A story / Una storia.

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A man is a change machine, not a machine to be changed.

There’s a difference between to learn, to evolve and letting people change your nature. Between knowing how to move and knowing how to bow.

Between a misfit and a discomfort.

When there’s no place you feel like your place, home, the “problem” is actually neither you nor your surroundings. It’s the way you see your surroundings.

Why must there be a place for me, in a world where I didn’t even exist since a few decades ago?

I’m here to create it.

Not to find it, to create it.

Some have it easier, there’s no doubt, but I’m not here making a challenge out of it, comparing is useless in this particular situation.

What would you want your child to be? Nice grades at school, professionally affirmed, financially stable?

I don’t know if I’ll ever have a child, but I know every person I truely care for is a bit of a son of mine.

Maybe one day a creature will call me dad, I’ll be too old despite my curiosity to even understand how does his small world go. I’ll always be ready to learn from that creature, even making them laugh or challenging their patience.

I will leave to that creature a box full of nothing, and some thoughts, that’s all I have. And I’ll leave them free to throw that box away if they want.

If I could hope something for a son, I’d hope he’ll have some particular way to think. Vivid, indipendent, smart, able to tell what world pushes to you from what really makes sense.

But who am I to tell what really makes sense?

I imagine him (or her!) with a few clothes a bit ruined, smiling at stray dogs and calling them by name, if something like stray dogs will ever exist anymore. Or ducks, or pidgeons. Who knows egoism, anxiety, insecurity and superficiality, but doesn’t let them infect him.

Someone who writes essays like John Lennon, at school, telling teachers they didn’t understand life.

And everybody will call my child a failure, a fool, they will pity him and will never understand him completely.

But who knows, maybe this is what I am, more than him. I’m sure he’ll be able to see my mistakes and my weak spots, and try to avoid them in his life, do some different ones maybe.

I never wanted to be anything I am not, with an almost innatural strenght, since I was born, constantly socially unacceptable.  Well maybe I wanted to be of the opposite gender, but, frankly, who knows… Who knows really WHY can’t I really identify with mine.

I never really been able to.

What will all this bring to me? I really don’t know, I sincerely don’t know. If nothing goes too wrong I should have some years ahead to spend following my nature.

To create my place, to leave a sign, even a small one. Surely the ones who passed their whole lives to chase everybody else’s demands will never have strenght  and personality enough to tell an interesting story.

But I am here, I only need to focus what am I going to say.

How.

Who to say it to.

And when.

L’uomo e’ una macchina per cambiare il mondo. Non per farsi cambiare da esso. 

C’e’ una definita differenza fra l’apprendere e l’evolvere, e il lasciarsi snaturare. Fra l’imparare a muoversi e il lasciarsi piegare.

Fra il disadattato e il disagio. 

Quando non c’e’ spazio in cui ti senti a tuo agio, a casa, il “problema” non e’ ne’ il contesto, ne’ te. E’ il tuo approccio al contesto, siete entrambi e nessuno dei due. 

Perche’ dovrebbe esserci un posto per me, in un mondo dove io non c’ero fino a pochi decenni fa?

Io sono qui per crearmelo.

Non per trovarlo, per crearlo.

Per alcuni e’ piu’ semplice, senza ombra di dubbio, ma qua non stiamo a misurarci con il righello, non serve, non in questo caso. 

Cosa vorresti che fosse tuo figlio? Bei voti a scuola, un successo professionale, una stabilita’ finanziaria. 

Io non so se avro’ un figlio, ma so che ogni persona a cui voglio bene e’ un po’ figlia mia.

Forse un giorno una creatura avra’ me come genitore, troppo vecchio nonostante la curiosita’ immortale per capire veramente come gira il suo piccolo mondo. Sempre disposto a cercare di impararlo da lui, a costo di farla ridere o spazientirla. 

Che gli lascia in mano un pugno di mosche e qualche pensiero, tutto cio’ che ha. E lo lascia libero di non farsene nulla, se crede.

Se potessi augurargli qualcosa gli augurerei di avere una mentalita’ particolare. Vispa, autonoma, indipendente, in grado di discernere cio’ che gli spinge addosso il mondo, e cio’ che ha davvero un senso. 

Ma chi sono io per dire a qualcuno che cosa abbia un senso?

Me lo immagino con pochi vestiti un po’ sciupati, che sorride ai cani randagi e li chiama per nome, sempre se ci saranno ancora cose come cani randagi. O paperelle, o piccioni. Che conosce egoismo, ansia, insicurezza e superficialita’, ma non se ne lascia contagiare.  

Che in classe scrive sui temi come John Lennon, agli insegnanti, che non hanno capito la vita.

E tutti gli dicono che e’ un fallito, e un pazzo, e lo compatiscono, e non capiscono.

Ma chissa’, forse questo e’ quello che sono io,  piu’ che lui. Sono sicuro che vedra’ i miei errori e le mie debolezze, e cerchera’ di non replicarli, di farne altri magari.

Non ho mai voluto essere niente che io non sia, con una forza quasi innaturale, innata, perenne, socialmente inaccettabile. A parte forse un appartenente del sesso opposto, ma chissa’, chissa’ poi perche’ veramente non riesco a identificarmi nel mio. 

E non ci sono mai riuscito.

Tutto questo a che portera’? Non lo so, sinceramente non lo so. Salvo inconvenienti dovrei avere ancora qualche anno, qualche anno da spendere secondo mia natura. 

Per creare il posto, per lasciare un segno, anche piccolo. Sicuramente chi dedica la propria vita a rincorrere le esigenze degli altri non ha forza e personalita’ abbastanza per poter raccontare una storia interessante.

Ma io sono qui, devo solo capire che cosa voglio dire.

Come.

A chi.

E quando.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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