“Tu devi capire che non tutti sono come te…”

“… per me non e’ facile questo questo e quest’altro.”. Ma in realta’, questa cosa, io l’ho capita benissimo, sin da quando ero molto piccola. Tanta e’ la differenza fra il mio modo di pensare e quello che viene definito “normale”, che alcuni amorevoli soggetti arrivavano addirittura a definirmi una persona che vive “in un mondo che non esiste”, e si beccano tutti la stessa faccia perplessa della persona che ha davanti a se un individuo che fa proiezione.

Stai vivendo di cagate, mi dispiace che per te sia scomodo. Credimi, scegliere di vivere MENO di quelle stesse cagate (nessuno e’ esente dalle cagate al 100%) per me e’ ancora piu’ scomodo. Mi crea una valanga di problemi nei quali, a volte, ho il timore di annegare.

Ma a che mi servirebbe tutta questa fatica se poi io non potessi cercare di far vedere agli altri le cose da un punto di vista diverso? Se tutto questo fosse destinato a rimanere sempre inascoltato, frenato da mille resistenze, se non riuscissi mai a sbloccare le persone dalle trappole che si costruiscono da sole, e che difendono con unghie e denti impedendosi di vivere la propria vita, cosi’ come avrebbero fatto quando non pretendevano di conoscerla?

Sarebbe tutto da buttare alle ortiche, e allora si, io capisco che per te non e’ facile, ma capisco anche che non e’ facile perche’ sei tu a non voler fare passi, a voler rimanere ancorato alla tua definizione, a voler riesumare fantasmi di continuo perche’ hai paura del vuoto, o meglio di quello che il vuoto porta…

La riflessione, senza distrazioni che ci salvino.

Che paura fa essere costretti ad ascoltarsi… A sentire le voci che contraddicono le nostre costruzioni…

E’ con il piu’ sincero degli sgomenti che rispondo a domande come “ma come hai fatto a prendere cosi’ bene questo, come hai fatto ad affrontare questo, come hai fatto a (…), devi essere molto forte” “Non sono molto forte, non credo di esserla piu’ della maggior parte delle persone. So solo che quando qualcosa va fatto, lo si fa e basta. E basta. Se non ci piace, ma non si puo’ evitare, e’ inutile pensare di continuo che non ci piace. Se non ci piace, e si puo’ evitare, si smette di farlo e basta. Nuovamente, e basta.”

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Che poi…

Che poi, riflessione postuma… Se fosse stato per te io non saprei nemmeno che sei una madre da anni.

Cioe’, mettiamo in fila le cose.

Io non so con che testa si possa pensare che sta roba abbia un senso.

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Un esercizio intellettuale

Stare con il mio uomo e’ un esercizio intellettuale.

Avere una relazione di qualsiasi tipo con qualsiasi persona, a dire la verita’, e‘ un esercizio intellettuale, ma lui essendo piuttosto bizzarro (senti chi parla NdK) rende questo esercizio un po’ piu’ interessante.

Altrettanto bizzarramente oggi ne parlava proprio mio padre, abbiamo tutti le nostre piccole grandi fisse, ma quanto valgono in realta’ queste fisse?

Sicuramente un buon antidoto al fissarsi e’ una buona comunicazione. Parlarsi senza lagnarsi, senza aggredirsi, senza accusarsi, per farsi capire, per far capire quando non capiamo.

E una volta che abbiamo un quadro bello preciso delle cose, la cosa piu’ difficile resta capire fino a che punto e’ giusto che cosa, e fino a che punto sono cose che non importano.

“Difficile” non significa necessariamente spiacevole. A volte e’ carino mettersi a fare cose difficili come mettersi in discussione, ma non solo noi, la percezione delle cose che avevamo. Ammettere una fallibilita’, da entrambi i lati.

E poi, fare un passo indietro.

Chiunque sia molto affezionato, come amico, come parente, come compagno di qualcuno, molto spesso perde la capacita’ di fare un passo indietro, e vedere le cose con il giusto distacco. Costruisce una serie di aspettative basate su cose che spesso non vengono neanche realmente da lui/lei, come paragoni, idealizzazioni di come dovrebbe essere un rapporto e la propria reazione a quello che vi succede all’interno, paure, ruolo che si ritiene di dover avere, costruzioni su costruzioni… A furia di costruire si crea inevitabilmente un circolo isterico che e’ necessario riconoscere come tale.

