Lanterne sulla Darsena

A gran richiesta smetto per un po’ di farvi i miei pipponi emo per raccontarvi in maniera simpatica “come un tempo” la mia vita. Meglio di un tempo, perche’ se pensate che fosse comica la rielaborazione manipolata che era prima, sicuramente non mi conoscete dal vivo.

E’ una serata anche piuttosto bella, una di quelle serate in cui decido che, ma si’, andiamo a vedere la lanternata sulla Darsena. Perche’ no, e’ un’idea carina, e io non ho un cazzo da fare. Un pensiero comprensibile, condivisibile.

Cosi’ tanto condivisibile che un FIUME impressionante di persone ha evidentemente avuto la stessa identica idea, creando un carnaio confuso e sconvolto che ha riempito tutte le vie principali che sfociano su porta Ticinese. E relativa piazza, relativi locali, probabilmente ci sara’ stato in giro, senza esagerazioni, un buon 2/3 degli abitanti di Milano citta’. Se non di piu’.

Allora, devo premettere che io sono cresciuto male. Male, molto male. Quando ero adolescente andavo allo SMAU (era ancora un evento significativo!), e riuscivo a starci tutto il giorno e ad elaborare strategie “a gomiti spianati” per farmi strada con destrezza in mezzo al bagno di folla relativo.

Ora alla fiera dell’Artigianato faccio fatica a sedare gli attacchi isterici perche’ ho tutti addosso. Ma anche in un locale, in una coda, su un mezzo pubblico. Mi sento soffocare e mi parte un istinto di autoconservazione omicida, a meno che la compagnia di cui mi fregio non sia piacevole e non riesca a distrarmi dalla BOLGIA di bistecche infighettate in cui sono inesorabilmente calato. Con quei profumi che, non e’ possibile che non si accorgano di quanto siano in realta’ delle puzze pungenti allucinanti e fastidiosissime, mescolati fra loro, mescolati nel sudore e nell’odore del FASTIDIO che tutti provano in diverse dosi, che brutto, che aria brutta, che casino, che ciacolare infinito, che collezione di PESSIMI momenti in cui fermarsi sempre rigorosamente in mezzo ai coglioni…

Immaginate una persona cosi’ in un posto in cui per KILOMETRI non e’ possibile camminare senza beccarsi in faccia una marea di persone spaesate. Spaesate, certamente, perche’ credo che nessuno si aspettasse tutto questo.

Facciamo un po’ di luce su questa festa. Prima cosa, nonostante sia stata organizzata da Urbanzen, Bpeace E la UBI assieme ad alcune associazioni Buddhiste, NON si tratta di una festa tradizionale Buddhista come molti pensano. SI, esistono molte feste con lanterne volanti o galleggianti, specialmente nelle culture asiatiche, per diverse occasioni. NO, questa serata non e’ NESSUNA di quelle feste spostata per motivo x. Bensi’ si tratta di una festa organizzata allo scopo di affidare dei pensieri verso il futuro e sulla pace alle acque di Milano. Una cosa “nuova” che segue alcune tradizioni, una cosa che vuole portare pensieri e riflessioni senza nessun pistolotto religioso di nessun tipo dietro.

Spero di non avervi tolto la magia. Anche perche’ a toglierla ci ha pensato, onestamente, Milano stessa, stasera.

L’idea era una gran figata. Ogni partecipante avrebbe dovuto affidare un pensiero a una lanterna e lasciarla scivolare nella Darsena con un utopico periodo di silenzio seguente. Se fosse stati li’ vi sareste accorti come la cosa sia stata ampiamente ingestibile invece. Non solo c’era cosi’ tanta gente che non si riusciva neanche a vedere la riva, e le poche lanterne visibili da tutti erano quelle “fluttuanti” lanciate sporadicamente ai lati, ma il silenzio, quello proprio, non era ottenibile. Cosi’ come qualsivoglia forma di organizzazione che riuscisse a coinvolgere tutti i presenti. Sicuramente nessuno si sarebbe aspettato un’adesione cosi’ MASSICCIA, altrimenti ci sarebbe da dare la colpa a qualcuno per non aver organizzato il posto per accogliere cosi’ tante persone e riuscire a guidarle, e riuscire a mantenere un’atmosfera che avesse il giusto, doveroso INTIMO nonostante coinvolgesse tanta gente.

