La pappa per l’Ego

Fra le tante qualita’ che ho sviluppato nella mia vita, sicuramente non c’e’ quella del colpire in qualche modo le persone che conducono un’esistenza in qualche modo differente dalla mia, cioe’ l’80% della popolazione, probabilmente. Anche se, altrettanto probabilmente, questa cosa non e’ piu’ neanche vera, la percentuale si sara’ abbassata al 50%.

Non c’e’ quella magia che non si sa bene da dove venga, che ti fa passare tutto sommato tutto perfettamente liscio senza intoppi che non siano “oddio non posso prendere l’i-Phone nuovo”/”Andare in vacanza in questo o quel posto”, che volendo vedere non sono neanche intoppi. Fortuna forse, in parte.

In parte c’e’ questa cosa arcana chiamata “capacita’ di ispirare fiducia in chi ti circonda” che paio non possedere. Non ho capito bene se sia un problema mio o di chi mi circonda, probabilmente e’ un problema di entrambi.

Da un lato ci sono io, che amo vivere senza fare rumore, in tutti i sensi della parola. Disegno, ma non esibisco quello che disegno o come disegno, o dipingo. So lingue, ma non esibisco il fatto di saperle parlare. Conosco abbastanza nello specifico basi e approfondimenti vari di psicologia, comunicazione e sociologia, ma non mi sento motivata a cercare fogli o cose che lo dimostrino. Faccio un lavoro stancante e complicato, ma lo faccio come se fosse niente, e ne sono perfettamente all’altezza, ma non sottolineo come sia una cosa che non sarebbe automatica per altre persone. Studio anche se non avrei tempo per farlo per bene, piuttosto anche in metropolitana, piuttosto anche nelle pause cesso, ma non mi spreco di rivendermi come una persona studiosa. Sono ottima a risolvere i problemi di informatica, e sono stata un ottimo tecnico, ma non sono sempre li’ a girare con su scritta la cosa in fronte. So cucinare, ma non amo esibirlo, ne’ mi sento meglio di chi non lo sa fare. So in generale usare, fare, insegnare, comprendere velocemente e adattarmi altrettanto velocemente a un sacco di cose, ma non sto tutto il giorno a dire “va che figa che sono, un anno di francese in neanche un mese”, “Va che figa, in generale le persone della mia eta’ che conosco e sanno fare la quantita’ e la vastita’ di cose che so fare io sono due o tre forse in croce se ci impegniamo a cercare” o cose di questo genere… Anzi, se messa sotto osservazione mi viene ansia, preferisco che non si faccia.

Non mi spreco di vendermi o di dimostrare niente a nessuno, anche perche’, non sono capace di farlo sinceramente. Vivo nella pia speranza che qualcuno riconosca il mio valore, ma mi nascondo, o comunque non ritengo di doverlo dimostrare, voglio dire, davanti a chi, per cosa? Sicuramente ho qualche rotella fuori posto se pretendo che tutto questo possa avvenire da se, per miracolo, specialmente se sono vessata dall’intollerabile colpa di non saper dimostrare entusiasmo o vitalita’ per cose a caso, o di essere, anche se molti sostengono il contrario, modesta, timida ed onesta.

Dove si raccoglie la convinzione e la voglia che hanno in molti per far sembrare incredibili anche le cose piu’ semplici che fanno? Non dico che mi servirebbe proprio quella, ma, quel gocciolino in piu’ per non far cadere nel dimenticatoio tutto quello che sono a opera di qualche osservazione superficiale distratta e orientata a cercare il male, e a dargli colori che questo presunto “male” non possiede. Perche’ sono sinceramente stanca di questa manfrina. Stanca che non ci si puo’ credere. Ero gia’ stanca a 8 anni, ne ho 34, fate vobis. Di certo la gente non ha la palla di cristallo per vedere i pregi, ma sembra metterci tutto l’impegno che ha per sminuire il prossimo invece.

Qual e’ il trucco di voi agitatori di folla, e perche’ anche se mi viene spiegato nei modi piu’ semplici e piu’ contorti, non riesco a farlo mio?

Tutti, imprescindibilmente, ogni tanto nella vita hanno bisogno di una buona dose di pappa per l’Ego, e ci sono persone che ne ricevono a carriolate senza neanche pensarci su, e persone che si ritrovano a guadagnarsela a unghiate, forse, se capita, fra un insulto e una bassa considerazione qua e la’.