E poi c’e’ il lecito, il sensato. Il misurato rispetto alla battuta di piedi. Quanto mi interessa veramente tutto questo? Quali sono le dimensioni di questo fenomeno se lo slaccio da tutti i contorni che lo sottolineano e mi “fissano” su un comportamento?

A volte questo lavoro lo fa soltanto una persona, ed e’ qui che viene in aiuto una buona comunicazione. Tuttavia inevitabilmente si va incontro comunque a una scelta, quali comportamenti validare, quali lasciar correre, quali spiegare cosa comportano per se, e di conseguenza chiedere di correggere o di spiegare ulteriormente.

Tutti ci facciamo sempre del male. Diffidate di chi sostiene il contrario. La cosa importante e’ capire che raramente (anche se a volte succede) l’altra persona ci fa del male con l’intento di farlo. Per le altre persone le cose non funzionano come funzionano nella nostra testa, e per quanto leggerlo sembri banale, rendersene conto realmente richiede un bello sforzo.

Il vero nemico di questo esercizio intellettuale e’ il non riuscire a fare un passo indietro. Non solo dalla situazione, anche dal proprio bisogno di sentirsi quelli che hanno ragione.

Nei rapporti umani avere ragione e’ molto poco utile. Lo posso garantire. A volte succede, ma, bizzarramente, non e’ neanche importante. A volte e’ addirittura nocivo, perche’ forti di questa convinzione ci si “fissa sulle fisse” abbassando l’ascolto.

C’e’ questo grosso, grosso lavoro di tenere a bada la reale dimensione delle cose, questo si che ha importanza. E di ricordarsi che ogni rapporto e’ unico perche’ nasce dall’intreccio fra persone diverse, pertanto il risultato non e’ efficacemente paragonabile a nessun altro risultato, anche perche’ la nostra percezione ESTERNA delle relazioni altrui e’ spesso molto fuorviata dal fatto che ne vediamo soltanto la facciata. Addirittura questa cosa fuorvia anche il modo in cui vediamo le nostre, di relazioni.

Se si cerca validazione, per esempio, invece di continuare a cercarla e dar per buona la propria esigenza a priori perche’ “per noi e’ importante”, si puo’ provare a domandarsi perche’ ci sia questa esigenza, e quanto realmente abbia a che vedere con il proprio partner.

Quanto TUTTO quello che la nostra emotivita’ suggerisce di pancia abbia realmente a che vedere con il proprio partner.

E quante stupide, nocivissime “questioni di principio” stiamo tirando su, quando non c’e’ nessunissimo principio, tutto ha un’importanza relativa, e siamo noi a regolarla, ognuno a modo suo.

Vedo spesso atmosfere rovinate da stronzate, sto errore lo facciamo tutti. Cosa stiamo cercando, mi domando, serenita’, felicita’, complicita’, o forse soltanto qualcos’altro a cui dare la colpa se queste cose ci mancano? Pare che a volte non ci si renda conto di quanto si allontani quello che si cerca a furia di lamentarsi che non ci sia, e cercare di tappare il buco istericamente, molto spesso nel modo piu’ sbagliato che si poteva scegliere.

A volte, un concorso in colpa c’e’, non lo nego, l’ho visto succedere. Ma vorrei invitare a riflettere su una cosa: fino a che punto e’ anche il vostro caso? E’ una questione di misura, come tutto…

Ricordando che ogni cosa si puo’ correggere, se entrambi desiderano farlo. Ricordando che se una volta che si fa un passo indietro si trovano piu’ motivi per andarsene che per restare, e’ bene tener fede alla propria razionalizzazione anziche’ fabbricarsi delle scuse.

Stare con il mio uomo e’ un esercizio intellettuale che, per quanto strano sia da leggere, non scambierei con nessun altro.

