di gioia.

Eppure spesso non va cosi’. Come mai?

Leggo un sacco di scemenze su come il compagno ideale dovrebbe essere. Lo si misura per la quantita’ di baci, per quanto risponda ai propri capricci ed esigenze, per quanto tappi piu’ buchi possibile, e agevoli piu’ problemi possibile come fosse un servo con un padrone.

Ma un compagno non e’ questo, e non bisognerebbe pretendere questo da un compagno, a meno di essere in una relazione fra Master e Slave, a quel punto vale tutto, ma parliamo di qualcosa di equilibrato in un altro senso, una cosa un po’ piu’ vanilla, e un po’ piu’ comune.

Molto spesso noto coppie partite con il piede giusto accartocciarsi in scemenze tipo “cercare l’approvazione incondizionata dell’altro, e frustrarsi e diventare amari perche’ non ci si sente apprezzati come si vorrebbe”. Questo e’ qualcosa che ci si aspetta comunemente da un rapporto fra genitore e figlio. Il tuo compagno e’ un tuo pari, non dovresti cercare la sua approvazione, per quanto sia normale che tu la tenga in alta considerazione. Non dovresti sentire intaccato il tuo senso di te se qualcosa che ti piace non gli interessa, per dire. O se fai qualcosa in un modo che non ritiene giusto. Discutetene per bene, e quello che non gli interessa, continua a farlo. Interessa a te.

Il senso e’ mantenere la cosa il piu’ possibile distaccata dal concetto di “io io io io”, e trasformare piu’ cose possibile in un progetto comune. L’io non deve perdersi in questo processo, ma non deve neanche vociare come solo ed unico lume della ragione, non deve scaturire reazioni aggressive, non deve trasformare il progetto in qualcosa che mette contro l’altra persona, per nessun motivo.

Occorre fare una valutazione il piu’ possibile oggettiva e ponderata insieme delle cose, sempre, SEMPRE pronti a fare un passo indietro. Perche’ non conta “avere ragione”, conta che la cosa funzioni. Si prende in esame insieme. E la cosa puo’ essere anche qualcosa di stupido come un ragionamento su un gelato che cade del bambino che abbiamo davanti, senza stare a sfociare in argomenti pesanti o importanti. Una coppia sana discute, non litiga. Cerca di trovare un terreno comune, non qualcosa che faccia sembrare il singolo “saputo”. Se anche solo uno dei due individui che la compongono non ragiona in questa maniera (spesso sono tutti e due), genera rancore ed incomprensioni, trasforma il partner in qualcosa dal quale raccogliere prove del suo torto e sul quale scaricare aspettative sbilanciate e basta, e smette inesorabilmente di funzionare, perche’ nessuna relazione nasce cosi’, nessuna relazione ha possibilita’ di crescita con questo approccio.

E qui abbiamo citato il secondo grande male, dopo l’ego che si fa ingombrante, di una relazione: l’aspettativa.

Anche questo piccolo, ma importante dettaglio, va bilanciato correttamente, e va discusso. Cosa ci si aspetta che sia un compagno? Un compagno e’ innanzitutto un essere umano tuo pari, che decide di passare un po’ del suo tempo in tua compagnia perche’ lo ritiene gradevole, probabilmente istruttivo, molto probabilmente perche’ ti ama, o prova una forma di affetto sufficientemente forte. Un compagno puo’ anche essere un amico molto stretto, per dire. Non e’ che questo valga solo per le relazioni sentimentali. Qualunque persona ci sta molto spesso accanto genera questo tipo di necessita’ di equilibrio, il rapporto sentimentale tuttavia genera delle aspettative maggiori.

Perche’?

Romanticizziamo i rapporti d’amore decisamente troppo. Ci aspettiamo superman o wonder woman grazie al quale la nostra vita non sara’ piu’ la stessa, in senso strettamente e perennemente positivo. Un immaginario molto passivo, molto paraculo. Ci si aspetta che semplicemente esistendo, si generi adulazione e cieca obbedienza alla propria visione, d’altra parte e’ cosi’ che fa una persona che ti ama! E desidera invariabilmente passare la maggior parte del tempo della sua vita in nostra compagnia, adorazione e soddisfazione, o ad adoperarsi per risolvere i nostri problemi.

No.

Ma proprio, no, levatevelo dalla testa, che e’ un’illusione DANNOSA, e molto spesso lancia anche certi campanelli d’allarme su quanto poco si e’ disposti a lavorare sulle proprie mancanze.

Una coppia equilibrata e’ composta di DUE – PERSONE, conscie di non essere infallibili, che non si rinfacciano a vicenda fallimenti, e male che vada cercano di aiutarsi, ma non contano esclusivamente sull’aiuto del partner per risolvere i propri problemi, perche’ sanno che il piu’ importante aiuto per risolvere i propri problemi parte da se stessi. Il resto e’ contorno, e molto spesso, senza alcuna colpa, chi ci sta accanto non sa come fare per sbrogliare la matassa di emotivita’ e blocchi dentro la quale intrappoliamo la risoluzione. E non e’ colpa loro, non e’ una cosa che ci si deve aspettare che l’altro sappia fare.

Esistono fior di professionisti per questo, e se bastasse soltanto l’amore, morirebbero di fame. Invece, tristemente, e’ proprio l’amore, spesso, a generare matasse che loro devono sbrogliare.

Un’altra cosa che ho notato, e’ che la familiarita’ spesso genera qualcosa di molto sbagliato come la mancanza di rispetto. Abituati a rilassarci in presenza del partner, spesso si lasciano andare troppo le briglie della buona creanza, sia per quanto riguarda il trattare l’altra persona, che l’ambiente in cui, tutto sommato, si vive in due.

