Rispetto…

Mi piace quello che hanno fatto quest’anno per 2Lei. Non capisco perche’, gli anni scorsi apprezzavo sempre il concetto, ma raramente mi ritrovavo a pensare che non fosse una semplice accozzaglia di foto e statue a caso, con un significato che sicuramente c’era stato dell’impegno a metterci, ma in qualche modo “non arriva”. Per evitare di creare qualcosa di simile, sapendomi troppo esterno alla sensazione, mi sono sempre cortesemente rifiutato di partecipare. Se non magari spiegando come si arriva a certi meccanismi, certe differenze, certe sensazioni.

Quest’anno mi pare di essere un po’ piu’ sensibile alla cosa, forse gli artisti sono migliori (alcuni, sospetto, per una ragione precisa, com’era per i pochi davanti ai quali mi fermavo in passato), forse sono io che ho sempre piu’ conoscenze in situazioni veramente brutte, o che hanno la spaventosa potenzialita’ di diventarlo. L’amore per il “concetto” sta superando forse il mio lato che si perplime davanti alle solite cose. Credo sia un bene?

Ogni volta, qualsiasi sia il soggetto, a qualsiasi eta’ questo si viva, l’inizio del racconto e’ sempre lo stesso. “Gli ho visto un’espressione che non avevo mai visto. Avevo paura di lui/lei”. (Si, perche’ esistono anche delle lei violente, sorpresa sorpresa, specialmente con i propri figli.)

Conosco questa sensazione. In quel momento la persona che si ha davanti perde tutto il nostro affetto, il nostro rispetto. E noi ci sentiamo come privati della sensazione rassicurante di poter amare una persona che, sappiamo, fara’ sempre di tutto per noi e non ci fara’ mai del male. Mai del male. Sara’ il nostro rifugio contro il mondo brutto e cattivo… E’ un momento estremamente triste, perche’ con l’abbandono di questa sicurezza si genera un vuoto che non si colma piu’.

Si vorrebbe credere che e’ stato solo un momento, e chi abbiamo davanti e’ chi credevamo che fosse, non lo e’ mai, e anche se questa persona non osasse piu’ fare niente, cosa che accade MOLTO di rado, comunque il vuoto non si colma piu’.

Non e’ una sorpresa, non si puo’ amare chi ti fa del male. Fisicamente, o cerca di farlo. E non dimostra nessuna pieta’, nessun reale rimorso, puo’ chiedere scusa mille volte, ma il volto non mente, non gli dispiaceva. Voleva solo massacrarti.

Davanti a questo orrore esistono due tipi di persone.

Il primo tipo di persona davanti alla paura, al risentimento di una cosi’ potente, grave, mancanza di amore e rispetto, piange, urla, non vede l’ora di rovinarti la vita. Tu non la rovinerai a lei senza conseguenze. Non importa quanta paura fai, toccala, e tutti sapranno che sei il tipo di persona che lo fa. Tutti. Magari lei non puo’ difendersi, ma con mezza citta’, o anche solo una famiglia che se ti vede in un vicolo ti ammazza di botte, buona fortuna. Si raccoglie cio’ che si semina, no?  Non ci sono piu’ cazzate dopo una cosa come questa.

Il secondo tipo si paralizza, piange, si dispera, si sente in trappola, non ce la fa. Da mille possibilita’ perche’ l’idea di affrontare e cambiare la situazione e’ quasi piu’ spaventosa di quella di venir percossi o violentati. Molto spesso queste persone vorrebbero chiedere aiuto, ma si sentono come se non potessero averlo. Come se il loro malessere non dovesse pesare sugli altri. Come se, senza la sicurezza che comunque ormai manchera’ per sempre, fossero persi. Sembra quasi che la situazione sia surreale nei momenti peggiori, e al di fuori non ci sia niente…

Ed e’ davanti al disagio enormemente preoccupante di questo secondo tipo che mi metto a riflettere.

“Perche’ non dici qualcosa, perche’? Non e’ colpa tua, non te lo meriti, non hai nessun obbligo a subire.” “Le cose cambieranno, devi solo darmi tempo”.

E muoiono. O muoiono i carnefici, senza mai aver smesso di esserli, o mai aver chiesto scusa.

Beh, le cose sono cambiate, senza dubbio. Preferivo in un altro modo. Preferivo meno cazzate, meno violenza, meno accettazione del concetto malato che non si e’ degni di rispetto.

Rispetto. Sembra cosi’ tanto una parola vuota, finche’ non succedono queste cose…

Ricordo il volto adorante con cui ho guardato ogni persona che io abbia amato, nella mia vita. Ricordo l’affetto, che quasi straripa, la felicita’.

Piu’ volte attorno a me vedo succedere cose che mi preoccupano in merito, piu’ osservo il volto della persona con cui sto, e provo a immaginare come sarebbe.

Lui che so, non mi farebbe mai del male, ha paura di farmene anche solo esistendo. Lui che e’ la mia gioia, la mia pace. Dovessi smettere di pensare questo, potrei amarlo ancora? Potrei anche solo tollerarlo al mio fianco?

Quanto del mio universo emotivo andrebbe in frantumi?

Ero piccola l’ultima volta che ho svalutato cosi’ una persona. Ne porto gli strascichi ancora oggi. Ma sono cosi’ contenta di aver chiesto subito aiuto, anche quando ci ripenso, a posteriori…

Il mondo e’ pieno di folli, quel tipo di folle che puo’ essere anche la persona che meno ti aspetti lo sia. Folli di quelli brutti, folli di quelli che non si curano.

Non subiteli, andatevene.

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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