Modelli?

Quando penso a quello che siamo, penso che uno di noi due sia in denial, e per quanto possa formulare delle ipotesi, la verita’ e’ che  non ho capito se sono io o sei tu.

E non credo mi interessi.

Confesso che non e’ piacevole non poter guardare certe foto, perche’ in certi sensi sembra di essere ancora li’, ma quello che io ho fatto, sono stata, ho detto, le sensazioni che ti do quando ti abbraccio, beh, sicuramente tu hai cancellato tutto invece.

Ogni volta e’ come se non avessi fatto niente, come se qualche istante dopo il momento esatto in cui esisto al tuo fianco, cominciassi gradualmente a smettere di esistere di nuovo.

E invece non e’ cosi’ per me, io ricordo tutto, la consistenza liscia della tua pelle, le tue mani piccine. Le tue braccia fiacche, le variazioni dei tuoi sorrisi. Gli speed-up della tua voce, il modo in cui il tuo viso sembra cambiare del tutto quando ti sdrai e ti rilassi un secondo. La voce-da-urlo che fai quando fai lo stronzetto, e non e’ che l’espressione sia da meno. I barlumi sorprendenti di dolcezza, la frasetta geniale azzeccata nei momenti giusti, il buon mix fra una logica tagliente ed attacchi random di immaginari distruttivi e la buona parola per ogni situazione, le coccole al gattino nonostante le mille battute, la premura nelle piccole cose, la rapida capacita’ analitica che ho sempre ammirato.

E cazzo, quelle cose invece di svanire in qualche cantina della mia testa, man mano che passa il tempo io le rivoglio a portata di mano. Ci sono e non ci sono, fra una finestra e un messaggino.

Quante cose inedite per me, felice di vedere il ragazzino di cui ero innamorata da giovane una volta ogni tre mesi. Una volta ogni TRE MESI andava benissimo, cazzo, era un appuntamento fisso. E in questa singola volta in cosi’ tanto tempo riuscivamo ad essere amici sul serio. Se mi leggi te lo ricordi di sicuro, vero Luca?

O genuinamente felice di vivere le cose in un contesto-non contesto, vero e falsissimo, per un tempo breve che sembra essere durato una vita. Abitare una fantasia dipinta su mille cose, alla quale ancora penso di dare un’importanza che non dovrei.

Un altro di quei sorrisi che ti stendono, ma prima ancora di quello, un’adesione quasi perfetta al Modello…

Sono invecchiata moltissimo, e’ come se fossi tutt’altra persona rispetto a pochissimi anni fa. In realta’ probabilmente sono semplicemente piu’ depressa di prima, non so quando potro’ cominciare finalmente a definirlo allarmante. Suppongo che sara’ quando saro’ stanca di vivere, ma non e’ che sia mai stata tanto vitale in questo senso. Quella soglia e’ stata gia’ raggiunta 25 anni fa, non mi sono ammazzata ancora dai.

E’ solo sorprendente vedere me che sono sempre stata cosi’… fisica? Infedele, mentalmente e fisicamente, affascinata ed attratta da tantissime caratteristiche, affamata della sensazione di potenza che ti da sedurre, raggirare e farsi accogliere gesto per gesto nell’intimo mentale e fisico di una persona come fosse un viaggio in un mondo sconosciuto su cui amo mettere bandierine, perche’ sono una persona di merda cosi’… Che me ne frego onestamente e sinceramente, che non voglio sbattermi da un casino all’altro perche’ non mi interessa piu’.

Medicine? Maturita’? Ma un po’ di sollazzo, visto che non me lo concedi, sarebbe bello trovarlo altrove. Qualcosa di nuovo, che ritiri su il mio ego orrendo calpestato da mille cose, difficolta’, rifiuti, trascuratezze, traumi.

A me serve il mio ego. Senza quello dove vado? Ho gia’ poca forza di volonta’ di per me, se perdo anche le poche cose che mi motivano in generale, che faccio?