Se una risposta di un certo tipo genererebbe in qualsiasi altra persona una valanga di mazzate, e vedete che disturba anche il vostro partner, perche’ non ve la tenete per voi? E questo vale per ogni azione, ogni atteggiamento. Una certa cura di se e dell’altro e’ abbastanza fondamentale, perche’ bisogna sempre ricordare che qui non e’ “tu tu tu”, ma non e’ neanche “io io io”. 

Puzzi cosi’ tanto che una persona sul tram si alzerebbe e si sposterebbe? Perche’ dovresti restare cosi’ in presenza del tuo partner invece di farti una doccia di, toh, 5 minuti scarsi? E se vedete il partner entrare in questo circolo, parlategliene invece di attuare tutta una forma di infantilissimi giri di noncuranza reciproci. Perche’, non penso sia un segreto, anche questo fa fallire le relazioni.

E l’ambiente? Mai sottovalutare la corretta gestione e il corretto funzionamento dell’ambiente comune, perche’ fa moltissimo, anche se non ci si pensa.  Anche se lo si condivide per tutto sommato poco tempo, durante quel tempo l’ambiente dev’essere funzionale e a posto. Dovrebbe esserlo pure per se stessi, ma se per se non si ha questo slancio, bisogna imparare ad averlo per l’altro. Anche se non ce lo chiede, anche se non si ha voglia o non ci si sente in forze. Perche’ in un clima di confusione e problemi, l’umore e lo svolgimento delle giornate si nutrono di questi problemi, come una pianta che cresce in un vaso inadeguato, pieno di erbacce, con poca terra e tanti calcinacci.

Quando una persona e’ depressa, la prima cosa che inizia a trascurare e’ l’ambiente, e invece sarebbe la prima cosa su cui dovrebbe forzarsi a lavorare, per mantenere alta la possibilita’ di riprendersi, anziche’ peggiorare il proprio umore vedendo noncuranza e fallimenti dipinti su ogni cosa.

Quando il partner rompe per sistemare questo o quello, sbuffa anche, ma sii grato. Grato che ci sia qualcuno che ti sprona a continuare ad occuparti delle cose, dalle piu’ piccole alle piu’ grandi. Perche’ cosi’ dovrebbe essere, e a prescindere dalle condizioni, se non lo fai stai facendo un errore piu’ grosso di quanto pensi. Chi mi conosce sa fino a che punto io stia parlando per esperienza.

E sempre nell’ottica in cui il partner e’ un’altra persona TUO PARI, e non un servo, non bisogna aspettarsi che si occupi di cio’ che non abbiamo sbattimento di fare, perche’ si. Perche’ mai bisognerebbe chiedere una cosa del genere a qualcuno?

Ogni cosa e’ un progetto comune. Se non si ha voglia di pensare cosi’, suggerisco molto vivamente di restare single, o stabilire un equilibrio con l’altra persona che non richieda una vita intera insieme, ma soltanto qualche periodo, finche’ non si e’ pronti a qualcosa di piu’ serio. Che puo’ anche non accadere mai.

Un altro grosso ostacolo al corretto funzionamento di una coppia e’ il mancato ascolto, e la mancata risoluzione. Quando il tuo partner ti dice qualcosa, ti espone un problema, non serve ne’ ingigantire la situazione per farla sembrare senza soluzione, ne’ prenderla sottogamba perche’ non si vuole validare. Se ti comunica qualcosa e’ perche’ quel qualcosa ha bisogno di attenzione. E quando il problema viene esposto, non e’ per sentirsi giustificazioni sul perche’ sussiste. E’ perche’ al di la’ di quelle giustificazioni, c’e’ necessita’ di trovare una soluzione. Ignorare questo, a lungo termine, porta a risultati catastrofici.

Inoltre, durante una discussione, e’ bene ascoltare attentamente ragioni e torti, non solo torti per poter rispondere. Nuovamente, non e’ importante aver ragione qui. E’ importante trovare una soluzione, e se questo richiede un po’ di lavoro, e’ importante essere disposti a farlo. S E M P R E, tutti e due, e mai nascondersi dietro il dito di “eh ma lui non lo fa quindi non lo fo manco io” o fare altre paraculate tipo svalidare i motivi di stanchezza dell’altro ed ingigantire i propri allo scopo di essere quello che non si piglia rogne aggiuntive, a meno che non si desideri la fine di una storia, ma a quel punto e’ piu’ breve dire “son stufo/a, non mi va di risolvere”, e fare le valigie e levarsi dal culo. Perche’ questa e’ la strada che si prende quando non si ha voglia di risolvere.

Bisogna innanzitutto immaginarsi una situazione di solitudine. Qualunque persona, in qualunque situazione, riuscirebbe a gestirsi una vita tutto sommato normale (non siamo in guerra, non siamo vessati da catastrofi o altre cose, ridimensioniamo per cortesia le nostre tragedie interiori), pur gestendosi una cura personale e delle cose che la circonda in maniera decente. Chiunque, veramente. Perche’ allora quando si tratta di capire chi deve risolvere cosa in una coppia, si trova sempre qualche cavillo per cercare di scaricare il barile, quando in realta’ la mole di lavoro sarebbe anche inferiore?

Perche’ si pensa che si possa vivere senza gestire mai un cazzoQuesto non e’ realistico. Va tutto in merda, se si lascia andare tutto in merda. Non e’ scienza dei razzi.

Un’altra cosa che vedo accadere spesso, e che ha un senso relativo, e’ la competizione. Ogni tanto qualcuno si sveglia con il piede sbagliato, e decide che e’ ora di essere il piu’ figo della coppia.

