A tratti, a tratti esplosivi.

Vorrei avvisare che oggi sfoghero’ il mio lato smielato, e saro’ prolissa un sacco. E’ fastidioso da leggere per alcune persone, percio’ avverto prima cosi’ si puo’ saltare a cuor leggero l’articolo.

Fermo restando che qualcuno legga ancora i miei sproloqui, non e’ piu’ un’epoca in cui si legge questa, ci si legge a vicenda solo se si scrivono massimo tre righe. I cazzi degli altri, se non ci riguardano, possono anche scomparire. E’ un po’ un tempo di corse distrazione ed edonismo.

Ma a me frega il giusto, perche’ per quanto indirizzati certi pezzi possano sembrare, in realta’ scrivo soltanto per sfogarmi. “Soltanto”, dovreste provare anche voi quanto enormemente terapeutico sia rovesciare tutti, tutti i propri pensieri piu’ ricorrenti su un foglio, o uno schermo, come si preferisce. E a quel punto quel “soltanto” avrebbe le giuste sfumature.

 

Mi rendo conto di quanto profondamente io ami la persona con cui sto soltanto a tratti. A volte vivo questa cosa come una specie di sogno confuso, in cui io sono qui, lui e’ li’, e annaspiamo con affetto reciproco e voglia di sentirsi ognuno nella sua pozzanghera di irrisolti, che ogni tanto tira fuori una manina e tenta di annegarci, ma non ce la fa perche’ ci siamo gia’ annegati da soli.

Siamo gia’ annegati, e i nostri corpi galleggiano senza direzione in un’indolenza che non riusciamo a capire tanto bene se ci siamo creati noi, o l’abbiamo sempre avuta.

Altre volte sono li’ che scoppio di questa gioia cosi’– spaventosa. Sono felice di averlo accanto. Fa caldo, ma quasi non lo sento. Mi fa piacere vivere momenti con lui, che siano solo con lui o anche con lui. E’ tutto cosi’ allegro e carino che mi rendo conto che vorrei non tornare alla normalita’.

Ma con quale coraggio potrei soffocare questa gioia lasciandola sciogliere nella stanchezza, nell’indolenza e nell’intolleranza della mia normalita’? Perche’ non tornare alla normalita’ significa generare un’altra normalita’. E ad essere sincera ho come il dubbio che questo faccia perdere un po’ il gusto a tutto, mica solo alle relazioni.

Tutto sembra meglio in sua compagnia. Cosi’ tanto che spesso faccio cagate tipo trattenerlo fino ad orari assurdi perche’ vorrei che fosse meglio ancora un po’. Poi resto preoccupata come una mamma ansiosa, fiduciosa del fatto che se la sappia cavare “ma”, e mi dico “Scema, dovevi lasciarlo andare via prima. Sei stata egoista.”.

 

Ha un potere su di me che credo non abbia mai avuto nessuno, e chi ne ha avuto uno simile  l’ha perso, non tanto per il normale affievolirsi delle cose, ma perche’ proprio ha impilato una serie di cagate e trascuratezze tali nel tempo che e’ riuscito a nullificarlo. C’e’ chi ne ha avuto anche uno piu’ forte. Ma anche li’, se il giocare a “minghiri-minghiri”, (dare e smettere di dare, e poi far finta di ridare e rismettere), con alcune persone funziona, con me e’ proprio un dealbreaker definitivo. Una volta posso dare la chance. Due, sei a fanculo gia’ da due settimane e ancora non lo sai. Tre, mi premuro di dartene la certezza.

Lui esercita su di me la forza combinata di una grande, inspiegabile attrazione fisica e un’altrettanto buona e massiccia intesa a livello mentale, che fanno lo slalom fra tante differenze come il piu’ abile dei campioni. Anche dopo otto lunghi anni. E c’e’ dell’affetto, tanto stranissimo affetto che si e’ fatto strada in queste discipline sportive mentali, e ha dipinto tutto di sorrisi. Tanto a lungo io ho invidiato persone che definiscono le proprie meta’ “sulla mia stessa lunghezza d’onda”, perche’ e’ proprio una cosa che io fatico a trovare, anche nelle amicizie, figuriamoci nelle relazioni. Eppure…

 

Se non si puo’ essere certi dell’amore, (forse si, si puo’ esserne certi, ma piu’ si va avanti con gli anni e le esperienze, piu’ lo si tratta in maniera che somiglia meno a un abbandono e piu’ a una serie mal incastonata di seghe mentali davanti al quale stare attenti, almeno per quanto mi riguarda), sicuramente l’affetto, quando e’ un caposaldo, riesce a sciogliere i nodi.

