Per quanto difficile…

Oggi e’ il compleanno di una persona che, ogni volta che “vedo”, mi fa sentire agitata. In senso positivo, assolutamente positivo.

Uno di quegli amori tossici come una batteria, dai quali ci si allontana perche’ impossibili per diverse e validissime ragioni. Eppure, quanto ci si puo’ aspettare di allontanarsi da un amore, per quanto assurdo e palesemente incorrisposto?

La stanchezza, si, la stanchezza a volte si porta via certe situazioni, confinandole nel passato. Eppure so che se lo vedessi sarei cosi’ agitata che il mio inglese sarebbe incomprensibile, ed investita da tutti quegli stessi sentimenti contrastanti che avevo quando facevo di tutto per esserci per lui.

Lui che e’ speciale, come e piu’ di una di quelle stelle che lui tanto ammira, che pero’ nessuno ha ancora reso celebre.

Per quanto difficile il suo carattere fosse, e nociva per lui questa mancanza totale di autostima, ogni volta che il suo essere furbo, dolce e buono salta fuori dai suoi tentativi di dimostrarsi figo, spietato e forte, io so che parte di me lo ama ancora, e dice dentro di se il suo nome, come se fosse una specie di incantesimo.

E non e’ colpa sua se e’ bello, anche fuori, ma non ama per niente che questo sia quello che attira di piu’ l’attenzione, inacidendolo da morire. Non era neanche colpa mia quando succedeva a me.

A volte ho paura, ho paura di tornare a vedere gli altri come persone che parlano a vanvera quando dicono di apprezzarmi.

Chissa’ cosa avra’ pensato del mio affetto per lui, un affetto cosi’ lontano da non poterlo neanche prendere in considerazione…

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Un sorriso in meno

C’e’ qualcosa che urla nella mancanza di un sorriso, un saluto, una parola gentile. Lui ogni volta che mi vedeva faceva questo.

Cortesia, si, ma anche quel modo di fare sinceramente dolce che in pochi onestamente possiedono, era un semplice gesto in grado di rasserenare, da una persona sempre con una parola buona, anche per la piu’ grave delle negativita’, che doveva prestarmi un libro mai prestato.

Ma l’ultima volta che l’ho visto fissava il vuoto, senza neanche percepire chi c’era attorno. Ne’ me, ne’ mia madre, troppo assorto in chissa’ quali pensieri, serio, stanco. So che dietro ogni persona buona e sorridente c’e’ una tristezza che pianta le radici, e si mangia via chi ne fa la sua compagna, incapace di estirparla. Cosi’ l’ho lasciato a questo suo momento privato dentro di se’.

Avessi saputo che sarebbe stata l’ultima volta che l’ho visto, gli avrei quantomeno detto “Ciao Roberto”. Eppure quasi mi dispiaceva l’idea di distoglierlo da questa sua alienazione per una cosa breve come un saluto, che tutto sommato si poteva fare sempre un altro giorno.

Invece quando sono tornata a casa ieri al posto suo c’era una via intera preoccupatissima, dei pompieri che andavano via, carabinieri, ambulanza. “E’ in casa”, diceva il barista, ma lui in casa non c’era gia’ piu’.

Via Orti ha perso una gran parte dei suoi sorrisi sinceri, e dei suoi racconti entusiasti.

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Però

Pero’ lui mi piace, e quando qualcuno o qualcosa mi piace io so essere una delle persone piu’ testarde possibili.

Se non altro perche’ non succede spesso.

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(in)felicità

E’ che sento di fare una violenza a me stessa quando non mi consento di essere felice per quello che c’e’, di svolazzare un po’, di fregarmene se questa felicita’ e’ soltanto mia (cosa in cui non credo mai del tutto, ma sicuramente un bello sbilanciamento c’e’).

Sono sicura che non avrei dovuto pensare “Seh vabbe’ ma tanto con sta premessa, sta cosa succede oggi e poi mai piu’.”, quel giorno, anche se temo che sia proprio cosi’.

