Il peggior nemico del metodo Sticazzi

Ne parlavo con diversi amici, e poi me lo sono ritrovato davanti in tutta la sua immensa saggezza. Il metodo Sticazzi, che a molti sfugge tragicamente, spesso anche a me, il modo in cui si possono risolvere tante, troppe cose.
Ricordo un tempo in cui ne ero un grande esponente.
Forse e’ qualche difetto della mia ormai sempre piu’ fallace memoria, unico segno sostanziale del mio invecchiamento fin’ora.
Eppure, c’era un periodo in cui le cose mi andavano bene perche’ tutto sommato sticazzi.

Mentre il mondo si tormentava attorno a me, io avevo raggiunto un livello di indolenza quasi zen, che diciamocelo, e’ stata velocemente perturbata dal peggior nemico di questo sano menefreghismo, che illustrero’ fra poche righe.

Durante quel momento illuminato della mia vita, mentre tutti attorno a me si torturavano per le cose piu’ facete, io avevo deciso che non me ne fotteva niente. Ricordo un episodio in particolare in cui due miei amici baravano a un gioco, il mio compagno di squadra era immensamente irritato, e io ero particolarmente indolente rispetto alla cosa, non me ne fregava nulla di crepare nei modi piu’ fantasiosi in preda alla sua ostinazione anti lamer.
Un esempio di tanti.

Poi sono stato preso da un morbo che tutt’ora gravemente incide sulla mia salute mentale.
Gente maligna ha spesso sottolineato che io vengo colpito da non si sa bene che cosa. Che ci sono persone che passano la vita a cercare di guadagnarsi o mantenere la mia attenzione romantica, mentre io sbando qua e la’ dove meno vengo apprezzato.
Spesso e’ effettivamente cosi’, ma non e’ questo ad acchiapparmi in genere. E’ ancora piu’ facile di fingere di fottersene, con me.
Ho due abissi che sputano ombre e infelicita’ costantemente quando non nutriti da qualche cosa estremamente stupida. Uno e’ l’abisso che mi fa sentire FUORI POSTO ovunque, come se non appartenessi a niente, e l’altro e’ l’abisso che mi fa sentire DIVERSO da molti, in maniera cosi’ incisiva che capire o apprezzare le mie qualita’ e brutture a volte diventa troppo ostico anche per chi mi sta piu’ vicino.

Allora cosa succede. Succede che basta nutrire questi due abissi con qualche “noi” piazzato nel momento giusto, qualche illusorio senso di complicita’, qualche ostinata volonta’ (rigorosamente MAI forzata istericamente) di presenza in cio’ che faccio o viceversa, e l’impressione di essere naturalmente, e nonostante la presenza di un’altra persona, in PACE. In pace, e in compagnia di qualcuno che mi faccia sentire in pace senza essere solo.

Fatto, a questo punto, a meno che per qualche ragione x o y voi non abbiate qualcosa che mi respinge o infastidisce, o che mi fa pensare a voi come qualcosa di inferiore a me (eh l’ego, brutta roba), mi avete in pugno. E’ cosi’, nonostante tutte le mie capacita’ di capire questo e quello, in quel tipo di trappola ci casco sempre.

La trappola del “noi”, piu’ forte di qualsiasi impulso sessuale deviato alla meta, piu’ forte di qualsiasi resistenza alle mie indagini, piu’ forte di qualsiasi privazione.
La reazione alla caduta in questa trappola molto spesso e’ una forma di sentimento (Amichevole o no a seconda delle persone) cosi’ ansiotico e delirante che la sensazione di pace va a farsi fottere inevitabilmente. Rovina le cose perche’ SI, punto.

Ed e’ li’ che servirebbe piu’ di qualsiasi altro momento avere sott’occhio qualcosa di esterno a te, esterno al tuo giro, esterno a tutto, che ti dica “ma in fondo, sticazzi?”.

Sticazzi, esattamente.
Ho preso i libri del metodo Sticazzi per darmi quell’influenza esterna al mio giro.
Confido di avere un’arma in piu’ contro il mio proverbiale inciampare su me stesso.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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