Luci ed ombre

E certe volte ancora cambio espressione quando vedo certe cose, e tutto il loro bel riverbero nella mia vita, incessante martellare di esperienze che non fa che sgretolare tutti i miei rapporti personali sin dalle fondamenta.
Perche’ non mi fidero’ mai, mai e poi mai, prima di tutto.

Non credo di non essere apprezzato, questo no… Ma il modo a dir poco malato e schizzato in cui sono stato apprezzato in tutta la mia vita mi impedisce di godermi questa sensazione fino in fondo.
Penso di rovinare prima di tutto le cose io, con il mio bel set di cose di cui mi sono accorto/son venuto a conoscenza, ed ho taciuto. Perche’ a volte provo a non tacere, e vedo insultata la mia intelligenza in modo che danneggia tutto ancora di piu’. Allora decido che e’ tempo di passar per brocco, e smettere gradualmente o meno di parlare.
Non so neanche se sia tanto sbagliato, comunque, sempre meglio cosi’ che tenersi accanto persone a forza, anche se le cose della vita le avrebbero portate altrove gia’ da tempo.

Credo di aver imparato a lasciar andare le cose, ma come ogni volta che si sistema un eccesso, il bilanciamento richiede del tempo. Al momento il mio modo di “lasciar andare” e’ una cosa che somiglia alla consapevolezza che qualcuno e’ morto.
Morto, e sostituito da un clone, cattivo, il piu’ delle volte.
E’ un pensiero rassicurante, non ti costringe a spruzzare d’acido tutti i tuoi ricordi con il senno di poi.
Ogni volta che tiri fuori quella foto, quello screenshot, quell’mp3, quello scritto, e rischia di venirti fuori una serie di tristezze tipo “ero felice, MA”, basta pensare che non c’e’ un ma. Le cose finiscono, le versioni, le esperienze, i passi, muoiono.
Poco importa cosa le ha uccise alla fine, lascia stare…

Tanto che si puo’ fare? Tante volte e’ meglio cosi’.

Eppure quell’acido cosi’ abilmente manipolato dopo tanti anni continua a ripresentarsi stortando i miei comportamenti davanti a determinati trigger. Avvelenano le radici di ogni cosa, creano un mostro che non fa che cercare di oscurare ogni cosa battuta da una luce, scoperchiando senza pieta’ le ombre prima ancora che si tenti di usarle.
E’ quello l’errore, o e’ restare ostinatamente attaccati alle luci finche’ le ombre non finiscono per danneggiarmi?

Infine, c’e’ un vero e proprio errore, nel tormento di luci ed ombre che e’ un rapporto di un’intensita’ significativa?

Consapevolezze un po’ tristi come il fatto che nessuno e’ mai sulla tua lunghezza d’onda, un pensiero tutto sommato banale, una serie di riflessioni che sono piu’ uno sputare dei pensieri senza capo ne’ coda su della carta virtuale.

Ho fame, e non ho voglia di dubitare di te.
Ma non riesco a farne a meno, penso che mi capirai.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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