Gabbia e fortuna.

Si ripensa, talvolta, si, ripensare e’ una di quelle cose che fa spesso l’introspettivo, quello che ama scavare nei suoi stessi problemi, anche quelli bene o male abbastanza lontani.

Mi venivano in mente alcune scene vecchie-ma-recenti.

Pianti fraintesi, per la sensazione sgradevolissima di non riuscire mai ad uscire da quella soffocante gabbia di incomprensione, di sfiducia, di mancato ascolto. Come uno spirito senza voce che si tenta di forzare qua e la’ con le migliori delle intenzioni e i peggiori dei metodi. Di non poter mai risolvere il problema che piu’ ti segna nella vita, il problema con cio’ che piu’, disgraziatamente, forma il nostro universo emotivo.

Tutti indistintamente nel bene e nel male finiscono per diventare un problema in quell’ambito, eppure io ero cosi’ arcistufa di sentirmici pucciata dentro, che avrei fatto qualunque cavolo di cosa, compresa crepare di freddo sotto un ponte, pur di non ritrovarmi ad averci a che fare. Sono state altre persone a spingermi verso piu’ saggi consigli.

O un’altra scena, io che ho allucinazioni auditive di gatti che chiedono cibo nel cuore della notte, mi alzo trafelata e corro con la convinzione di essermi dimenticata di nutrirli. Realizzo soltanto quando sto per entrare in cucina che non ho piu’ gatti.

E niente poteva miagolare chiedendomi del cibo.

Non mi stavo dimenticando di nessuno, ed ero li’ da sola ad inquietarmi per la mia salute mentale nel piu’ totale dei silenzi che questa citta’ potesse offrire, con la mano ancora sull’interruttore della luce.

Sono una persona forte, questo non significa che a volte io non abbia rischiato di sopravvalutare (o sottovalutare, in certi casi) la mia forza, finendo per ritrovarmi molto paurosamente vicina a pesantissime crisi di nervi.

La cosa piu’ terribile e’ che tutte le esperienze che mi hanno portata a capire quanto forte, o quanto meno forte di quanto pensassi io fossi, e le relative conclusioni, il percorso verso la risoluzione, non mi sta aiutando a capire come consigliare chi vedo che sta a sua volta su quei pericolosissimi orli.

Perche’ loro non hanno il mio carattere. Ma proprio per niente.

E mi rendo conto di quanto, nella mia immensa sfortuna, io abbia sempre avuto la fortuna di aver ritagliato con successo uno spazio sacro in cui pochi, ma assolutamente ottimi eletti mi avessero sempre, sinceramente e fino alla fine aiutata a superare ogni ostacolo, come nei piu’ stucchevoli dei cartoni animati sull’amicizia.

Mi sono sempre sentita distaccata, questo dava un senso di solitudine, ma non e’ che io fossi mai stata, per mia immensa fortuna, sola. E mi rendo conto di quanto enormemente piu’ difficili siano le cose per chi, invece, per mancanza del giusto materiale da frequentazione, lo e’ o lo e’ stato.

Avrei avuto, altrimenti, la forza di menare i bulli che tentavano di rendermi la vita impossibile? Seppur non riuscendo mai a contrastare le angherie gratuite di chi, come dicevano i ragazzi che mi difendevano, in fondo era solo geloso della mia bellezza, bonta’, intelligenza e deviata forma di simpatia? O dell’affetto, del consenso, delle attenzioni che attiravo?

Chi mi avrebbe insegnato che, tutto sommato, anche senza l’approvazione di questo o quello, senza essere spalleggiata, senza persone che credano in me, senza una soluzione apparente temporanea, sarebbe comunque andato tutto bene, a patto che ci mettessi mano, anche a modo mio, ma lo facessi, e lottassi per farlo, perche’ a differenza di chi ha bisogno di far piccoli gli altri per farsi grande, io sono un carro armato? E sono un carro armato che magari non lo fa con gentilezza, ma cerca di rendere grande chiunque le sta attorno, non piccolo…

Soli si tende a smattare, soli con parecchia gente contro, o ad aggiungere costantemente peso sulle proprie spalle, non e’ sostenibile.

Ed io posso provare finche’ voglio a far capire loro che sono dei carri armati… Anche un carro armato seppellito sotto km di ansia ed insicurezza, non si muove di un millimetro, o peggio puo’ arrivare a sparare alla cieca, colpendo gente con la sua stessa divisa. E non sono certo cose che si riescono a risolvere in pochi giorni. E non sono del tutto sicura di bastare a rimpicciolire il loro senso di solitudine.

L’ansia paralizza, fa pensare male, distrugge. Come le mie scene mute, all’interrogazione della vita.

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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