La leggenda del corvo – parte III: Fama, fame e famiglia

Solitario. Cosi’ amava considerarsi Kei, sebbene fosse costantemente circondato di persone. Una contraddizione che difficilmente si poteva intuire da fuori, mentre saltellava in forma felina da una persona all’altra facendo “meow” per i Parioli, o stanco delle sue orecchie da gatto, passava a tutti cartelli con Elvis Cristo e  indossava e vestitini rosa giusto per far ridere tutto il suo circondario.

No, non era solo. Attorno a lui con il tempo si erano aggregate anche piu’ persone, trascinate nel turbine del Mind’s Eye Palace, un enorme castello di proprieta’ della zia Ash, o letteralmente prese per strada ai Parioli durante questo o quel delirio.

Era una bella cosa, il Mind’s Eye Palace, un posto dove chi voleva (ed era, soprattutto, approvato dalla zia Ash, nefasta e al contempo provvidenziale e generosa host e master del posto) poteva avere la sua stanza, e poi c’erano zone in cui ci si aggregava per giocare, parlare, qualunque cosa. Tante dinamiche sono nate grazie a questa sua iniziativa.

Tutto era partito da una spiaggia. “Ma che te ne fai, Zia, di un posto cosi’ grande, se poi ci vivi soltanto tu?”. Zia Ash aveva senza ombra di dubbio tante sfumature, ma quelle stesse sfumature da “leonessa”, nel tempo, hanno dipinto le cose piu’ eccezionali.

E’ molto difficile ricostruire cronologicamente il tutto che e’ avvenuto in quel periodo in maniera accurata. Tocca, per approfondire tutti i punti per bene, fare qualche salto temporale. Per ora parleremo delle cose in maniera “superficiale”, giusto per documentarle. Poi, andremo piu’ a fondo per i singoli avvenimenti chiave.

Mentre persona per persona venivano tirate via dai Parioli certe personalita’ verso il palazzo, Kei per qualche ragione legata a quello che scriveva su un quaderno magico collettivo chiamato forum, inizio’ a diventare stranamente conosciuto. Ovunque mettesse piede c’era qualcuno che gli chiedeva se era “Quel Kei”, a volte gli piovevano persino in casa “fan”, direttamente sul balcone, o gli si presentavano piacenti stranieri mentre era in giro per delle sandbox.

Il nostro corvo puo’ essere divertente e apparentemente buono, ma ha sempre avuto un lato oscuro che lo mangia sin dal profondo, il desiderio di scavare, scavare e scavare, essere tutto quello che puo’ essere, prendere tutto quello che puo’ prendere. E questo ha fatto, poveri fan, sebbene sicuramente la cosa abbia portato indubbi lati positivi. Negli anni, le persone che piu’ hanno avuto la pazienza di restargli attorno, sono quelle stesse “prede” che inizialmente ha bramato con ben poca gentilezza. Perche’ quando si vuole essere “tutto”, si coprono lati positivi che non possono essere a senso unico. Affetti che restano, magari modificati, ma restano, cose che vanno oltre giochi, non giochi, porcate, chiaccherate superficiali, tutto doveva essere, e tutto diventava, inesorabilmente profondo.

Anche l’amore (Gli amori? Da bardo, non saprei che dire, girano voci, saranno solo voci? Mi attengo ai fatti) della sua vita fu incontrato in quel periodo, in una scorribanda ai Parioli. A nessuna donna il corvo dedico’ una piu’ immensa, ma distratta devozione. Non fu certo l’unica persona con cui stette, altre furono piu’ assidue, ed onestamente a volte anche piu’ felici come frequentazioni. Il corvo e quella che in seguito divenne la sua sposa, erano amici, entrambi sbandavano qua e la’ osservandosi da lontano, senza possessivita’. Ma di questo, ne parleremo piu’ avanti.

Con il tempo si accumulo’ anche ulteriore famiglia. Un fratello, una cugina, diversi nipoti, tutti nel grande pentolone, che cambiava assieme ai suoi abitanti, del Mind’s Eye. Un castello, una base sulla spiaggia, delle stanze volanti, una grossa villa, e come ospiti amici degli amici, inciuci, sempre e comunque storie. E feste, tante feste, tanti giochi. Fu un periodo molto attivo, in cui le scorribande pariolesi erano diventate delle specie di missioni, da svolgere con la pazza famiglia.

Ci fu addirittura un periodo di alienazione in cui le persone venivano a trovare il corvo, costretto da una malattia chiamata “Connessione dal Cellulare” ad una skybox senza troppi fronzoli, come una visita al “guru” raccontando tutte le varie (dis)avventure.

Tutto era qualcosa che, nel bene e nel male, sembrava non dover finire mai. Ma a far finire le cose, si sa, bastano dei sentimenti. Aggiungi i sentimenti a quello che e’ la tua vita, e la rendi immediatamente qualcosa che da un giorno all’altro puo’ distruggersi completamente.

Come l’ultima versione di quel palazzo, gli elicotteri caduti su certe macerie, come le stanze incellophanate di certe skybox, come le metaforiche gabbie nella testa di qualche svitato.

Quando tutto smette di essere divertente, la zia Ash da forfait, e per un breve periodo Kei accetta una sistemazione in una spiaggia da Toshiya, iniziando a reinventarsi la propria vita come il fotografo solitario che in fondo sapeva di essere, frequentando le persone in gruppi sempre piu’ ristretti, fino al ridurre il tutto al “uno ad uno”.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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