Lettera al sig. Amore.

Questo e’ un commento che ho lasciato sotto “E l’amore guardò il tempo e rise” di Pirandello, sharata su facebook da mia madre. E’ una cosa che vorrei ricordarmi di piu’, quindi la ricopio qui.

 

Onorevole Sig. Amore,

La pregherei di smetterla di ridere e fare il suo dovere dall’altra parte della barricata, che Lei magari, egregissimo, non morira’, ma noi si ha una data di scadenza qui.

Giusto ieri stavo notando come tutti stiamo iniziando ad avere i capelli bianchi, anche fra le mie piu’ giovini frequentazioni (forse esclusa la piccola Nadia), e per quanto io sia abituata a frequentare persone assai piu’ vetuste della sottoscritta, non puo’ che farmi un pochino impressione.

Io posso mantener fede al suo ostinato sentimentalismo, ma talvolta gradirei che questo non sembrasse sempre uno sbaglio madornale.

Con rinnovata stima, sempre Vostra,

Diana.

 

Esattamente, gradirei non sembrasse uno sbaglio madornale. Sempre.

Mi piacerebbe che non ci fosse modo di dirmi “Secondo me questa persona ti sta solo facendo perdere tempo e forze”, e mi piacerebbe non pensare che tutto sommato hanno ragione.

Mi piacerebbe non pensare che chi mi circonda sembra incatenato a una serie di disturbi che non si dovrebbe tenere sul gobbo perche’ sono innamorati, ma che fossero evidentemente felici, trovassero soluzioni con i loro compagni, invece che creare o subire problemi creati dall’altro.

Son storie per bambini, quelle dell’amore felice? Ma io non credo, no, non credo.

Credo che serva un impegno che nessuno vuole dare, questo si. Una forma di intelligenza emotiva empatica che ci proietta verso l’altro, non ci chiude in noi, in un eterno “io, io, io, io”

Ogni tanto mi vedo fare questo sbaglio, so che ci posso e devo lavorare.

Ma vorrebbe la controparte?

… No.

Allora Sig. Amore, non ci fregare, dotaci di una controparte che ha almeno voglia di farsi lo sbattimento di uscire dalla sua “io io zone”. E non solo quando e se fa comodo farlo, e non solo in cerca di un applauso.

Mi spiace essere un po’ antiromantica, ma, altrimenti, non ne vale la pena. Se uno vuole compagnia e problemi, puo’ fare un figlio, puo’ adottarsi un cane.

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Sogno strano.

Oggi ho fatto un sogno strano, un negozio andato via da tempo, ma spesso presente nella mia concezione onirica di “futuro”, un coinquilino che ama starmi fra i piedi per diversi motivi, ma sempre a una debita distanza perche’ nessuno si renda conto che e’ in mia compagnia. Un tizio di una banca che mi chiedeva 15 euro per depositare dei soldi, e 5 euro extra se volevo pagare quei 15 euro in contanti, facendosi fanculizzare da me in grandissima carriera.

E dolci buonissimi di cui non sentivo il sapore, in locali strani.

Ieri ho dato ampio sfoggio della mia sfiducia, e di quanto riesca a crescere man mano che le situazioni restano poco chiare.

In qualche modo penso che parte di questo sogno sia correlata, se non altro perche’ quella sensazione di eterno irrisolto mi accompagnava anche li’. Mi cambia un po’ troppo il piano da sotto il culo, e per quanto entro un certo limite sia normale, sta iniziando a diventare stressante.

Spero che almeno i piani che dico io non debbano modificarsi.

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Manualetto per i clienti di chi offre servizi domestici

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Sono sicura che certe cose non andrebbero neanche dette, se molte persone non avessero il vizio di considerare chi gli viene in casa come “l’omino che fa questo e quello” anziche’ un essere umano. Tuttavia questa cosa spesso viene dimenticata, quindi eccoci qua, con sette regolette di semplice rispetto da mettere nero su bianco quando si ha a che fare con Pet sitter, Baby sitter, collaboratori domestici, badanti, e quant’altro.

