Nessuna separazione?

Eppure, una delle cose che soffro di piu’ in questo viaggio, e’ proprio la sensazione di acuta separazione. Mi stordisco ignorando sistematicamente i segnali che cercano di suggerirmi che non c’e’ nessuno, quantomeno nella mia vita, ora, che sia sulla mia stessa lunghezza d’onda. I cui ritmi, ragionamenti, lati bui, siano effettivamente compatibili con i miei, abbastanza quantomeno da sentirmi come se vivessi effettivamente qualcosa accanto a una persona, laddove l’accezione di accanto non e’ semplicemente “in prossimita’ di”.

Come un bambino che vuole credere in Babbo Natale, ma sa benissimo che non esiste. Ignora volontariamente problematiche tipo “non ci sono piu’ camini, come entra in casa?”, o “non puo’ realisticamente passare da tutti in una notte”, perche’ la favola, il concetto, e’ bello e dona un sacco di gioia. Allo stesso modo io ignoro volontariamente tante cose in tante persone, perche’ un alleato mi serve piu’ di ogni altra cosa, mi serve per non scivolare via.

Se fossi una parte di un tutto, mi viene da ridere pensando che forse sono la rappresentazione “artistica” di cio’ che non si vuole affrontare/vedere.

O forse e’ un delirio di quelli che nascono dall’ennesima tacca in meno nell’elenco di persone che ritengo di poter considerare “comfort zone”, a cui posso parlare, ascoltata, da cui posso ascoltare, senza problemi, senza approssimazioni, senza disinteresse e ostilita’, senza freni e cattive interpretazioni. Pare una cazzata, e invece non la e’.

Questa tacca mi e’ cascata sul petto nottetempo, il sostegno che la teneva su e’ cascato per una cazzata, come spesso accade. Si e’ precipitata giu’, accesa di un fuoco gelido che si e’ rapidamente diffuso, e troppo lentamente dissipato. Non ha fatto alcun rumore, ne mai lo fara’.

Eppure io non ero cosi’, ero una bambina allegra, dolce, che voleva un sacco raccontare a tutti quello che le succedeva, quello che pensava, che voleva giocare anche se non sempre, che amava giocare anche e principalmente con la vita. Poi qualcuno ha iniziato a dirmi che i miei giochi erano menzogne, la mia fantasia era preoccupante, i miei discorsi monotematici e noiosi, le mie capacita’ nulle o di poco conto. E quella bambina ha smesso di parlare, perche’ che senso ha condividere un mondo magico e un’esperienza fantastica, un pensiero articolato, una sensazione meravigliosa, con chi non e’ interessato ad altro che a sentirsi dire che e’ bello, bravo ed ha un sacco di ragione?

Tantovale tacere, ma anche tacere ovviamente non va bene. Cosi’ crescendo cerco sgomitando una via di mezzo, ma non la trovo, quello che mi rimane piu’ saggio da fare, ogni volta, sempre piu’ tristemente, e’ starmene zitta mentre mille altre persone blaterano all’infinito di cose di cui non vogliono discutere, ma che vogliono piazzare su un piatto tanto per dire qualcosa, tanto per dimostrare di poterne parlare. Anche avendo un’opinione da dare in certi ambiti, non sarebbe mai la benvenuta.

E tutti desiderano un faretto che tu non vuoi, un momento di gloria da conquistare anche con il nulla, basta parlare, basta avere la voce piu’ alta, porsi con la piu’ convincente decisione.

Vedo attorno a me un sacco di figure, tutte a una distanza che non so colmare.

E paradossalmente una brioche e un cappuccino, comunque, si portano via il peso di tutto questo, come se non ci fosse stato per una notte ed un mattino intero. Come se non fosse “normale” sentirlo.

Bene cosi’.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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