Cosi’ ogni successo del partner diventa qualcosa da sminuire, invece che celebrare. Ogni pregio indiscutibile, qualcosa che vale poco e tutto sommato si puo’ battere. Ogni cosa che si ha in piu’, e che al partner magari servirebbe, qualcosa da rinfacciare anziche’ condividere, o condividere con il messaggio subliminale “ah senza di me tu ste cose non le hai”. Consiglio di visitare uno psicologo per i propri problemi di autostima. Velocemente, prima di farne venire (o peggiorarne di pre-esistenti) anche a una persona alla quale si vuole bene, e alla quale si dovrebbe fare del bene, non del male, possibilmente spontaneamente, non per dimostrare chissa’ che. Il compagno, e’ una persona che ti accompagna, non che gareggia con te. E’ l’alleato, non il nemico.

Alleato, non nemico, e’ una specie di mantra per ogni situazione, assieme a “non tu tu tu, non io io io”.

Cercate di ragionare come dei compagni. 

E questo ci riporta ad un’ultima, grave cosa che vedo spesso sussistere: la mancanza di un terreno comune sano, condiviso, e vissuto realmente, al di fuori dell’eventuale routine casalinga.

Un compagno e’ un alleato, magari non costantemente con te (quello fa sfociare tutto in “tu tu tu”, e genera invariabilmente insoddisfazione prima o poi, perche’ nessun individuo puo’ tamponare tutte le necessita’ di una persona), ma comunque condivide volentieri con te una fetta della propria vita sufficiente a fare con te nuove esperienze. Piu’ si cresce insieme, e non separatamente, piu’ forte e’ il collante che terra’ insieme due persone. Non e’ importante essere insieme a lavare i calzini, per dire, ma e’ importante avere del tempo per vivere il mondo in compagnia. Quando si preferisce comunicare con altre persone anziche’ il partner, e non occasionalmente, sempre, c’e’ un problema. Quando i propri interessi individuali sono tantissimi, e quelli condivisi nulli, c’e’ un problema. C’e’ necessita’ di coltivare l’io, ma anche di coltivare il noi. Di avere ricordi per poter dire “ah noi siamo andati qua e abbiamo visto questo, pazzesco”. “Noi facciamo questo insieme, e’ interessante sai?”, cosi’ come anche di non vivere TUTTO insieme, allo scopo di avere qualcosa che definisca la propria identita’, si, ma anche da raccontarsi, da offrire all’altro.

Chi vive una copia di se, o un servo per se, sempre nella propria vita, puo’ anche vivere solo. Non cambierebbe nulla, a parte forse un’eventuale soddisfazione sessuale. Una persona cosi’ non aggiunge nulla alla propria vita.

L’interesse va mantenuto vivo, sia per la propria individualita’, sia per la voglia di portarsi questa individualita’ a fare nuove scoperte. Non si e’ mai troppo saggi per scoprire nuove cose, non ci basterebbero una decina di vite per avere esperienza di tutto. Andate, ed imparate insieme. Coinvolgete il vostro partner in piu’ cose possibili che pensiate possano piacere, insegnare.

E con questo penso di aver coperto il piu’ degli errori comuni che vedo fare in giro, o ho collezionato durante le mie precedenti relazioni.

Non antagonizzate le persone perche’ non sono come voi vorreste che siano. Trovate un modo per capire come il loro essere diversi da voi possa essere utile alla vostra relazione. E se proprio non trovate un modo… cercate altro.

Sempre e comunque, non sogni che diventano realta’, non nemici, compagni di viaggio.

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Domandine!

Prendi gli shampoo e i saponi dagli hotel ?
Lo sai che li ho pagati, vero?

Dormi dentro o fuori dalle lenzuola?
Dentro. Preferisco essere coperta. Se fa troppo caldo ovviamente no, ma, generalmente sto sempre sotto qualcosa.

Hai mai rubato un cartello stradale?
Dai, rubato, che brutta parola. Era li’, abbandonato poverino, gli ho dato una casa.

Hai le lentiggini?
Si. Mi piacciono molto.

Qual è il tuo più grande cruccio?
Non riesco ad adattarmi alla societa’. Credo non ci riesca nessuno in generale, ma diciamo che il mio livello di “non riuscirci” e’ un pelo piu’ grave della norma.

Con quante persone hai dormito questa settimana?
Sta domanda e’ strana forte, con quante persone dovrei mai dormire? Avro’ dormito si e no qualche oretta con il mio uomo.

Quanto è grande il tuo letto?
Due piazze belle intere. Potrei anche dire “troppo”, visto che ci dormo da sola.

Qual è la canzone della settimana?
La scatola del cuore.

Va bene se i ragazzi indossano il rosa?
Va benissimo, non maciullategli i maroni con il vostro machismo da due centesimi.

Guardi ancora i cartoni animati?
Why not?

In cosa immergi i chicken nuggets?
Nei succhi gastrici, quando li mangio. Ma e’ raro.

L’ultima persona che hai baciato / ti ha baciato?
Il mio uomo. Stranamente, non vado in giro a baciare cani e porci.

Sei mai stato un boy/ Girl Scout?
No, pero’ sarebbe stata un’esperienza molto interessante.

Poseresti mai nudo per una rivista?
Naturalmente si, posto che i genitali siano strategicamente coperti da una posa particolare, o un oggetto di scena, e ci sia un motivo preciso per cui sono nuda su una rivista. Insomma ci vuole un po’ di classe.

Quando è stata l’ultima volta che hai scritto una lettera a qualcuno?
Ho perso la cognizione di quanti anni siano passati, ma credo fosse una missiva mai arrivata per un uomo che allora amavo tantissimo. Gli stavo augurando buona fortuna per la sua relazione, e consegnando un regalino che sarebbe stato un ricordo, una specie di addio al tipo di giochi/interazioni che per cause di forza maggiore non potevamo piu’ portare avanti. Tutto questo non e’ stato ritirato per dimostrare non si sa cosa a non si sa bene chi. Mi girano ancora un po’ le palle a ripensarci.

Sai cambiare l’olio in una macchina?
Si.

