Un esercizio intellettuale

Stare con il mio uomo e’ un esercizio intellettuale.

Avere una relazione di qualsiasi tipo con qualsiasi persona, a dire la verita’, e‘ un esercizio intellettuale, ma lui essendo piuttosto bizzarro (senti chi parla NdK) rende questo esercizio un po’ piu’ interessante.

Altrettanto bizzarramente oggi ne parlava proprio mio padre, abbiamo tutti le nostre piccole grandi fisse, ma quanto valgono in realta’ queste fisse?

Sicuramente un buon antidoto al fissarsi e’ una buona comunicazione. Parlarsi senza lagnarsi, senza aggredirsi, senza accusarsi, per farsi capire, per far capire quando non capiamo.

E una volta che abbiamo un quadro bello preciso delle cose, la cosa piu’ difficile resta capire fino a che punto e’ giusto che cosa, e fino a che punto sono cose che non importano.

“Difficile” non significa necessariamente spiacevole. A volte e’ carino mettersi a fare cose difficili come mettersi in discussione, ma non solo noi, la percezione delle cose che avevamo. Ammettere una fallibilita’, da entrambi i lati.

E poi, fare un passo indietro.

Chiunque sia molto affezionato, come amico, come parente, come compagno di qualcuno, molto spesso perde la capacita’ di fare un passo indietro, e vedere le cose con il giusto distacco. Costruisce una serie di aspettative basate su cose che spesso non vengono neanche realmente da lui/lei, come paragoni, idealizzazioni di come dovrebbe essere un rapporto e la propria reazione a quello che vi succede all’interno, paure, ruolo che si ritiene di dover avere, costruzioni su costruzioni… A furia di costruire si crea inevitabilmente un circolo isterico che e’ necessario riconoscere come tale.

E poi c’e’ il lecito, il sensato. Il misurato rispetto alla battuta di piedi. Quanto mi interessa veramente tutto questo? Quali sono le dimensioni di questo fenomeno se lo slaccio da tutti i contorni che lo sottolineano e mi “fissano” su un comportamento?

A volte questo lavoro lo fa soltanto una persona, ed e’ qui che viene in aiuto una buona comunicazione. Tuttavia inevitabilmente si va incontro comunque a una scelta, quali comportamenti validare, quali lasciar correre, quali spiegare cosa comportano per se, e di conseguenza chiedere di correggere o di spiegare ulteriormente.

Tutti ci facciamo sempre del male. Diffidate di chi sostiene il contrario. La cosa importante e’ capire che raramente (anche se a volte succede) l’altra persona ci fa del male con l’intento di farlo. Per le altre persone le cose non funzionano come funzionano nella nostra testa, e per quanto leggerlo sembri banale, rendersene conto realmente richiede un bello sforzo.

Il vero nemico di questo esercizio intellettuale e’ il non riuscire a fare un passo indietro. Non solo dalla situazione, anche dal proprio bisogno di sentirsi quelli che hanno ragione.

Nei rapporti umani avere ragione e’ molto poco utile. Lo posso garantire. A volte succede, ma, bizzarramente, non e’ neanche importante. A volte e’ addirittura nocivo, perche’ forti di questa convinzione ci si “fissa sulle fisse” abbassando l’ascolto.

C’e’ questo grosso, grosso lavoro di tenere a bada la reale dimensione delle cose, questo si che ha importanza. E di ricordarsi che ogni rapporto e’ unico perche’ nasce dall’intreccio fra persone diverse, pertanto il risultato non e’ efficacemente paragonabile a nessun altro risultato, anche perche’ la nostra percezione ESTERNA delle relazioni altrui e’ spesso molto fuorviata dal fatto che ne vediamo soltanto la facciata. Addirittura questa cosa fuorvia anche il modo in cui vediamo le nostre, di relazioni.

Se si cerca validazione, per esempio, invece di continuare a cercarla e dar per buona la propria esigenza a priori perche’ “per noi e’ importante”, si puo’ provare a domandarsi perche’ ci sia questa esigenza, e quanto realmente abbia a che vedere con il proprio partner.

Quanto TUTTO quello che la nostra emotivita’ suggerisce di pancia abbia realmente a che vedere con il proprio partner.

E quante stupide, nocivissime “questioni di principio” stiamo tirando su, quando non c’e’ nessunissimo principio, tutto ha un’importanza relativa, e siamo noi a regolarla, ognuno a modo suo.

Vedo spesso atmosfere rovinate da stronzate, sto errore lo facciamo tutti. Cosa stiamo cercando, mi domando, serenita’, felicita’, complicita’, o forse soltanto qualcos’altro a cui dare la colpa se queste cose ci mancano? Pare che a volte non ci si renda conto di quanto si allontani quello che si cerca a furia di lamentarsi che non ci sia, e cercare di tappare il buco istericamente, molto spesso nel modo piu’ sbagliato che si poteva scegliere.

A volte, un concorso in colpa c’e’, non lo nego, l’ho visto succedere. Ma vorrei invitare a riflettere su una cosa: fino a che punto e’ anche il vostro caso? E’ una questione di misura, come tutto…

Ricordando che ogni cosa si puo’ correggere, se entrambi desiderano farlo. Ricordando che se una volta che si fa un passo indietro si trovano piu’ motivi per andarsene che per restare, e’ bene tener fede alla propria razionalizzazione anziche’ fabbricarsi delle scuse.

Stare con il mio uomo e’ un esercizio intellettuale che, per quanto strano sia da leggere, non scambierei con nessun altro.

Siamo persone diverse da molte altre persone, e diverse fra di noi. L’incontro delle nostre personalita’ e’ come una stanza che si disordina facilmente, il nostro stesso concetto di “ordine” e’ differente dopotutto, ma una volta che rimetti tutto in prospettiva, poi la guardi , resti in sospensione qualche secondo, soddisfatto, e pensi che, sai cosa? E’ proprio bella. Sei contento che sia la tua stanza.

C’e’ cura, c’e’ affetto, c’e’ complicita’, c’e’ voglia di stare insieme. C’e’ tutto quello che e’ importante.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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