Edonismo e similitudini

Hello.

I’m that child’s smile who loves everything that resembles him.

He’ve got friends who think like him, he prefers places that resemble him, he prefers animals that act like him, dresses up with symbols that express him and dreams to split up and make love with himself.

The exact opposite of the obnoxious searching for the opposite that already made many victims, he’s attracted with a sort of badly hidden twisted need, by any trace, even if small, of himself on everything that surrounds him.

Feeling “alike” eases a small, but permanent pain, a sense of solitude that doesn’t come from being alone, but rather gets stronger everytime he meets some people.

A slimy illness, like a slight nausea you can barely feel, a sense of being part of things, and part of nothing at the same time.

“I’m like you all, and like none of you.”.

A loneliness called back by any rightful and necessary difference, a bell that rings.

As if you’re stuck in the middle a lot of people who run in a crowded place in Milano. Everyday of your life.

Feeling “alike” is the only antidote I have to this poison, ‘cause trying to adapt doesn’t work, doesn’t last long and gets me down.

An antidote that also slows down this eternal, hard to stand sensation of being something with a body and an influence on everything around him, but doesn’t really notice it.

A mirror that doesn’t show me, never showed me, as a more observant mother already seen ages ago.

A mirror that doesn’t show anything but my glance, my way to move, so where do I see myself? In everything that surrounds me.

A piece inside you, a piece in that game on the shelf. A piece in those crows on the window, a piece in my cats meowing at me. A piece in the wonderful lyrics of a song, a piece in a shirt, a piece in everything I create and write, a piece in my unbelievable untidiness.

A piece in the nature I love so much, a piece in the way my friends say hi, a piece in the way people quote me, even after years.

Wires that bind me to the world, and tell me I’m here. Wires that extend myself from nothing at all to everything.

And maybe, yeah, an egomaniac attitude.

Mi presento.

Sono quel sorriso da bambino che ama ogni cosa che gli somiglia.

Ha amici che gli somigliano, predilige posti che gli somigliano, preferisce animali che gli somigliano, veste simboli che lo esprimono, sogna di potersi sdoppiare e far l’amore con se stesso.

Il contrario esatto della spasmodica ricerca dell’opposto di cui molti sono vittime, attratto come una forma di malcelato bisogno da ogni traccia, fosse anche sottile, di se in tutto cio’ che lo circonda.

La somiglianza allevia una pena sottile ma perenne, un senso di solitudine slegato dall’effettiva solitudine, anzi, che sembra accentuarsi ogni qual volta che si entra a contatto con le persone.

Uno strisciante morbo, come una leggera nausea interiore, appena appena percettibile, senso skizoide di appartenenza ed alienazione allo stesso tempo.

“Io sono come voi, e come nessuno di voi.”.

Solitudine che ogni lecita e necessaria differenza va a richiamare, un batacchio sul campanellino.

Come stare fermi a guardare la gente che scorre veloce in una piazza affollata di Milano. Tutta la vita.

La somiglianza e’ l’unico antidoto che ho, perche’ tentare di adattarmi mi spersonalizza e deprime, funziona poco, e poco a lungo.

Da anche un freno a questa eterna, intollerabile sensazione di essere un’entita’ che ha un fisico e un’influenza nella grande trama, eppure non riesce mai a percepirlo.

Se nello specchio non riesco a vedermi, come capiva gia’ da tempo una madre assai piu’ attenta di me, come se non riflettesse nulla che non sia il mio sguardo, i miei atteggiamenti, trovo la mia connotazione in tutto cio’ che mi circonda.

Un pezzo dentro di te, un pezzo in quel gioco sullo scaffale. Un pezzo in quei corvi alla finestra, un pezzo nei gatti setosi che mi miagolano accanto. Un pezzo nelle parole bellissime di una canzone, un pezzo in una maglietta, un pezzo nelle cose che creo e che scrivo, un pezzo nel disordine patologico che mi circonda.

Un pezzo nella natura che tanto amo, un pezzo nei saluti esclusivi di qualche amico, un pezzo nelle citazioni di amici di infanzia.

Fili che mi tengono ancorato al mondo, e mi dicono che son qua. Fili che estendono il mio essere da nulla a tutto quanto.

E forse si, un pizzico di megalomania.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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