Siamo persone diverse da molte altre persone, e diverse fra di noi. L’incontro delle nostre personalita’ e’ come una stanza che si disordina facilmente, il nostro stesso concetto di “ordine” e’ differente dopotutto, ma una volta che rimetti tutto in prospettiva, poi la guardi , resti in sospensione qualche secondo, soddisfatto, e pensi che, sai cosa? E’ proprio bella. Sei contento che sia la tua stanza.

C’e’ cura, c’e’ affetto, c’e’ complicita’, c’e’ voglia di stare insieme. C’e’ tutto quello che e’ importante.

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Curve! Come tipologie di gatto.

Stavo guardando oggi uno di tanti video che insegnano come posare per evidenziare o nascondere parti di se, come mettere le luci, come settare le lenti, come far sembrare piu’ appetibile una foto a una persona, e un sacco di altre cose utili che a un artista e un ritrattista piace sempre molto conoscere.

In questo video la ragazza stava parlando di suggerimenti per posare per donne formose, e diceva che, cazzo, lei non era formosa, anzi magra e piatta come un’asse da stiro, e molto spesso vedeva queste foto di queste donne super super confidenti super voluttuose e pensava BANG sono meravigliose e vorrei essere cosi’, e inoltre specificava che avere delle spalle larghe sul suo tipo di corpo era poco armonioso e poco femminile, ma se ne sbatteva le palle. You go, girl.

Perche’ comincio con questa premessa? Perche’ molte volte sono li’ che mi ritrovo a pensare che cosa cavolo abbiamo tutti quanti di storto nella testa per passare il tempo a CRITICARCI davanti allo specchio. E’ una cosa in cui ero cascata pure io tanti anni fa, probabilmente proprio nel periodo in cui sembravo piu’ convenzionalmente “figa”, ma non era una cosa che cercavo, cercavo di capire cosa esattamente si aspettasse il mondo da me sotto quel punto di vista perche’ me ne fregava ancora qualcosa.

Questa donna priva di curve? Bellissima, uno schianto. E sono strasicura che, per quanto l’eye liner che porta sicuramente faccia una bella curva agli angoli dei suoi occhi, con quel tocchettino in meno di trucco sarebbe stata ancora piu’ figa, perche’ avrebbe brillato ancora di piu’ sul suo viso la genuina dolcezza ed entusiasmo, gentilezza, simpatia che sicuramente aveva in se.

Poi ricordo che sono stata in un “fat camp” in cui molti amano identificarsi, ma non me (“ahhh anche tu sei stato a X?” – stai tre metri lontano, chitticonosce). In questa occasione ricordo di aver avuto una compagna di stanza che era veramente molto ampia, ma fatta cosi’ bene che mi lasciava di stucco ogni volta che si spogliava. Quando si dice avere tutte le curve al posto giusto! Eppure penso che al di la’ dell’ovvio problema di salute, probabilmente lei si percepiva come brutta, il che e’ un’assurdita’ da capogiro perche’ quella roba era di una sensualita’ che, fossi stata un uomo, mi ci sarei gettata a capofitto. Che BELLE forme, che bella ragazza. Eppure da vestita sembrava un tubo perche’ cercava evidentemente di coprirle, oppure semplicemente i vestiti per la sua taglia erano veramente ingiustamente fatti male.

Il punto e’ che siamo cosi’ abituati a costruirci seguendo un modello che non ci rendiamo conto del nostro reale potenziale. Nel video la ragazza diceva che ci sentiamo tutti piu’ attraenti di quanto siamo, perche’ la nostra immagine allo specchio e’ flippata e siamo abituati a vedere qualcosa che non siamo. E invece secondo me no. Secondo me abbiamo una buona stima di quanto potremmo essere attraenti, ma non ci crediamo quando ci mettiamo a confronto con cose che sappiamo a livello logico essere costruite per essere visualmente conformi a, ma non ci rendiamo conto a livello inconscio, a furia di essere esposti ad esse, che non corrispondono a come dovrebbe essere un essere umano.

