Della Disforia, e del perche’ non sono in giro a sventolare urlando una bandiera.

Certe persone pensano che, siccome io non parlo della mia disforia di genere, o l’ho superata o non c’e’ mai stata. Il punto e’ che basta che si sappia una singola volta, non e’ necessario stare a ricamarci e rimuginarci su tutta la vita, e’ una condizione gia’ abbastanza seccante senza tentare di farne cio’ che mi definisce.

Ogni volta che salta fuori l’argomento, mi viene chiesto perche’ io non tenti di sembrare piu’ mascolina, o di fare interventi, mi vengono fatti esempi di “Marco che una volta era Diana”, e mi fa piacere che una Diana sia diventata Marco e stia un sacco bene. Il punto e’ che il mio fisico e’ fragile e gia’ ormonalmente instabile. E’ proprio un eccesso di testosterone, infatti, quello che ha causato la maggior parte dei problemi di cui soffro. Probabilmente ha anche aiutato la mia testa a ragionare in un metodo molto piu’ simile a quello di un uomo, e di conseguenza creare una personalita’ che NON e’ donna. Tutto e’ possibile. Fattosta’ che sarebbe stato difficoltoso prevedere quale sarebbe stata la risposta del mio fisico (gia’ di per se martoriato al punto da rischiare di morire piu’ di una volta) ad un ennesimo maneggio ormonale.

Detto in parole povere non e’ saggio mettere a rischio deliberatamente la propria salute semplicemente per fare pace con lo specchio. Ho preso la difficoltosa decisione, piuttosto, di fare pace con il fatto che sono come dentro una specie di Gundam con le tette, e cosi’ devo imparare a giostrarmela. Ho anche la fortuna di non sentirmi COSI’ TANTO male da arrivare a detestarmi per questo, e di aver sempre avuto un carattere che se ne frega apertamente di quello che gli altri si aspettano che io sia, quindi per me le cose sono un po’ meno complicate, almeno sotto questo aspetto (gli altri aspetti, il mio carattere, li complica a dismisura). Inoltre, la stragrande maggioranza delle persone che mi sono piaciute erano maschi eterosessuali, in questo senso avrei avuto qualche problema se il mio corpo non fosse stato in linea con quello da cui loro sono attratti.

Certo, c’e’ sempre un sacco di sbilanciamento a cui far fronte, perche’ viviamo in un mondo molto, molto, molto superficiale.

Per un po’ di tempo ho usato un binder e ho cercato di essere il piu’ mascolina possibile, anche se essere passabili con il mio fisico super formoso non era decisamente un’opzione ottenibile senza fare del male a se e al portafogli. Per un po’ mi sono sentita molto meglio, ma con il tempo ho capito che tutto cio’ che sembravo era una persona piu’ piatta, e meno curata.

Sempre con l’idea di non volermi far definire dai miei problemi con la mia identita’ (non dalla mia identita’, e’ diverso come discorso), ho man mano deciso di lasciar perdere, e cercare di capire cosa mi potesse andare a genio fra le tante cose che a un maschio, per motivi sciocchi, la societa’ vieta. Prendere un po’ di vantaggi dalla mia condizione, ecco.

Mi vedete coi capelli viola, e delle belle camicine coi fronzoli?

Cosi’ come il radersi una gamba non e’ indice di femminilita’, di certo il vestirsi e porsi in maniera noiosa non e’ indice di mascolinita’. Sono due forme di schiavismo da preconcetti. Io adoro, e ritengo un modello che andrebbe maggiormente seguito, infatti, il mio amico asiatico-americano che ha questi capelli lunghissimi, si trucca e si veste in maniera tutto fuorche’ casual. Perche’ gli piace, non per qualche altro motivo.

Vorrei un po’ meno stronzate a cercare di dividere le persone in questo o quello. Non capisco che necessita’ ci sia. Ha sicuramente radici in bisogni “primordiali”, come quello di sembrare piu’ grosso quando sei un maschio perche’ cosi’ sei un miglior partito. Il punto e’ che ormai per gli esseri umani il concetto di “miglior partito” e’ diventato molto piu’ complesso e soggettivo. Inoltre, non c’e’ piu’ in ballo neanche la preservazione della specie, anzi, sono abbastanza convinta che la mossa migliore per preservarci visto il calo di posti di lavoro, spazio fisico e risorse, sia quello di accoppiarsi solo e soltanto quando veramente si desidera e si ritiene di poter gestire al meglio la crescita dell’individuo. Ben vengano quindi coppie senza figli, e personalita’ che non desiderano accoppiarsi, o formare coppie. I bisogni “primordiali” in un contesto come questo sono ampiamente trascurabili.

Se avessi avuto la possibilita’ di diventare Marco, comunque, non avrei sicuramente voluto essere sempre definita “Marco che una volta era Diana”. Avrei gradito maggiormente essere chiamata Marco e basta.

