Lo sguardo che non ti ama

Se dovessi raccontare con precisione la finezza del mio osservare, oltre l’ostinato nonsense di tutto quello che e’ successo e succedera’, sicuramente, nella mia vita, credo che il modo migliore sia raccontare la differenza degli sguardi.

Loro non lo sanno, quanto valgano di piu’ di mille parole, di valanghe di soldi, di interminabili ore passate a fare chissa’ quale discorso, di mille promesse, di mille stronzate impilate una sopra l’altra.

E’ assurdo da dire, ma certe volte quello che c’e’ in ballo non si riesce a spiegare, ad accettare, a gestire, a vivere.

Ci sono sguardi che ti amano, anche se i loro possessori fuggono da te e ritornano a te schizofrenicamente, in una danza eterna di vorrei-ma-non-posso, di desiderio di lasciarti in quello stato di concetto aleatorio che non si vuole perdere ne’ concretizzare, per paura che perda il suo fascino, per paura che entri in gioco con cose che lo allontanerebbero.

Non serve dirlo. E allora sarebbe giustificata anche una vita appresso a questi tiramolla emotivi senza senso, anche soltanto per quel singolo sguardo, che a dispetto dello spazio, della realta’ stessa, del tempo, del modo in cui si ritiene di star vivendo che cosa, delle menzogne, delle cose, semplicemente ti ama.

Poi ci sono sguardi che non ti amano, gli unici campanelli d’allarme che servono quando si pensa che le cose possono non essere come sembrano. Non importa cosa si e’ vissuto, cosa si e’ deciso e cosa no. Questi sguardi non ti cercano, non ballano con te, non ritengono necessario osservarti senza rimbalzare su di se’ (osservare te-rispetto-a-se, e non piu’ te e basta, te e basta si ritiene di averti osservata a sufficienza. E qui casca l’asino.). Lo sguardo che non ti ama e’ quello che puoi anche chiedergli di sposarti, e non ti rispondera’ di no, ti rispondera’ di si con l’aria di chi molto evidentemente non ha il coraggio di dirti che non ne ha neanche per le palle. Serve una grossa forza per cogliere e lasciar stare, fingere di dimenticare come sta molto palesemente sperando quello sguardo panicato, che non pensa a nulla di bello ne’ romantico, pensa a un sacco di calcoli di cui, attenzione, non ti sta parlando.

E non lo fara’ mai, unica vera grande differenza con chi si siede e ti dice “senti, non credo sia cosa per me. Questa richiesta mi mette addosso sensazioni che non dovrei provare davanti a una cosa del genere.”. O anche “Non lo ritengo ne’ probabile, ne’ intelligente. I sentimenti sono volubili, impermanenti, e questo rispetto a loro e’ una forzatura economica senza senso.”

Quando lo sguardo comunica un’assenza di empatia che continua ad essere messa sul piatto dopo, senza cercare di tapparla con la comunicazione, con la sincerita’ che si deve ad un rapporto decente… Beh. E’ fatta, fai le valigie. Qualche tentativo, se vuoi, di parlarne, ma poi, alla prossima palese incongruenza, vai via. Questa cosa non e’ fattibile.

Gloria lo chiamava la tecnica dell’opossum, FINGERSI MORTI, FINGERSI MORTI!

E’ l’aria di chi sostiene di provare per te un affetto superiore, e poi ti da una pacca sulla spalla e va a vivere la sua vita lontano da te.

Magari, povera gioia, ci crede veramente a questa cosa di amarti, come quello sopra in qualche modo si sarebbe convinto di amare altra gente. Tutti pronti come non li sono mai stati a mettere giu’ cazzate sull’ Amore Vero. Tanto che spesso ci si domanda se sappiano di cosa stanno parlando, se non stiano semplicemente fronzolando su un dipinto nella loro testa.

Ma a un buon osservatore che non abbia paura di misurarsi con la realta’, nei suoi lati piu’ brutti e piu’ difficili da gestire, non basta altro che notare uno sguardo. O l’assenza di esso. O il glissaggio sbagliato al momento sbagliato. Misurarlo con come ci si sente, cosa si vive, e quanto gli vada bene.

E agire di conseguenza. Perche’ lo sai cosa si e’ disposti a fare e che cosa no, per te, e tutto sta a vedere se ti sta bene. Anni ad elemosinare un rapporto che non c’e’, non e’ il caso di passarli.

Essere distratti, o anche solo quel tanto bisognosi e fiduciosi abbastanza da non accorgersene, e’ l’ingrediente di una grande ricetta, buonissima, famosa in tutto il mondo, per l’infelicita’.

Anni invece a rincorrere uno sguardo amorevole montato su una testa complicata che fa fatica a definirsi vulnerabile, finche’ questa incongruenza permane, si puo’ decidere anche di passarli.

Finche’ ne vale la pena. Finche’ quello sguardo ti ama, e anche se dovesse non accettarlo troppo bene, non riesce a fuggire, a trascurare, a lasciare indietro. Principalmente perche’ non vuole.

Annunci

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
Questa voce è stata pubblicata in No Category. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...