Might as well be.

Ma che ne so, devo scriverla sta cosa prima di andare a dormire, se no continua a ronzarmi in testa.

Oggi sono andata a vedere, seppure inizialmente con grande perplessita’, La La Land. Ha un titolo veramente idiota, e il fatto che sia un musical sicuramente non aiuta a prendere l’idea di andarlo a vedere minimamente sul serio.

E invece e’ proprio carino, anche se non e’ certo il film che va visto quando si ha alle spalle una relazione driftata via con persone a cui si vuole sicuramente ancora molto bene, e calcolando che si e’ una persona che, fino a pochi anni fa, quando si e’ definitivamente stufata di farlo, amava annegarsi l’anima in tutti i suoi bei might have been.

O forse si, e’ proprio il film giusto, perche’ tutto sommato oltre alla PESANTISSIMA malinconia, oltre al “pensa te come poteva andare, se solo fossimo stati meno imbecilli in questa, questa e questa situazione”, il messaggio e’ che, pur non mancando di rispetto al giusto ruolo che certe cose hanno avuto nella nostra vita, questa va avanti, e va avanti per il verso “giusto” proprio grazie all’impatto di certe rotture.

Io non posso che augurarmi che sara’ cosi’ anche per me e il mio stimatissimo ex, che ringrazio, fra l’altro le poltrone erano proprio comode. Che ci vada non dico tutto esattamente come nei nostri sogni, ma quantomeno decentemente.

E non lo so, da un lato mi auguro di aver capito male, perche’ di certo sarebbe perplimente se invece questo stimatissimo ex avesse badato piu’ che altro all’impatto che certe trame NON possono stendere su storie che NON sono iniziate, di conseguenza NON si sono sviluppate ne’ tantomeno sono finite, ne’ potranno in nessun modo finire, non avendo vissuto difatto nessuno svolgimento. Il gesto visto come un chissa’ che cosa di ironico per motivi che boh, e non per il motivo che invece ci ho percepito io…

Sebbene io sia ormai da ANNI innamoratissima di un’altra persona, in una maniera cosi’ plateale che penso che il mio rigorosamente one-sided pateti-romanticismo abbia abbondantemente smaronato chiunque ci sia venuto a contatto anche solo distrattamente ogni tanto, quando mi sentivo scoraggiata e partivo con i miei super lamentoni generici, beh, di certo non c’e’ traccia di questa persona che si possa infilare in un film del genere, o anche solo attorno a. C’era un solo modo di leggerlo, e anche se il pensiero e’ piuttosto triste, spero che fosse oggettivamente l’unico.

Per quanto tempo altrimenti, di nuovo, sono stata un sussurro in mezzo al casino?

Ho immaginato di spiegare esattamente cosa calmasse l’animo di questo sussurro, perche’ ormai la pace e’ stata dipinta proprio su un’altra persona che rispetto alle cose si sente un fantasma. Come una piazza dove tira una certa brezza calda e delicata, che muove appena appena cio’ che tocca, e poi va. Non c’e’ il rumore di chi va a fare questo o quello, di chi bisticcia, di chi complotta, di chi sparla, di chi sputa veleno, di chi cerca di venderti rose, non c’e’ il rumore di gente che festeggia, non c’e’ niente che puo’ assordare o distrarre piu’ di tanto i tuoi pensieri, solo quella sensazione di delicato che non ci si immagina possa venire fuori da certe fonti, e l’idea che comunque, una volta finiti certi attimi, si e’ liberi di rituffarsi nel casino, niente cerca di ancorarti nel prato, e niente al contempo cerca di tenertene lontano.

Quello e’ il prato dove i miei sussurri fanno un bel po’ di rumore.

E allora cerco di non sussurrare cose infelici o arrabbiate, perche’ se no avvelenano tutto cio’ che mi fa stare bene. Quando torno nel casino, pero’, non so come sfogarle quelle cose. Ripetere sempre la stessa solfa, per quanto ridondante sia nella propria testa, non fa che banalizzarla, come se importasse il giusto. Alzare la voce per farmi sentire poi, non fa per me, sono sempre stata convinta che se non si vuole fare lo sforzo di tendere l’orecchio, un motivo c’e’.

E cosi’ si torna rumori di fondo, con l’enorme difetto che si e’ rumori sempre scontenti, almeno finche’ non si torna nel prato.

E se poi qualcosa costruisce qualcos’altro di rumoroso sul prato, allora cazzo, diventa una disgrazia di dimensioni epiche.

Ma questo il prato non lo deve sapere, perche’ tutto sommato non e’ colpa sua se e’ edificabile, se e’ pronto a/felice di farsi stordire da questo o quel rumore, finche’ non smette di sentirmi anche lui.

Sono io che parlo a bassa voce, o me ne sto direttamente zitta, finche’, sfinita da questo o quell’altro sussurro inascoltato, non faccio un bell’ inchino e sparisco, con il dubbio che tutto sommato ce ne si accorga malapena, o sia addirittura meglio.

E pure ora che sono nel casino, anche se tutto tace, sto di nuovo vomitando amarezza, quando in realta’ il mio stato d’animo e’ contento all’80%, e soprattutto, mi e’ rimasta una buona sensazione da stasera.

E qualche altro spezzone di canzone da usare in diverse occasioni.

Sono tanti anni che non e’ piu’ tempo dei might have been, e non e’ piu’ tempo per i pensieri che “disturbano la mia anima con queste sciocchezze”. E’ il motivo per cui li scarico via.

Mentre li scrivo, di solito, mi ricordo che e’ il tempo dei might as well be.

Avanti dunque, con il giusto rispetto per il passato, per il presente, e per il fatto che come andra’ il futuro, beh, io non lo posso sapere.

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Just your regular twisted egomaniac
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