Qual e’ la discriminante? Serve davvero essere “come ti vogliono” perche’ quantomeno ci si sprechi ad apporre un “ma” ai tuoi presunti difetti?

Perche’ forse sono strana io, ma le persone che conosco e frequento per me sono un elenco di cose negative, ma anche un elenco di pregi che controbilanciano la cosa, rendendole uniche e in grado di fare cose che solo loro potrebbero fare, e degne di essere frequentate, e di esserne fieri (altrimenti, non le frequenterei, eoh, la gente di merda e basta esiste eh…) . E il fatto che io pensi questo per loro non e’ neanche in dubbio, e se lo e’ non e’ certo perche’ io non glielo dica ogni volta.

Tu sei questo, ma per questo, e questo, questo e questo sicuramente ti potranno tirare fuori. Tu sei questo, ma sei anche questo e questo, e questo non te lo togliera’ mai nessuno.

Si contano sulla punta delle dita le persone che hanno questa gentilezza nei miei confronti. Il piu’ cerca di fare il contrario:

Sei questo, ma non questo. Sei questo, ma questo son capaci tutti ad esserlo se ci si mettono. Sei questo, ma sei questo e questo e questo e lo neghi pure! Non sei questo e non vuoi capire che non sei neanche questo e questo. Sei questo, ma quando ero giovane io scalavo le montagne e tu ti spompi a meta’. Sei questo, ma questo non porta soldi. Sei questo, ma finche’ sei questo e questo, quello non vale un cazzo. Sei questo questo questo questo questo questo questo e questo e questo e allora non capisco perche’ non sei anche questo e perche’ non hai scelto una sola cosa. Avevi ragione tu a dire di non essere questo e questo di negativo, ma ho ragione io comunque a continuare a pensarlo.

E io son qui che mi domando: Sono io che sbaglio qualcosa e faccio qualcosa perche’ questo avvenga? O semplicemente finisco fin troppo spesso nell’infelice traiettoria di chi, stanco di subire questo genere di comportamento, per una logica INFALLIBILE lo riversa sugli altri? Perche’ un conto sarebbe se facessi IO cosi’ con loro per prima, a quel punto capisco, pure io tendo a tagliare fuori del tutto le persone che sono sempre cosi’ tossiche con me. (Ma tagliare fuori, attenzione, non vessare, non vedo perche’ bisogna abbassarsi al livello…) Il fatto e’ che non e’ proprio questo il caso. Allora, perche’ ci finisco di mezzo io?

E poi, perche’ queste persone poi si divertono ad incensare altra gente, anche che a volte fa le stesse cose che faccio io, o di meno, e continuare invece a puntarmi ed indicarmi come qualche sorta di disadattata squilibrata? Qual e’ il criterio che mi vede svantaggiata rispetto a questo o quel modello approssimativamente equivalente? Volendo sparare per sparare, spara un po’ anche di la’. No.

Perche’?

E a monte, perche’ non invertire gli occhiali del giudizio, e mettere le frasi prima e dopo dei ma al loro posto sano? Quello che infonde fiducia in se stessi, a tutti, quello che riconosce i pregi e non ne e’ invidioso, quello che non demolisce pur restando convinti di aiutare? Che poi siamo tutti adulti, eventualmente il nero e’ il nero di chi se lo porta dietro, non e’ piu’ di tanto affar nostro. Voi tirate fuori il bianco, piuttosto. Perche’ e’ una cosa che si pretende, ma non si da? Perche’ vogliamo tutti sempre essere meglio? Meglio di chi, per cosa, che cazzo e’? Si vince qualche premio?

Siamo mai usciti dall’asilo, mi domando?

 

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Riflessione su alcune conoscenze

Ma tu, esattamente, che cosa vuoi?

Che ti si segua, ma solo quando e come ti gira, a discapito di qualsiasi impegno, perche’ beh, tu sei li’ invece?

Che ci si occupi o preoccupi per te solo quando questo fa dire cose che a te vanno a genio o che ti offrono illusioni facili e gratificazioni a priori?

Che ti si parli, ma solo nei modi e con gli argomenti che tu vuoi, se no, apriti cielo?

Che ti si noti, e te lo si renda noto, ma sempre e soltanto camminando sulle uova, senza mai un A che sia una critica costruttiva, uno scherzo innocente, una riflessione che non segue i tuoi schemi mentali?

Che ti si tratti con le pinze, quando tu non tratti con le pinze nessuno?

Che ti si renda parte di un gruppo di qualcosa, ma che non sia mai qualcosa di serio, per questo o quel motivo?