Panino preferito?
Pollo! O se c’e’ carne, deve esserci anche un po’ di peccaminoso bacon e formaggio. Altrimenti, c’e’ un panino al pesto con una varieta’ di formaggio molle che e’ la morte sua.

La cosa migliore da mangiare a colazione?
Caffe’ e latte e biscotti al cacao.

A che ora vai a dormire?
Alle tre. Ci ho provato a dormire prima, lo giuro. Non funziona.

Sei pigro?
Pensavo di essere una persona pigra, prima di conoscere il mio uomo.

Quante lingue sai parlare?
Questa domanda e’ tricky, perche’ conosco la grammatica e qualche parola di molte lingue, ma se dovessi PARLARLE, direi soltanto Italiano e Inglese. Sul resto sono troppo insicura per formulare delle frasi decenti ancora.

Hai abbonamenti a riviste? 
No. Vorrei averne pero’. Vorrei che ci fosse una rivista cosi’ interessante da darmi materiale da leggere sul cesso ogni settimana.

Meglio i Lego o i Lincoln Logs?
I lego, ovviamente.

Mai usato una pistola?
Vera, mai. Mi piacerebbe provare.

L’ultima volta che un fotografo ti ha fatto un ritratto?
Avevo ancora vent’anni. Mi ha detto che non sapevo posare XD

Pensi che i musical siano ridicoli?
No. Perche’ dovrebbero essere ridicoli?

Mai mangiato un pierogi (ravioli polacchi)?
Se morivo ieri non sapevo manco cosa fosse.

Lavoro che volevi fare da piccolo?
La veterinaria. Poi la scrittrice.

Credi ai fantasmi?
Credo agli spiriti.

Indossi le pantofole?
Solo quando e’ strettamente necessario.

Indossi un accappatoio?
Li detesto.

Cosa indossi per andare a letto?
Iiii–l pigiama?

Primo concerto?
Era Vasco Rossi, si? Era Vasco Rossi. Ero piccola, nel senso, bambina, abbiate pieta’.

Carrefour, Auchan o Bennet?
Carrefour tutta la vita.

Nike o Adidas?
Adidas.

Noccioline o di semi di girasole?
Semi di girasole.

Hai mai preso lezioni di ballo?
Ni. Facevo ginnastica artistica.

Che lavoro vuoi che faccia la tua o il tuo futuro coniuge?
Non e’ molto importante il lavoro che fa, l’importante e’ che stia bene, e che guadagni almeno il minimo indispensabile a sopravvivere in maniera decente.

Hai mai pianto perché eri felice?
Di solito piango quando sono incazzata. Quando la mia felicita’ raggiunge una certa soglia, mi blocco tipo crash di sistema, e inizio a chiedermi internamente dove sia la fregatura. Immagino che questo tarpi un po’ la risposta emotiva…

Bruci incenso regolarmente?
No! Chi e’ il folle, puzzano da morire.

Mai stato innamorato?
Ho 35 anni. Se non fossi mai stata innamorata, avrei dei gravi disturbi della personalita’.
Ogni volta sembrava la prima, o quantomeno quella giusta, fino a qualche anno fa. Ora succede, ma quasi ne ho paura.

Qual è stato l’ultimo concerto che hai visto?
Oh, era un concerto molto campato per aria all’ultimo in cui suonava un mio amico pianista.

Tè caldo o tè freddo?
Entrambi sono piacevoli in diverse situazioni. Relax? Te’ caldo. Uscita con gli amici al caldo? Te’ freddo.

Tè o caffè?
Caffe’.

Sai nuotare bene?
Si.

Sei paziente?
Molto, M O L T O piu’ di quanto sembri.

Hai mai fatto un intervento di chirurgia plastica?
No, e non intendo farne.

Quali sono le olive migliori nere o verdi?
Verdi, hanno un sapore piu’ piacevole e meno aggressivo, terroso.

Vuoi sposarti?
Volevo, ma con il soggetto e’ andata male. Voglio ora? Non lo so, non lo ritengo necessario, credo sia una complicazione burocratica applicata a una cosa naturalmente concepita per essere labile, e penso sia oggettivamente troppo presto per pensarci. Ma non escludo che un giorno potrei volerlo ancora. Chissa’.

Qual è stata la tua cotta alle superiori?
Ne ho avute diverse. Penso che la piu’ duratura e significativa si chiamasse Federico.

Piangi e fai capricci fino a quando non ottieni quel che vuoi?
No, ma insisto e le provo tutte finche’ non lo ottengo. E se non ci riesco, continuo ad insistere finche’ non mi e’ piu’ possibile insistere. Poi mi arrendo in maniera sorprendentemente pacata.

Vuoi bambini?
Ne volevo. Probabilmente se non fosse cosi’ complicato avere una vita stabile entro i termini del fisicamente auspicabile, ne vorrei ancora almeno uno. Ma cosi’ non e’.

Quale è il tuo colore preferito?
Il nero, e il viola.

Ti manca qualcuno in questo momento?
Tante persone che non si meritano la mia nostalgia neanche per un secondo.

Qual è il tuo animale preferito?
Il gatto. What a huge surprise.

Ultimo manga che hai letto?
Era una cosa melense e assurda di cui non ricordo manco il titolo. Ogni tanto compro qualche numero uno di qualcosa che trovo in edicola nella speranza di trovare qualche perla sconosciuta. Fallisce spesso come esperimento.

Ultimo libro che hai letto?
“Io sono un gatto”

Social network preferito?
Rimbalzo fra facebook e instagram, anche se in entrambi non punto ad altro che cazzeggiare con gli amici. Ci sono i “wannabe instagram stars” e quelli che “guarda la mia attivita’ come e’ fiorente su feisbukk” in giro, ma non solo non ne faccio parte, mi fanno pure abbastanza pieta’.