Vogliono ripetere il prossimo Giugno. Siamo sicuri? Ragazzi, ci sono un sacco di Navigli. DIVIDETEVI almeno e per l’amore degli dei mettete delle panchinate provvisorie che facciano sedere gente e vedere la riva come fosse un piccolo, lunghissimo stadio. Pigliate un tizio che parli MOLTO carismatico la cui voce risuoni in diversi autoparlanti e spieghi cosa deve succedere dove come quando e perche’.

Scommetto che le lanterne fossero anche immensamente belle… non sono riuscito a vederle. Gia’ da UN’ORA prima dell’appuntamento, infatti, la riva della Darsena era inavvicinabile. Abbiamo fatto l’errore di andare a mangiare, per giunta in un posto dove i miei accompagnatori sono stati serviti dopo tre quarti d’ora di orologio (non io, io avevo messo in conto che avrei dovuto prendere qualcosa di sbrigativo, e avevo gia’ finito anche il dolce…), e la cosa e’ degenerata in maniera paurosa. Tutto cio’ che sono riuscito a vedere e’ stato un assemblamento di teste cosi’ fitto che se non l’avessi saputo non avrei mai immaginato ci fosse un fiume davanti.

Fra l’altro qualcuno ha tentato di farci pagare 9 pizze invece di 3 pizze e un’insalata, e ha trascurato per ben tre volte di consegnarmi una forchetta. Era una serata un po’ difficile per quel locale.

La cosa piu’ impressionante tuttavia e’ stato cercare di incamminarsi verso le colonne di San Lorenzo e rendersi conto che la folla NON SCEMAVA, al massimo lasciava qualche sparuto spazio ogni tanto in mezzo alla strada creato da dei cagoni incattivitissimi in SUV che avevano avuto la malsana idea di uscire di casa in macchina proprio in quel momento.

Credo che fra tutti abbiamo fatto piu’ foto alla folla che alle lanterne fluttuanti, era una cosa pazzesca. Alcuni si sono arrampicati sulle recinzioni di legno degli alberi pur di cercare di riprendere o vedere qualcosa. Altri hanno cercato di usare i loro BASTONI DA SELFIE in maniera creativa.

Niente di eccessivamente diverso da un sabato o una domenica pomeriggio in Piazza Duomo, con la non trascurabile differenza che in genere in Duomo trovi gente che sa gia’ dove andare e ci si dirige facendo scorrere la bolgia, mentre li’ i piani di TUTTI erano stati sventati all’improvviso e si guardavano intorno come dei criceti flashati.

Qual miglior modo e momento per sentirsi male improvvisamente e dover andare in bagno? Kei’s life for you, ovviamente.

Tutti i locali pieni. Per tanta, tanta strada. Anche riuscire a saltare su un mezzo (AHAHAHAHA) o un Taxi (HAHAHAAHAHAHH!!!!!) raggiungere casa mia sarebbe stato troppo lungo. Basta, per disperazione giro in via Vetra, e finalmente dopo un po’, il vuoto.

La serata e’ bellissima, tira un po’ d’aria freschina, non ci sono zanzare, il cielo e’ limpido, la citta’ “respira” di un’atmosfera positiva.  Il mio lato cattivo non puo’ fare a meno di pensare che sia perche’ chi in genere “infetta” l’atmosfera in quel momento e’ confuso a cercare un locale qualche isolato piu’ in la’.

Sarebbe stata una gran bella notte, per una cosa sacra, riflessiva e silenziosa.

Vive molto Milano, tuttavia, in queste serate, nei vari eventi, per qualche motivo mi sento felice. E dedichiamolo questo pensiero al futuro della mia citta’, e in culo alle lanterne, con tutto il rispetto che una persona animista puo’ avere per quella tradizione, oggi non era cosa… Oggi lo affidiamo al vento, e lo facciamo ripetere agli alberi.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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