Alcune cose possono farmi andare sulle difensive, ferirmi, posso non capirle fino in fondo. Ma so, e lo so, che uno dei timori piu’ grandi della persona che mi sta accanto e’ quello di farmi del male, essere un danno, una perdita di tempo. Ne ha paura, non desidera esserlo. Sa di avere una personalita’ potenzialmente dannosa, sicuramente dannosa nel tempo, come io so di esserla a mia volta. Ma non entra a gamba tesa pieno di nervi tipo “Buongiorno, sono qui per farti un male cane perche’ oggi sai, non avevo un cazzo di meglio da fare nella vita e tu sei la prima che capita a tiro”. E neanche tipo “Beh lo sai, stai male? Io sto peggio, quindi suca.”. Alle prime esplosioni senza senso, questa cosa e’ stata subito evidente, both sides. Nessuno di noi vuole il male dell’altro, se si fanno o dicono cagate sono fatte e dette nelle migliori delle intenzioni, e fidarsi di questo aiuta a capire i toni, aiuta a capire le cose. Aiuta a capire che a volte semplicemente non e’ tutto proprio chiaro e lineare come ce lo facciamo in testa.

Ho gia’ scritto in maniera esaustiva in altri articoli il modo in cui vedo le cose dopotutto: Il partner non deve mai essere il nemico, o il ricettacolo delle aspettative e delle frustrazioni. Mai. Se ami qualcuno, non fargli questa violenza. Non dargli colpe, non usarlo come valvola. E’ il tuo alleato, il tuo prezioso alleato.

 

Mi rendo conto ripensandoci che sono riuscita ad essere amica per tanti anni di una persona sia molto complicata da gestire per una persona “normale”, sia che mi attraeva con una forza inedita, e oserei dire abbastanza immediata.

Non ne avevo una buonissima opinione, e tutt’ora mi sembra tutto fuorche’ perfetto, per ovvi motivi che ai primissimi tempi, per certi versi, erano anche piu’ marcati. Con il tempo tuttavia sono entrata in contatto con una parte di lui con cui mi interfaccio un sacco bene. Una, due, e poi tre, quattro, piano piano il puzzle si e’ composto, e ho capito che, dal mio punto di vista, si poteva finirlo. Prima di questa risoluzione, per me lui era un accumulo di informazioni che arrivavano dall’esterno, e non mi sembrava una buonissima idea, tanto che alla mia amica chiedevo spesso come facesse a piacerle.

Eppure e’ bastato scambiarci due parole, che lui fra l’altro manco ricorda tanto bene, e gia’ c’era il sospetto che una cosa del genere potesse essere problematica. Ai tempi, lui piaceva, e anche molto, moltissimo a questa mia amica. Non avrei mai lasciato diventare problematiche le cose con lui, non con lei che gli moriva dietro in una maniera che definire ossessiva sarebbe stato un eufemismo. Con il tempo ha cercato di razionalizzarlo via, ma io ricordo ogni parola che e’ stata spesa dietro di lui. Ogni giorno, ad ogni ora.

Una delle cose che pensavo di lui con una certa granitica certezza e’ per esempio che per potergli stare accanto, entrare dentro, fargli abbassare la guardia il giusto da venir considerati da lui veramente, era necessario non amarlo. A volte lo penso ancora. Come se l’affetto fosse un peso sulle sue spalle invece che un sollievo. Pensavo che una persona che vive l’amore in maniera “sana”, o addirittura un po’ piu’ verso il simbiotico come lei, non ce l’avrebbe mai fatta. Ma non perche’ fosse lei, perche’ lui e’ fatto cosi’.

Non aveva un senso razionale pensare al problematico in quel caso, eppure istintivamente, qualcosa mi diceva che saremmo andati un po’ troppo d’accordo. Senza implicazioni romantiche santo cielo, tuttavia sicuramente abbastanza da scocciare e mettere in guardia la sua spasimante numero 1.

Gli dei me ne scampino. Per me e’ stato un lungo, lunghissimo “Non te la prendere, ma io non frequentero’ questa persona, perche’ sa di guai.”

