Il tempo dei dovuti distinguo, delle giuste spiegazioni

Il sogno. Cosi’ e’ stata definita la mia second life, quella che ha fatto partire questo blog, quella che ha segnato NOVE lunghi anni della mia vita in maniera piu’ o meno attiva.

Per tanti anni sono stato Kei Kojishi, lo sono stato in una maniera totalitaria, “sbagliata” a detta di molti. Ma nove anni non sono bruscolini, ricordo ancora con che testa ragionavo io quando avevo nove anni, la stessa eta’ che ha il mio username. Un buon 75% di una persona si forma e si solidifica in 9 anni, figuriamoci la quantita’ di esperienze che si possono maturare in un periodo come quello…

In questi ultimi mesi sono tornato su Secondlife con una certa assiduita’ (neanche una volta al giorno precisa, nonostante tutto per me e’ “assiduita’ ” anche se rispetto al mio VIVERCI DENTRO di anni fa non e’ un cazzo NdK) posso sorseggiare un caffe’ e latte, aprire il cassetto, e complice la “mia” cara Abby che  per qualche motivo si stava rileggendo alcune cose, tirare fuori la mia “maschera” e guardarla allo scopo di parlarvene.

Giu’, e’ giu’ da un pezzo in realta’. Da quando Facebook si e’ rifiutato di farmi utilizzare il mio nome d’arte, ma anche da prima, quando Eire e’ entrato a far parte della mia vita, o prima ancora, quando il 2008 ha iniziato a suturare le ferite di un 2007 che ho cercato per anni di dimenticare, riuscendoci “del tutto” (emotivamente, non certo perche’ non me li ricordi…) solo pochi anni fa.

Eppure, per qualche ragione, ho sentito la necessita’ di mantenere alcune facciate base con alcune persone da cui, non certo per colpa loro, non mi sono lasciato avvicinare.

Due premesse posso farle sin da subito: Si, io ho mentito. Eppure si, io sono una persona sincera, probabilmente e senza nessuna esagerazione la persona piu’ sincera che io conosca. Non sono sempre stato cosi’, lo sono diventato quando ho iniziato a capire che alcune mie menzogne dette per cercare di integrarmi in un ambiente che non fosse il mio (Che poi, esiste un mio ambiente? NdK) erano non solo inutili, ma anche dannose. Questo cambiamento e’ avvenuto al primo anno delle superiori, non c’entra proprio niente con Second Life, arrivato tanto, tantissimo piu’ avanti.

E allora perche’ ho mentito? Il mio io “attuale”, ma anche quello di 9 anni fa, mente a un solo scopo: Proteggere qualcosa.

E io avevo qualcosa di molto importante da proteggere, che nessun silenzio e nessun mistero sarebbe stato sufficiente a celare: la mia “seconda vita”, la mia “possibilita’ ” di vivermi, seppure per un tempo determinato, per quello che ritenevo di essere.

Cosi’ mi sono creato attorno tutta una favola per celare alcuni dettagli. Tutti i primi post di questo blog raccontano questa favola, seppure integrandola sempre di piu’ con elementi reali rigirati, fino a smettere definitivamente di scrivere alcun tipo di cazzate, limitandomi a non specificare piu’ niente che non volevo si venisse a sapere, con l’eccezione di due dettagli.

C’e’ una spiegazione a tutto, e ormai la “magia” che brillava in Second Life, nella MIA Second Life in particolare, e’ sfumata abbastanza da non farmi piu’ venire voglia di proteggerla piu’ di tanto. Magari lo “sconosciuto” si scontra ancora con questi due “dettagli”, ma questo lo ritengo disgraziatamente necessario, se non altro perche’ non mi piace che la percezione di quello che sono sia falsata dagli stessi elementi che l’hanno sempre falsata nella realta’.

Certe cose erano CHIARAMENTE delle palle, non mi sono neanche sforzato particolarmente per nascondermi realmente cosi’ tanto, in realta’. Erano giusto sufficienti a zittire quei due o tre personaggi che volevano sapere che facessi nella vita e che cosa avesse scatenato alcuni miei comportamenti. Perche’ non c’e’ nessun modo piu’ veloce di far iniziare un’indagine infinita di quello di rispondere “fatti i cazzi tuoi”. E non sto neanche scherzando o esagerando, ci sono state persone che sono arrivate a cercare casa mia in RL seguendo alcuni dettagli che gli avevo raccontato. Malattia.

