Come insegnare a comunicare a un introverso timido.

C’e’ una cosa che ripeto sin dai primi anni 90, ed e’ la pura e dura realta’ delle cose.

Io non so socializzare, e’ un problema che molti sottovalutano quando lo espongo, come se fosse una scemata che si risolve dando un’aggiustatina qui e la, non si rendono conto dell’entita’ del problema, a livello psicologico e pratico.

Se non fosse stato per l’avvento di internet, la mia vita sociale si sarebbe ridotta a poco piu’ di zero per tutta la mia vita. E oltre a quel poco piu’ di zero, avrei avuto attorno a me soltanto rifiuti e mal considerazioni in ogni campo della mia vita, non solo in quello lavorativo.

Questo accade perche’ ho dei “valori” che attribuisco a cose che invece sono genericamente motivo di incomprensione e paura, se non disgusto a volte. E tutto quello che invece viene preso in alta considerazione dagli altri, per me sono grosse, inconsistenti puttanate. E per quanto capisca che hanno il loro peso per questo o quel motivo, continuano a restare tali.

Internet in questo senso e’ riuscito a smussare un po’ i miei spigoli, mettendomi a contatto con risultati dai catastrofici ai medio buoni con gente di ogni tipo, comunita’ di ogni tipo, senza che queste persone dovessero “accettarmici” dentro (brutale! ma vero.) prima di provare a conoscermi. In questo modo e’ stato tutto un trial and error che mi ha portata a capire che esistono persone che apprezzano quello che io sono, e che devono “soltanto” scoprirlo ed abituarcisi. E viceversa ho imparato a conoscere ed apprezzare persone che a detta di tutti erano assolutamente infrequentabili (“hai amici che non dovrebbero avere amici, per come si comportano”).

Sembra poco ma, e’ molto rilevante. Da un lato solleva una crosta di superficialita’ che e’ sempre in agguato, sempre, anche nei soggetti piu’ maturi e colti.

Dall’altro, spinge a non considerare il semplice uscire da casa propria come un’avventura da incubo piena di ansie e di paure. Perche’ lo sconosciuto, diciamocelo, in certi soggetti genera uno spettro di reazioni che va dal fastidio al terrore puro. E bisogna insegnare con pazienza a questi soggetti che lo sconosciuto e’ probabilmente spaventato come loro. Ha probabilmente paura di dare fastidio sui mezzi, che le sue scarpe finiscano su “il milanese imbruttito”, che il caldo estivo renda il suo odore umano invece che sintetico… Se lo guardi a lungo panica, esattamente come tu panichi davanti a, che ne so, il macellaio. E il fastidio e la paura sono sempre dietro l’angolo per una persona che non e’ molto brava ad avere a che fare con le altre persone. Non e’ che lo superi e basta, e’ una cosa in cui si ricade se non si sta attenti.

Questo pero’ non basta, una persona con poche skill sociali e un sistema di pensiero sballato non sa di cosa parlare quando e con chi. Non ritiene utile parlare di cavolate e chiedere informazioni che non desidera su cavolate nella speranza di poter orientare il discorso su qualcosa di meno cavoloso. Tutto questo spam non gli piace, e non lo abbraccera’ mai tanto facilmente. Cosi’ poi ci si ritrova in silenzio, o a descrivere dettagli che all’interlocutore visibilmente non interessano, a chiudere discorsi perche’ non c’e’ molto da aggiungere, o a parlare di cose personali con gente che non ha nessuna voglia di approfondire niente, perche’ tu non hai problemi a finire alle radici di un discorso, mentre per molti e’ semplicemente “parlare”. La cosa deve mantenersi superficiale e leggera il giusto, e tu arrivi a casa che sei cosi’ stanco e stressato che se avessi fatto il muratore tutto il giorno avresti lo stesso tipo di spossatezza letale addosso, dolori muscolari esclusi. Questo non avviene solo e soltanto in momenti in cui trovi persone che comunicano “come te”. Che molto spesso, per inciso, non escono di casa.

Non li troverai mai il sabato sera a reggere il bicchiere in piedi come dei pirla davanti a dei locali. Ne’ a urlare per farsi sentire dentro a quegli stessi locali. Non li troverai mai al banco a discutere con il barista o chi sta attorno, le persone che comunicano in questo modo sono invisibili, nella migliore delle ipotesi, come degli spettri che svolazzano al di fuori dei margini della societa’, o camuffati da persone normali, ma con lo stesso effetto di visibilita’ ridotta. Sono quelli che vanno al parco per vedere gli animali o uccidere la noia, e provano un senso di allarme se ci si avvicina a loro entro tot metri.

Le persone che comunicano cosi’ non hanno foto di gruppo di baldorie random su Facebook, al massimo qualche pacata cenetta. Alcuni manco hanno la loro di foto, su facebook, figuriamoci quella delle varie uscite, o, per dire, la solita vagonata di selfie.

Ma chi stigmatizza Facebook fa l’errore di attribuire al mezzo la colpa del modo in cui viene utilizzato. Se devo dire la verita’, per esempio, per me Facebook e’ un grande esercizio di diplomazia.

Osservare, interiorizzare e decidere di tenere per se questo o quel commento. Un altro tassellino che si aggiunge all’arte di stare zitti, specialmente quando una delle cose che per te sono importanti e che invece creano scompiglio in chi ti sta intorno e’ la sincerita’. Immagino le catene infinite di commenti o reazioni piccate in maniera esorbitante scaturite da semplici opinioni o semplici osservazioni…  E scelgo di non farle, anche se la mia natura mi sta URLANDO dentro di dire quello che penso, ora, subito, adesso.

