Memories

I ricordi sono qualcosa di strano. Piu’ si va avanti, piu’ diventano una combinazione di ricostruzioni logiche e dati. Si piegano a un concetto, una fantasia, al posto dove sono stati immagazzinati.

E’ cosi’ per i miei ricordi di infanzia… Ricordo flash di immagini, concetti,  ma mai le cose esatte, le parole esatte, raramente i dettagli esatti, c’e’ un sacco di fumo, confusione, teorie partendo da ricostruzioni postume.

 

Immaginando di avere ricordi che risalgono a… discorso folle per alcuni, mi rendo conto, ma ipotizziamo, prima dell’infanzia… Quanto accurati potrebbero mai essere?

Cosa ci resterebbe non dopo 40, dopo 100, 1000 anni di ricostruzioni postume?

Probabilmente solo il concetto, il dettaglio base, la casella dove stavano incastrate le cose. E il resto e’ tutto fumo, che confonde, che modifica.

Ho promesso a me stessa di non occuparmene piu’. Non c’e’ nulla da risolvere, non c’e’ nulla che sia “ancora qui”. Anche se avessi qualche memoria un po’ piu’ indietro, che senso avrebbe occuparsene ora? Ci sono cose che non mi spiego, e ho piazzato in un angolo con un “puo’ darsi”.

Ormai viviamo tutti (?) quantomeno io vivo questa vita.

Pero’ la dolcezza, la pienezza di alcune sensazioni, quelle, da dove mi vengono fuori? Che io ricordi, non le ho mai provate.

A ripensarci e’ una cosa triste a palate.

 

Quando Kei e’ entrato a far parte della mia vita attraverso i sogni, rispetto ad ora ero definitivamente un’altra persona. E’ stato come se davvero qualcosa dentro di me si fosse fatto largo fra le pieghe storte del mio cervello, e avesse deciso che ora comanda lui, basta cazzate.

Ha spinto per farsi vivere, e ha creato una me piu’ forte, piu’ logica, piu’ autorevole. E migliaia, migliaia di volte meno estremista ed arrogante, meno risultato umano delle mie stesse frustrazioni. In un certo senso, essere lui mi ha liberata. Aveva ragione, esci dalla gabbia, e’ facile. Io cercavo la chiave, ma bastava attraversare le sbarre.

“Tu rispetto ad alcune cose sei cieca, e sorda, non puoi fidarti che del tuo istinto”.

Le sbarre le vedevo soltanto io. Io, e chi me le voleva far vedere.

Le sbarre non c’erano.

 

A volte mi sorge il dubbio, pensando al Castano.

Il castano “Gli somigliava, ma non era lui.”

Il castano stava cercando qualcosa di diverso quando ha incontrato me.

Il castano era l’unico che riusciva a parlarmi e capire cosa dicevo. Era una persona riservata, scostante, misteriosa, piena di segreti e di non detti.

Aveva le mani di chi non s’era mai sprecato a fare niente. Le vesti di chi non ne aveva bisogno.

Lunghi capelli dal colore insolitamente chiaro per il posto dove presumibilmente eravamo. Sempre legati.

Era sempre composto e controllato.

Forse quella sensazione di familiarita’ arriva dalla somiglianza con lui.

Che stavolta e’ cosi’ tanto marcata che la frase diventa da “Gli somiglia molto, ma non e’ lui” a “E’ praticamente identico. Pero’, non e’ lui.”

Identico e’ il conseguente desiderio di lasciargli i suoi misteri, la liberta’. Identico e’ il terrore di vederne eventuali conseguenze negative.

Ma tutto questo era nella mia testa da prima. In che modo mi ha influenzata? Era un ricordo, o una premonizione? Era qualcosa?

Importa?

Ricordo tanta rabbia, tanto cordoglio, tanto senso di impotenza. Qualcosa mi ha fatta impazzire. Credo di temere la stessa cosa. Non e’ l’unica figura che ci ha rimesso, ma sicuramente questa ha stortato qualcosa.

Again, se c’e’ mai stata, se le cose sono andate cosi’, se… se … se…

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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