Quando lo vedevo in sua compagnia non mi sembrava un granche’ di difficoltoso, dopotutto lo vedevo veramente molto impacciato, timido, e strasicuro di una marea di stronzate per una semplice mancanza di elasticita’ mentale. Come un ragazzino che ha in qualche modo bisogno di dimostrare superiorita’ intellettuale, ma nonostante la corposa nozionistica manca dell’empatia e dell’esperienza pratica per sostenere alcuni discorsi con cognizione di causa.

Era tuttavia genuinamente interessato al bene della sua amica, solo in una maniera discreta e cervellotica, tanto diversa da quella di lei che il target di questo affetto forse non l’avrebbe mai realmente compreso. Se non altro perche’ non era quello che lei voleva da lui.

 

Lui mi ha chiesto: “quando hai cambiato idea su di me, ed iniziato a vedermi diversamente?”

Quando ho capito che quella testa invece la sapeva far funzionare a modo, abbastanza da stupirmi per la prontezza con cui elaborava complicate battute e sbrogliava ragionamenti ingarbugliati. Da li’ mi sono permessa di rivedere le mie carte. E come temevo, ci sono andata anche troppo d’accordo.

Ancora non volevo chissa’ che, volevo solo averci a che fare, volevo solo dargli le chiavi per sbrogliare alcuni garbugli che invece non riusciva a sgarbugliare. Sapevo di poterci comunicare abbastanza bene da farlo. Sapevo che lui era in grado di ragionare bene, e a sua volta sicuramente mi avrebbe dato una visione esterna fresca, differente dalla mia, ma non campata per aria o basata su troppi costrutti o questioni di principio. Poteva solo uscirci qualcosa di buono.

Il mio corpo dal canto suo, e’ sempre stato piuttosto indifferente, o addirittura diffidente al contatto fisico in senso affettivo, in senso non erotico e non comunicativo, fino al momento in cui sono venuta a contatto con… semplicemente una sua gamba. Non nel senso malizioso del termine, proprio una di quelle che si usano per camminare. Mi spiego meglio.

Il contatto fisico spezza un reame sacro, e per farlo ha bisogno di un invito. Chiunque spezzi il sacro reame dello spazio personale senza un invito, viene vissuto con fastidio o diffidenza, a volte anche chi e’ invitato. Il corpo ha un senso di allarme istintivo, intensifica le percezioni, soprattutto se ad avvicinarsi e’ una persona con cui abbiamo poca dimestichezza. Lui non metteva il mio corpo in allarme, anzi, non dava nessuna aria di pericolo, niente, zero, solo tranquillita’.

L’attrazione sessuale di solito e’ qualcosa che pulsa via i ragionamenti, quasi si prende il controllo del corpo man mano che aumenta. Quando vuoi qualcuno, e il contatto fisico sveglia quei lati, e’ come se ci fosse un’urgenza di arrivare al dunque. Questo e’ il tipo di effetto positivo che i contatti fisici con cotte o cose cosi’ mi causavano. Nel suo caso, l’urgenza c’e’, ma e’ piu’ tiepida e meno focalizzata sull’atto.

Quando entro in contatto con lui voglio semplicemente restarci, perche’ mi da una sensazione di benessere. Non sempre (a volte si!) ho voglia di strappargli i vestiti e non smettere di farci roba finche’ non gli strappo gemiti, spasmi muscolari, reazioni incontrollate. Spesso l’esigenza e’ piu’ che altro stare a contatto. Voglio toccarlo, voglio stargli addosso, e’ una cosa che proprio non desideravo, fine a se stessa, con nessuno. Anzi, “sta su de doss”.

La coccola e’ una cosa meravigliosa. La coccola pero’, e’ comunicazione. Io non ti coccolo perche’ non ho un cazzo di meglio da fare, o perche’ non riesco a tenermi le mani in tasca, in genere. Lo faccio per farti arrivare il mio affetto. Per quanto piacevole questa reciprocita’ comunicativa sia sempre stata, comunque era assai piu’ tiepida l’esigenza allo svolgerla. Se non addirittura inesistente in toto. Era una cosa tipo “ti bacio perche’ voglio farti capire che mi piaci, o perche’ voglio spingere le cose un po’ piu’ in la’ e il mio fisico e’ d’accordo.”. Non e’ mai stato sensibilmente difficile avere qualcuno che ti sta accanto e NON baciarlo, non toccarlo, non prendergli nemmeno la mano. Perche’ queste cose non e’ che hanno bisogno di essere comunicate SEMPRE, si possono anche lasciare li’.