Sei mai stato tradito?
Non che io sappia, e onestamente penso di no. Anche se fosse, non credo me ne fregherebbe niente, a meno che non sia il mio corrente uomo ad averlo fatto. Il rapporto che avevo con gli altri era differente, ma non perche’ li amassi di meno o cagate varie. Semplicemente penso di essere cambiata un po’.

Hai mai perso qualcuno di speciale?
Si. O sono morti, o preferirei pensare che lo fossero piuttosto che ricordare in che modo marcatamente idiota sono usciti dalla mia vita, senza neanche fare il minimo indispensabile per provare a restarci.

Sei mai stato depresso?
Si. E ne sono uscita da sola, altrimenti campa cavallo.

Hai mai smesso di amare qualcuno?
Non si smette mai di amare qualcuno, a meno che questo qualcuno non ti faccia qualcosa di terribile. La persona in questione, semplicemente, con il tempo, smette di essere quella che amavi. Quantomeno, cosi’ e’ sempre successo a me. Si parla di amori forti, amori che fra i tanti sono memorabili a distanza di anni.

Hai mai incontrato qualcuno che ti ha cambiato la vita?
Chiunque io incontri ed accolga nella mia vita in qualche modo cambia un pezzo, da piccolo a veramente grosso, della mia esistenza.

Hai mai beccato qualcuno che stava parlando di te?
Si. Spesso male. Ogni volta, non me n’e’ fregato un cazzo, mi sono limitata a spiegarmi quando proprio si sparavano cagate grosse. Me ne frega cosi’ tanto marcatamente nulla che certe persone si sono stupite della mia totale assenza di reazione.

Quante persone fra i tuoi amici di Facebook conosci realmente?
Conoscere, as in “conoscenza”, quasi tutte.

Con quante persone fra i tuoi amici di Facebook parli?
Una ventina circa.

Qual è una cosa per la quale non riesci ad aspettare?
Pisciare. Quando scappa, scappa.

Modello del tuo cellulare?
Ti dico la marca, via. Huawei. E sono molto fedele a questo brand, scoperto in un momento di diversi anni fa in cui cercavo “un cellulare che funziona bene, non me ne frega niente di nient’altro.”, e non era ancora una marca di quelle ben lanciate sul mercato. Momento hipster, I know, pero’ e’ stato davvero cosi’.

Cosa ti auguri di cambiare nella tua vita?
L’instabilita’.

Cioccolato al latte o fondente?
Fondente.

Hai una cotta per qualcuno?
Sono sette anni e mezzo, quasi otto, che ho una cotta per qualcuno. Prima, e anche durante, la avevo per altra gente eh, per carita’, pero’ diciamo che non e’ un segreto per nessuno ormai.

Prima migliore amicizia?
Marco.

Sei di destra o di sinistra?
Svegliatevi, teste di minchia. Non esiste piu’ questa suddivisione da un sacco di tempo.

Hai cicatrici sul corpo?
Si. Niente di eclatante tipo segni di pugnalate, ma si.

Il ricordo piu’ bello legato alla tua infanzia?
La mia infanzia faceva veramente schifo. Lasciamola stare li’, via.

Il tuo partner ideale?
Intelligente, porco, sagace, sarcastico, di classe, sicuro di se’, sulla mia stessa lunghezza d’onda. (L’ultima e’ la pretesa piu’ grossa.)

La tua carriera ideale?
Un tempo avrei scritto “la mantenuta”, ma non e’ una cosa molto onorevole. La voglia di fare un cazzo resta preponderante, ma penso che serva qualcosa tipo gestirmi delle proprieta’, giusto per non sentirmi immeritevole della mia tranquillita’.

Preferisci romanticismo o spontaneità?
Si possono avere entrambi, ma se dovessi mettere qualche sasso in piu’ sulla bilancia, lo metterei sulla spontaneita’.

Preferisci un provocatore, o un indeciso?
Si possono avere entrambi, ma se dovessi mettere sassi ancora, preferirei provocatore, se non altro perche’ gia’ io sono un’eterna indecisa.

In te prevale sentimento o ragione?
Lotto con convinzione ed energia affinche’ nessuno dei due prevalga in generale, ma si permettano di intervenire per ponderare in maniera equilibrata ogni situazione.

Hai mai detto a qualcuno che lo amavi, e non era vero?
Probabilmente si. Ma mentre lo dicevo, io credevo fosse vero.

Credi in te stesso?
Se non ci credo io, chi lo fara’?

Credi nel vero amore?
Che e’ sta troiata del “vero” amore, come se ne esistessero di falsi. L’amore non e’ Babbo Natale, o Dio, che puoi crederci come anche no, e’ un sentimento, non c’e’ niente da credere, si prova? Esiste. Il fatto che spesso non sia proprio semplice da definire con precisione, ne’ nelle esagerazioni romantiche di certe ideologie, ne’ come semplice reazione chimica volta alla riproduzione, e’ un altro discorso. E’ qualcosa di identificabile come tale nel momento in cui una persona pensi di amarla, o che ti piaccia abbastanza da dedicarci un bel po’ di tempo, eroticismo ed attenzione. Esiste, punto.

Credi di piacere a qualcuno?
Me lo auguro. Almeno un paio dovrebbero essercene che sicuramente mi apprezzano…

Sei felice?
Abbastanza dai.

Qual è il tuo obiettivo principale dell’anno?
Superare con successo l’estate e i primi mesi dell’autunno.

Cosa cerchi dalla vita?
Pace.

C’è qualcosa che ti mette ansia?
Devo pagare le tasse entro fine mese.

Elenca tre cose che dovresti comprare
Una borsa, dei reggiseni decenti, qualche suppellettile per la camera.

