Bandierine

Ritengo sia perfettamente umano, ma, forse, sciocco cercare di suddividere una bandiera in tante bandierine che si fanno la guerra quando dovrebbero essere alleate per un interesse comune.

Ho tuttavia il brutto difetto di non credere, non riuscire a credere di poter cambiare questa mentalita’ distorta, che non fa che seguire il proprio bisogno di sfogare frustrazione contro qualcosa, rendendosi vulnerabile a chi ha il potere di indicar loro su cosa dovrebbero sfogarla.

Come funziona bene, che impressione.

Non so bene cosa possa triggerare tutta questa violenza pilotata, sicuramente stiamo tutti vivendo un momento di forte disagio, ed e’, forse, inevitabile, ma vorrei credere di poterla sbrogliare.

Non ho il carisma per fare il guru, o anche semplicemente la persona che viene ascoltata. E’ la mia maledizione da una vita. Parlo, cerco di sottolineare punti, e tutti intorno a me continuano a urlare e sbattere contro i muri come dei robot impazziti.

E’ loro diritto. Non sto dicendo che mi si debba ascoltare per forza eh. Il mio modo di pensare non e’ per forza quello “giusto”, ognuno ha il suo modo giusto e bla bla bla.

Pero’, in questo universo di robot impazziti, che cosa fa il robot che non sta sbattendo contro il muro, e lucidamente punta una cosa e dice “Quello vi sta hackerando”?

Forse semplicemente la figura del pazzo.

Come io non credo di poter cambiare questo, capisco chi non crede di potersi sedere a un tavolo con il suo nemico, mettere giu’ armi e bandiere, e analizzare la situazione attuale senza saltarsi al collo a livello personale facendosi grossi di un sacco di inutile nozionistica su eventi morti o pilotati per ogni cagata.

Capisco che non si possa immaginare di trovare una soluzione proprio con le persone che ci hanno insegnato essere parte del nostro problema. Siamo indottrinati cosi’. Nell’avversario non vediamo il povero cristo che forse qualche cosa non se l’e’ pensata come avrebbe dovuto, in noi non vogliamo vedere l’eventualita’ di essere questa figura, effettivamente, a nostra volta.

E allora non c’e’ spazio per nient’altro che gli schiaffi, ci si illude che questo risolva dei problemi che abbiamo tutti e due, anziche’… anziche’ aggiungerne.

Mi rendo conto che per ogni nozione ne servono tre o piu’ solide ed inconfutabili per far fare un passo indietro alla nostra testa. Perche’ e’ costruita cosi’, senza nessuna colpa. Non ci piace avere torto, ci fa sentire male. Allora il cervello, inconsciamente ancora prima che riusciamo ad elaborare bene un piano per avere ragione, ci pensa lui, ci pensa lui ad erigere difese da questa sensazione di malessere.

Pero’ qua c’e’ da riprendere a sopravvivere in maniera decente. Davvero sperate di farlo dandovi contro come dei coglioni fra di voi, su cose a caso perche’ non lo so, alcuni si annoiano, altri sentono la necessita’ di dimostrare una forma di cultura o fervore politico di qualche tipo ripetendo e considerando solo cio’ che gli viene quotidianamente imboccato allo scopo di fare distrazione di massa e basta?

La cosiddetta attualita’. Che cancro marciulento di qualunquismo, pilotaggi, slogan, cazzate. Valanghe innumerabili di cazzate, nella migliore delle ipotesi costruite su cose che ci sono sempre state, ma vengono strategicamente evidenziate in momenti chiave. E come funziona bene, ribadisco. Che schifo.

Puo’ esserci una cosa come “l’argomento del momento”? Ci avete mai pensato prima di condividere secchiate e secchiate di mengate, forse anche importanti, il giusto, ma continuando a dimenticare di battere il martellino, invece, sul risolvere i nostri problemi piu’ grossi, quelli che ci stanno lasciando a tirare la cinghia, ad arrampicarci sui muri, quando poche manciate di anni fa uno quando usciva dall’universita’ aveva solo l’imbarazzo della SCELTA dei posti dove andare a lavorare? Delle possibilita’ di costruire, una carriera, una vita sentimentale, una famiglia, qualsiasi cosa?

Ce l’aveva pure quando usciva DALLE SCUOLE MEDIE, vaffanculo. Diciamola come va detta.

Dopo poi si puo’ fare il pelo a questo o quello, magari sempre con questa matta idea del tutti insieme, questa roba inconcepibile. Tanto ce n’e’ di roba che non funziona, o che viene gestita in maniera scandalosa, c’e’ solo l’imbarazzo della scelta. Pero’ dovremmo avere (e non abbiamo) delle priorita’ ben definite.

No. Si arrivera’ a uno scontro prima o poi, si forse si. Non e’ questa la cosa che mi preoccupa di piu’. Quello che mi preoccupa e’ che questo scontro avverra’ fra e contro le persone sbagliate, sicuramente, quasi certamente senza risolvere granche’. Senza sbrogliare la matassa di frustrazioni dalle quali triggerano fuori questa o quella reazione violenta.

“E’ per colpa sua che non hai soldi” “*urlo di guerra con mazze ferrate e catenacci*” “Fermi! Non e’ vero!!!” “AH DIFENDI IL NEMICO? ALLORA ANCHE TU SEI IL NEMICO!!!” “Non e’ possibile che tu possa prendertela con lui!!! Sei un problema enorme vai debellato!!!” *inserisci rumore di coglioni che si pestano* . E nel frattempo la prima voce sorride, fa un inchino e si leva di scena.

