Serve intimita’, ed espressione

Ultimamente, sono tornato su Second Life. Scrivero’ questo articolo in maschile, perche’ in questo momento parla il lato di me che da vita al mio avatar, che altro non e’ che me, ma con la “faccia” dei miei tumulti interiori.

Un amico diceva una volta che chi entra su Second Life ha bisogno di qualcosa. Io ribatto sempre che tutti abbiamo sempre bisogno di qualcosa, quindi non e’ il caso di darsi a facili demonizzazioni sugli abitanti di quel mondo virtuale.

Resta il fatto che in questo momento della mia vita, come e’ giusto che sia, sono un po’ scombussolato e sto cercando di capire quali siano le mie necessita’ (non pratiche, quelle pratiche sono facili da vedere, e anche meno difficili da risolvere di quanto si pensi), perche’ quando una persona le identifica, e’ sempre a buon punto.

Sono giunto alla consapevolezza che al momento serve intimita’, e serve espressione. E’ difficile essere se stessi in un contesto in cui tutto cio’ che ci circonda vive in un modo in cui tu non vivresti. Avviluppato in fretta, ansia, negativita’ e rumore, per esempio. E non c’e’ modo di chiudere la porta e lasciare tutto questo fuori, perche’ non c’e’ uno spazio nel quale rifugiarsi per difendersi da questo veleno, come una nube che pensa di avere tutto sotto controllo, ma alla quale sfuggono in realta’ i dettagli piu’ palesi, perche’ sono cose che non la nutrono.

Molto spesso mi si rimprovera di esagerare quando esprimo un concetto, ma l’esagerazione e’ senza dubbio l’elemento che mi consente di esprimere al meglio la sensazione che le cose danno addosso. Non e’ poco l’effetto che hanno, non e’ corretto sminuirlo solo perche’ nonostante questo io sto in piedi e riesco a stare mediamente bene. Questo non cancella il problema.

Mi rendo conto che al momento nella mia vita esistano veramente poche persone che potrei definire mie amiche cosi’ tanto da tenerle vicine alla mia intimita’. Meno di quante ne esistevano un tempo, per un motivo o per l’altro. Alcune delle persone che piu’ mi erano vicine non sono nel contesto giusto per vedere cosa capita con i loro occhi, sono direttamente andate per strade diverse, o quant’altro, e il ricambio e’ molto flebile.

E fra quelle ed altre persone, c’e’ sempre tanto delirio e poco tempo (nonostante stati di relativa liberta’!) di frequentarsi. Io vivo il paradosso di non essere una persona socievole, ma di essere una persona sociale. Mi rendo conto che detto cosi’ ha poco senso, cerchero’ di spiegarmi.

Io sono una persona “trigger”, e faccio di questo uno dei miei motivi di orgoglio piu’ grandi. So come fare a scuotere persone rimaste in depressioni lunghe secoli, so come fare a donare un po’ di riflessioni, e una molla che spinga a migliorarsi, rendersi piu’ forti, piu’ sereni. So come fare una marea di cose, anche se non le ho mai fatte, paradossalmente, ho la certezza di essere in grado di aiutare a svolgere un’ampissima gamma di compiti ed affrontarne una altrettanto vasta di doveri e rogne.

Do il meglio di me quando riesco a fare questa cosa, e non gratuitamente, sicuramente il pagamento che ne ricevo e’ una buona carica di autostima, e una valanga di esperienze ed insegnamenti. Uno scambio vantaggioso da entrambi i lati, e spassionato, sereno, buono. Ma non potrei mai farlo se percepisco nelle altre persone sfiducia e un senso di inesatta superiorita’. Non sono spinto a fare altro che lasciare questo genere di luminari nella loro melma, e non ce li faccio affogare pigiando col piede soltanto per pieta’ cristiana.

Per di piu’, non essendo io una persona infallibile, ho bisogno che questo scambio avvenga con persone che a loro volta sarebbero capaci di essere dei “trigger” per me. Possibilmente non nella maniera in cui lo fanno i bulli, perche’ con me non funziona, tutto cio’ che genera e’ nervi, sensazione di vessazione e desiderio di vendetta. Ma questo la nube non e’ in grado di osservarlo, e’ piu’ semplice assegnarmi un carattere che non possiedo, come se fossi di mio nervoso, sfiducioso, inflessibile e vendicativo ad cazzum.

Second Life, tragicamente, non sopperisce a questo bisogno, non potra’ mai farlo completamente. Anche se in passato ci ho conosciuto persone con cui poi si e’ instaurato un rapporto di questo genere. Quello che Second Life e’, e’ espressione, creativita’. Quando non puoi essere il meglio e il peggio di te, per un motivo o per l’altro, serve un modo per ricordarti o dimenticarti le sensazioni che compongono il tuo io. Per lasciarle impresse da qualche parte dove siano osservate, anche, magari non comprese, ma sicuramente osservate, sfogate. Siamo una collezione di nessuno sia li’ che qui, ma li’ si e’ dei nessuno decisamente pittoreschi, e non e’ importante essere qualcuno. Quantomeno, per me.

Due scatti, due interviste, due chiacchiere che abbiano un senso, e non siano necessariamente degli scambi di parole “per intrattenimento”, senza un perche’, senza un pensiero, senza un’opinione reale, e il me che ha bisogno di vedere un po’ di intensita’ nelle cose e’ allegramente appagato. Quel tipo di “ardere” che non e’ fatto di “ansia”, qualcosa con cui mi configuro meglio, e qua fuori non sempre c’e’. Non so spiegarmi perche’, ma pare molto raro da trovare, anche in persone che, avendo vissuto piu’ cose, in teoria dovrebbero aver imparato a vivere un po’ meno di frivolezze. Non dico del tutto senza, nessuno l’ha mai ritenuto ne’ possibile, ne’ lecito, ma un po’ meno.

“Sentire, e fare attenzione, ubriacarsi di amore, e’ una fissazione, e’ il mestiere che vivo, e’ l’inchiostro aggrappato a questo foglio di carta, di esserne degno e’ il mio tentativo.”

Ci sono canzoni che non smettono mai di descriverti. E la vostra qual’e’?

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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