Ma quanto effettivamente c’era di “falso” nel Kei che tutti hanno conosciuto?

In relata’, quasi niente. E questo tutte le persone che sono entrate a STRETTO contatto con me, in qualche modo, lo sanno gia’. Sanno esattamente cosa ci fosse di diverso, e sanno esattamente anche il perche’. Sanno che il mio carattere non era simulato, sanno che quello che hanno conosciuto sono stato io piu’ di quanto lo sarei stato se mi avessero incontrato per strada.

Cose che hanno “sempre sospettato”, ma che in realta’ era necessario che conoscessero prima per come erano state poste. Cose che hanno creato confusione, man mano che ho smesso di celarle, rispetto alla versione che si conosceva prima. Le mie discendenze, non esattamente lineari come le descrivo. La mia identita’ di genere, e tutte le distorsioni. Il fatto che quello inizialmente descritto come “mio padre” fosse in realta’ la persona con cui convivo. La mia famiglia. Il mio fisico in disfacimento verso il grasso, non il magro, mestieri che non ho mai fatto.

Sembrano puttanate, ma al tempo era importante che, nel caso citassi l’ambiente reale o informatico da cui provenivo, il mio interlocutore casuale rischiasse eventualmente soltanto di cercare “uno basso giapponese effeminato e magrolino”, arrivando a un punto morto. Era fondamentale.

Secondlife stesso era diverso. Qualunque persona vissuta nell’era “d’oro” di Second Life vi potrebbe dire la stessa cosa. I “vecchi”, quelli che son venuti prima del voice, quelli che son venuti prima degli sculpt, quelli che hanno visto nascere i flexi, e hanno vissuto un mondo con poche luci piatte e cieli e mari di cartone, ricordano con un pizzico di nostalgia almeno i lati della loro secondvita in cui quel luogo-nonluogo era un mondo virtuale, fatto di fantasia, di creativita’, fatto di sogni, fatto di essenze, che per alcuni me incluso era quasi un peccato “contaminare” con la realta’. Li sono stato Kei, e Kei volevo essere, e nient’altro. Man mano la mia vita mi ha portato ad essere lui, in un relativo accordo con quello che sono fuori.

Percio’ eccomi qui, dopo essermi riletto in tante e troppe considerazioni che avevo dimenticato, ed essermi accorto di quanto fossi lucido e trasparente anche prima, comunque, nonostante tutto. Mi sembra pero’ sbagliato non avvisare, ecco, che questa onesta’ all’inizio di questo blog alcune volte non c’era. Ma solo fino alle date specificate piu’ sopra.

Frasi come “Ma non oggi, Johnny boy. Oggi sei bloccato nei tuoi pianti che non vengono mai giu’, nell’ardere che s’e’ spento.”, o il definire la gente che non conosco “carne che cammina” mi descrivono meglio di quanto saprei descrivermi oggi, nella segreta, agghiacciante paura di scivolar via definitivamente verso una forma di distacco che mi crea dentro un buio densissimo, per tamponare il quale cerco con forza di aggrapparmi a qualsiasi cosa possa fare da “lampadina”, da legame autentico.

Era quella la magia, patetica forse in molti casi, di poter essere quello che sono, un lusso che purtroppo sto smettendo di pensare di potermi permettere. Ed e’ con sincero rammarico che, ricordando frasi come “Kei vive in un castello di bugie” e “Il tempo svela le persone per quello che realmente sono” riferite a me in questo contesto, di nuovo mi sento di rispondere che no, non avete capito un cazzo. Mi dispiace. E mi dispiace anche per chi, a differenza mia, usava invece il posto deliberatamente per fare il cazzone a discapito di chiunque, salvo poi accusare me di farlo o di non starci con la testa in imbarazzanti momenti di falsa moralita’. Perche’ si sono persi un modo molto piu’ dignitoso di sfruttare la loro esperienza.

E’ esistito un “posto”, un tempo, dove mi sono permesso di far vivere la mia personalita’, in tutto il suo essere agghiacciante e “sbagliata”.

Quel posto non c’e’ piu’, ma e’ stato bello conoscervi.

Piacere di nuovo, io sono Kei Kojishi, Keishiro Hiromi Yukikaze, Diana Macaluso.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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