A volte

A volte si e’ semplicemente convinti di essere cose che non si e’. Di avere esigenze che in realta’ sono solo accumuli di frustrazione senza un reality check, senza un’esperienza dell'”assenza”, senza aver esplorato la profondita’ del fenomeno per potersi mettere, rispetto ad esso, ad una distanza ragionevole.

A volte si ipoteca la propria vita a questa visione sregolata. Si sopravvaluta la propria capacita’ di comprendersi, di valutarsi soprattutto.

A volte, quando c’e’ il dubbio che forse una visione di noi a cui eravamo abituati, che ci piaceva tutto sommato, non sia quella che poi abbiamo seguito, facciamo di tutto per convincerci che in realta’ stiamo facendo uno sbaglio, che le cose senza seguire questa visione non andranno bene, che bisogna continuare sulla strada a cui siamo abituati a vederci.

Altre volte quella strada diventa il nostro “grande errore”, senza il quale tutto sarebbe andato meglio, si sbotta, si scappa come dei ragazzini adolescenti, e poi si ritorna con le pive nel sacco.

A volte non c’e’ posto dove tornare, e si vaga come cartacce al vento, attaccati a qualche bottiglia, o qualche altro vizio senza senso, in cerca di una direzione, di una ripresa.

Altre volte sei li’ che vedi il seme di questa idiozia crescere in chi ti sta attorno. Da fuori e’ piu’ chiaro quando qualcuno si piglia per il culo da solo, quando c’e’ un limite alle sue ambizioni, e questo limite e’ semplicemente la realta’ delle cose. La realta’ di loro stessi.

Inebriati dall’idea della grande avventura, come se non si potesse vivere senza disfarsi di cio’ che si percepisce erroneamente come zavorre.

Proprio loro, che non hanno neanche voglia di alzarsi per andare a pisciare, o fare la strada dalla scrivania al frigorifero, iniziano ad immaginarsi a girare il mondo, conquistare tutto e godere della loro liberta’ assoluta.

Ma liberta’ da cosa? E fino a che punto e’ una cosa che fa stare bene? Questo non lo sanno ancora, finche’ non varcano la porta di casa con le loro ciabatte e un po’ di soldi, forse, a volte neanche quelli, e vanno a prendere schiaffi dal mondo.

Se non hai scelto l’avventura prima, le cose sono due, o sei poco intelligente, o sei poco avventuroso. Cerca la tua via di mezzo, senza epici gesti che ti fanno sentire tanto figo, e poi in realta’ ci fai la figura del pirla.

E’ piu’ facile abbandonare che risolvere, dopotutto, no? Seguire il mito, invece di osservare lo specchio. Far ballare i piedi anziche’ rimboccarsi le maniche. Sentirsi braccati e vessati, invece di usare un po’ di umilta’, riconoscere che i carnefici in realta’ sono sempre li’ a cercare di aiutarci, e siamo noi che reagiamo in maniera insensata.

E’ cosi’ che vi hanno educati? A non avere esperienza di vita, a sognarla e basta e lamentarvi mentre attorno a voi tutto sta solo ai vostri capricci invece?

A schermarvi dietro un “io sono cosi’ e se dovessi stufarti, ti capirei”. Poveri cuccioli eh. Ma non ci si stufa di voi. Ci si stufa dei vostri alibi per non crescere, in eta’ in cui avreste gia’ dovuto abbondantemente farlo. Ma ormai chi ci crede piu’? Son le scuole medie tutta la vita.

Alla stregua di certi raffreddori trasformati in terribili malattie respiratorie per cui un giorno si morirebbe, tutto, tutto diventa un alibi per non occuparsi di un cazzo.

E sognare di occuparsi pure di meno di un cazzo. Perche’ quelle due virgole di *niente* sono un peso insormontabile. EH BEH!

Desiderate la solitudine? Andate a prenderla, andate a prenderla FINO IN FONDO, e raccontateci come si sta.

Sinceramente, possibilmente.

 

 

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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