Sei un risparmiatore o uno spendaccione?
Sono una risparmiatrice, la tecnologia e’ l’unica cosa su cui spendo senza rimorsi anche quando non e’ necessario.

C’e’ qualcosa che invidi a qualcuno?
C’e’ qualcosa per cui ammiro qualcuno, e mi piacerebbe riuscire ad avere altrettanto successo. L’invidia e’ un sentimento che fa abbastanza schifo, se non altro perche’ non porta da nessuna parte. Anzi.

Sei geloso del tuo partner?
Si. Non capisco perche’, visto che non sono una persona possessiva. Pero’ del mio attuale partner, sono particolarmente gelosa.

Quante carte di credito hai?
Neanche una. I’m not even kidding. Non le voglio.

Quanti sollevamenti sei in grado di fare?
Sollevamenti de che?

Ultimo regalo fatto?
Una collana, e un portachiavi.

Hai qualche pensiero proibito segreto su qualcuno?
Chi non ne ha? Chi si aspetterebbe mai che una persona marcatamente porca come me non ne abbia? Ho ancora un paio di occhi, e un istinto. L’importante e’ cosa si decide di farne. O cosa si decide di NON farne, come nel mio caso.

Cosa ti fa scendere a compromessi?
La necessita’ stretta. Detesto farlo, non e’ nella mia natura, non sono una persona particolarmente conciliante.

Devi soldi a qualcuno?
No.

Quanti anni credi di avere?
35. C’e’ qualcosa che non so sulla mia nascita?

Ti annoi facilmente?
No.

Miglioramento piu’ significativo degli ultimi tempi?
Sono indipendente.

C’e’ qualcosa che hai in sovrabbondanza?
Hmmm… Grasso?

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Sfogo

C’e’ una cosa che mi manda un po’ fuori dai gangheri quando si tratta di “persone normali”, e le applicazioni che la loro “normalita’ ” rovescia sulla vita degli altri. Questo qualcosa e’ la tendenza a non lasciar vivere.img_20180612_102147_mh1528792896977.jpg

Mi spiego meglio.

Ogni volta che qualcuno ha la pessima, ereditata idea di dover cambiare qualcosa per sentirsi bene davanti a uno specchio, davanti a un ideale, davanti ad un concetto di se che non corrisponde a quello che vede, fa lo stesso errore con se stesso, e con chi gli sta attorno, ovvero trova SEMPRE qualcosa che non va. L’ho fatto pure io in gioventu’, ma per fortuna avevo accanto persone che sapevano darmi un freno dove davvero non aveva senso sbordare.

Quello che vuole insegnare al prossimo chi non sta bene con se stesso e’ la paura dei difetti, la paura di cio’ che non corrisponde a uno standard, molto spesso abbastanza insensato, che loro stessi seguono come una religione.

Cercano di sembrare giovani, cercano di sembrare sodi, cercano di sembrare atletici, cercano di sembrare in, cercano di costruirsi attorno una vita chic e piena di successi, non tanto perche’ gli piaccia, o desiderino realmente la vita chic o piena di successi, ma perche’ gli piace dare l’idea di avere una vita chic e piena di successi.

E chi considera questo una forma abbastanza marcata di follia, non si prende cura di se’, dovrebbe questo, dovrebbe questo, non dovrebbe quest’altro, bla bla bla, ha sempre qualcosa per cui venir visto dall’alto al basso, al solo scopo di sentirsi leggermente meglio con se stessi, perche’ in questa lotta non ci si sente mai bene.

Io ho 35 anni, anche se non li dimostro, e di testa me ne hanno sempre dati un pochino di piu’. Ho tanto ancora da imparare, ma questo, grazie al cielo, l’ho superato. Vorrei che lo superassero anche loro, se non altro perche’ non si rendono conto di quanto rovinano la vita agli altri, e a se stessi, continuando a criticarli. Pensano di aiutare, quale pia opera di auto-giustificazione paracula. Quale enorme errore. Non aiutano nessuno proprio, ma neanche se stessi.

A queste persone vorrei dire che e’ con immenso orgoglio che io mi “permetto” di vivere a modo mio, e non a modo loro.

Questo non mi rende meglio di loro, ma neanche peggio, e viceversa loro non sono ne’ meglio, ne’ peggio di me. Forse, tuttavia, un bel po’ immaturi.

Giu’ dai troni dai quali sapete benissimo di essere gia’ giu’. Scendete dal trono dove vorreste essere seduti. E vivete la vostra vita, veramente.

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Linea di pensiero precisa e documentata

La faro’ il piu’ breve possibile.

Di solito quando parto con questa premessa, faccio dei wall of text assurdi, pero’ c’e’ una cosa che mi preme mettere giu’ per iscritto… Fra le mie frequentazioni, su internet, nei bar, in generale noto che manca molto marcatamente una linea di pensiero coerente, precisa, documentata e ragionata da mantenere, o male che vada piegare a delle spiegazioni coerenti, nel tempo.

Facciamo un esempio semplice semplice preso dalla cronaca italiana: Come gestirsi i dannati profughi.

Fino a qualche settimana fa, erano o da bloccare se non hanno i permessi, o da smistare meglio, o comunque da rispedire piu’ efficientemente da dov’erano venuti, possibilmente modificando normative e modalita’ di accoglienza in modo da tenere solo chi e’ in regola, e sbattere fuori chi, per necessita’ o che, si mette a compiere crimini. Oppure, direttamente, si grida al prendere esempio dalle altre nazioni, che direttamente rifiutano l’ondata di immigranti. Giuro che gli stessi che ora smentirebbero con estrema forza di aver mai pensato in questa maniera, lo chiedevano a gran voce.

Ora, pur di fare opposizione, e’ la fiera dell’accoglienza e della tolleranza. “Non nel mio nome!” urlano le folle.

