Come funziona esattamente?

Se c’e’ una cosa che ho sempre fallito a capire, e’ come funziona esattamente questa cosa della socialita’. Nel limite dell’accettabile, naturalmente.

Mi rendo conto, perche’ vivaddio non sono cieca, che purtroppo io non sono in grado di tenermi vicino nessuno. Vicino nel senso vero e proprio del termine, fisicamente vicino. Il fenomeno e’ cosi’ esplosivo che addirittura pure le persone con cui sto preferiscono andarsene a fare qualcos’altro piuttosto che stare in mia compagnia.

Ad una buona dose di analisi, la teoria e’ semplicemente che essendo priva completamente di gioia di vivere e di hobby che si possano in qualche modo condividere, sono decisamente noiosa. C’e’ una certa versatilita’, pero’, nel mio trascinarmi qua e la, basta propormi qualcosa che non sia enormemente sgradevole in momenti in cui sto bene, e il posto in cui mi trascino diventa volentieri accanto ad altre persone.

Eppure, mai una volta che mi sia stato chiesto, sapendo che certe cose comunque destano il mio interesse “andiamo a fare questo?”. Mentre io, nella mia totale carenza di entusiasmo, di proposte ne faccio spesso. Vediamoci per questo, andiamo qua, andiamo a vederci un film, facciamo questo o quello. Solo che il follow-up e’ nella migliore delle ipotesi zero. Neanche “no”, una cosa sulla quale ci si ricalibra, casca direttamente nel vuoto.

Ok, non ve ne frega niente di fare niente in mia compagnia. Capisco che sia una cosa naturale. Forse non dovrei partire con “andiamo a vedere un film” non sapendo che film perche’ in realta’ non me ne frega niente, sperando che mi venga imboccato qualche suggerimento del tipo di cosa che piacerebbe a voi andare a vedere, in modo da passare una serata carina per entrambi.

Il punto e’ che “vediamoci per farci una chiaccherata”, che e’ quello che mi va di fare in realta’, semplice e lineare com’e’, ha perso il suo fascino dopo la ventina, cosi’ tanto che chiedere di farlo senza una cazzo di assemblea di tre o piu’ persone di contorno genera una specie di “scazzo alla risposta”, tipo “tu da sola non sei abbastanza interessante da perderci il mio tempo”, che magari, come molto spesso scrivo, non e’ fatto volontariamente (sono in pochi quelli che feriscono le persone volontariamente), ma, cristo, si sente e fa uno schifo tremendo.

Ricordo ancora il fantastico discorso fatto sui navigli col mio ex, del tipo “Guarda, non parliamo decentemente da tempo, di quello che ci succede, di come ci sentiamo, parlare, semplicemente, una serata a comunicare.” “Ma di cosa vuoi parlare che stiamo insieme da piu’ di 10 anni, dopo un po’ non c’e’ piu’ niente da dirsi”. Ma non e’ vero, non e’ mai vero, e sicuramente non e’ stato vero neanche per lui, sarebbe vero soltanto se questa vita fosse passata costantemente a fissare il soffitto, cosa che neanche il piu’ accanito degli escapist che conosciamo farebbe mai. Semplicemente gli veniva piu’ facile parlare con persone che non conosceva.

Parlare con il mio attuale uomo invece e’ direttamente piuttosto complicato. E’ capitato si dichiarasse apertamente annoiato dalle cose che dico, oppure le ascoltasse si e no, oppure ancora ci sono volte che facciamo un bel discorso lungo su qualcosa, io sono piuttosto contenta che ci siamo scambiati opinioni e visioni sull’argomento, e lui stronca tutto con un “beh abbiamo parlato fin troppo di questo argomento.”, come se fosse stata una fatica e una perdita di tempo. E a quel punto, quando mi dice di raccontargli qualcosa, non so che cazzo tirare fuori perche’ sono terrorizzata dal trauma di ritrovarmi davanti reazioni di quel tipo, e vado in mind blank. Sembra quasi un’interrogazione. Poi pero’ ricorda con gioia momenti infiniti passati a fronzolare sulla definizione di una parola, e a quel punto ti fa pensare un po’ alla sua definizione di perdita di tempo applicata al mondo della comunicazione, e quanto in realta’ oscilli in base a cose che poco hanno a che vedere con l’effettivo contenuto dei discorsi.

Ma quali salti mortali con avvitamento richiedete esattamente a una persona che non sa andare di small talk oltre il “oh, c’e’ il sole oggi.” perche’ possa mantenersi una persona con cui parlate? Cosa significa poi, esattamente, per voi, conoscere una persona? Perche’ a me, a prescindere da quanto i vostri hobby o la vostra vita sia interessante per me, fa sempre piacere vedervi, e parlarvi. Possibile che si debba diventare dei clown con le palline pur di avere il privilegio di avere a che fare con voi in maniera decente?

A Maria dicevo, un giorno, un po’ amareggiata, che molto spesso le persone preferiscono avere dei rapporti “leggeri”, e chi come me o come lei e molte altre persone sotto sotto, preferisce affrontare argomenti seri in modo serio, finisce per diventare una persona poco divertente, poco piacevole con cui interfacciarsi, o male che vada confinate a momenti in cui ci si rende conto di essere in crisi e di dover parlare con qualcuno. Che sono, quando le persone sono enormemente introspettive, una volta ogni due o tre mesi. Quando non e’ questo il caso, non li vedi direttamente piu’.