 

  1. ORGANIZZAZIONE: Noi offriamo un servizio, ma abbiamo anche una vita, e molto spesso voi non siete i nostri unici clienti. Inoltre, non abbiamo il dono del teletrasporto, quindi quando offriamo un servizio nell’arco di una citta’, dobbiamo mettere in conto spostamenti, e ovviamente, anche gli altri nostri appuntamenti. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che non ve ne dovreste MAI uscire con assurdita’ tipo “non e’ che puoi venire oggi pomeriggio?”, perche’ oggettivamente mettete la persona in difficolta’. A meno che non sia gia’ stato pattuito con chi vi offre il servizio (tipo, alcuni baby sitter che offrono servizi serali permettono questo genere di atteggiamento “a chiamata”), la cosa, per quanto l’urgenza fosse imprevista sul serio, da sempre un po’ l’aria di dare per scontato che uno sia sempre e solo li’ per te. Evitare a tutti i costi! Serve sempre qualche giorno di preavviso, e questo vale anche per le cancellazioni. Un “Senti oggi non venire che…” molto spesso lascia un buco che poteva essere riempito diversamente, e’ una perdita di denaro, e per lo stesso motivo i “pacchi” senza preavviso a loro volta sono gravissimi. Nessuno gradisce scherzi come arrivare li’ e non trovare nessuno… Inoltre, quando ci assumete, ogni lato del nostro mestiere andrebbe pattuito, organizzato, discusso, e sistemato a tavolino. Essere dei clienti disorganizzati e poco interessati equivale ad essere dei clienti inaffidabili, il che molto spesso ci spinge a preferire altre persone, o interrompere o rifiutare direttamente il rapporto di lavoro.
  2. PARLARE: Il fatto che sappiamo occuparci di alcune cose in casa, non ci da il dono della telepatia. Molto spesso, fra l’altro, ci teniamo a fare un buon lavoro, e ci piacerebbe che ci venisse indicato come, anche perche’ si tratta di una possibilita’ di correggere un eventuale tiro storto anziche’ venir sostituiti come delle macchine. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che se per qualche motivo non siete soddisfatti di qualcosa, dovreste dirlo. Se avete un modo di fare le cose che non corrisponde a quello che usiamo noi, dovreste dirlo. Se ci escludete da un servizio (come puo’ essere stirare, o qualsivoglia altra cosa) perche’ ritenete che non sia il nostro forte, dovreste dirlo. Magari con cortesia, ma ditelo, perche’ ci aiuta a focalizzarci su quello che dovremmo migliorare.
  3. IMPREVISTI: Gli imprevisti capitano a tutti, non soltanto a voi. Nessuno ha il dono, purtroppo, del teletrasporto, che sarebbe molto utile in questi casi, ma resta piacevolmente fantascientifico. Fra l’altro molto spesso visite mediche urgenti, problemi di famiglia, guasti a mezzi di trasporto o malattie non stanno a tener conto della nostra tabella di marcia. Cosa vuol dire questo? Mancata puntualita’, o una giornata che salta, sono cose che possono succedere, specialmente nei servizi a lungo termine. Sempre perche’ siamo esseri umani entrambi, finche’ il fenomeno e’ abbastanza marginale, e il tempo viene prontamente recuperato, questa cosa non deve diventare un dramma, e bisogna avere delle soluzioni pronte nel caso questo dovesse accadere. Nel caso dei baby sitter e dei badanti, e’ sempre buona norma avere un parente, un recapito, o un altro professionista che puo’ subentrare nei giorni in cui ci possono essere problemi con il primo, e la cosa non deve essere vista come una mancanza di professionalita’, al pari di come un vostro imprevisto per recarvi in ufficio non la e’, e sbaglia il capo che la considera una mancanza. Chiaro che se la cosa dovesse diventare troppo frequente, allora forse chi offre il servizio dovrebbe interrogarsi sull’effettiva possibilita’ di continuare il rapporto di lavoro.
  4. RISPETTO: Per quanto voi ci paghiate per farlo (e francamente spesso poco rispetto alla mole di lavoro, per amicizia, necessita’ o gentilezza), siamo pur sempre delle persone che si occupano di quello che, per qualsiasi motivo del mondo, voi non fate. Il tempo che noi impieghiamo a fare qualsiasi cosa voi ci abbiate assunti per fare, e’ tutto tempo che voi non dovete spendere, ed energie, tante energie, che voi non dovete consumare. E’ bene tenerlo a mente sempre, noi non abbiamo una bacchetta magica che fa sparire i problemi di casa vostra, anche se ci piacerebbe. Li facciamo sparire sgobbando. Cosa vuol dire questo? Se per caso la mole di lavoro per la giornata e’ stata piu’ alta del solito e qualcosa e’ rimasto da fare, forse sarebbe il caso di considerare cosa e’ stato fatto nel frattempo, anziche’ rognare perche’ c’e’ quella singola cosa che e’ rimasta da fare, per esempio. Un grazie, oltre alle critiche, o un plauso per un buon lavoro, anche, a volte, sono dei bonus non indifferenti. Evitare di spersonalizzare chi ti fa un servizio, specialmente a lungo termine, e’ un altro buon bonus. Due parole quando ci si incrocia, un caffe’, comportarsi come chi ha a che fare con un essere umano che conosce, e’ un buon atteggiamento. Al contrario e’ un atteggiamento cafone ed ignorante ridurre la persona a quei dettagli che vedi o non vedi per casa.
  5. PAGAMENTO: A seconda di quel che si pattuisce, entrambe le parti devono stare ai patti sui pagamenti, e non tardare e non cercare di trattare sul prezzo se non ci sono motivi PIU’ CHE VALIDI per farlo. Per noi, molto spesso, i soldi che vi chiediamo sono il nostro pasto, non e’ una cosa da sottovalutare. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che “ti pago la prossima volta” e’ sempre un problema, anche quando vi diciamo di no. Ed anche “devo abbassarti lo stipendio” e’ molto spesso un problema GROSSO, perche’ noi stabiliamo un prezzo in base alle nostre spese. E se un professionista vi chiede un anticipo, puo’ essere per un’emergenza, ma deve essere un caso assolutamente isolato, cosi’ come anche un eventuale aumento di prezzo. Non e’ che uno per un servizio puo’ partire offrendosi a 6 euro all’ora ed arrivare a 25 nel tempo, a meno che i 6 euro all’ora non fossero dichiaratamente un prezzo di favore temporaneo. Da entrambe le parti, si e’ stabilito un patto, e questo deve essere rispettato.
  6. MATERIALE: Molto spesso, quando ci assumete, noi chiediamo di trovare in casa una serie di cose, e ci aspettiamo che questo succeda, non a nostro carico, perche’ e’ il minimo indispensabile che ci serve per svolgere la nostra mansione. Nessuno puo’ pulire la casa con “un pizzico di magia”, nessuno puo’ creare dalle vostre piante le medicine per il nonno, e nessuno puo’ dare da mangiare agli animali e ai bambini uno stufato d’aria fritta. Andare a comprare queste cose non rientra nelle mansioni per cui ci state pagando, cosi’ come non ci si aspetta da un operatore del muletto che si porti il muletto da casa, o vada a comperarlo per l’azienda… Cosa vuol dire questo? Vuol dire che se per caso bisogna andare al supermercato o in farmacia a prendere qualcosa, i soldi per quel qualcosa devono essere gia’ pronti sul tavolo, e il tempo impiegato ad andare al supermercato deve essere contato come orario di lavoro, quindi aggiunto al totale delle ore passate ad occuparci del resto. In caso contrario, se la cosa dovesse mancare, ci arrangeremmo con quel che c’e’ oppure non svolgeremmo la mansione. Semplice e lineare.
  7. GIA’ CHE CI SEI: Noi siamo stati assunti per svolgere una mansione specifica. Il nostro prezzo e’ riferito a quella mansione. Se avessimo voluto, o fossimo capaci, o avremmo avuto il tempo materiale di fare altre cose per voi, l’avremmo offerto, e se a voi servisse, dovreste chiedere di rivedere i patti. Cosa vuol dire questo?  Che dovreste retribuirci qualsiasi cosa voi vi aspettiate che facciamo extra oltre il nostro lavoro. Tipo, davvero. Se paghi un baby sitter per fare il baby sitter, e poi vuoi che ti sistemi la casa, dovresti pagarlo anche per i lavori che ti fa in casa. Se poi da a tuo figlio ripetizioni, dovresti pagargli anche le ripetizioni. Se poi bada pure al cane, dovresti pagargli il lavoro di dog sitter. O un badante che “gia’ che c’e’ ” cura pure le piante, pulisce tutto va a fare la spesa, cucina, fa e disfa e tira fuori conigli dal cappello, sicuramente andra’ pagato quel tanto in piu’ di uno che semplicemente sta dietro alle lune del vostro anziano. Se la pet sitter bagna le piante e resta a badare alla casa, dovreste darle un extra rispetto a quanto ha chiesto semplicemente per curare l’animale. E via dicendo. “Gia’ che ci sei, non potresti fare anche questo?” Si, naturalmente, ma non gratis. Non e’ neanche tanto carino aspettarselo. Fuori dai patti iniziali, tutto ha un costo. E vi fa un favore non indifferente chi non ve lo chiede, un favore che ha tutto il diritto di ritirare in qualsiasi momento, tenetelo sempre a mente.
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Per quanto difficile…