Penso che avrei dovuto essere piu’ felice, godermi il momento, permettermi di smollarmi un po’ di piu’ ed essere piu’ dolce, forse, invece di bloccare tutto il fiume in piena di cose che avrei voluto sbloccare nonappena mi rendevo conto che volevano, cazzo, volevano uscire.

Mi tarpa un po’ l’entusiasmo tutto sto cinismo, e dopo tot botte di tristezza, anche quella sensazione di anticipazione che era sia assurda che scomoda, ma comunque cosi’ carina e buffa da vedere, pareva una roba da bambina… Puff. Scomparsa.

Non sono contenta, tesa perche’ voglio essere presentabile, ansiosa perche’ non so ancora l’orario, dubbiosa, niente. Sono… triste?

Perche’ voglio vederlo, ma quell’entusiasmo erano solo altri gattini da rinchiudere. E tutte queste difese, tutti questi freni, mi stanno portando via cio’ che e’ bello di come mi sento. Ma che brutto!!! Credo di sbagliare tantissimo a fare cosi’.

Ma sbaglio anche a fare cosa’, come me la posso gestire?

 

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Lo scoglio del 111

Ricordo quando ho avuto il mirabile proposito di usare questo spazio come un blog personale, esattamente come dovrebbe essere, parlando di frivolezze, cazzate, quotidianamente. Non mi sembra di riuscirci, percio’ faccio un breve tentativo parlandovi oggi dello scoglio del 111.

Ha a che fare con Tiziano Ferro, e la leggenda probabilmente vera che quell’uomo e’ arrivato a pesare 111kg prima di pensare che stava esagerando, e fare un vigoroso cambio di politica.

Questo fa un po’ sorridere una persona che e’ arrivata a pesare fino a 145kg senza riuscire, in realta’, a preoccuparsi troppo tranne per i suoi vestiti. Ma sono perfettamente consapevole che in realta’ il mio non riuscire a preoccuparmi troppo e’ una malattia mia, un sordo disinteresse globale che sto cercando di combattere da tantissimi anni, e in realta’ il fatto che io avessi una vita, se non per altre malattie, tutto sommato normale con quella stazza aveva un che di miracoloso e pericolosamente temporaneo.

Non so come descriverlo, perche’ si fa fatica a crederci, sai che e’ sbagliato, molto sbagliato che non ti interessi, ma non riesce ad interessarti, e fosse una cosa solo rivolta a te e al caso specifico riusciresti a darci una connotazione precisa, invece e’ come una nebbia che ti avvolge e, tragicamente, ti si legge in faccia, che mette come una coltre morbida fra te ed ogni cosa.

La logica prima o poi, comunque, vince anche su quella nebbia, e diversi kg sono riuscita a perderli, un po’ da sola, un po’ con un valido (seppure a mio avviso inutilmente seccante per il mio caso specifico) ausilio. Quando infine sulla bilancia ho letto 112, ero gia’ pronta a fare una giornata di canzoni e cagate per evidenziare lo scoglio del 111. Tipo “beh, siamo qua, ora e’ tutto una Tiziano Ferro!”, ridendo.

E invece la stranezza del mio caso di “lei deve sforzarsi a mangiare di piu’! ” ha voluto che fra gelati, pizze, ramen ed altro, invece di calare un kg come previsto, fra una pesata e l’altra sono arrivata a 109, e mi son sentita un po’ beffata, come privata di uno dei miei piccoli, stupidi simboli grazie ai quali gioco con la vita con una certa gioia. Dovrei essere contenta che il mio rischio di arresti cardiaci sia diminuito di quella tacca in piu’, e invece mi sento un po’ delusa, scherzosamente.

Penso che pubblichero’ una canzone sola? Devo anche scegliermela bene.

