Ancora deviazioni alla meta…

Riflettevo sulle deviazioni alla meta, ancora una volta il mezzo piu’ potente di confusione globale fra le mie frequentazioni, e forse anche per me.

Sara’ anche vero che in amore vince chi fugge, ma, fino a che punto la persona che fugge puo’ tirare la corda? E come si definisce con esattezza quando la persona fugge, o piuttosto e’ genuinamente disinteressata?

Con il tempo, ho imparato a pensare che si trattasse sempre di un genuino disinteressamento, con tutte le conseguenze del caso. Le persone che si fanno “inseguire” semplicemente non ti apprezzano abbastanza per inseguirti, e non c’e’ nessuno scampo a questa regola.

Quello che mi domando e’, perche’ si e’ sempre portati a sperare che non sia cosi’? Quanta stupida follia continua a farci sentire cosi’ onnipotenti da poter cambiare qualcosa di cosi’ semplice ed immutabile? E’ come se l’idea di non piacere, o smettere di piacere, sia “impossibile” nella nostra testa, un concetto inaccettabile. Le cose DEVONO andare come noi vogliamo che vadano, anche solo per capriccio, non c’e’ spazio per un ragionamento esterno, l’oggetto del nostro desiderio deve obbedire al disegno.

Ma ripigliarsi? Senza necessariamente che qualcuno ci distragga agitando nella mano un altro “giochino” piu’ interessante? Ripigliarsi e basta, arrivare per se stessi alla sana accettazione che, no. Non andra’ come vogliamo noi, e stiamo perdendo tempo ed energie mentali.

Una fraccata di tempo e di energie mentali.

E soprattutto ci siamo mai chiesti quanto puo’ effettivamente durare una situazione in cui cio’ che cerchiamo di conquistare e’ “nostro”, se ci sentiamo fighi soltanto cercando di cambiare cio’ che sembra impossibile da cambiare? Se il gusto sta nella difficolta’, non nella soddisfazione?

Se anche arrivassimo alla nostra meta, in quanto tempo questa meta ci stuferebbe?

Tante volte penso che tanti “innamoramenti” non sarebbero assolutamente accaduti senza una negazione, non e’ della persona che ci si innamora, ma della sfida, e della facilita’ con cui la sfida diventa in un certo senso una giustificazione per restare in uno stato immutabile. Ci si sente al sicuro finche’ si rincorre qualcuno, senza la responsabilita’ ed il peso di avere qualcuno che invece richieda la nostra attenzione, e sia li’ per modificarci la vita.

Ma e’ davvero questo quello a cui vogliamo “condannarci”? Un’eterna rincorsa, priva della dolcezza e della complicita’ di una situazione equilibrata?

Non si puo’ cercare uno stimolo esterno in due, invece di provare costantemente ad eleggere qualcuno a stimolo esterno, condannandosi a una perenne sensazione di solitudine? Perche’ se anche la persona che “fugge” fuggisse in una situazione in cui e’ in una relazione con noi, lascerebbe sempre un vuoto da colmare.

Questo e’ il suo fascino, questa e’ la nostra malattia. Ma non deve essere per forza cosi’, si puo’ prendere da chi apprezziamo il meglio che e’ realisticamente possibile, senza pretendere altro. Cercando l’altro in chi e’ disposto a darlo, e nutrendo la nosta noia esistenziale con altri hobby meno emotivamente laceranti.

Penso che dopo le ultime tre forti esperienze della mia vita, facciamo anche quattro, io mi dedichero’ a qualche hobby meno lacerante. Ho questa pesantissima sensazione di stanchezza addosso, e tantissima voglia di dedicare le mie attenzioni a qualcosa di piu’ intelligente da seguire. Tipo, la mia vita.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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