Scene da fumetto

Ieri ho visto una di quelle scene che normalmente uno si aspetta che se ne escano in qualche storia da fumetto, o da libro per ragazze.

Ne ho riconosciuto gli elementi come se fosse stato fatto apposta, il che mi ha strappato un mezzo sorriso. Sarebbe stato cosi’ semplice giocare con la realta’ volendo prendere l’amo di questa ispirazione quasi artistica, lasciandosi tirare in ballo perche’ boh, semplicemente la scena era carina.

Contesto, sei una persona emotivamente stanca, creativa, curiosa, in un ambiente pieno di sconosciuti che si autodefiniscono simili per certe caratteristiche, ma molto diversi da te, molto piu’ egocentrici, fastidiosi, pettegoli, ipocriti. Ogni parola e’ pesata per essere un vanto, per mettersi al centro, o mettere sotto il riflettore qualcosa che li riguardi.

Poco interessanti, davvero poco interessanti, nonostante la quantita’ di anni che si portano addosso, con la mirabile eccezione di un omino dalle origini molto distanti, che semplicemente stava pensando a fare quello per cui era stato invitato, ovvero far vedere e funzionare delle diapositive, cosa che in seguito avrebbe eseguito con senso dell’umorismo, e dimostrando una dose cosi’ ampia di umilta’ e cultura che avrebbe potuto seppellirci tutti i presenti, ma nessuna volonta’ di unirsi a tutta quella fastidiosissima ego race generale.

In tutto questo, nulla spicca, tranne forse dei drappi comunemente usati per pregare, e un’eccellente tortino alle mele.

Poi all’improvviso arriva lui, e non si puo’ non notare perche’ sara’ alto due metri e dieci, non tanto per altro, ha un aspetto comune, forse piu’ affascinante del comune, ma probabilmente quelli sono soltanto i miei gusti. Scende la gradinata e si mette a parlottare con un ristretto gruppo di persone, e mentre tu disegni e ascolti distrattamente quello che capita attorno, ogni tanto lo osservi, perche’ beh, c’e’ qualcosa di piacevole per i tuoi gusti in quel delirio! A parte l’omino di prima, che aveva gia “vinto” gare di spessore esistenziale a cui non aveva mai partecipato.

Cosi’ snocciola una cosa che sembra una spiegazione di quelle delle introduzioni dei manga. “Ah io abito li’, quella porta mal messa”, la porta mal messa che tanto ti piaceva perche’ era un segno distintivo in tutto quell’ostentato finto Non-lusso. Parla di come avrebbe voluto vendere quella casa per andare a vivere con quella che “ai tempi era” la sua ragazza. Che poi magari ne ha un’altra, ma e’ tutto cosi’ nero su bianco, assurdo, forse solo per i miei occhi. Parla di come viva poco la socialita’ esasperata del nostro quartiere, e all’improvviso, smetto di ascoltarlo perche’ mi pare una roba surreale.

Penso che e’ tutto troppo di plastica, una specie di formina che si adatta al mio gusto in maniera quasi ironica, e c’e’ qualcosa che mi stona tantissimo. Saranno i vestiti firmati e perfettamente stirati, sara’ il divertimento distaccato con cui vivo tutta questa scena.

Spicca? Si, in un contesto del genere sembra fatto per spiccare. “fatto per”. E’ interessante abbastanza da provare a parlargli?

No. C’era qualcosa che stonava, e sono sensazioni che non so ignorare.

Ma qualsiasi “buon” libro romantico sarebbe iniziato cosi’, con una tizia introspettiva ed asociale stanca, triste e annoiata che nota un tizio con una porta sgangherata e una dichiarata differenza di comportamento sociale che cerca di uscire da casa sua con successo scavalcando un evento sociale. Ci sono cosi’ tanti spunti!

Anche se non e’ la mia storia, decisamente non la mia.

Abbasso lo sguardo al mio ciondolo e penso a quante storie non sono decisamente la mia. A quanto la mia storia non sarebbe mai incentrata sul romanticismo e sui momenti esteticamente singolari, ma sulle devianze mentali di questo o quel soggetto, sarebbe una cosa sottilmente ironica, una comicita’ basata sul protagonista in modalita’ wtf perenne, e rapporti bellissimi nella loro intensita’ e devianza.

E’ sempre stato cosi’, sara’ probabilmente cosi’ tutta la mia vita.

Non siete voi, sono io. Cioe’, un po’ siete anche voi comunque eh, ma vi scelgo io cosi’, quindi, mea culpa.

Se dovessi fare un fumetto, pero’ lo comincerei ispirandomi a ieri. Magari qualche fiore in piu’, senza motivo, qua e la’.

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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