Leva tutti i trucchi, i maneggi, le creme, le cose, i filtri, le luci, i parrucchieri, le cerette, i bla bla a tutti quanti e piazzali uno vicino all’altro in una semplice camicia da notte che non starebbe bene a nessuno, anonima, semplice, due stracci. Cosi’ sono fatti gli esseri umani, cosi’, ad armi pari, ci si puo’ confrontare eventualmente, senza paura, magari con un occhio meno critico e piu’ curioso.

Ricordo l’agghiacciante frase di un mio amico: “Le donne se non si truccano fanno schifo, gli uomini no.” “Perche’? Io non mi trucco mai, vieni a dirmi che la mia faccia fatta com’e’ fa schifo e vedi come ti rigiro come un calzino sporco da lavare piccola merda.” E’ solo che si e’ cosi’ abiuati a considerare “giusto” e “normale” il costrutto, che abbiamo perso il palato per la realta’. E sto parlando di donne solo e soltanto perche’ lui parlava di donne, ma questo vale anche per gli uomini, naturalmente. Un altro discorso che facevo proprio ieri sera con una banda di persone che a un certo punto ho sbottato definendo “fighetti e schifiltosi” non ha fatto che evidenziare questo problema. Ci si sofferma su delle turbocazzate negative invece di ignorare semplicemente quello che non e’ di nostro gusto e concentrarci sui dettagli che lo sono.

Essere piu’ “gentili” nel valutare le persone, e’ anche piu’ piacevole a livello psicologico. Ammirare, anziche’ cercare di abbassare, e’ una cosa molto meno velenosa per se e per gli altri.

Cosi’ quando sento certi amici dire “aaah ma a me fa schifo questo e questo di me”, mentre magari ci stiamo preparando per andare da qualche parte, io semplicemente dico “Quando ti vesti e ti prepari, non dovresti pensare a nascondere quello che ti fa schifo, quello male che vada lo aggiusti al volo alla fine se vedi che si nota veramente troppo. Quello a cui dovresti pensare e’ spostare l’attenzione su quelli che pensi siano i tuoi punti di forza, su quello che tu vuoi sembrare. In questo modo non ti sentirai una persona che ha nascosto con successo qualcosa di cui si vergogna, ma una persona che e’ tosta, che conosce le sue armi ed e’ pronta ad usarle.”.

E’ un suggerimento cosi’ semplice, cosi’ banale. Eppure pare essere un game changer assoluto, da ricordare ogni tot volte, perche’ si tende a dimenticare.

I punti di forza ragazzi, i punti di forza.

Poi ognuno e’ fatto a modo suo, come delle tipologie di gatto. Ci sono quelli orientali, belli filiformi, snelli e tutto, e poi ci sono i british shorthair o i munchkin, oppure ci sono i gattoni grossi dall’aria selvaggia come i maine coon, ci sono quelli super pelosi e quelli senza pelo. Hanno diverse tipologie di fisico e diverse cose su cui contare per essere apprezzabili. Cosi’ noi, e’ cosi’ semplice.

Certo che se un british, invece di capire cosa lo rende bello, cerca di somigliare a un gatto orientale, la cosa non puo’ finire bene…

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Blue screen

Ci vedo qui, ad aspettare un cenno, una chiamata, un dettaglio, una spiegazione, qualcosa che ci risollevi da questo sentore di sconfitta che segna l’inizio di questo anno.

Non solo io, gruppo fornito di perdenti patentati, che guardano con confusione le occasioni piovere addosso a persone che rispetto a noi non sanno fare veramente niente, mentre noi le rincorriamo, perennemente, senza troppi risultati, senza che finalmente qualcosa succeda che ci puo’ far stare seduti tranquilli senza pensare che dobbiamo risolvere x y o z problemi.

Senza pensare a come misteriosamente si arranca in un mondo in cui chi non sa gestirsi nulla puo’ permettersi di avere posti come responsabili e soldi da buttare, dove chi e’ maligno nell’anima ha tutto l’amore e il supporto del mondo.

Senza coglioni che ti mobbano semplicemente perche’ qualche meccanismo inconscio della loro testa non ti vorrebbe trombare o portare a vedere la partita di calcio.

Senza persone che giocano con le tue debolezze come dei cattivi della Disney.