Il mio fisico, con il mio attuale ragazzo, si comporta in maniera strana. Ha “bisogno” di contatto, fine a se stesso, e lo esprime in maniera molto martellante. Si avvicina? Guai. Ed e’ sempre stato cosi’, il che ha reso per lungo tempo le cose molto complicate, perche’ inizialmente la nostra era una relazione seriamente amichevole, e a me venivano naturali cose come prenderlo a braccetto, o per mano, poi razionalizzavo soltanto a danno fatto che la cosa era un po’ imbarazzante.

 

Non so identificare l’esatto momento in cui questa familiarita’ e’ diventata attrazione fisica. So con una certa arrogante sicumera che questa cosa e’ sempre stata come un “pero’ si potrebbe anche, why not” reciproco, e non mi sono mai messa a nascondere le mie intenzioni in questo senso.

D’altra parte, il soggetto e’ un’esca per sapiosexual e amanti delle cose che ti complicano la vita che e’ praticamente imbattibile, quasi un codice per barare nel grande gioco della pesca. La sua discrezione e’ forse una delle piu’ grandi differenze e sfumature che lo rendono appetibile sotto quel lato.

Riconosco che a un certo punto della mia vita ho iniziato a desiderarlo in maniera grottescamente insistente. Ne ho di amici con cui ci avrei fatto un pensierino, ma questo era proprio qualcosa che volevo, e il fatto che capivo che l’idea sconfinferasse un bel po’ anche lui, mi faceva uscire di testa sui possibili motivi per cui si decidesse sempre arbitrariamente di non procedere.

Una mania cosi’ pazzesca che non riuscivo a non desiderarlo. Andata avanti un sacco di tempo anche! Realizzarla, inoltre, l’ha calmata solo in una piccola parte, tappandola con una dose assurda di… “paura”, forse, a mostrare fino a che punto fantasie manie e tentazioni fluiscano nella mia testa di continuo, bloccate da non so cosa che mi impedisce di avere lo slancio per realizzarle. Un impaccio a sua volta inedito, mai successa sta cosa.

 

Messa comunque a muso duro, anche dalle insistenze di certi amici (che praticamente ci davano gia’ per sposati quando ancora avevamo aperte situazioni differenti), davanti alla necessita’ di mettere in ordine il puzzle nella mia testa e capire cosa volessi farne di questa amicizia, una sera di tanti anni fa passeggiavo con lui davanti al Castello Sforzesco, ricordo che l’idea di tornare a casa mi stressava per qualche ragione. Ora la ragione mi sfugge, c’erano tanti elementi di stress in quel periodo nella mia vita.

Lo stavo accompagnando, e poi sarei tornata.

Quella sera un vu’ cumpra’ ci scambio’ per marito e moglie, capita spesso a dire il vero. Per qualche motivo facevamo molto chiaccherare per strada, ogni volta che passavamo per il centro qualcuno sentiva l’esigenza di esprimere la sua divertita idea della nostra “coppia”, che e’ una roba che non succede alle persone normalmente. Era un’altra cosa che mi stressava parecchio, e lui non capiva il motivo.

Era come se fosse “such a big deal”, come se Milano improvvisamente non avesse mai visto o due amici di sesso opposto, o per quanto ne sapevano, una coppietta. Roba da non crederci.

Morale questo venditore di braccialettini mi acchiappa e inizia a fare domande ed ignorare le nostre risposte, tipo “Siete sposati?” “No, non siamo neanche insiem—” “Eeeeh ma tanto vi sposerete.” “Lo trovo improbabil—” “Si si, vi sposerete, sicuro! E tu trattala bene che sei fortunato ad avere una ragazza cosi’.” Legato braccialetto, pigliamo, andiamo via, con me che fisso sta cosa sul mio braccio in silenzio, e lui con un braccialettino giallo sul braccio che sarebbe scomparso gia’ la volta dopo che ci siamo visti. Sciolto via il nodo con il bagno, dice lui.

