– Com’e’ andata poi quella volta con Hyde? – Ah non lo so, alla fine non l’ho mai incontrato.

… E sarei tutt’ora incerta su cosa dovrei mai dirgli. Cioe’, esattamente perche’ sentivo la necessita’ di averlo davanti cosi’ tanto da TROVARLO a sensazione in giro per strada in citta’ sconosciute?

Ma partiamo dall’inizio, che non tutti sanno tutta la storia. Premetto, come se chi fa la fatica di leggersi questo blog non lo sapesse, che purtroppo mi dilungo un sacco.

Io non ho il carattere della fangirl. Sono stata vittima di una lunga serie di monomanie musicali perche’ in certi momenti della mia vita un determinato tipo di musica ha preso a comunicarmi qualcosa, e questo ha acceso in me una profonda voglia di comunicare quello stesso qualcosa a chi mi stava attorno, mediante informazioni, foto, musica, quella stessa musica. Pero’ per tutta la mia vita, non ho mai subito la fascinazione che molti subiscono per le persone famose.

Non so come dire, non mi interessano, nel piu’ sincero e profondo dei modi. Se fanno qualcosa che mi colpisce bene, ma non pretendo di conoscerli o di sventolarli in giro come se fossero un pezzo della mia stessa identita’, non ho mai avuto quel quirk, a parte nella mia prima infanzia con i Beatles, quando la loro musica era tutto cio’ che sapeva descrivermi un mondo diverso (piu’ calmo) e motivante (piu’ forte, nonostante in modo “buono”, sognante, da ballata), una bella alchimia con la bambina che ero allora.

Ricordo ancora la voce di McCartney che sembrava dirlo a me: “Blackbird singing in the dead of night… Take these broken wings and learn to fly… all your life… you were only waiting for this moment to arise…” anche se, per il momento, le ali erano rotte e il momento di sorgere non stava arrivando, non si vedeva neanche all’orizzonte.

Passato quel momento, non so come dire, ho “smesso”. Smesso di fare la fangirl in generale, c’erano tante cose di tante persone che mi piacevano, ma tutte incontravano questo mio atteggiamento… “Half-assed” come direbbe in modo dispregiativo un caro amico americano.

Non sono la donna delle grandi passioni, per “agganciarmi” ci vuole del talento, per quanto qualcosa possa piacermi rimango sempre mezza indifferente a tutto, e questo a volte mi dispiace, mi fa star male. E’ come se non riuscissi a sentirmi “qui”. Ad avere un vero legame con le cose, anche se i legami, le energie, i sentimenti, ho il bellissimo e bruttissimo talento di “sentirli”… Sentirli si, ma provarli, sentire un legame con le cose… per me e’ difficile. Tuttavia, una volta che succede e’ un’esplosione abbastanza forte, e disgraziatamente immortale, anche quando mi “allontano” dalle mie passioni resta sempre un filo che mi segue continuando a legarmi ad esse dietro le quinte in qualche modo che, a seconda dei casi, si puo’ definire nostalgico o malato.

Chi mi ha conosciuta fra il 2006 e il 2016 ha visto il momento in cui un cantante giapponese basso e con gli occhietti “cattivi” mi ha effettivamente agganciata. Come spesso fanno i musicisti con chi li ascolta, assolutamente non volontariamente, assolutamente non personalmente.

Vorrei partire con un dettaglio importante: quando mi sono avvicinata alla musica giapponese giudata da un’amica un po’ “particolare”, e ho tastato un po’ il polso di diversi autori famosi sul momento, Hyde non mi ispirava molto. Era il suo viso in certe foto, che mi suscitava uno strano senso di rifiuto, come se fosse un bambino che voleva fare il grosso a tutti i costi, e con un cattivissimo carattere. Ho fatto l’errore inedito di giudicare il libro dalla copertina, ed influenzata da questa impressione, l’ho evitato per lungo tempo. Come se comunque avrebbe avuto un granche’ a che fare con la sua musica… in fondo penso che come sia una persona si “senta” anche in quello che crea, certe persone orribili riescono a creare cose meravigliose solo grazie al poco di buono che c’e’ in loro e che coabita con certi mostri. Non sono neanche stata a scavare granche’, altrimenti avrei capito che l’immediata antipatia di quella singola foto era data dal fatto che era stata grossolanamente manipolata allo scopo di dare impressioni particolari. Mi dispiace, era proprio un grandioso fail. Ma che ne sapevo io.

