Tick-tack

Mi rendo conto che ormai riesco a misurare il tempo che ci metto prima di sentire questa cosa, questa forma di malsana necessita’.

Un giorno o due di chat, e un paio di settimane o tre dal vivo.

Poco.

Non sono sicura di voler assecondare questa cazzata della mia testa. Non che al momento stia subendo nessun tipo di danni, ma mi rendo conto che guardando al futuro la cosa ha premesse gia’ viste.

Sono abbastanza sicura di non aver visto cose che non ci sono, ma al contempo percepisco nel target la stessa incertezza e pigrizia mentale che colpisce me quando penso che potremmo essere altro. Eppure sono convinta che non sarebbe male, e al contempo, mi rendo conto che non lo so. E allora cosa cavolo sto facendo?

La piu’ triste delle verita’: i sentimenti non bastano. Nascono da necessita’. Creano ossessioni riguardo alle necessita’. Ma e’ questo un modo adatto per risolvere le cose? Forse quello che piu’ e’ in grado di far muovere gli ingranaggi.

Ma non possono muoversi solo i miei. Voglio una chimera impalpabile che stia li’ e non rompa troppo il cazzo? Piuttosto che qualcosa che rischia di sminchiarsi in maniera cosi’ epica, preferisco il niente? Non credo.

Forse e’ solo l’amarezza della consapevolezza che io posso anche fare i salti mortali con avvitamento, ma la decisione non e’ mia.

Sul mio braccio ho una promessa vecchia di diversi anni, fatta a me stessa: Qualsiasi tipo di caos questa cosa avesse portato nella mia vita, io l’avrei affrontato e basta, perche’ ne vale la pena.

E sono convinta che ne valga la pena, penso di aver conosciuto una delle persone con cui vado piu’ d’accordo, e non soltanto perche’ ci frequentiamo “non abbastanza per starci sul cazzo”. L’intesa e’ una cosa che si capta subito.

Poi pero’ vedo questi miei comportamenti cosi’ poco “miei”, ed inizio a preoccuparmi. Voglio diventare piu’ forte, piu’ felice. Aiutera’, o sara’ un altro stupido punto debole? Dovrei allontanarmene, per evitare di infilarmi in una situazione che potrebbe precipitare?

Non lo so, non credo sia saggio ne’ fare quello ne’ restare cosi’. Mi rendo conto che se aspetto che questa cosa passi da sola, divento vecchia. Eppure ogni volta che mi guardo in giro, seppure con le migliori intenzioni, la piu’ sincera apertura…

Mi sento cosi’ aliena a questa gente. Sempre…

Non riesco a sentire l’impressione che qualcuno sia sulla mia lunghezza d’onda. E’ un problema lungo decenni.

Percio’ anche se si trattasse di starci senza nessun guadagno, meglio stare sulla mia lunghezza d’onda… con chi riesce a starci.

Con quella punta di rammarico perche’ probabilmente questo e’ quello che pensava di altra gente. Alberi, comparati con semi.

Posso essere anche io un albero, un albero nel giardino giusto pero’. Magari diverso, magari non proprio come quello selvatico che voleva, tutto sommato lui non e’ certo un albero perfetto. Magari cresco anche meglio, chi lo sa. Finche’ resto un seme, o malapena una piantina, non c’e’ vittoria, e ho come  idea che un po’ si voglia che resti cosi’.

Non e’ intellettualmente onesto comparare un seme con un albero, dopotutto. Io non l’ho fatto, o pure lui sarebbe stato cosi’ poco… Ma cosi’ poco rispetto a gente che non “ho”, o che non esiste piu’…

Ma penso che mi portero’ questa piccola amarezza addosso, cercando di farla scivolare via.

Chissa’, prima o poi se ne andra’.

 

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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