La leggenda del corvo – Approfondimento II: Karas 001

Juste Milo, lunghi capelli quasi sempre bianchi, il fratello di Kei.

Nulla avra’ mai, mai e poi mai, nella vita del nostro corvo la stessa mastodontica, assurda importanza che aveva per Kei suo fratello Juste, tanto che la gente mormorava, e se interpellato in merito Kei dichiara “La gente aveva anche ragione, ora vattene a fanculo.”.

Ma l’importanza non stava in quel che mormoravano le genti. L’importanza risiedeva in altri dettagli, in quello che puo’ essere un gioco, una missione, il momento di risate e di complicita’ di fronte al delirio che due persone possono affrontare in un mondo malato come Second Life.

La sensazione che l’universo sia solo e soltanto un immenso parco giochi. Tutto per loro, Karas 001 e Karas 002. Lo si plasma come si vuole, ci si legge quel che si vuole, si lega un significato che permane in tutto, come se ogni cosa fosse buona per crearsi una storia, un sogno per evadere da non si sa bene cosa. Ridendo, come dei cretini, per ore, per le cose piu’ inspiegabili, osteggiati solo dal lag che impediva loro di planare su certe sim, o farsi lunghi giri in macchina con la Karas Mobile che non significassero automaticamente finire “incastrati su qualche nuvola”.

Come si fa a spiegare i Karas a chi non li ha vissuti? I Karas stessi, probabilmente, si sono vissuti a vicenda in maniera differente.

La missione era semplice, nelle varie imprese, a volte anche solo rispetto alla pioggia di nonsense che veniva scagliata addosso a loro, non si puo’ che imbracciare qualche veicolo stupido, e fare qualcosa di altrettanto stupido, sotto una bandiera che esprime attraverso un segno di un fumetto stupido, in maniera accurata, un po’ tutto. Il gioco dei bambini che permangono dentro ognuno di noi, la voglia di un compagno con cui guardare certi tramonti, con dietro una console di guerra e un proiettore con qualche videogioco, invece che un letto.

L’idea del giorno e’ atterrare sui Parioli con un enorme elicottero da guerra? Si faceva.

Quanto sara’ durato tutto questo? Il tempo, abbiamo gia’ visto, su Second Life e’ relativo, si estende e si stringe in maniera grottesca a seconda di cosa si vive, e con che frequenza. Un mese, massimo due? Probabilmente a loro sara’ sembrata la durata di una vita intera.

Juste e Kei si sono incrociati ai Parioli, tanti anni fa. Juste ai tempi era nuovo, ma qualcosa nel suo avatar aveva colpito Kei tanto da spingerlo a prenderlo in privato e dirgli, in maniera inquietante come solo la sua incapacita’ di socializzare poteva creare, che gli sembrava di averlo sempre conosciuto.

Passo’ un po’ di tempo, tuttavia, prima che i due iniziarono a conoscersi veramente, attraverso la cugina di Kei, ai tempi piuttosto invaghita di Juste, Alina Tamura, che porto’ il loro divertente siparietto personale fra le mura del Mind’s Eye Palace, facendo “vincere” a Juste l’approvazione della zia Ash.

Fu in quel palazzo che nacquero i Karas, e tutte le leggende del loro capo Saggiufo, del malefico Dr.Winter, e qualsiasi tipo di delirio venisse evocato attorno a loro molto spesso era proprio orchestrato all’interno del Mind’s Eye. Quando i vari abitanti del palazzo iniziarono a farsi sporadici, e a farsi vedere solo durante giochi e feste, gran parte del tutto divento’ la loro base operativa, senza piu’ limitazioni come avrebbero avuto da abitanti “normali” di quella grande assurdita’.

I Karas vivevano sul filo del rasoio di certe regole, venivano universalmente tollerati anche quando, nell’eseguire i loro deliri, violavano regole delle sim, investivano tutti quanti con la macchina, facevano partire momenti di delirio collettivo, erano il momento di rottura nella normalita’ e nella pesantezza devastante di certe interazioni.

Quando rientravano alla base potevano parlare sul tetto per ore, guardarsi un film in famiglia, sopravvivere a feste di qualsiasi tipo, stupirsi davanti alle reazioni deliranti che avevano certe persone al loro semplice cazzeggiare insieme. Perdevano costantemente contro certe persone che pur di vincere non facevano che giocare in maniera disonesta: gare con le macchine, sfide con le armi da fuoco, tutto veniva costantemente perso. Ma con dignita’, perbacco.

Si vocifera che un giorno, senza troppo preavviso, Juste parti’ per una missione in una terra lontana, e non torno’ mai piu’. Altre fonti sostengono che abbia cambiato identita’, tentato di ricontattare 002, ma sia finito in qualche altra missione lontana, una presenza sporadica, un po’ come il fratello minore.

Qualcuno vocifera che l’affrontare il Second mondo in solitaria abbia molto cambiato 002. Altri parlano di donne dalla presenza ingombrante, altri parlano di cose misteriose chiamate “afk”. Nessuno sa quale sia la verita’, ne’ se ci sara’ un effettivo futuro per i due agenti.

Tutto cio’ che si puo’ lasciar scritto ad oggi, e’ che furono qualcosa di grandioso.

 

 

 

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Just your regular twisted egomaniac
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