Poi sempre la mia amica della musica giapponese mi ha fatto vedere il film di Gackt, che era una tamarrata terrificante con grandissime scene di patetismo, ma si sa, e’ un po’ come quando vedi un anime, se non ti aspetti nulla di diverso ti puoi anche divertire a guardare troiate. Una prova ne sono i tanti telefilm koreani che mi faceva vedere Natascia.

Vorrei fare una premessa. Poche settimane prima di vedere quel film, avevo preso ad entrare su Second Life. Avevo fatto un sogno particolare in cui ero una creatura completamente diversa da quella che sono nella realta’, di nome Kei, che lavorava in un negozio di vestiti, e nel sogno vedendomi allo specchio era come se avessi visto, nonostante fosse tutto tranne la mia faccia, la mia faccia per la prima volta. Un “sogno da weeaboo”, come diceva sempre quell’amico americano. Pero’ oh, e’ cosi’. So che in questo articolo suonero’ matta in piu’ punti, pero’ e’ proprio l’impressione che ho avuto, e ho voluto provare a “vivere” questa cosa in un mondo che me lo consentisse. Cosi’ ho creato un avatar che e’ diventato in poco tempo e senza una spiegazione logica qualcosa di grandissimo. E’ stato proprio in quel mondo che ho incontrato l’amica di cui sopra.

Vi lascio immaginare quindi la faccia che ho fatto quando non solo mi sono ritrovata a vedere in movimento la persona che ho sempre evitato, che dava tutt’altra impressione, (non piu’ “bambino che cerca di fare l’edgy perche’ gli girano le palle”, ma una evidente, veramente grossa forza d’animo) ma il suo personaggio si chiamava proprio Kei.

Vorrei specificare una cosa: Il Kei che ho sognato aveva molto piu’ l’aspetto di un’illustrazione antica. Pallido, con gli occhi allungati e il viso gonfio, e dei lunghissimi capelli mossi neri che davano quell’idea di spirito piu’ che di persona. Hyde non gli somigliava granche’, aveva il viso troppo magro e gli occhi troppo “tondi”, pero’ c’e’ stato un periodo della sua carriera musicale (proprio verso l’inizio dell’ascesa al successo) in cui c’era qualche inquietante, sicuramente casuale somiglianza, tipo qui:

Ma proprio perche’ c’era quell’aria da… fantasma. E’ per dire che non e’ stata propriamente la coincidenza con Kei, anche se il “loro” stile negli anni (suo di scena e quello del mio avatar) e’ stato simile in maniera inquietante, a convincermi ad ascoltarlo, ma proprio l’espressivita’ che sono riuscita ad intravedere in quel film tamarrissimo. “Se questo finisce nella sua musica, deve essere davvero buona”, pensavo, e non mi sbagliavo. Ci son pezzi suoi e dei L’Arc che tutt’ora mi risuonano nella testa, uno dei suoi pezzi da solista e’ per sempre rimasto la mia canzone preferita, e ascoltare la sua voce fa venire i brividi.

Venduto! Questa persona bisogna vederla in concerto, mi sono detta. E dopo il primo concerto dei L’Arc, il tipo assurdo di energia che ho sentito uscire da quel corpicino minuscolo sia a livello proprio vocale che di… mi sembra fuffoso parlare di “aura”, ma e’ la parola che riassume il concetto meglio, non e’ semplice carisma, e’ che proprio si puo’ chiaramente “sentire” la sua energia in qualche modo, ha fatto di me un follower veramente molto devoto.

Vorrei spendere due parole su questo tipo di energia. Gli empatici la sentono, non so come dire, magari non la “visualizzano” come me, non la razionalizzano allo stesso modo, ma la sentono chiaramente emanare da ogni corpo, un mix di odore comunicazione non verbale e quella cosa appartenente alle cose senza spiegazioni e senza una giustificazione fisica che in qualche modo aleggia attorno a una persona, e piu’ deciso e volonteroso di farsi sentire, di raggiungere l’esterno e’ il carattere della persona, piu’ chiaramente e da piu’ lontano riesci a percepirlo.

Folle? Forse, ma e’ proprio cosi’. Non e’ un caso se gli artisti, che in genere hanno un forte desiderio di espressione, hanno spesso un’energia molto forte in quel senso. La volonta’ ha una forza misteriosa. E un musicista e’ un artista.

