Uscire di casa cosi’!

Oggi mi e’ tornata in mente una mia compagna di classe del liceo, che poi ha cambiato scuola. La gente che non mi interessa la vedo cosi’ tanto nel mio universo che manco mi ricordo come si chiamava.

Di lei, pero’, ricordo che un giorno si e’ seduta di fianco a me, e con un’espressione seriamente preoccupata, mi ha chiesto “Ma come fai tu a uscire di casa cosi’?” – Attimo di sbandamento. “Cosi’ come?” “Ti stanno male quei vestiti, ti fanno sembrare molto piu’ grasso, e trasandato.” “Eeee- quindi?” “Ma non ti preoccupi di questo? Io prima di uscire di casa mi guardo sempre allo specchio per vedere se sono a posto, e quando prendo un vestito lo provo e lo cerco in maniera che mi valorizzi. Mi sentirei male se sapessi che ho addosso qualcosa che mi sta male.” “Io no, metto su qualcosa e buonanotte, e’ gia’ tanto che io abbia voglia di uscire di casa, stare anche a preoccuparmi di COME non esiste. Tanto devo venire a scuola mica andare al ballo della regina” “Ma cosa c’entra, non te ne frega niente se la gente ti vede cosi’?” “No? E’ cosi’ tremendo? In fondo ho solo addosso una felpa di pile” “Io non so come fai, dovresti pensarci.” Nel frattempo, dentro di me, stavo pensando che povera stella, se quello e’ il risultato dopo tutta sta fatica nel calcolare cosa le stesse bene e cercare di apparire il meglio possibile, di base doveva essere proprio una catastrofe. Non che fosse brutta, ma era una di quelle persone un po’ – trasparenti.

Ricordo che pensavo la stessa cosa di una che certi miei compagni di classe definivano una strafiga, eppure io non riesco neanche a ricordarmi la sua faccia. E’ rimasta con noi in classe fino alla fine dell’anno, eppure per me e’ come se non fosse mai esistita.

Eppure ricordo molto bene, e con un certo affetto, il punketto super affettuoso che “puzzava” una cifra (aveva un odore che tutt’oggi potrei riconoscere se lo sentissi, ma non mi ha mai dato fastidio, sapeva di lui) e girava in felpa, e si trascinava dietro chili di ferraglia sottratti alle Mercedes.

Episodi analoghi si sono ripetuti piu’ avanti quando, andando a trovare i miei nonni a Roma, inizialmente con una maglietta, e il giorno dopo indossandone un’altra, mia nonna ha esclamato stupefatta “Con questa maglia sembri la meta’! Sembri un’altra persona, e’ incredibile”. O quando vedendomi truccato, diversi miei amici si sono azzardati ad asserire la stessa solfa “sembri un’alta persona!!!”.

Io credo che sinceramente, ingenuamente, definiscano questa scarsita’ di osservazione un complimento. Il fatto e’ che sono sempre la solita quantita’ di grasso e occhiaie, non importa dentro o sotto a cosa. E siete anche un po’ scemi, spero mi perdonerete questo momento di spudorato giudizio, se per voi un vestito cambia una persona. O anche solo la quantita’ di grasso che ha addosso.

Altro episodio lollo delle superiori e’ stato infatti un’altra compagna, ma lei me la ricordo bene. Ricordo che per me era ammirevole l’innocenza e la vera e propria convinzione con cui mi diceva che secondo lei dovevo fare qualcosa per il mio grasso, che anche lei era grassa, ma almeno faceva essercizio per contrastare la cosa e tenersi tonica. Io sul momento l’ho guardata tipo “buon per te”.  Lei faceva pallavolo, e’ uno sport che ho sempre detestato a morte. Sempre. Non che mi siano mai piaciuti degli sport, forse il nuoto, toh.

Non smettera’ mai di strapparmi un sorriso il modo in cui certi angeli caduti dal cielo vengono li’ a dirti, con gentilezza, che secondo loro fai schifo e dovresti agire in maniera da far loro meno schifo. E se punti nel vivo, diventa “anche una questione di salute!”.

E’ *SOLO* una questione di salute. Teste di cazzo.

Ma questo quando si tratta di criticare il mio modo di vestire, non lo possono neanche dire. Quindi l’arrampicata sugli specchi diventa “non ti prendi cura di te stesso”.

Oh no, io mi curo di me stesso. Lo faccio solo in maniera differente.

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Just your regular twisted egomaniac
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