I sogni con quelle scale che non finiscono mai.

Per qualche motivo, anche prima di mettermi a studiare l’interpretazione dei sogni, quando facevo sogni in cui salivo le scale, e non finivano mai, poi stufa scendevo, e non finivano mai nemmeno in discesa, sapevo di aver avuto un sogno molto comune, specialmente per le persone in fase di crescita.

Era un mio incubo ricorrente nel periodo che andava dai 9 ai 15 anni. Poi in qualche modo ha smesso di manifestarsi.

La mia percezione delle cose mi ha sempre suggerito che le scale fossero un simbolo che mettono ansia a molte persone, e crescendo e confrontandomi, ho capito che e’ realmente cosi’.

Il significato generico di scala infinita e’ il proprio rapporto con i propri obiettivi (verso l’alto) e con il proprio io piu’ autentico, piu’ profondo (verso il basso), mentre lo spazio in mezzo alla rampa, laddove presente, puo’ rappresentare una scorciatoia per arrivare in basso quando non ci si riesce, oppure una paura di fallire, dipende un po’ da come lo si percepisce, lo si considera. Avere qualche problema con queste dimensioni del se’ non e’ per niente una cosa rara, direi che e’ addirittura normale.

La cosa che differenzia questi sogni gli uni dagli altri sono le dimensioni, le forme, i materiali, i dettagli di queste scale. Se volete sapere nello specifico come il vostro subconscio vi sta suggerendo che vi sentiate, cercate sempre di ricordare i dettagli, tutti.

Io per esempio ricordo che le scale che sognavo erano quasi sempre o molto vecchie, tipo palazzo di vecchia Milano, o qualcosa di assolutamente lussuosissimo, di marmo, con ampi pianerottoli in mezzo con tante porte, tutto pulito, tutto chiuso, tutto senza targhette identificative, senza campanelli, talvolta senza maniglie, ostile, come mille agi appartenenti a chissa’ quante persone attorno a me, ma a preclusi a prescindere.

Partivo da un posto che era casa mia o casa dei miei nonni, o comunque familiare, facevo per muovermi in un senso e in un altro, e svaniva tutto. Non solo non arrivavo da nessuna parte, ma non ritrovavo MAI il punto di partenza. Mai, in nessun caso, le rampe di scale erano non protette. c’era sempre un corrimano saldo, e sempre una barriera che impediva di cadere giu’, il tutto in stile con la scala di turno, nella vecchia milano era di legno e ferraglia, nel palazzo di marmo era proprio una bella recinzione in marmo con tanto di “sbarre” a mo di pilastri cicciotti.

Non e’ che desiderassi particolarmente proseguire in una direzione piuttosto che in un’altra, lo spirito con cui affrontavo questa cosa era panico, stanchezza, e desiderio di smettere di salire e scendere come una forsennata, che si faceva, man mano che il sogno andava avanti, i pianerottoli erano ostili, e non c’era termine ne’ via di uscita ne’ da un lato ne’ dall’altro, sempre piu’ disperato.

Ogni tanto mi sedevo su qualche gradino e piangevo. Attorno a me, quando la scala era di marmo, era tutto bellissimo e sontuoso, perfettamente ordinato, le piastrelle perfette, tutto senza neanche un grano di polvere. E tutto molto inospitale, freddo. Nelle scale della vecchia Milano, al contrario, sapeva tutto di polvere come se non ci passasse nessuno da una vita. Polvere e ferro vecchio, con punte di ruggine. Al contrario della scala tutta pulita, questo sembrava quasi un edificio abbandonato, o quantomeno trascurato parecchio. Talvolta in mezzo c’era un’ascensore, ma naturalmente non era in funzione, non era in vista, e non c’era piano dove prenderlo. Nelle scale di marmo non c’era mai.

Il fatto che ci fosse anche l’ascensore (il controllo delle proprie emozioni) in questa ansia e’ abbastanza simbolico. Una variante di questi sogni in cui si sale o scende in maniera inconcludente in effetti prevede viaggi in ascensori che non arrivano da nessuna parte, si bloccano qua e la’ mal funzionando, e poi quando ripartono finiscono da tutt’altra parte, in alto in basso, a volte pure lateralmente, ma non c’e’ verso di scendere in un posto conosciuto, o di scendere proprio. Rappresenta delle emozioni fuori controllo, una spiccata instabilita’ emotiva. In questi casi, pero’, a differenza che con le scale, in genere qualche modo riuscivo a “domare” il mezzo, e raggiungere un posto da cui potessi arrivare dove volevo. Con fatica, facendo altre strade, ma si.

Invece se penso alle scale, non ricordo neanche una singola volta in cui sia arrivata in nessuna forma di destinazione prima che finisse il sogno. Molte volte guardavo il buco in mezzo alle scale ponderando di buttarmici, ma non lo facevo quasi in nessun sogno, perche’ pensavo che mi sarebbe servito a poco arrivare sul fondo morta, posto ci fosse stato un fondo, e che non avrei avuto modo di arrestare la caduta se non fosse stato cosi’.

Quelle poche volte che, piuttosto di terminare il supplizio, scavalcavo la recinzione e mi buttavo, mi svegliavo di botto, non facevo neanche in tempo a cadere.

Ripensandoci a posteriori il dettaglio dei pianerottoli e dello stato delle scale era forse piu’ inquietante del fatto stesso che le scale non finissero, a livello di significati.

E voi? Ci avete mai fatto caso ai dettagli delle vostre scale infinite?

Informazioni su Keishiro Yukikaze

Just your regular twisted egomaniac
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