Che si prenda come la cosa piu’ importante del mondo ogni CAGATA a cui ti aggrappi, e la si tratti con le stesse pinze con cui vuoi essere sempre trattato/a tu?

Ma perche’ esattamente una persona dovrebbe fare tutta questa fatica, spiegamelo… Cosa dai, tu, in cambio?

Di certo non la stessa cura con cui tu pretendi di essere trattato/a, e mi dispiace moltissimo se sei convinto/a del contrario, ma proprio no, non lo fai. Quando la finirai esattamente?

Seriamente, quando? Guarda che le persone che hanno a che fare con te non hanno la COLPA di quello che hai subito e subisci nella tua vita. Non devono pagarne lo scotto. Se dovessimo fare tutti come te ciao mondo proprio.

Non ti lagnare se le persone ti lasciano indietro, non sono assolutamente obbligate ad avere a che fare con tutte ste rogne, per poi sentirsi costantemente svalutate alla prima virgola (o alla prima manciata di virgole, non importa quante siano) che ti va di traverso.

Non hai idea delle persone che lasci indietro TU deluse, e dici dici che non te ne frega niente, ma non e’ cosi’. E’ che non vuoi sentirti in torto, vuoi che gli stronzi siano sempre gli altri, sei pronto/a ad attaccare a spada tratta senza ascoltare per la piu’ infima delle cazzate, o a farti opinioni a priori senza neanche sforzarti di pensare che potrebbero essere sbagliate, basate su un tono, una frase, una robetta, che puoi (e spesso lo fai) anche semplicemente interpretare a modo tuo perche’ sei abituato/a alla negativita‘.

Ma anche gli altri hanno altro a cui pensare, mica solo te… Magari lo spazio che ti danno, la frase storta che ti dicono, qualsiasi stracazzo di cosa, possono essere piu’ di quanto tu credi. Perche’ non sono come chi ti fa del male, anche se tu tendi a ficcare tutto in un grosso pentolone e isolarti in un angolino di buio rabbia e tristezza. Nulla in realta’ appartiene a quel pentolone, e nulla ama essere cosi’ frettolosamente giudicato a gratis, una sensazione che tu dovresti conoscere bene.

Piantala, santo cielo.

Ma per te, non per gli altri. Prima o poi tutti avranno qualcosa di troppo da dire che non ti va. Tutti avranno del tempo che non possono dedicarti, tutti dimenticheranno qualcosa che per te e’ fondamentale, tutti dovranno investire le loro energie nei loro guai, e non ne avranno per tenere te lontano/a dai tuoi.

Anche le persone che santifichi potranno deluderti, perche’, piccolo segreto, deluderti e’ immensamente facile. Troppo facile! Basta che ti giri male il culo, anche per le cose piu’ facete. Ogni cosa positiva —frruuussh smette di esistere.

Quante delle poche cose belle che ti rimangono vuoi rovinare ancora?

Riflettici, e per favore, se ti senti tirato/a in causa da questo messaggio, sappi che non e’ rivolto a una persona nello specifico, ne conosco diverse cosi’, e mi sto rivolgendo ad ognuna di esse. Ma il fatto che tu lo senta “tuo” ha una certa importanza.

Non perche’ io sono stronzo e non capisco.

Perche’ TU sei stronzo/a e non te ne accorgi, o fingi di accorgertene per aggiungere pathos, ma sei sempre convinto/a di avere ragione a comportarti come fai, o torto, ma ti fa sbattimento cambiare politica.

S M E T T I L A

Hai rotto il cazzo, e non solo a me, che a me si rompe facile il cazzo, e non faccio testo… Hai rotto il cazzo in generale proprio.

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Quando lui/lei non risponde…

C’e’ una cosa molto particolare tipica della disforia di genere nelle donne, ed e’ il modo disordinato e “sdoppiante” con cui si affrontano i momenti in cui, per semplici ragioni ormonali, il lato emotivo tende a scazzare.

La tua testa non lo fa. Non lo fa mai, non da corda a queste stronzate, ed e’ li’, perplessa, che osserva le tue reazioni emotive tipo “ma tu che cazzo di problemi hai?”, come se tu fossi una persona diversa da te stessa, come se il tuo modo di ragionare non fosse costruito per questo genere di reazioni.

Riconosce il nonsense, e non lo accetta. I piccoli grandi attacchi d’ansia e di demoralizzazione che, no, cribbio, non hanno nessun fondamento logico. Perche’ mai dovresti anche solo TENTARE di pensare cosi’?

