Somewhere I belong

Quante volte nella vostra vita vi siete sentiti come se, ah, finalmente, tutto va bene, potete comportarvi come volete e non rovinera’ mai niente, potete esistere in un ambiente in cui siete i benvenuti e in cui tutti i presenti a loro volta e’ giusto e grandioso che siano li’?

Qualcosa che sa di calma e serenita’ come se sprigionasse fiorellini.

Un posto nella mente e nello spazio in cui improvvisamente problemi e pesi diventano solo qualcosa di cui parlare, niente che intacchi quello che succede in quel momento, in nessun modo.

Risate,  la sensazione di non voler andare via…

32 anni, e momenti come questi potrei contarli sulle dita di una mano. Sembra quasi che aver avuto quelle singole esperienze sia un miracolo rispetto al “normale” a cui mi sono abituato, un normale generato da una depressione che probabilmente mi ha colpito da piccolo e mai lasciato.

Nonostante io rida tanto, fa quasi parte della mia identita’ ormai sentirmi senza un posto dentro e fuori me stesso.

Man mano che cresco la mia lucidita’ si fa sempre piu’ impietosa e tagliente. Vedo le stringhe che mi ancorano a quello che “vivo”. Vedo una forma di attaccamento che cerca di dissipare la paura di scivolare nel buio.

Estremi di gentilezza, e di empatia. Eppure, un gelo che fa rabbrividire.

Ricordo un sogno in cui ero io-e-non-io, sibilavo, io sapevo cosa stavo dicendo, ma le mie parole uscivano fuori in qualche lingua sconosciuta, come soffi scarsamente modulati, aveva un senso ma, non si capiva.

Ero una specie di… boh? Creatura umana-non-umana, e c’era tutto un rituale per cercare di salvare un tizio che avevano ferito molto gravemente, e che mi era molto caro.  Una sacerdotessa si e’ azzardata a domandare perche’ io mi fossi cosi’ tanto legato a quell’essere, e perche’ fosse cosi’ fondamentale salvarlo.

Un sacerdote le ha risposto “Perche’ senza di lui non c’e’ piu’ niente che leghi Keishiro a noi”.

Chi non ha paura dei propri mostri? Specialmente quando gia’ da piccolo hai un lato iper cinico che si fa strada sotto tante fantasie e tanti giochi, e si nutre di qualsiasi forma di spensieratezza al punto che ti fa dubitare di essere mai stato spensierato.

Ma va, non esiste una cosa come essere spensierati. Solo molti si dimenticano cosa pensavano, e sostituiscono il ricordo con un ideale.

Specie quando la nascita di certe difese la puoi identificare nel momento della tua prima infanzia in cui ti eri gia’ stufato di tutta questa pantomima, e avevi gia’ iniziato a cercare un motivo esterno che ti spingesse a sopportare cose che non ti interessava sopportare.

Vivere cose che… non ti interessava vivere?

Penso che parte di me si sia spenta o quantomeno sia enormemente affievolita in quel momento. Tanto che se ne sentono solo sussurri, rispetto al vuoto che e’ rimasto.

“Hai un sacco di interessi”, davvero? Cerco di capire come funzionano molte cose, cerco di divertirmi, cerco modi efficaci di esprimermi, di fare cose che non mi annoiano, e di legarmi a qualche ambiente o cosa a cui probabilmente non appartengo mai del tutto.

Ma toglietemi dei motivatori che mi tiro fuori qua e la, ed io mi spengo. Non ho nessun impulso a fare cose “per me”. Nessuna reale ambizione. Voglio solo dormire finche’ qualcosa non mi spingera’ di nuovo ad usare tutte le mie forze e le mie capacita’ per qualche motivo.

Se non sono utile, io non esisto. Galleggio in un’indolenza e una anaffettivita’ che, quando le guardo “da fuori”, fanno spavento. E’ come se volessi bene “perche’ ” se non succedesse sarei morto.

Mi dicono in tanti che ho un certo lato cupo, che si “sente” sottopelle, sempre…

Sara’ questo.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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