E non avrei certo scelto il nome del mio primo ex dell’asilo, ma questo era solo un esempio per chiarire il concetto, e far capire perche’ non vado in giro a farmi dare del “Lui” e sventolare la mia situazione di transessuale non operato allo scopo di essere supportiva alla comunita LGBT+ABCDEFGHI, per quanto io in realta’ sia molto d’accordo sui loro concetti.

Si cerca di rimuovere le etichette? Farlo creando altre etichette non e’ il metodo migliore. E se pure non le stiamo creando noi, ce le creano addosso. E allora, preferisco usare altri metodi. Anche questo post non sarebbe mai venuto fuori se non fosse stato scatenato dall’ennesima domanda innocentemente inopportuna.

Il problema e’ che non si e’ piu’ abituati a far girare tanto bene la testolina. Altrimenti non succederebbero cose come persone che chiedono alla mia coinquilina se per caso i ciechi abitano tutti all’istituto dei ciechi, o se si fanno il letto da soli.

Non c’e’ da stupirsi, quindi, se ci si ritrova a dover spiegare quello che si ritiene ovvio a persone che semplicemente non vivendo una situazione, non vogliono fare lo sforzo mentale di pensare a come sarebbe se fossero in un’altra situazione. Pensarci veramente, non tipo “AAAAH IO ANDREI NEL PANICO E NON CE LA FAREI”, pensarci come si deve.

Chiudi gli occhi, tocca le coperte. Riesci a capire quando fanno pieghe? Quando sporgono troppo di qua o di la’? Si. Allora guarda, puoi farti il letto anche se non ci vedi.

Lo stesso vale per la condizione di disforia.

Il piu’ delle volte, se effettivamente sei un disforico chi ti sta DAVVERO vicino subodora qualche cosa di non esattamente a posto nel tuo ruolo di genere. A volte non lo sa focalizzare troppo bene, ma lo capisce che c’e’ qualcosa che non quadra.

“Sei sempre stata molto mascolina, come l’anello mancante fra l’uomo e la donna”, “Pensavo fossi una di quelle butch lesbians, beh non ci ero andato tanto lontano” “Veramente l’avevo capito.” oppure “Non e’ che semplicemente non ti senti conforme a quello che una donna deve essere per la societa’?” Sono state le risposte che ho ottenuto quando ho deciso di rendere nota ai miei amici piu’ cari e parenti la mia condizione.

Nessuno e’ stato veramente sorpreso, e nessuno l’ha trattato come un misterioso colpo di testa improvviso. Sono cose che dopotutto sussistono dalla mia nascita. Devo evidenziare il dettaglio che io non ho mai cercato attivamente di sembrare mascolina, anzi, volendo guardare, nei periodi in cui ero maggiormente “maschile” avevo i capelli biondi e lunghi fino quasi al sedere, boccolosi. Semplicemente mi sono lasciata essere quello che sentivo di essere, e molto spesso ho il timore che questo, se lasciato “stare” in molte ragazze, creerebbe una serie di persone erroneamente considerate “mascoline”, perche’ si richiede alle “signorine” di sbattersi in una maniera micidiale per dimostrare di essere cose che in realta’ non sono, e si riesce a richiederlo con cosi’ tanta ferocia ed insistenza che alla fine cedono all’idea che avere una vagina comporti degli obblighi. E questo vale anche per i maschi, che sarebbero tanto, tanto diversi se non gli si inculcasse in testa a forza che gli uomini non fanno questo o quello.

Alcune persone mi ritengono “femminista” perche’ esprimo questo genere di concetti. In realta’, si tratta soltanto di un’analisi perfettamente logica ed oggettiva dei fatti. Anche di questo bisognerebbe evitare di farne una “bandiera” con una relativa “etichetta”, perche’ il rischio e’ che qualcuno prenda una bandierina opposta dandoti dell’esagerato e non se ne cavi un ragno dal buco.

Non sono qui a dire che si SBAGLIA a cercare di tirare avanti in un contesto dove ci programmano per pensarla in un certo modo. Non sto puntando il dito su questo o quel carnefice.

Sto dicendo che semplicemente non abbiamo piu’ bisogno di queste stronzate, e dovremmo imparare, lentamente, a scrollarcele di dosso, e fare spallucce se qualcuno ha qualcosa da ridire.

Cosi’ come io non ho bisogno di essere definita transessuale, e spiegare che non si tratta soltanto di chi si opera. Non ho bisogno neanche di essere definita “uomo”, o “maschile”, e’ soltanto la cosa che piu’ si avvicina a quello che mi sento di essere, ma non ho bisogno di essere definita in assoluto, e nessuno dovrebbe averne mai.

E’ giusto farsi capire, ma e’ un processo complicato. Non si e’ esattamente colpevoli per aver seguito una dottrina che ci e’ stata imposta con scaltrezza da tutto il mondo, e per seguire la naturale tendenza del proprio cervello a catalogare.

Il mio non e’ stato un colpo di testa momentaneo, successivamente dimenticato. Il “momento” e’ stato soltanto l’ammissione. L’esigenza di comunicare cosa mi passava per la testa a chi avevo accanto.

Ora che lo si sa, basta cosi’. Non dire non significa non pensare.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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