E in tutto questo stavo pensando al Modello, il Modello sarebbe una soluzione, il Modello e’ quell’imprinting che ci dice come devono essere le nostre relazioni, o quantomeno ci fa pensare istintivamente che sia il modo “giusto”. Molti lo riversano sui genitori, io penso di avere il ricordo di Marco, come modello.

Marco, chissa’ se si ricorda di me. Ma certo che si ricorda di me. Non passi gran parte dell’inizio della tua vita INSIEME a una persona per poi dimenticartela, non succede neanche ai piu’ smemorati.

Onestamente non ricordo esattamente il momento in cui abbiamo deciso che stavamo insieme, probabilmente a un certo punto eravamo insieme e basta. O forse l’abbiamo stabilito davvero, non so. Fattosta’ che per noi quando c’era l’altro esplorare le cose ed affrontarle in sua compagnia era una cosa del tutto naturale. Le maestre dicevano sempre “Cerchi Diana? E’ dove sta Marco. Cerchi Marco? E’ dove sta Diana.”

Non so neanche perche’, ma onestamente a volte mi viene da piangere a pensarci. Non aver mai piu’ avuto un rapporto di quel tipo e’ NORMALE per una persona adulta, anche perche’ io stessa sono diventata piuttosto insofferente, ma e’ comunque devastante per me. Non era una forzatura, non era una cosa ossessiva, era semplicemente cosi’ perche’ volevamo passare il tempo insieme, perche’ era bello poter commentare tutto quello che ci succedeva, giocare con la scatola di latta a forma di fattoria degli animali, quando non era disponibile la fattoria di plastica sonora vera e propria. Che figata la fattoria di plastica sonora!

Era bello essere facce d’angelo e cuori da teppisti. Disobbedire con una certa costanza, osservare il mondo per come lo stavamo vivendo noi, non per come ce lo stavano insegnando, perennemente sul filo del rasoio delle regole che ci imponevano. Inconsapevolmente. E poi, ognuno a casa sua, senza tristezze, senza preoccupazioni che venissero da noi (al di fuori ce n’era, di che preoccuparsi, eccome…). Un po’ di cazzi nostri separatamente, ma l’indomani lui era li’. Con i suoi occhietti a mandorla e il suo fisico piccino, i suoi capelli biondi un po’ spettinati, e capiva sempre tutto, e non sbagliava mai un gesto ne’ una parola. Mi difendeva da orde di bulletti che gli dicevano “gne gne la tua fidanzatina e’ una cicciona!” urlando ed attaccandoli rincorrendoli per la classe (le classi!), e poi tornava indietro da me, rideva, e mi portava via.

Ricordo che poi io ero troppo grande. A lui mancava un altro annetto da fare all’asilo, io invece dovevo andare via. Eravamo in corridoio, vicino ai caloriferi, o era qualcos’altro di ferro, ma penso fossero caloriferi, al massimo appendiabiti. Era ferro e potevamo cazzeggiarci con le mani mentre parlavamo, questo lo ricordo bene. Io ero triste, ma lui anche in quel caso capiva tutto, e non sbagliava mai neanche una parola. E’ stato cosi’ fino all’ultimo. Ero davvero io la bambina piu’ grande? Anche se gli stavo chiedendo se poteva venire con me, o mi lagnavo che non c’era un modo perche’ io restassi in classe con lui, mentre lui mi diceva che purtroppo era cosi’, e che anche se fossi tornata a trovarlo mi avrebbe salutata, ma avremmo vissuto in altri posti, e che avremmo presto vissuto cose diverse, e che non dovevo vederla come una cosa brutta. Che le persone che si conoscono all’asilo raramente vanno avanti a frequentarsi dopo, comunque. Con parole piu’ da bambino, forse, ma il significato era quello.

Potessi tornare indietro nel tempo lo scuoterei e gli direi che e’ una cosa bruttissima invece. Ma sul momento, l’argomentazione era convincente. Crescendo magari ci saremmo anche stati antipatici… Non volevo che mi stesse antipatico, anche se non credevo, e per qualche ragione tutt’ora non credo, che sarebbe mai stato possibile.