Se la persona generica riesci a sentirla praticamente quando ce l’hai davanti, posso garantire che quest’uomo quando c’e’ ha una forza che ricopre e supera distanze assurde. E’ assolutamente eccezionale in questo senso, e so che sembrano vaneggi finche’ non si ha a che fare anche solo a diversi metri di distanza con tutta quella assurda… potenza. Probabilmente sono stata sfortunata, perche’ a parte quell’uomo non ho mai sentito niente di simile “emanare” da nessun altro. In tutta la mia vita. Eppure certe persone puzzano di marcio da una distanza abbastanza invidiabile, per esempio, tanto che riesco a percepirne le cattive intenzioni quando sono ancora dall’altro pizzo di una lunga strada, eppure ancora niente in confronto.

Un giorno eravamo a Parigi per un concerto dei Vamps, io, Veronica e Riccardo. Era la prima volta che andavo a Parigi, e non avevo assolutamente idea di come fosse il posto anche se mi era stato descritto come “una piazza moderna e fica”. Sin da mezzogiorno, nonostante il concerto sarebbe stato la sera, c’erano gia’ fans in fila fermi ad aspettare davanti alle porte della venue, sotto una scalinata. Noi non volevamo star fermi li’ ore a fare la muffa, cosi’ siamo andati a mangiare, e poi a un certo punto qualcosa mi ha tirata verso una precisa direzione. Cosi’ ho detto “Beh, se e’ Hyde che vogliamo trovare dobbiamo andare di la’. Verso quel ponte.”

Abbiamo attraversato un cimitero e stavamo andando verso la fine del ponte, non so esattamente cosa mi avesse dato questa idea, ma ero sicurissima. A un certo punto, sentiamo una musica arrivare da un palazzo vicino. Non stavano suonando niente di conosciuto, ma ero sicura che fossero proprio loro. Il problema e’ che il palazzo stava ben oltre il ponte con una bella recinzione alta tutta attorno, e anche potendo entrare non avendo il permesso saremmo stati buttati fuori. Cosi’ ci siamo avvicinati il possibile al palazzo, e ci siamo ascoltati a scrocco un po’ di musica.

I miei due accompagnatori erano piuttosto sorpresi e scettici, e cosi’ pure io. Abbiamo girato il palazzo e abbiamo notato delle persone dello staff dei Vamps con delle liste su delle cartellette. Eravamo indubbiamente finiti nel posto giusto. Perche’ qualcosa mi chiamava li’.

Non e’ stata la prima volta che e’ succeso, ed in entrambi i casi ho testimoni che possono confermarlo. Nel secondo caso, diversi anni dopo, la venue era in un piccolo centro commerciale, e sono riuscita a seguire una stradina fuori completamente a sensazione, tipo “di qua, di sicuro!” che portava verso il camion degli strumenti della band. Pero’… la strada era bloccata da una serie di transenne e anche in quel caso non mi sono potuta avvicinare di piu’.

Quello che mi domando ricordando tutte queste cose e’ questo: Ma se fossi riuscita a raggiungere quell’energia che trovavo tipo GPS, che gli avrei mai detto? Per un po’, finche’ ancora la frequentava, ho cercato di tappare questo buco frequentando la chat del suo sito, ma naturalmente nulla di che e’ mai venuto fuori tranne discorsi sul cibo, e non c’era modo di essere sicuri che li facesse effettivamente lui. Nella realta’ sarei probabilmente rimasta li’ con l’aria di chi aveva davanti uno sconosciuto che era una forza indiscussa nel suo paese e soprattutto nel contesto, e non sapeva come comportarsi. Un momento epicamente insignificante e frustrante. Anche riuscendo a rompere la bolla di vetro che inevitabilmente distanzia un musicista da chi lo ascolta, saremmo stati comunque degli sconosciuti.

Cosi’ ho smesso di rincorrerlo, ma non di ascoltarlo. Oggi ho visto un video per caso in cui lui appariva, e mi sono lasciata prendere un po’ dai ricordi di tutta questa stranezza pseudo-energetica che avevo sperimentato in quegli anni.

La grande domanda e’, forze di quel tipo, si estinguono mai veramente quando finisce il tempo? Perche’ l’idea che da e’ che non sia cosi’.

E anche questo a livello razionale non ha senso.

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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