Potreste per favore avere una linea di pensiero, magari nel mezzo, ma comunque un minimo piu’ ragionata? Ci sono dei problemi ad attuare la tua visione ideale delle cose, potresti calcare la mano su quel problema specifico, invece di fare la banderuola che segue le grida e le scritte che sente e legge in giro?

Se non altro perche’ cosi’ si ha un’idea un po’ piu’ precisa di cosa voglia il popolo, invece di pensare, giustamente, che voglia soltanto fare casino e chissenefrega a sto punto, famo il cazzo che ci pare.

Finche’ qualcuno, preso dalla smania di reagire a qualcosa, urla ancora “basta migranti”, succedono queste cose. Non e’ astrofisica, nulla di complicato da capire.

Finche’ qualcuno, preso dalla smania di lamentarsi, chiede un governo, ma non indica con precisione quale, e per che motivo, succedono queste cose.

Finche’ si da fiducia alla cazzo di cane per simpatia, antipatia o moda, succedono queste cose.

Finche’ si va a votare per dire di aver votato. Che cazzo vuoi l’applauso? Dipende che cosa, perche’, come, in base a che. Son bravi tutti a entrare e mettere una crocetta praticamente a caso. Poi pero’ son cazzi di tutti gli altri.

Siamo disabituati, sempre di piu’, a ragionare, a ponderare le conseguenze del non ragionare, non fare la fatica di.

Statisticamente, avrei ancora tanto da vivere, probabilmente ne vedro’ le conseguenze, probabilmente in parte vivo gia’ le conseguenze di questo filone di non pensiero, e mi sento abbastanza impotente rispetto a una massa cosi’ grossa di pecoroni che si sentono saputi.

Ragionate, posso scrivere, dire, ripetere.

La cosa grave e’ che pensate di star gia’ ragionando, perche’ piu’ persone, sempre sulle stesse basi nulle, vi danno pacche sulle spalle, piu’ sentite di star seguendo il filone di pensiero giusto… e allora il mio appello non fa alcun effetto.

Mestizia.

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Il tira-molla

Oggi voglio blaterare a ruota libera del tira-molla. E’ un gioco perverso e crudele attuato molto spesso dalle persone quando una e’ innamorata dell’altra, ma non viceversa.

A lungo ho pensato di essere protagonista di una serie di lunghissimi tira-molla, quando la verita’ molto spesso era che era un molla-molla, e io semplicemente non me ne accorgevo chiusa in una bolla di pessimismo, e non facevo i necessari passi in piu’. Ero io quindi, inconsciamente, a rendere la situazione eternamente statica, fino al sopraggiungere di un punto di rottura “esterno”.

Mi preme sottolineare quindi che non e’ dei timidi e degli incerti di fronte a una cosa che puo’ funzionare che sto parlando, ma di quelli che, apprezzati da una persona in maniera particolare, continuano a dare segnali contrastanti a questa persona illudendola di avere un posto speciale, e tutta una rosa di speranze, che in realta’ non possiede. E lo fa con una certa lucidita’, allo scopo soltanto di tenersela li’, appesa, temendo una rottura del rapporto in toto nel caso dovessero tirare fuori la fatidica carta di picche.

Ho scelto un genere per spiegare questo fenomeno, solo perche’ ne ho davanti l’esempio piu’ recente, ma e’ piu’ che valido ambosessi: “Eh si, mi vuole bene, lo so, pero’ io non lo vedo cosi’, che ci posso fare?”

Sai cosa ci puoi fare? Puoi essere chiara e puoi essere definitiva. Specialmente quando vedi che la persona a causa tua non fa che penare dietro a te, e non va avanti con la sua vita com’e’ giusto che sia. Se non e’ sufficiente il tuo no, rimarcalo con delle azioni, quelle parlano sempre molto ad alta voce. Non aver paura di ferire, perche’ la chiarezza fa molti meno danni di un’eterna fumosita’. Se necessario, quando capita, sottolinea di considerare altre persone in un certo modo, e lui no. Fai capire che la cosa non cambiera’. Mai.

Bisogna infatti uscire un attimo dal rapporto strettamente io-te. Nella vita di ognuno, esiste tutta una rosa di eventi e di frequentazioni, e questa muta di continuo. Tu stai forzando la stasi in una situazione senza futuro, e facendo questo stai tarpando le ali a mille potenziali situazioni con un futuro.

La persona, infatti, anche se non lo ammette, finche’ non si stanca cosi’ tanto delle continue staffilate che un rapporto come questo, involontariamente, continua a dare, pende dalle tue labbra e non si accorge, ne’ si permette di accorgersi realmente, di altri potenziali partner.

Tipo “siii mi apprezza, ma TU sei quella che io ho scelto”. Si, se non fosse che e’ stata proprio una scelta di merda. E una parte di te sorride a questo, sa che non dovrebbe, ma lo incentiva. E poi, se si avvicina troppo a una conclusione che non vuoi prendere, quella stessa parte tira il freno, alza le pareti.

Perche’ tu apprezzi l’essere adorata, ma non adori.

Non fare questo giochetto.

Non farlo.

Se proprio vuoi fare il tira-molla, lascia almeno che sia breve, come sarebbe giusto che sia. Non antagonizzare l’evoluzione delle cose.

Anche a me piace essere adorata, a chi non piace? Anche io penso sempre che tutti, prima o poi, si stuferanno, e quando questo succede lo prendo veramente male, sono triste.

Pero’ bisogna imparare ad andare oltre se’ stessi, bisogna imparare a lasciar vivere, ad avere un lato che oltre la tristezza e’ anche felice dell’evoluzione.

D’altra parte quella certa persona te la tieni accanto per un motivo, a parte l’ego boost, no? E allora fai valere quel motivo, aiuta la persona durante, e uscendo da questa sua fase che sei tu.

Non approfittare del suo affetto, o della sua attrazione fisica, cerca piuttosto di esserne meritevole.