Perche’ io sono in una di quelle situazioni che non hanno una canzone che le descriva bene… Ho abbondantemente sforato la quantita’ di anni in cui abbia senso essere innamorati non corrisposti, o corrisposti quel tot quando le stelle sono allineate, poi si tira il freno a mano perche’, perche’ non e’ molto chiaro, e sono abbastanza sicura che se si cercasse di chiarirmelo mi incazzerei a morte perche’ per me sarebbero una valanga di stronzate ad hoc piazzate li’ per proteggere il proprio stile di non-vita, ma in cui il mio interlocutore crede veramente, percio’ va bene che non sia chiaro, mi fa fatica anche solo pensarci a un discorso di quel tipo.

Eppure, salvo rari casi in cui comunque poi quando mi scoccio mi rendo conto di tot cose positive, non mi sento maltrattata, o particolarmente male. Una persona ha tutto il diritto di non essere innamorata di te, ma volerti bene in maniera confusa, pigra e distratta, ma autentica.

E quindi niente nenie super tristi e niente cose super felici. E lo stesso si puo’ facilmente applicare a tutto. Quindi scegliere una canzone diventa difficile, e dovro’ farlo entro mezz’ora perche’ mo esco…

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L’amore non del tutto corrisposto è come gattini che hanno fame.

Si fa spesso fatica ad immaginare cosa tenga una persona in una relazione, l’amicizia, o un amore con persone molto diverse da se in cui non ci possono essere sentimenti di troppo, in una casa dove non sono graditi, e non possono essere nutriti, dei gattini.

Anche perche’ si fa un’enorme fatica a pensare che ci siano persone che, davanti a un bel mazzolino di gattini da latte rossi, non si sciolga volendoli nutrire, coccolare, tenere con se’, e che queste persone possano proprio essere quelle con cui si sta cosi’ bene che si desidera dimorare a lungo in questa relazione, nonostante i gattini.

Le povere bestie all’inizio non sembrano cosi’ tanto un problema dopotutto. Stanno belle tranquille nella loro scatola, non ci vedono un granche’, magari necessitano di diversi tipi di attenzioni, tutte cose che puoi dar loro in abbondanza, di nascosto, finche’ hanno le gambe troppo deboli per uscire dalla loro scatola di cartone, e i loro miagolii sembrano un semplice cigolare sommesso non troppo allarmato per la mancanza di cibo.

Man mano che crescono, pero’, ti rendi conto che tenerli nella scatola diventa sempre di piu’ un casino. Crescono, hanno bisogno di piu’ spazio, di piu’ cibo, di piu’ attenzioni. Gli devi insegnare a non uscire dalla tua stanza e loro, ovviamente, non ne hanno neanche per le palle di stare ad obbedire e limitare i loro orizzonti in questo modo.

La carenza della presenza, fisica, mentale, emotiva di cui questi gattini si nutrono e’ abbastanza evidente, e bisogna un po’ fare i salti mortali per seguitare a nutrirli, e loro presto o tardi inizieranno a protestare perche’ hanno fame, non facendoti dormire la notte per i loro miagolii incessanti, mew mew mew! Siamo soli, vai a farti coccolare e torna con una bella ciotola di croccantini!

Le tue cacce per procacciare il cibo per far star zitti questi splendidi, morbidi, ma insopportabili micetti hanno successi altalenanti. Un amico, vero, o una persona che sta con te distrattamente, ma ci sta, di certo non ti fa sempre mancare attenzioni e gentilezze, pero’, fa il possibile non e’ neanche sempre li’ a rincorrere le tue esigenze, men che meno se queste gli vengono tenute piu’ o meno nascoste.

Sai benissimo che se la persona sapesse dei micetti semplicemente ti farebbe notare che sin da subito aveva cortesemente chiesto di non portare animali nella vostra relazione. Ed e’ piu’ o meno questo che accade quando finalmente il piu’ temerario dei micetti abbandonera’ la stanza e trotterellando per la vostra amicizia, finalmente si fara’ notare dall’altro abitante di casa.

