Pensavo…

Pensavo questa notte, son quelle cose che non si dovrebbero fare quando invece si vorrebbe dormire.

Pensavo alla perfetta, meravigliosa ironia delle cose, che attraverso sistematici, precisi eventi, riescono a costringere due persone che si vogliono bene, per non sentirsi depresse, per non sentirsi bloccate, per non sentirsi sole, a separarsi.

Che sa creare quel concatenarsi di cambiamenti, dentro e fuori di loro, con questa efferata assurda inevitabile, sistematica crudelta’, tanto che penso che se fosse il disegno di qualcuno, quel qualcuno sarebbe decisamente sadico.

Pero’, e qui c’e’ un pero’. C’e’ sempre un pero’, o un ma, cosi’ come in quello che scrivo non c’e’ mai un punto e virgola, un accento o un apostrofo giusto, un rigoroso rispetto della punteggiatura.

Pero’, dicevo, (“che cosa vuol dire pero’?”, cantava Morgan, e ci starebbe anche “mi sveglio col piede sinistro, quello giusto.”, avessi dormito), non voglio pensarla come una cosa triste, tragica, brutta.

Da sempre sono quella che e’ saputa restare vicina a tutte le persone per lei importanti, sempre che queste VOLESSERO restarle vicine. Credo che le strade saranno probabilmente diverse, ma il viaggio sara’ possibile continuare a farlo con la stessa autentica voglia di aiutarsi, ascoltarsi, capirsi. Non puo’ che essere cosi’.

Una guarigione da affrontare per vie diverse, ma non “soli”. Cosi’ la vedo. Puo’ sembrare strano da fuori, tutti si sono stupiti moltissimo, anche e soprattutto perche’ si e’ cosi’ tanto abituati a separarsi con rancori, speranze, amarezze… Ma io non sono fatta cosi’, io non sono MAI stata fatta cosi’, i miei ex non sono rimasti al mio fianco come amici di una vita solo e soltanto perche’ non l’hanno desiderato, non sono stati in grado di comprenderne il valore.

Pensavo, spero che lui sappia comprenderne il valore. Capire che quello che ho fatto non e’ contro di noi, ma per noi. Non solo a parole ma, fino in fondo. Spero che non sia troppo triste, che si scrolli di dosso i pensieracci che vengono in questi casi. Che non si senta in colpa, che non mi dia colpe, questo e’ un caso senza colpevoli in cui tutti hanno provato a fare del loro meglio di fronte alle avversita’, e sono semplicemente finiti per fare due vite diverse, ed al momento non troppo bene conciliabili.

Pensavo all’ironia becera sempre del presunto sadico regista di questo film-non-film, che ha deciso di complicare le cose ulteriormente proprio nel momento in cui ho raccattato le forze per prendere una decisione non facile.

Vuoi lottare, assurdo cumulo di concetti e infiocchettamenti narrativi interni che si chiama Destino? Wanna dance? Let’s dance.

Non mi tiro indietro, non posso farlo, e non solo per me, anche per una persona che onestamente non si merita tutta la sofferenza a cui e’ andata incontro, giovane ed impreparata, solo per garantirmi la possibilita’ di non dare di matto cercando invano di infilarmi in contesti che non mi appartengono, (o accontentare abbastanza da mitigare attacchi da persone che non sanno accontentarsi di niente, ne’ tantomeno riconoscermi dei meriti). Nei confronti di questa persona non nutro che gratitudine e affetto, spero di poter ricambiare il favore in una maniera meno secca e dolorosa, un giorno. Spero di poter fare, nel mio piccolo, qualcosa nel frattempo per togliergli quella faccia triste, nel possibile.

Ora pero’ ho una fraccata di anni in piu’, e di depressioni mortali in meno, anche se non sono del tutto a posto. Ho un’idea un po’ piu’ chiara di quello che posso provare a fare, e quello che no. E quello che posso fare intendo provare a farlo, quello che no, smettere di provarci e accettare che non posso, basta. Sperando almeno che questa lotta con il destino sia un combattimento a turni, e lui stia un attimo fermo almeno per un turno, adesso, prima di ridarmi addosso. Il destino e’ uno che per un bel po’ di tempo ha giocato sporco con me.

Ma io non ho paura di lui.

Pensavo anche, perche’ disgraziatamente mi ha colpita anni fa un virus difficile da sradicare, e non riesco a non pensarci, che c’e’ stato un caso relativamente recente in cui sono proprio stata una cogliona.

E non e’ che sia una novita’, soprattutto per le modalita’ in cui continuo a ripetere le stesse coglionate ogni volta. Pare uno script fisso.

Sto bene con una persona -> La cosa inizia a vedersi da fuori e la gente mormora -> Vado nel panico, nego, rifiuto e scappo -> Sputtano tutto -> Mi comporto in maniera che dimostra il contrario di quello che vorrei -> Quando tutto e’ gia’ bello che compromesso biascico mezze confessioni senza parole dirette -> Mi faccio rifiutare, perche’ con le premesse di prima anche fossi stata Claudia Schiffer ai tempi d’oro con due premi nobel per la pace e la letteratura, chiunque mi avrebbe rimbalzata lo stesso  -> Mi fisso, perche’ non accetto sconfitte di nessun tipo -> Creo situazioni ambigue di cui vedo SOLO i lati negativi, sputtanandomi ulteriormente qualsiasi possibile capacita’ di ripresa finche’ non e’ obiettivamente troppo tardi -> Sto di merda di nascosto sentendomi poco appetibile -> Entro in friendzone dove ormai ho messo giu’ casa dopo che mi ci spedisce il 90% delle persone con cui tento, COMPRESE quelle che poi si viene a scoprire ce mi amavano, per ironia della sorte -> Prima o poi mi passa.