E se per farlo devi lasciare un brutto ricordo, anziche’ un dolce amaro, eterno ricordo di rincorse vane, beh, pazienza.

La vita, non solo la nostra, e’ breve. Fanne sprecare a chi ti fa il grande dono di apprezzarti il meno possibile.

……. o se non e’ poi cosi’ grave il tuo non-adorare la persona, e tutto sommato affetto e quel pizzico di attrazione li provi, potresti anche ponderare l’idea di pigliartela. Basta che prendi una decisione, e quella resta, e a quella fai corrispondere tutte le tue azioni future, con coerenza.

Se e’ no, e’ “no”, non e’ “no, ma…”.

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Che ne faro’?

Stamattina pensavo al fatto che presto, nonostante il clima marcatamente poco collaborativo, avro’ a che fare con un sacco di tempo libero.

Che ne faro’ di tutto questo tempo libero? Probabilmente poco tranne seguitare a riempirlo con incarichi e piccoli compiti domestici.

Dalla mia adolescenza in poi, non ho mai piu’ visto l’estate in modo festoso tipo “yay vacanze socialita’ sole costumini da bagno, musica, e se ne riparla a settembre”. Neanche quando effettivamente era cosi’.

Credo che finiro’ per cercare di inventarmi qualcosa di “un po’ piu’ vivace” di dormire finche’ non passa, se non altro anche per trovare delle cose carine in cui coinvolgere cio’ che resta delle mie amicizie, e il mio altrettanto orso compagno. Magari andro’ anche a trovare qualche personaggio out of the city, cosa che e’ un po’ piu’ complicata durante l’anno.

Il fatto e’ che cose da fare + carine + interessanti – caldo boia e’ spesso un’operazione che termina in negativo. Ma non mi daro’ per vinta, se non altro Milano e’ una citta’ che offre sempre tanti spunti.

Quello che fatico a far capire ai vari viveur fra le mie frequentazioni, e’ che non e’ che io non abbia provato, e non provi di continuo a trovare un angolo di socialita’, di esistenza in cui io mi senta relativamente bene. Qualcosa che mi piaccia, qualcosa che mi appassioni senza se e senza ma. In fondo, di cose ne faccio e ne studio. Faccio solo enormemente fatica a trovare certi tipi di attivita’, di cose, che richiedono un approccio piu’ “vivace”.

Tiro fuori il naso, e anche spesso, da casa mia, dalla mia “condizione mentale”, se vogliamo parlare come se fosse una malattia, e con il piu’ aperto degli approcci. So di suonare come una persona che sta seduta su una poltroncina da ufficio, e spacca il cazzo a tutti su tutto e basta, pero’ no, non sono proprio cosi’.

Pero’, pur senza un eccesso di giudizio, ogni volta mi ritrovo a constatare di avere proprio la testa “configurata” in un modo un po’ troppo bizzarro per poter abilmente ignorare cio’ che da sempre mi da fastidio, e pare dipinto su ogni cosa che mi circonda soffocandone i colori piu’ autentici (tutta questa intollerabile superficialita’…) o accettare senza lunghi attimi di sbandamento le contraddizioni senza senso che mi si parano davanti. E questo sbandamento, questo fastidio, si percepisce, viene preso male. Mi dispiace, non e’ una cosa aggressiva, sono solo piuttosto confusa. Faccio molta fatica.

Non e’ che sto diventando “troppo vecchia” per questa generazione, e’ che sono sempre stata troppo vecchia in qualsiasi fase della mia vita. E questo da bambini puo’ essere VERAMENTE MOLTO FRUSTRANTE, perche’ hai una mentalita’ di cui nessuno si fida, e zero possibilita’ di azione. Piu’ avanti, si trasforma invece in altri problemi.

Sono arrivata a pensare che, per come vanno le cose in questa fase della nostra societa’, sarebbe mille volte piu’ semplice essere un po’ idioti, e perennemente, sempre, il piu’ possibile, immaturi. Almeno ci si mischia meglio nella folla, si incontrano meno resistenze inutili, si e’ meno costretti a mascherare il proprio pensiero per non ferire involontariamente, per non far capire male.

Eppure non augurerei mai a nessuno tutta questa inconsapevolezza. Sono abbastanza convinta che distruggera’ tutto, in un vortice che si auto-perpetua, inghiottendo ogni forma di possibile salvezza in kilometri e gigabyte di spazzatura.

Questo mi viene in mente ogni volta che esco dalla mia “condizione mentale” nel tentativo di capire… Una specie di super esagerata visione apocalittica neanche troppo originale, se ne sono lette a migliaia di riflessioni cosi’. Eppure questo e’ quanto.

E sono stanca, lo dico spesso, mi sembra completamente inutile. Pero’ mi si sprona a continuare a provare, ed io ringrazio di questo.

Dice il mio uomo che “E’ bellissimo perche’ in tutto questo baccano, ogni cosa e’ perfetta cosi’ com’e’.” Che ogni cosa, ogni persona, e’ esattamente nel posto che si merita. Non ne sono del tutto convinta, ma mi piace abbastanza quando questa sua mentalita’ ha qualche riscontro pratico, anche solo sarcastico.

Il fatto e’ che la domanda sorge spontanea: In tutto questo, dove siamo noi? Qual e’ il nostro meritato posto?

Meritiamo questo stare ai margini di tutto esattamente perche’? E da qui la riflessione si fa troppo lunga per il quarto d’ora che mi rimane. Ma ci ho gia’ pensato, e ci tornero’ su.

E continuero’ a fare i miei tentativi. Perche’ magari ai margini va bene, e’ bene pero’ restare all’interno, restare consapevoli. Se non altro per non sbroccare in maniera abissale, finendo a farsi castelli su cose che manco si conoscono.

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