Oggi e’ il compleanno di una persona che, ogni volta che “vedo”, mi fa sentire agitata. In senso positivo, assolutamente positivo.

Uno di quegli amori tossici come una batteria, dai quali ci si allontana perche’ impossibili per diverse e validissime ragioni. Eppure, quanto ci si puo’ aspettare di allontanarsi da un amore, per quanto assurdo e palesemente incorrisposto?

La stanchezza, si, la stanchezza a volte si porta via certe situazioni, confinandole nel passato. Eppure so che se lo vedessi sarei cosi’ agitata che il mio inglese sarebbe incomprensibile, ed investita da tutti quegli stessi sentimenti contrastanti che avevo quando facevo di tutto per esserci per lui.

Lui che e’ speciale, come e piu’ di una di quelle stelle che lui tanto ammira, che pero’ nessuno ha ancora reso celebre.

Per quanto difficile il suo carattere fosse, e nociva per lui questa mancanza totale di autostima, ogni volta che il suo essere furbo, dolce e buono salta fuori dai suoi tentativi di dimostrarsi figo, spietato e forte, io so che parte di me lo ama ancora, e dice dentro di se il suo nome, come se fosse una specie di incantesimo.

E non e’ colpa sua se e’ bello, anche fuori, ma non ama per niente che questo sia quello che attira di piu’ l’attenzione, inacidendolo da morire. Non era neanche colpa mia quando succedeva a me.

A volte ho paura, ho paura di tornare a vedere gli altri come persone che parlano a vanvera quando dicono di apprezzarmi.

Chissa’ cosa avra’ pensato del mio affetto per lui, un affetto cosi’ lontano da non poterlo neanche prendere in considerazione…

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Un sorriso in meno

C’e’ qualcosa che urla nella mancanza di un sorriso, un saluto, una parola gentile. Lui ogni volta che mi vedeva faceva questo.

Cortesia, si, ma anche quel modo di fare sinceramente dolce che in pochi onestamente possiedono, era un semplice gesto in grado di rasserenare, da una persona sempre con una parola buona, anche per la piu’ grave delle negativita’, che doveva prestarmi un libro mai prestato.

Ma l’ultima volta che l’ho visto fissava il vuoto, senza neanche percepire chi c’era attorno. Ne’ me, ne’ mia madre, troppo assorto in chissa’ quali pensieri, serio, stanco. So che dietro ogni persona buona e sorridente c’e’ una tristezza che pianta le radici, e si mangia via chi ne fa la sua compagna, incapace di estirparla. Cosi’ l’ho lasciato a questo suo momento privato dentro di se’.

Avessi saputo che sarebbe stata l’ultima volta che l’ho visto, gli avrei quantomeno detto “Ciao Roberto”. Eppure quasi mi dispiaceva l’idea di distoglierlo da questa sua alienazione per una cosa breve come un saluto, che tutto sommato si poteva fare sempre un altro giorno.

Invece quando sono tornata a casa ieri al posto suo c’era una via intera preoccupatissima, dei pompieri che andavano via, carabinieri, ambulanza. “E’ in casa”, diceva il barista, ma lui in casa non c’era gia’ piu’.

Via Orti ha perso una gran parte dei suoi sorrisi sinceri, e dei suoi racconti entusiasti.

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Però

Pero’ lui mi piace, e quando qualcuno o qualcosa mi piace io so essere una delle persone piu’ testarde possibili.

Se non altro perche’ non succede spesso.

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(in)felicità

E’ che sento di fare una violenza a me stessa quando non mi consento di essere felice per quello che c’e’, di svolazzare un po’, di fregarmene se questa felicita’ e’ soltanto mia (cosa in cui non credo mai del tutto, ma sicuramente un bello sbilanciamento c’e’).

Sono sicura che non avrei dovuto pensare “Seh vabbe’ ma tanto con sta premessa, sta cosa succede oggi e poi mai piu’.”, quel giorno, anche se temo che sia proprio cosi’.

Penso che avrei dovuto essere piu’ felice, godermi il momento, permettermi di smollarmi un po’ di piu’ ed essere piu’ dolce, forse, invece di bloccare tutto il fiume in piena di cose che avrei voluto sbloccare nonappena mi rendevo conto che volevano, cazzo, volevano uscire.

Mi tarpa un po’ l’entusiasmo tutto sto cinismo, e dopo tot botte di tristezza, anche quella sensazione di anticipazione che era sia assurda che scomoda, ma comunque cosi’ carina e buffa da vedere, pareva una roba da bambina… Puff. Scomparsa.

Non sono contenta, tesa perche’ voglio essere presentabile, ansiosa perche’ non so ancora l’orario, dubbiosa, niente. Sono… triste?

Perche’ voglio vederlo, ma quell’entusiasmo erano solo altri gattini da rinchiudere. E tutte queste difese, tutti questi freni, mi stanno portando via cio’ che e’ bello di come mi sento. Ma che brutto!!! Credo di sbagliare tantissimo a fare cosi’.

Ma sbaglio anche a fare cosa’, come me la posso gestire?

 

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