Il bambino autistico esce dall’acqua.

Il fatto e’ che non posso dare la colpa a nient’altro che a me stessa, se poi le cose finiscono sempre cosi’. Ne sono straconsapevole, sono io che ho la tendenza ad isolarmi perche’ non sono capace di intavolare quel minimo di discussione leggera che serve a conoscere persone, a gestirle in contesti sociali ampi, a destreggiarsi in ambienti dove nessuno ha a che vedere granche’ con nessuno.

Non ce la posso fare, mi annoio a morte, mi sento fuori luogo e non provo nessun desiderio di integrazione, e questo si deve sentire a pelle perche’ le poche volte che avrei da dire qualcosa e apro bocca, rimango completamente inascoltata. Cosi’ resto li’ ad osservare, muta, e provo dell’assoluta meraviglia per quanto a lungo certi discorsi completamente inutili si portano avanti pur di ammazzare il silenzio che divide i presenti, e magari discorsi un po’ piu’ personali finiscono per durare due secondi netti, perche’ non sono cosa da tirare fuori in questi contesti, e in questo modo inspiegabilmente si genera divertimento e coesione.

Che io non sento, anzi, parte della mia testa e’ li’ a domandarsi che cosa questo abbia portato nella mia vita in piu’ dello starmene a letto sotto le coperte a leggere, o a videogiocare.

Niente. E quando mi sento cosi’ tanto fuori dalla cosa e cosi’ tanto rifiutata (da chi in fondo la mia testa sta rifiutando, quindi non me la prendo neanche piu’ di tanto. D’altra parte chi cazzo sei? E’ gia’ tanto se mi interessa di ascoltare delle vacanze di qualcuno che conosco, io non ho neanche registrato troppo bene il tuo nome e il tuo ruolo in tutto questo… Perche’ cazzo stiamo parlando di spazzatura facendo queste intollerabili facilonerie nord-sud da pappagalli di facebook? Non mi interessa, dammi materiale rilevante, dimmi chi sei, come vedi questa vita, perche’ viaggi, cosa ti porterai via da queste esperienze… non chiedo neanche di intavolare discorsi filosofici, pero’ nooooo, ma va, troppa grazia.), non ho l’impulso di seguire ed infilarmi in questo delirio, ho l’impulso di restare dove sono se qualcuno si sposta, e certe volte anche di andarmene.

Lo so che e’ cosi’, eppure quelle poche, (ma vorrei molto piu’ poche) volte che sembra necessario avere questa caratteristica capacita’ sociale, mi sento come un bambino autistico che si rende conto di non farcela, e si rende conto degli indubbi svantaggi a livello sociale, personale, e lavorativo che questa cosa porta, e non e’ una cosa che fa stare molto bene.

Sono pienamente consapevole del super potere che mi da il non aver timore di essere fuori da certi schemi, cosi’ tanto fuori che non riesco neanche ad entrarci. Dove tutti si scapicollano e finiscono per essere cose che non sono allo scopo di apparire altre cose che non sono agli occhi di gente che non conoscono neanche un po’ come si deve, io mi siedo, mi stiracchio, e faccio il cazzo che mi pare. E non succede nulla di catastrofico, riesco ad esistere lo stesso. L’eccezione ad ogni regola che chiunque possa mai aver generato. BOOM, che cosa fantastica.

Pero’, e qui c’e’ un pero’, per ogni super potere ci si accolla una super responsabilita’. E qui casca l’asino, perche’ nel mio caso sono direttamente responsabile di non poter entrare nei meccanismi che ho scardinato per starne fuori. E non si puo’ dire che non ci abbia provato, perche’ ne riconosco l’utilita’.

Ma quando anche il manuale non e’ un segreto per te, ma al momento di tirare fuori il tuo piccolo frammento di niente, o di fumo, non ti viene in mente nulla con cui decorare il silenzio, testa completamente vuota come a un’interrogazione, non e’ che ci si possa fare molto.

D’altra parte chi non cerca nulla non dovrebbe andare in posti dove la gente cerca qualcosa. Anche solo qualcuno a cui contarla su un po’ come ci pare, dati a cazzo per cercare di vivere cose che non si sono vissute, scopate, faretti puntati addosso, un po’ di consolazioni alcoliche o culinarie, altri dati da infilare nel grande mescolone quando si parla con altri sconosciuti di tutto, ma soprattutto di niente. Se non mi serve nulla di tutto cio’, perche’ sono li’?

Posso evitare queste situazioni per evitare di sentirmi ignorata come uno sfigato alla festa delle medie, semplicemente perche’ il mio modo di comunicare non e’ questo. A costo di rischiare di sembrare disinteressata alla compagnia di singole persone che, invece, apprezzo molto.

Pero’ ho come la sensazione che a volte questo mio sentirmi fuori sia proprio direttamente il motivo per cui io sono fuori. Ed e’ come se non riuscissi a controllarlo, come se al primo segno di mancata appartenenza qualcosa dentro di me si staccasse, e rifiutasse di riattaccarsi.

“Questa roba non mi riguarda”, penso. Poco importa se non riguarda nessuno, e per nessuno questa cosa e’ importante. Cercare qualcosa di importante in momenti come questi e’ come cercare un uccello sott’acqua, a volte succede eh, ci si immergono per pescare, alcuni ci nuotano regolarmente sopra.

Ma capiamoci, ha piu’ senso togliersi dall’acqua.

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Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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