Per ora sono in friendzone, o almeno mi ci sento. Faccio del mio meglio per fugare il dubbio di essere, invece, al punto delle situazioni ambigue. C’e’ una media di tempo entro cui comunque tutto sto bordello in qualche modo si risolve, che si stanzia in media sui tre anni, tre anni e mezzo, cosi’ non ci divento completamente scema. La cosa sarebbe sollevante se uno di questi casi non fosse durato oltre i 7 anni. Il che mi fa avere un po’ di paura, visto che qua il tempo e’ gia’ oltre la media. Quanto durera’ ancora sta cosa?

Dove ci portera’ non me lo chiedo neanche, alla fine non e’ importante, e ritengo che il soggetto in questo caso sia una persona a cui saprei stare vicina senza problemi anche oltre, anzi, sarebbe nettamente piu’ semplice. So per certo che mi sono fissata pero’, e l’ho fatto principalmente “per marrania”, come il mio carattere da sempre detta.

Voglio dire, io sono Kei, mica il primo stronzo che passa ( XD ), non esiste che non ti piaccio. Puoi non amarmi, questa e’ una cosa random che nessuno decide e non segue mai un senso, ma se sei abbastanza compatibile con me da attirare la mia attenzione, non e’ possibile che io non ti piaccia. Non puo’ succedere. Ergo pretendo che noi siamo tutto quello che possiamo essere.

Non mi interessa, e parlo sul serio, STARE con una persona che mi attrae, che amo, o a cui voglio bene. Sono sincera, non me ne frega niente di avere o non avere una relazione, e’ una cosa che non mi tange, non voglio mettere il collare a nessuno e non voglio che nessuno lo metta a me. “Il mio fidanzato/la mia fidanzata” per me non ha nessunissimo cazzo di valore come titolo, se poi, come troppo spesso accade, certi amici ti stanno piu’ vicini di chi va in giro a sfoggiarlo.

Pero’ mi interessa, e mi interessera’ sempre, tenermi vicino e conoscere, conoscere VERAMENTE le poche, pochissime persone con cui sto bene, a cui dedico il mio affetto, il mio tempo, senza sentirmi come se lo facessi a vuoto. Questo per me e’ molto importante, tanto che vecchie conoscenze mi accusavano di dedicare attenzioni allo scopo di averne in cambio.

…Ma no, e’ solo molto triste quando inizi a sentirti come una persona portata a dare quel poco che puo’ dare, sempre, in un mondo che non solo non e’ interessato a darti nulla, ma non si sforza neanche di cercare di andare un minimo sotto le apparenze e gli estenuanti giochi di ipocrisie e “gentilezze” con cui spesso si mascherano le peggiori carognate.

Quando sento che questo gioco PUO’ non esserci, puo’ essere tutto diverso, volendo, cazzo, voglio che sia diverso. “Pretendo”, “voglio”, uso termini fastidiosi, consapevole che la vita non e’ tenuta ad andare come desidero io, resta il fatto che sono le parole giuste.

Molti si fissano perche’ sono attaccati a speranze, ma io non spero quello che sperano quei molti. Abbiamo gia’ stabilito che non e’ cosa, e non sono tipo da non crederci, francamente tuttavia non lo desidero nemmeno particolarmente. Dovesse succedere che il soggetto batta la testa su qualche spigolo ed inizi a realizzare che forse puo’ provare, per carita’, mica ce lo manderei, ma onestamente non ci conto e non me ne frega niente. Mi fanno, anzi, molto strano certe persone che cercano di marcare eventuali paragoni fra modi di starsi vicini con le parole “ma voi non siete mica fidanzati”. Embe’?

La gente e’ strana forte, o forse io sono strana forte per la gente. Whatever, c’e’ qualcosa di strano forte.

Il tipo di vicinanza che desidero io e’ non legante, non responsabilizzante, non fisica, ma autentica e spontanea. Posso anche non vedere certe persone per mesi, anni, ma sentire in qualche modo, con certezza, che queste persone sono soltanto prese nei vari brogli delle loro esistenze, e mi pensano con affetto, le rivedro’ appena tutto sara’ piu’ calmo, senza dovermi imporre e senza imposizioni. O possono essermi molto vicine persone che vivono dall’altra parte del mondo, per dire. Una volta che si riesce a instaurare una cosa del genere, cavolo, non mi serve altro, il resto sono vizi, curiosita’, malizie perfettamente domabili una volta che si smette di battere i piedi per avere tutto, e si capisce che si e’ gia’ arrivati a “tutto”.

Ma non mi sento ancora cosi’. Purtroppo per me!

Avevo proprio bisogno di scrivere, penso di sentirmi meglio ora.

Non sono capace di parlare di queste cose, ho questo deficit della comunicazione verbale che e’ spaventoso, e segue la parte dello schema di cui sopra “Mi comporto in maniera che dimostra il contrario di quello che vorrei”, anche e soprattutto in situazioni che non c’entrano con quell’argomento in particolare.

Un po’ e’ orgoglio, un po’ e’ il mio desiderio di tenermi le mie reazioni alle cose per me (Reazioni fisiche, espressioni, occhi lucidi, scatti di nervi ecc… a livello di concetto le sto sbandierando al mondo proprio ora, sarebbe proprio una bella assurdita’), difendere l’avatar che ho scelto per rappresentarmi, nel possibile, forte e calmo, anche nella sua instabile, nevrotica instabilita’.

Si, forse puo’ sembrare che non abbia senso, ma a me serve quell’avatar, anche quando si sa (e non nascondo) che in realta’ non sono completamente cosi’.

Scriviamo dunque, finche’ non sono le sette e mezza, e chissa’, magari riesco a dormire.

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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