L’abitante prendera’ su il gattino osservandolo sottecchi, e ti affrontera’ scoprendo che ne hai anche altri, pur non scoprendo mai del tutto quanti. Iniziera’ a fare il paziente con te, che dopotutto gli sei tanto caro, ma restera’ fermo sulle sue posizioni: Ok, tu hai dei gattini, ma lui non sa che farci. Ti dice che non puoi chiedergli di occuparsi del loro cibo, e che capisce all’improvviso tutte le stranezze che tu facevi per portare fuori la cacca senza che lui se ne accorgesse,  ma nonostante questo questa cosa si deve risolvere.

Le cose sono tre, o li affidi a qualcun altro, o li anneghi, o vai a vivere in una diversa relazione, che possa fornire abbastanza nutrimento per i tuoi gattini.

Guardi i gattini, stanno giocando fra di loro, solo vederli cosi’ ti fa sorridere, ti da forza anche nei momenti piu’ difficili. Di annegarli, non se ne parla nemmeno. Di darli via, nemmeno.

Provi allora, magari, nei momenti piu’ critici, quando proprio stanno miagolando troppo e non ce la si fa piu’, a prenderti un paio di giorni in cui cerchi di spostarti con loro in un’altra relazione. Ma i gattini protestano, dov’e’ l’abitante scorbutico che ci guarda con sufficienza? Non accettano di mangiare altro cibo, anche se ce ne fosse in abbondanza.

Cosi’ esasperato torni indietro e speri che qualcosa cambi, che o i gattini decidano che si son rotti il cazzo di rischiare di crepare di fame, e si decidano ad accettare altro cibo, o che l’altro abitante si abitui alla loro presenza e li tolleri abbastanza da decidere di tenerli.

Ma l’abitante non pare volerlo fare, ad ogni occasione in cui ne vede uno per casa commenta “annegalo” oppure “non e’ che tiziocaio vuole un gattino?”. E osservi i micetti del tutto non impressionati dalla sua totale mancanza di affetto, che pur di strappargli qualcosina gli trotterellano attorno facendo tutte le smorfie e le scene piu’ carine.

E l’altro mima di infilarli in un sacco e annegarli, e non ti capaciti di come faccia.

Sai che se non vuoi che i gattini muoiano, dovrai spostarti, ma fai sempre fatica a credere che lui possa non volerli. Sai che potrebbe apprezzarli se solo —- li apprezzasse?

E cosi’ via, cosi’ continua, finche’ qualcosa non rompe con irruenza questo circolo vizioso. O finche’ si campa, chissa’.

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Giocattoli

Da bambina avevo talvolta brevemente a che fare con 2 bambine, figlie di amici dei miei genitori, che sinceramente proprio avevano un carattere che non era per niente compatibile con il mio.

I nostri genitori erano pero’ amici, e quando eravamo a casa gli uni degli altri, l’alternativa al frequentarci brevemente in altre stanze era morire di noia mentre loro parlavano.

Cosi’, spesso finivamo nelle stanze che a me parevano vastissime di quelle case, e giocavamo.

Una di quelle bambine era manesca e fastidiosa, l’altra era rognosa da morire. Ognuna delle due ogni tanto aveva quella faccetta che urla “prendimi a schiaffi” per un motivo o per l’altro. Quella manesca si era presa anche qualche botta effettivamente. Ma d’altra parte, cominciava lei…

Quella piu’ grande una delle prime volte mi faceva vedere tutti i suoi giocattoli, ma se allungavo la mano anche solo per toccarli, mi diceva “no, e’ mio!!!” “e’ mio!” “e’ mio!”. E io la guardavo tipo “ma, cosa me li mostri a fare allora?”

Al quinto o sesto “E’ mio!!!” mi sono scocciata e le ho dato una risposta che avrei dovuto dare a molta altra gente in molti altri contesti piu’ avanti nella vita:

“E’ tuo, e’ tuo, ma e’ un giocattolo, se non ci giochi con altri bambini, che cosa te ne fai?”

Chi vuole sempre e soltanto le cose per se’, solo con se’ dovrebbe restare.

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