Imitation of life

(Scroll down for english version)

E’ la pallida imitazione di un malumore, stamattina, di quelli che ti alzi e non sei neanche abbastanza giu’ da essere veramente, sostanzialmente triste, ma qualcosa ti aleggia nello stomaco, sara’ l’ennesimo sogno stancante che hai fatto…

Era la pallida imitazione di un sogno, uno di quei sogni inquinati, avvelenati da una realta’ di cui sei stufo marcio, piena di blocchi e attese manco fosse un gioco di facebook.

C’era la pallida imitazione di un erotismo incerto, che si fa strada lungo un corpo che non conosci neanche abbastanza da potertelo immaginare, che non si ritira ma non concede, che non si fa avanti ma pretende, pretende, pretende.

E’ la pallida imitazione di un amore, un qualcosa che non riesci neanche a provare del tutto, in realta’, per fortuna? Come potresti.

Il tutto si sviluppa nella piu’ pallida delle imitazioni della vita che tu hai avuto, piena di quelle cose in cui hai creduto fermamente in tutta la tua esistenza che, senza rancore senza cattiveria, scivolano via, via lontano, e si riaffacciano ogni tanto giusto giusto a ricordarti il loro mutato status sul tuo terreno pieno di crepe.

E non puoi certo affidarti a quell’immagine che sfugge, a cui non gliene frega niente tutto sommato, neanche nei sogni.

E come nelle piu’ precise, pallide imitazioni della realta’, anche nei sogni se qualcosa per caso va a differenza di come gli gira, da la colpa a cio’ che tu sei o non sei. E tu sei li, stanco. Prendi un passante e gli chiedi “perche’ deve sempre fare cosi’?”

Ma alla fine, pallida imitazione di un ragionamento, sei li’ che ti chiedi perche’ sei TU che devi sempre fare cosi’, sempre a cercare di rendere le cose profonde.

E’ la pallida imitazione di una depressione, neanche di quelle belle forti da dire, signori, sono depresso, c’e’ qualcosa di grandiosamente sbagliato nella mia vita e mi sta buttando giu’.Ma cosa c’e’ di sbagliato, alla fine, fai una vita bellissima, e le sole tracce di ombre che ti inseguono sono quello scenario idilliaco alla Mulino Bianco spezzato che alla fine, comunque, sarebbe stato spezzato da qualcosa lo stesso.

Sei una vista che non perdona, in un corpo ancora un po’ stanco per reagire. Ti giri e il tuo casino ti ricorda che non c’e’ niente da fare, sei tu a dovertene occupare, gli altri hanno altro a cui pensare, anche quando non ce l’hanno. Ricordi con affetto i tempi in cui pulivi i fornelli.

E cerchi una strada, o cerchi di levare qualche posto di blocco. Ma non oggi, Johnny boy. Oggi sei bloccato nei tuoi pianti che non vengono mai giu’, nell’ardere che s’e’ spento.

Uno stato di stasi senza ispirazioni e senza commenti.

It’s a petty imitation of a bad mood, this morning, as if you wake up and you’re not even sad enough to feel really, substantially down, but something still lingers in your stomach, maybe it’s just one more tiresome dream you had…

It was a petty imitation of a dream, one of these dreams tainted and poisoned by a reality you’re sick of, full of roadblocks and waiting, as if you were in a Facebook game.

There was a petty imitation of an uncertain erotism, making its way on a body you don’t even know enough to imagine it, that doesn’t run but doesn’t permit itself, that doesn’t move towards you but still demands, demands, demands.

It’s the petty imitation of a love, something you can’t even fully feel, luckily? How could you.

Everything evolves in the pettiest of imitations of the life you had, full of these things you really firmly believed in during your whole existence that without any hard feelings, without any evil intentions, just flow away, coming back just to remind you how their status changed on your wrecked land.

You can’t really rely on that ever running away image, that doesn’t care afterall, not even in dreams.

And, as if in the most precise of petty imitations of life, if something doesn’t go as the image wants, it blames what you are or are not. Even in dreams. And you’re there, tired. You stop a bystander and ask “why does he always have to act like this?”

But in the end, petty imitation of a thought, you’re there asking yourself why do YOU always have to act like this, always trying to make things deep.

It’s the petty imitation of a depression, not even strong enough to say, ladies and gentlemen, I’m depressed, there’s something absolutely wrong in my life and it’s bringing me down. But what’s wong in your life, afterall, it’s really beautiful, and the only traces of shadows chasing you are the ones projected by the broken idilliac vision of a family life you had, something that would’ve been broken anyway in time, by other things.

You’re a sight that doesn’t forgive, in a body that’s still a bit tired to react . You turn around and the mess in your room remembers you there’s nothing to do, you are the one that must react and handle this, other people have other things to think about, even when they don’t. You remember with a smile the times you used to clean the gas stove.

And you look for a road, or try to remove some roadblocks. But not today, Johnny boy. Now you’re blocked in tears that don’t come out, in your extinguished “burning”.

A status of stasis, without any inspiration and without any comment.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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Una risposta a Imitation of life

  1. emotions ha detto:

    I’d have to check with you here. Which is not something I usually do! I enjoy reading a post that will make people think. Also, thanks for allowing me to comment!

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