Il mio ragazzo, povera anima innocente, cerca di aiutarmi in questo dicendomi di chiedere delle cose e tirare fuori degli aneddoti che le riguardino che io abbia vissuto. Non si rende conto, penso, di quanto poco io abbia vissuto che possa ricollegarsi a quello che fanno gli altri. E’ un esercizio enormemente complicato, non ce li ho gli aneddoti da ricollegare, di che cosa dovrei mai parlare?

Ma come fa uno a farseli se e’ un cazzo di reietto da quando esiste in tutti i campi che tocca? In tutto questo lui ha avuto la fortuna di aver fatto la scelta “giusta” (almeno per non ritrovarsi in questa situazione in questo campo) di abbracciare l’amore per il quieto vivere, ed imparare ad esserne schiavo e servitore. Essere quello che ci si aspetta di vedere, o male che vada tenere un profilo basso o generico abbastanza da avere una vita sociale che non sia completamente disastrosa, con relativi timori e stanchezze.

Questa cosa io non l’ho mai saputa fare, neanche quando ci provavo. E credo che ogni volta che mi suggerisce modi per non inciampare in queste situazioni del cazzo, non si renda conto di che background questo abbia generato nella mia esistenza. Altrimenti non me lo direbbe come se fosse una roba facile che non capisce esattamente perche’ io non riesca a fare.

E i risultati dei miei sforzi sono piu’ o meno questi: “Ah vorrei che veniste a fare con me questo o quello” zero follow up. “Un giorno allora andiamo insieme a vedere queste cose” zero follow up. “Poi magari ti chiamo cosi’ ci mettiamo d’accordo per vederci” “zero follow up. “Dovremmo andare insieme a fare questa cosa” zero follow up. “Dovremmo occuparci insieme di questo, magari tiriamo su bene delle cose appena sono pronta” zero follow up.

Ma allora non facciamo nemmeno la figura, non lo so…

Poi lo so benissimo che certe cose si sentono a pelle. Io sono universalmente stanca e stufa. La sono da sempre. Porto addosso questo buio pesto di una persona enormemente triste, insoddisfatta di ogni cosa ad eccezione forse della compagnia del suo compagno, che ogni singola cosa che ad altri e’ stata data semplicemente perche’ esistono, senza troppe menate e troppi problemi, se l’e’ dovuta litigare, scavare, ottenere remando contro a persone che cercavano attivamente di boicottarla, e arrivata a un certo punto della propria vita e’ li’ seduta che osserva persone assolutamente di merda, fatte di merda dal primo capello del loro cuoio capelluto fino all’ultimo dito dei piedi, che invece vengono costantemente tirate qua e la in piedi da tutti, non importa quanto cagano in testa a tutti quanti, non importa quanto sono incostanti e quanto fanno perdere alle persone che li aiutano, mandando a puttane ogni sforzo mai fatto per loro.

E sono stufa! E sono sempre piu’ stufa di dovermi scavare ogni azione semplice all’interno di questo mondo merdoso. Perche’ per gli altri e’ complicato capirlo, gli altri ci riescono e basta. Vanno al bar e vengono cagati dal barista, non devono sbracciarsi per tre quarti d’ora per poter ordinare un cazzo di caffe’. E sebbene sia un fatto assodato, non e’ che una cosina divertente che e’ un esempio che funziona tanto bene, con sotto tutta una serie di altri esempi che non staremo a fare, sempre piu’ brutti, sempre piu’ problematici e sempre piu’ dolorosi.

Non e’ semplice essere nella migliore delle ipotesi completamente invisibile, nonostante la stazza, e nella peggiore delle ipotesi costantemente mal interpretata ed osteggiata. E’ una cosa che rende le persone piuttosto amare. Non posso esattamente biasimate, credo, persone che non abbiano voglia di avere a che fare con il mio nero (anche se non ce le sottopongo, attenzione, di queste cose scrivo e basta, specialmente negli ultimi tempi) visti i problemi che hanno gia’ anche nella loro vita.

Ma a me andrebbe bene anche solo andare a teatro a vedere qualcosa che non faccia cagare. O fare una serata, un pomeriggio che non richieda per forza ritrovarsi alcolizzati da qualche parte a parlare in ventisettemila di ventisettemila cose accadute a gente che non conosco. Volete svagarvi? Svaghiamoci…

E tutta questa pesantezza la lasciamo qui su questo foglio, non c’e’ problema.

Ma come si puo’ chiedere a una persona di stare sempre su, uscire, fare, disfare, non lasciarsi deprimere, non usare il metodo di dormire finche’ non passa il malumore, quando ogni cazzo di azione che fa non fa che aumentarlo?

Mettiamo caso che esco di casa, che faccio? Con chi?

Non avete una cazzo di idea. Ma zero proprio. E non vi interessa neanche averla, cosi’ come non interessa a me avere un quadro completo della vita di Fedez o dell’ultimo fantastico sparatutto in commercio per poter arrivare anche soltanto ad intuire se state bene o male.

Pero’ questa cosa si puo’ in qualche modo sistemare, si puo’ avere un rapporto significativo, giuro, e’ successo.

Pero’ a voi non interessa piu’? E’ questo che significa avere trent’anni? Dover ridurre la propria vita a sbandare di rogna in rogna e poi per “riposarsi” avere rapporti umani privi di senso?

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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