Chi potrebbe mai reggere il paragone con quel bambino? Per me lui era perfetto. Niente di autentico potrebbe essere cosi’ alla veneranda eta’ di 33 anni. Solo qualche sogno, e qualche bugia ben piazzata a fin di bene, o a fin di boh. Castelli di nuvole dai quali sarebbe meglio non cadere mai, almeno per conservarne questo tipo di ricordo da romanzo.

E chi potrebbe mai chiedere una dedizione di quel tipo, in un contesto in cui il proprio “me time” diventa invece al contrario il massimo del tempo che si puo’ dedicare all’altra persona, e il resto viene randomicamente mangiato da qualche metodo spossante ed estraneo per sostenersi economicamente? Chiedere poi, snaturerebbe la cosa, nessuno chiedeva niente, era cosi’ e basta.

E gli amici dove li metti? Non tutti amano il partner simbiotico (“l’accollo”!) della tua meta’. Ed e’ qualcosa che rasenta il completamente impossibile avere cosi’ tanto gli stessi gusti da divertirsi a fare sempre tutto insieme… Bisogna ammetterlo, il mio “modello” e’ estremamente fallace. Almeno i genitori danno un esempio magari non cosi’ tanto idilliaco, ma quantomeno paragonabile realisticamente a una condizione fra due adulti. Lo so a livello pratico, e so di non desiderare niente di simile realmente…

A volte pero’ penso che le persone che piu’ mi sono piaciute nella mia vita, piu’ piu’, nel senso proprio quelle che ho amato con piu’ reale convinzione e per piu’ tempo, avessero qualcosa in comune con lui. Sicuramente davano la stessa sensazione di voler passare un bel pezzo di vita insieme a me. Anche se poi magari non sono finite con me, o le cose sono cambiate.

Non so se questo vale anche per te, di sicuro nel tuo caso la somiglianza sta altrove. In parte il suo modo di fare, se ci penso bene, era simile al tuo. Non era pero’ sarcastico, cinico e perennemente depresso. Non aveva problemi a stare fermo due minuti zitto senza morire di noia (a meno che non fosse FORZATO a farlo), e a parte qualche foglio di carta penso non avesse mai pensato ad appiccare fuoco a niente. Ma bisogna anche contare che era un bambino. per quanto grottescamente “grandi” fossero i suoi pensieri.

Mi rendo anche conto che probabilmente Riccardo abbia come “Modello” il modo in cui la sua famiglia sia stata una famiglia, una mamma a casa dedita e buona, un sacco di guai passati insieme nonostante tutto, un padre che fra errori e debolezze comunque risolve sempre tutto quanto, a costo di essere a casa per mangiare e crollare sul divano. Mi domando se coscientemente o meno abbia provato a ricreare la stessa situazione, fallendo per il semplice dettaglio che io non ho figli, e quel genere di assenza genera in me soltanto un senso di solitudine lacerante.

Il mio modello e’ l’esatto opposto. La mia energia e’ l’esatto opposto. La mia concezione di socialita’ e divertimento sono spesso l’opposto. Non era cosi’ prima semplicemente perche’ non avevamo ancora capito troppo bene chi eravamo.

E quanto incredibilmente monogamo era il mio “Modello”, io non vedevo nessun altro che Marco. Forse semplicemente perche’ in un asilo una persona piu’ interessante di quella la trovi difficilmente.

Chissa’ cosa passava lui, per essere cosi’… C’e’ qualcosa di “sbagliato” in dei bambini cosi’ piccoli che non sono esattamente dei bambini.

Lettori, occasionali o meno, voi avete, o avete avuto, un modello? Un qualcosa che ha influenzato la vostra idea di relazione prevalentemente a livello inconscio, istintivo? Con la logica si stabiliscono altre regole, o si stabilisce di non stabilire regole. e semplicemente fluire e vedere dove porta un’esperienza.

Fossimo esseri di sola logica e zero paure, zero paranoie, zero imprinting scemi, e quant’altro, forse sarebbe tutto piu’ noioso, ma piu’ facile… XD

 

 

 

 

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Just your regular twisted egomaniac
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