Fa brutto pensare una cosa e non dirla. Specie se e’ fastidiosa. E’ visto come un atto di gentilezza e rispetto, ed io capisco. Mi domando tuttavia se mi rispetta di piu’ una persona che mi dona la sua opinione su qualcosa in maniera magari misurata (e qui ammettero’ che a volte sul “misurata” io sono molto fallace NdK), ma sincera, piuttosto che quello che per “non darmi fastidio” mi dice puttanate o tace. Per la mia logica e’ una mancanza di rispetto, e’ una presa per il culo. Eppure pare che sia la cosa “giusta” da fare in un contesto sociale, ed io sono spesso combattuta in queste situazioni. Mi fai una domanda/Una considerazione del cazzo? Sono portata a risponderti con il tono con cui si risponde alle domande/considerazioni del cazzo, e faccio veramente fatica a non farlo, se ci riesco… (Del cazzo intesa come un livello di domanda “quasi offensiva”, non semplicemente ingenua e/o non preparata sull’argomento)

Devo dire che con me raramente ci si fa cosi’ tanti scrupoli. Chi vuole sparare, spara e basta, e cerca di dirsi per scaricarsi la coscienza che lo fa “per il mio bene”, ma in realta’ semplicemente la mia stessa presenza a volte da fastidio, e questo fastidio si scarica cosi’. Penso che sia perche’ il fantasma “non esiste”, e se gli spari e lo abbatti allora sei contento perche’ sai che non era un fantasma, e cosi’ e’ per tutte le persone che riescono ad esistere pur non pensando in una maniera impostata da altri e storta. E’ una forma di difesa per le proprie azioni, per il metodo che si fa proprio a furia di ingerire cocktail con la giusta dose di condizionamento, necessita’ ed insicurezze. Ammiro chi cammina con tutta questa scioltezza sul filo del rasoio che e’ la socialita’, ma queste persone non ammirano me, perche’ sono il bambino grasso che dice che se cammina sul filo di un rasoio si taglia, e non vuole farlo.In parte.

In parte onestamente non credo che le persone abbiano poi cosi’ tanta voglia di approfondirsi a vicenda, e ci si frequenta “quanto basta” per il proprio ruolo. Non vedo perche’ una persona che per me e’ un omino che mi da il resto e la bottiglietta d’acqua e NIENTE di piu’ debba vedermi come qualcosa di diverso da una tizia grassa con la faccia imbronciata, che non parla ed e’ anche vestita male. E’ tutto lecito, tutto giusto.

Sono io che dovrei curarmi di sorridere senza sembrare una persona che ti sta prendendo per il culo, o di avere un’aria di positivita’ ed entusiasmo a prescindere. Anche se non sono una persona entusiasta e positiva, sebbene i picchi di negativita’ che a volte raggiungo non siano, per fortuna, la mia costante. Le persone entusiaste e positive piacciono di piu’, qualcuno ha pure perso del tempo a farci sopra degli esperimenti.

Ma piacciono di piu’ a chi? Perche’ per esempio in me suscitano diffidenza, a meno che non siano casi di autentica, clamorosa ingenuita’. Si pone come entusiasta e positivo chi vuole venderti qualcosa, nella stragrande maggioranza dei casi. Appena gira l’angolo cambia faccia. Sara’ veramente cosi’ pompato? Che droghe assume? Ho un’amica un sacco energetica ed entusiasta per qualsiasi cosa faccia, e la guardo sempre come una specie di miracolo, un caso cosi’ fottutamente bizzarro, e si vede che il suo entusiasmo e’ autentico dall’accuratezza con cui impara ogni cosa che si mette a fare. E’ bravissima in tutto, ed e’ una cosa che per me in una persona ha un valore eccezionale. E’ bellissimo quando ti piace quello che fai. Eppure pure lei ha momenti in cui strozzerebbe tutti, e tutta la luce del suo entusiasmo diventa un gomitolo di stress e problemi. In questo, io posso credere.

Ma, sorridi sempre? O hai una scorta di maria da qualche parte o non me la racconti giusta.

Eppure, once again, cosi’ sembra che sia giusto comportarsi in contesti sociali. E sorridiamo.

Non vi renderete mai conto di quanto tutto questo sia autenticamente faticoso. Fa venir voglia a scatti regolari di prendere una ciotola di legno, piazzarsi su una montagna e mandare tutti a fare in culo.

E in quei momenti da qualche parte qualcuno su internet si sente esattamente come te, cosa che da fuori non percepiresti nemmeno per un secondo. E allora tutto torna nella sua giusta dimensione.

Ci sono tante teorie su come certi bambini finiscano a diventare degli adulti cosi’ “disfunzionali” <- ma guarda che parola brutta poi porca miseria. Si pensa che certe persone abbiano possibilita’ “solo” su internet per cui tendano a mettere uno schermo fra se e tutti i propri rapporti. Non e’ esattamente cosi’, non per me quantomeno. E’ che “fuori” c’e’ un teatro crudele ed irrealistico che rischia di fossilizzare questo genere di persone nei loro problemi a vita. E’ necessaria una backdoor che porti nella testa della gente senza che la gente debba necessariamente mettersi in gioco per esprimere i propri pensieri. E a quel punto si capisce che non si e’ poi cosi’ tanto strani e sbagliati.

E la porta magicamente non e’ piu’ un mostro che ci ingoia in un mondo di merda, ma qualcosa che potenzialmente potrebbe portarci ad incontrare persone con cui stiamo bene.

Finalmente.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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