E’ tutto cosi’ posticcio e deludente, e francamente, toglie un po’ la voglia. Chi ha energie per reagire tira avanti di antidepressivi e calmanti. Chi non ce le ha resta un attimo in sospensione, come un computer in crash che non sta capendo il messaggio d’errore.

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Sbilanciamento

E bon, alla fine della fiera, mettendo tutto in prospettiva e’ anche vero che io mi sono sempre scapicollata anche in condizioni in cui non riuscivo ad esistere per me stessa, faticavo a camminare in casa, avevo malesseri che somigliavano a qualcuno attaccato dall’esterno con dei pugnali alle ovaie, o un progressivo perdere tutto il sangue che avevo, anche solo camminare era diventato un problema perche’ avevo cali di pressione e disagi di ogni tipo, spesso avevo malapena i soldi per permettermi il lusso di offrire un pranzo, di stare in compagnia.

In queste condizioni ho fatto kilometri, son salita su treni, ho fatto ore di camminate, sono uscita di casa in estate quando in genere crepo, se avevo problemi vedevo di risolverli prima e dopo, anche se ero esausta, e non ho mai rotto il cazzo neanche un secondo.

Pero’ non mi posso aspettare la stessa cosa dagli altri. Questa e’ una cosa che io stessa NON dovevo fare. Questo sbilanciamento va corretto da parte mia, non chiedendo un conto che non ho mai chiesto, perche’ non ha senso.

Eppure fa sempre piuttosto male, non lo so perche’, pensarci.

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Vediamo

Magari sono l’unica, ma io ci credo, sinceramente, in noi. Sicuramente sbaglio, ma per favore, lasciami sbagliare. Magari un giorno imparero’ che quando mi dicono che non sono cio’ che cerco, li devo ascoltare.

Puo’ darsi che io sbagli a pensare di sapere meglio di altri cio’ che cerco, e cio’ di cui ho bisogno. Probabilmente lo sanno anche altri, e vogliono solo mettermi in guardia, perche’ ci tengono a me.

Magari saremo un fallimento catastrofico, perche’ siamo partiti da due presupposti completamente diversi e con due atteggiamenti del tutto opposti, in due situazioni molto diverse che non riescono a creare qualcosa con un terreno sotto i piedi. Come si puo’ conciliare questa cosa?

Ma magari in realta’ si puo’ conciliare, perche’ sono solo io ad avere questo pensiero rivoluzionario, alla luce del fatto che, per ora, si sta bene?

Forse non durera’ in eterno, ma cosa lo fa?

Credo non trovero’ mai quello che voglio, perche’ vivo la vita con uno scazzo micidiale, io non voglio niente, voglio solo essere lasciata in pace, vivere in pace, stare tranquilla due secondi, e magari, in buona compagnia. Non e’ neanche un fattore necessario, ma se c’e’, e mi fa stare bene, perche’ sindacare?

Lo penso solo io, probabilmente saro’ ingenua.

Ilaria dice che la mia fedelta’ e’ venuta fuori semplicemente perche’ sono diventata pigra, non ho voglia di farmi gli sbattimenti necessari a tirar su giochi di seduzione, storie, menate. Puo’ darsi, sono invecchiata d’altra parte, dentro, molto. E sto con una persona che, con tutta la sincerita’ del mondo, mi piace, moltissimo, non sento il bisogno di complicarmi l’esistenza, anzi, sento la forte esigenza di semplificarmela.

Senza impegno, con impegno, con un impegno a meta’, whatever goes, tutto sommato, si tira avanti, e credo si possa tirare avanti davvero molto a lungo, senza che questo danneggi ne’ tarpi le ali a nessuno. O anche molto a breve, ma con lo stesso risultato.

Se/Quando un giorno le nostre strade si divideranno, allora vedro’. Magari, per preservare la mia calma, restero’ sola e basta. Magari trovero’ altro e trovero’ lo slancio per intavolarci qualcosa. Non mi preoccupa l’evenienza, non lo so…

Ma qualcuno che non crea problemi dove non ci sono, ci dovra’ pur essere da qualche parte, no? Sto giro sto cercando di assumere questo ruolo.

Quello che io dico e’ “Vediamo.”

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