Ti senti male e cerchi una ragione per validare il tuo malessere, ma no, fattene una ragione, ti senti male perche’ i tuoi ormoni son li’ che si riorganizzano e amano, amano immensamente donarti periodi di euforia e periodi di depressione, con i quali cercano di pilotare i tuoi cicli riproduttivi.

Fallendo, perche’ se anche tu avessi un’idea circa un pargolo, non hai certo i soldi per tirarlo su, ne’ una persona adatta e d’accordo al tuo fianco, o quantomeno questo e’ il mio caso.

Uno dei classici esempi di questo fenomeno bizzarro e’ quando una persona genericamente molto tranquilla, poco appiccicosa e piuttosto sicura di se’ finisce per andare nel panico perche’ qualcuno non risponde ai suoi messaggi per un periodo relativamente corto, tipo, una giornata.

Qualche strano demone nel tuo cervello cerca di inculcarti qualsiasi tipo di STRONZATA MEGAGALATTICA tu possa mai pensare, anche se per assurdo tu hai perfettamente idea dei motivi innocenti e non tragici per cui l’interlocutore puo’ non essere li’ per risponderti.

“Ho detto qualcosa di sbagliato? Mi ha bloccata? Ma perche’ metteva le virgole cosi’? Ma forse era sbagliato l’argomento? Ma forse si e’ stufato/a delle mie cazzate…”  Controlli in ansia tutte le risposte fino alla tua, cambi argomento, vai nel panico piu’ totale – Most of times, no, non e’ quello che pensi. In genere, se dici qualcosa di sbagliato, ti becchi rispostacce, non silenzi, a meno che tu non abbia a che fare con quel tipo di persone che quando si incazzano preferiscono allontanarsi per un po’ di tempo piuttosto che risponderti, perche’ e’ un periodo di merda e non hanno voglia di litigare con te. Ma sono poche, pochissime persone, e con il tempo impari ad identificarle, e per assurdo pensi sempre “ah va be si sara’ offeso/a per qualche cazzata” e non finisci in questo tipo di ansia quando DAVVERO sai che sta accadendo. Sempre meno senso…

Il tuo lato logico allora si inginocchia e ti parla come si parla a un bambino handicappato, e ti fa “Senti, avra’ avuto da fare, sara’ andata via la luce, sara’ uscito/a e poi sara’ andato/a a dormire, ha una vita anche lui/lei, ma tu piuttosto non hai niente di meglio da fare che tormentare quel/quella poveretto/a?”

E tu lo guardi, con le lacrime agli occhi e lo stomaco arrotolato su una palla d’ansia, cerchi di formulare una risposta, ma resti cosi’, tremante, con gli occhi sbarrati come una psicopatica.

“Fuori dalle balle, se anche mai avesse voluto un po’ d’aria dalla tua occasionale pesantezza, tornera’ e ti rispondera’ comunque, non ha nessun senso non farlo”. Ti alzi, e cerchi di fare qualsiasi altra cosa, ma ti resta il processo in background. Ogni tanto controlli lo schermo. “PIANTALA PER GLI DEI!” ti rimbrotta il tuo lato logico, spingendoti a trovare qualsiasi altra cosa da fare nell’universo che metterti li’ a farti seghe mentali senza senso e piangerti addosso a random.

Ma non hai voglia di fare niente. NIENTE. Se potessi, dormiresti per giorni, e quelle poche ore di veglia le passeresti a pensare a tutte le scelte del cazzo che stai facendo nella tua vita. Perche’ a quelle buone no, non ci si pensa mai, restano li’ a sbracciare, poverette, in cerca di un riconoscimento che non solo non viene mai dall’esterno, non viene mai manco da te. Logica-san cerca di sottolinearti il nonsense anche in questo caso.

Ma tu vuoi per forza di cose che le cose vadano di merda, cosi’ aspetti quieta quieta che qualcosa ti faccia girare i coglioni, cosi’ puoi sfogare tutta la tua negativita’ sul primo evento dello stracazzo che ti va leggermente storto.

Ma ancora una volta, Logica-san ti blocca, proprio mentre stai per sbranare quel tuo amico che sta dicendo quella stronzata di troppo. “Sei di cattivo umore perche’ ogni tanto i tuoi ormoni ti rendono cosi’, non sei abituata perche’ non succedeva praticamente mai prima che te li sistemassero. Non succedeva mai perche’ funzionavano male.” Non puoi fare a meno di pensare che occasionalmente preferiresti malfunzionassero piuttosto di sorbirti sti momenti. Ma poi Logica-san torna a redarguirti ricordandoti che non riuscivi piu’ ad alzarti dal letto.

