Azuma

Azuma parla solo giapponese, e costa un culo e mezzo, ma sarebbe davvero molto bello averla. 

Da sempre sono stata affascinata da intelligenze artificiali, servizi, AR, assistenti VERAMENTE molto efficienti (i test che stanno facendo quelli di Google sono veramente delle figate, speriamo che il loro assistant diventi, un giorno, veramente utile…), e qualsiasi forma di avatarizzazione delle interfacce, perche’ chissa’ come mai, e’ meglio comunque aver l’illusione di star dicendo a qualcuno, piuttosto che a qualcosa, di spegnere le luci, se proprio si deve usare la voce. Ho cercato invano un modo di applicare una faccia in movimento a Google Assistant, quantomeno per testarne le potenzialita’, ma mi pare che in questo senso non ci stiamo muovendo per un cazzo.

Quello che mi agghiaccia di Azuma e’ in realta’ il modo in cui viene presentata, onestamente. Il trailer che la promuove come una forma di sollievo per persone sole e’ una cosa di una tristezza profondissima. Ci puo’ stare che sia carino interagire in maniera meno fredda con la propria interfaccia casalinga, ma questa e’ una forma di compensazione, che evidenzia una mancanza…

Fa subito pensare a Blade Runner 2049, che contro ogni mia aspettativa, era un bel film. Dispiace, seriamente, che l’autenticamente preoccupata … alt sto per fare degli spoiler. Fatto sta che poi quando si vede in giro la pubblicita’ della stessa intelligenza artificiale, ma senza nessun vissuto con noi, fare piu’ o meno le stesse osservazioni ed avere un aspetto simile, c’e’ del silenzio che sa della stessa tristezza veramente allucinante che mi mette quel trailer. Che in parte evidenzia le somiglianze, il modo fittizio ed impersonale (per forza di cose!) in cui in realta’ si e’ stati trattati perche’ l’interfaccia era programmata cosi’, e in parte evidenzia le differenze, tipo “tu non sei lei”.

C’e’ sicuramente l’indubbia tendenza di alcuni a fare cosi’, chi vive mondi virtuali SA quanto facile sarebbe sviluppare attaccamenti per QUALSIASI forma di vita si prenda cura di noi. 

Forma di vita… Il fatto stesso che io possa considerare un oggetto di quel tipo qualcosa di simile se non identico a una forma di vita, sebbene costruita e dipendente da una forma di nutrimento… un po’ troppo regolamentato, la dice lunga sul modo in cui siamo costruiti. 

Eppure mi piacerebbe che in futuro avessimo questo genere di interfacce in casa. Si, mi piacerebbe tantissimo, che fossero comuni come degli interruttori. Non perche’ ci sia BISOGNO di un’imitazione di una persona che ci aspetta, ma perche’ e’ carino, e’ davvero carino, e lo spauracchio della trappola psicologica ha il diritto di tenerci indietro con le croci alzate contro lo sviluppo tecnologico fino a un certo punto. Se mai si inizia, mai si impara ad interfacciarsi alle cose correttamente.

L’assistente puo’ anche essere un micio, o un cagnolino. Quanti animali domestici potrebbero NON venir adottati da chi non ha sbattimento di prendersene cura? Tanto l’oggettino che ti da lustro e ti fa le feste c’e’, e non e’ un pupazzetto, che sa di bambinata, e’ l’interfaccia di casa. Potrebbe anche essere per sempre piccino, come molti vorrebbero.

Gioco a Shadowrun da qualche tempo, l’abbiamo in realta’ semplicemente provato, insieme ad altre forme di gioco di ruolo cartaceo, io ed alcuni amici. Purtroppo il modo in cui e’ stato sviluppato la storia era un po’ poco cyberpunk, e non ho avuto modo di sviluppare il mio personaggio come avrei voluto, dare un po’ piu’ di importanza al suo progetto per questo genere di interazione, LIZARD, la sua intelligenza artificiale quasi perfetta, sottoforma di avatar indipendente scorrazzante nel mondo virtuale che gia’ esiste, in quel mondo, parallelamente a quello reale, come ulteriore nodo, difesa e controller. Un guardiano di casa con le conoscenze di un hacker ed un accesso immediato a qualsiasi fonte di informazione pubblica, invisibile agli ospiti non preparati, pronto a configurarti la lavatrice, in grado di non fidarsi completamente di te, ma comprendere il suo stesso limite, e il fatto che tu sia l’unica forza che riesce a regolamentare, decidere e spiegare dove la logica priva di emotivita’ di un programma, a certe cose, non ci puo’ arrivare. L’idea resta, pronta a trasferire Han Chitoshi, il suo avatar rosa e il suo progetto ambizioso in posti piu’ adeguati.

Un buon videogioco che prova a sviluppare questo tipo di interdipendenza fra assistente e umano e’ per esempio Mass Effect: Andromeda (Giocone, non fatevi fregare dalle rotture di cazzo dei soliti lamentosi, vi perdereste una bella chicca.), nel quale puoi scegliere se fidarti o meno di SAM, l’intelligenza artificiale che viene assegnata come assistente a una serie di “Pathfinders”, persone che stanno cercando un altro pianeta vivibile in un’altra galassia, because shit is hitting the fan, e naturalmente invece si va a finire in ulteriore merda. La scelta morale si fa piu’ complicata perche’, beh, dovrei spoilerare, e non lo faro’. Sicuramente comunque vengono evidenziati gli indubbi rischi di usare delle interfacce di questo tipo per ogni cosa. L’hacking, il fatto che potrebbero sviluppare personalita’ arroganti e deviate, eccetera, senza pero’ sminuirne al contempo, e questo io l’apprezzo moltissimo, le enormi potenzialita’.

Abbiamo deciso che non avremmo volato. Che non avremmo esplorato lo spazio, che non avremmo inventato materiali e metodi per vivere meglio questo pianeta, o non avremmo fatto lo sforzo necessario a renderli accessibili a tutti. Ci siamo concentrati su delle piccole soddisfazioni personali. Ma allora, concentriamoci bene. Quando si sceglie un futuro, si dovrebbe quantomeno pensare a crearlo come si deve.

Certo, io avrei preferito che ci avessimo provato, a trovare soluzioni per colonizzare altri pianeti, se non altro avrebbe reso meno complicato gestirsi la sovrappopolazione, e tutto il suo set di conseguenze sulla vita degli esseri umani, e del pianeta stesso. Tuttavia non possiedo la mentalita’ scientifica sufficiente a contribuire in prima persona a questo genere di cose, e giuro che invece avrei voluto, ma quando semplicemente capire il meccanismo dietro ad un’operazione semplice ti causa un profondo fastidio, fino al mal di testa, forse non ci siamo. Forse l’approccio alla cosa, per me, dovra’ essere piu’ contemplativo.

D’altra parte non e’ una novita’ che a me interessino tematiche che interessano a pochi. Che io abbia uno sguardo sul mondo che non e’ largamente condiviso, o quantomeno condiviso da chi conta, quando conta.

La fantascienza sta spingendo verso il cyberpunk ultimamente, questo potrebbe essere un trampolino di lancio per la virtualita’. Da un lato, sono estasiata.

Dall’altro mi rendo conto di quante cose abbiamo perso la volonta’ di sperimentare, rendendo il “futuro” qualche immaginario sfocato da spingere semplicemente sempre piu’ avanti. Anziche’ provare a VIVERE quello che ci piace di un film.

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
Questa voce è stata pubblicata in No Category. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...