Io non sono una persona emotiva. Ho sempre avuto paura di avere qualche grado (tanti) dei problemi che contraddistinguono chi ha una sfera emotiva molto “ovattata”. Da quando ho iniziato ad avere questo dubbio, non ho fatto che combatterlo cercandomi un posto, un legame, qualcosa che mi tenesse “accesa”. La verita’? Fallisco spesso. Dubitavo di tutto da bambina. Invece di immagazzinare un’informazione chiedevo una, due, cinque, venti pareri. Da adolescente facevo fatica a focalizzare cosa mi piacesse o interessasse, a livello intellettuale, fisico, di intrattenimento. Non piango per la morte delle persone, fa fatica a dispiacermi realmente, anche se mi sono molto vicine. Certo, nessuno desidera non vedere ne’ sentire mai piu’ altre persone, eppure la morte e’ una cosa… normale? Difficilmente qualcosa mi entusiasma, a dire il vero faccio fatica a ricordarmi, devo pensarci proprio BENE, a qualcosa che mi abbia mai entusiasmata. Gli animali forse? L’idea di avere un figlio, forse. Sono uscita da una relazione che durava da 13 anni con semplicemente la granitica realizzazione che non c’era niente su cui avesse senso continuare a cercare di lavorare, perche’ noi eravamo, ormai, sempre “io”, e mai “noi”. Non era possibile stabilire un “noi”, troppe differenze. Sono stata chiusa in un posto dove non era necessario chiudermi per un mese, e tutti attorno a me piangevano, sentivano la mancanza di questo o quello, consideravano le cose complicate da affrontare, sciorinavano valanghe di problemi, e io… Mi annoiavo. Qualche giorno fa mi ha punta una vespa, e ho reagito semplicemente allontanandola dal braccio in cui la pirla si era pure incastrata, perche’ mi aveva punta da un’angolazione strana mentre stavo tendendo il braccio. Ho cercato di non farle male. Nemmeno il segnale dolore->pericolo riesce a suscitarmi piu’ di tanta agitazione. Mi spiaceva per quella povera bestia, pareva nel panico. E’ effettivamente piuttosto strano che mi abbia punta, probabilmente l’ho urtata inavvertitamente con il braccio. Poi ho cercato informazioni per capire se mi sarei dovuta preoccupare. Con calma, su un muretto.

A dire il vero a volte ho davvero il dubbio di non essere tanto normale. L’unica cosa che mi rassicura e’ la certezza di essere empatica. Persino con una vespetta. Da piccola, cercavo di salvarle dall’annegamento, in piscina. Passavo ore con una ciabatta a tirar fuori insetti. Ho come questo mantra in testa a volte… “Sono empatica, sono sensibile, non sono una sociopatica. Meno male.”

Eppure persino io, che faccio sinceramente fatica a capire tutto questo fervore, se triggerata facendo leva sulle mie frustrazioni o su brutti traumi infantili, insisti che ti insisti prima o poi ho l’istinto di spaccarti la faccia. E lo esterno in maniera a volte anche esagerata, chi mi ha avuta contro in quei momenti lo sa, e cristo se lo sa.

Figuriamoci delle persone un po’ piu’ emotive cosa cavolo possono combinare se pilotate con gli argomenti “giusti”.
Comprendo la necessita’ di fare i saputi, di essere qualcosa di definito e cercare di cambiare qualcosa che non ci va.

Potremmo, pero’ farlo davvero a questo punto. Potremmo pensare alle cose con discernimento, non distrattamente fra una cosa e l’altra, e di pancia.
Potremmo occuparci di politica, per dire, non di attualita’.

Potremmo, per esempio, smettere di pensare che “occuparsi di politica” sia guardare uno, dieci, mille programmi giornali articoletti o cagate varie dove vediamo solo gente che si scanna con paroloni sempre piu’ creativi cercando di farci prendere una parte in questo scanno senza senso dando la madre di tutti i cattivi esempi su come si affronta un dibattito. (Mai farne una questione di “io e te”, per cominciare. Ma ce ne sarebbero da dire…).

Potremmo usare quella cosa che si cerca di spingere alla fine della testa (perche’, diciamocelo, fa fatica!) il discernimento. O se proprio si vogliono affrontare gli argomenti alla carlona, dare loro un peso emotivo uguale al dispendio di energie che usiamo per assimilarli. Quasi nullo. “Ah si, i negri. Whatever. Birra?”. E reagire con “Whatever, birra?” anche quando si sentono sparare ste vaccate, perche’ questo sono, solo parole ripetute senza neanche l’impegno di elaborarle. Di certo non c’e’ il rischio che ci si metta d’impegno a seguirle veramente. Sai che fatica? L’unico vero problema e’ che questo non va confuso con la politica. Quando ti chiamano a votare, non dovresti votare l’attualita’ che piu’ ti ha appassionato. Dovresti votare la politica che piu’ ti toglie dalla merda. Sempre se c’e’. E se non c’e’, dovresti farlo presente in maniera ufficiale e civile. Io l’ho fatto, quattro volte nella mia vita, prima di perdere del tutto la speranza.

Alla fine della fiera, come si dice? Leoni da tastiera/baretto, rivoluzionari da poltrona, salvatori del nulla. Dopo tante chiacchere, in realta’, chi siete di fronte agli argomenti che trattate?

Vi risparmio la fatica. Siete Italiani. Tutti.

Potreste iniziare a partire da cosa vi accomuna.

 

Potreste.

Ma non lo farete.

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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