Il mio e’ ancora sul mio braccio. E’ molto consumato, e’ passato tanto tempo. Penso che a breve si rompera’, andando a far compagnia a tutti i ricordi che nascondo da qualche parte di quel pazzo periodo, fatto di frasi criptiche, dubbi, scleri, flirt che non volevano essere flirt ma li diventavano, e un sacco, davvero un sacco di strada a piedi.

Verra’ conservato perche’ a questo bracciale ho fatto una promessa: Cosciente del fatto che il soggetto era complicato, e stargli accanto non sarebbe stata una passeggiata, raggiungerlo davvero probabilmente neanche possibile, e quasi sicuramente non una cosa permanente, fatti i dovuti calcoli ho stabilito che tutta la fatica che mi aspettava ne sarebbe valsa la pena. Percio’ avrei accettato il fatto di avere dei sentimenti di troppo per lui, e mi sarei mossa nella direzione adeguata a seguirne la viziata volonta’.

Cosi’ da amico per me e’ diventato qualcuno che mi interessava, e con cui volevo testare un po’ le acque, costruire un po’, diventare “tutto quello che possiamo essere”.

Storta ciancicata e probabilmente senza uscita come sembrava, e a tratti sembra ancora, quella era la strada che volevo intraprendere.

Per ora, non me ne sono pentita un solo istante.

Anni dopo, un altro vu cumpra’ ci scambia per marito e moglie. Il motivo per cui la cosa mi irrita, ormai e’ stato esplorato. Mi irrita perche’ e’ come dire a un poveraccio che passa accanto a una Ferrari “Bella la tua macchina”. Ed e’ fastidioso pensare “guarda, non e’ mia”, quando magari hai il modellino a casa e non fai altro che pensare che laverai piatti finche’ non potrai permettertene una.

Ma lui non coglieva, diceva “Non e’ una prospettiva cosi’ tremenda essere una moglie eh.”

Anche questo vaneggiava senza ascoltare le solite cose che si vede funzionano molto per vendere braccialetti. Pero’ la formula era inversa. Diceva a me di trattare bene lui, perche’ ero molto fortunata.

Ho anche questo altro braccialetto, bianco perche si’, sono molto fortunata. Stranamente sembra piu’ liso di quello blu.

Il nostro primo bacio e’ stato qualcosa di divertente, era una roba da ragazzini, successa su un treno perche’ onestamente non ce la facevo piu’ a tenere le cose cosi’ in bilico, e lui sembrava particolarmente in vena flirtosa, il mio autocontrollo e’ venuto meno, e ho deciso di insegnargli che non si gioca con il fuoco se non si vuole qualche scottatura. Ho pensato che non potevo scendere da quel treno senza aver dato una risposta a tutto quello, una risposta che fra l’altro volevo gia’ dare da un po’. E quel che succede succede.

Quel giorno ho rivisto l’impaccio delle prime uscite in lui, era una vita che non lo vedevo cosi’ agitato. E sfotteva me perche’ ero agitata io… Non sapevo che ne avremmo fatto, di quel mio gesto. Per qualche motivo ero convinta che avesse solo voglia di provocare senza conseguenze. Non credevo sarebbe mai piu’ risuccesso.

Mai e poi mai avrei pensato che saremmo arrivati qui, e, cosi’ tanti anni dopo, ancora sarei stata cosi’ marcatamente contenta di lui.

Fiera di lui quando ne parlano bene le mie amiche, quando fa un discorso intricato e molto diverso dal solito e la tavolata di ospiti non sa come reagire. Quando attorno a me tutti si lagnano di questo o quel difetto che lui non ha. Quando lo osservo da un punto di vista che al momento e’ “mio”, e mi rendo conto di quanto e’ bello.

Fiera di noi, e di quello che so che potremmo fare ed essere, anche se lui ci dava tre anni di amicizia e poi ciao. Sicuramente ci credo un po’ di piu’ io. E questo non posso non metterlo sulla bilancia.

Felice di questa sensazione, fra la gioia e l’allarme, che e’ rendersi conto di amarlo.

E non dirlo mai, perche’ sembra di banalizzare, sembra di intrappolare il concetto in un costrutto che e’ francamente troppo privo di aree di grigio perche’ descriva bene come mi sento.

Perche’ non c’e’ bisogno, lui lo sa da prima che lo sapessi io.

E tutto questo suo essere complicato, alla fine della fiera mi ha dato UNA MAREA di problemi in MENO delle mie scorse relazioni sentimentali o pseudotali, quindi…

Champagne.

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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