E tu ti contieni, ma ti senti stanca morta, anche solo per il perenne sforzo di tenere equilibrata la tua psiche. E invece avresti mille cose di cui occuparti, then again, l’unica cosa che ti sembra sensato fare e’ dormire finche’ il tuo cervello non smette di sclerare.

C’e’ da pensare al lavoro, ai soldi, alle mostre, alla tua salute che comunque scazza sempre in qualche modo, allo studio perche’ sei masochista e ti riempi di mille cose da seguire, alle tue amicizie che rischi sempre di lasciare indietro… “Vietato farsi seghe mentali distruttive sulle amicizie adesso eh!” “Uffa pero’, che rogna che sei, Logica-san” “IO?”

E non importa di quante cose ti occupi nel frattempo, la coda del tuo occhio e la coda dei tuoi pensieri e’ ancora li’ che si fissa sulla mancata risposta, (che si fa sempre piu’ prolungata) infastidendo a morte l’altro te.

E che per inciso, in qualsiasi altro momento della tua vita, non avresti nemmeno notato. Per la serie “e va be, almeno ciao poteva dirlo” – E chi si e’ visto si e’ visto, per giorni e giorni non avresti nemmeno speso un pensiero su questa cosa.

Ti sforzi di ignorare persino i tentativi di attribuirti questa o quella colpa che non hai in giro, ma per quanto seccante questo tipo di routine sia, resta sempre piu’ semplice, perche’ ormai sei fissa su una singola presunta tragedia, e non c’e’ soluzione. Finche’ sto/sta stronzo/a non rispondera’, tu sarai li’ a guardare quello schermo come un’idiota. A meno che non ti ignori fino al prossimo giro ormonale, ma a questo punto ci sarebbero tutte le ragioni per preoccuparsi.

Studi? Occhio sullo schermo. Giochi? Occhio sullo schermo. Dormi? Cellulare di fianco. Scrivi? Scrivi di questo!

E Logica-san facepalma, sperando che passi presto… Domandandosi quale cavolo di reazione dovra’ bloccare quando poi ci sara’ una risposta…

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Tele

Se non si amano che tele bianche, su cui si puo’ dipingere la propria idea, o male che vada con disegni confusi da interpretare a nostro piacimento…

Se non si ama che il fumo che asseconda i nostri vizi, il nostro bisogno…

Se non si ama che l’eterno incompleto, la sfida, la sfida di completarlo…

Beh allora il disagio di essere inappetibile suona improvvisamente meno brutto. Io sono una tela con scarabocchi ben definiti, bisogna fare dello sforzo di fantasia molto impegnato per metterci sopra cose che non sono (seppure alcuni ci riescano con una certa frequenza, e mi domando come cavolo sia possibile, c’e’ una volonta’ precisa di vedermi come qualcosa di fallace in punti in cui non lo sono, e magari ignorare i punti in cui lo sono).

Manca forse il mistero, lo spazio per la fantasia, una fantasia positiva, una fantasia che ci da qualcosa su cui aggrapparci. Mi dispiace non essere in grado di rubare il vostro tempo in questa maniera, mi spiace non rispondere alle vostre esigenze.

Mi dispiace preferire di essere la persona che guarda accanto a voi la meraviglia, piuttosto che una finta meraviglia da guardare.

Non brillo, non e’ cosi’? Delle accecanti menzogne di cui ci avveleniamo l’anima, per la voglia, il bisogno di sognare.

Ma lascio questo ingrato compito ad altri, volentieri, e lotto, lotto per non cadere nella stessa trappola io stesso.

Grazie della vostra presenza.

 

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Quando rispondo “non sa di sconosciuto”…

… quante persone mi rendo conto lo prendono per una valutazione a pelle superficiale e abbastanza campata per aria, e penso sia anche colpa del fatto che non sono sicuro di poter elaborare che cosa intendo…

Non sa di sconosciuto, e questo l’ho pensato di quante persone in tutto nella mia vita, 3? Forse 4.

Non sa di sconosciuto, di diverso, di lontano, di persona su una lunghezza d’onda dalla quale e’ impossibile comprendermi, e viceversa.

Non sa di sconosciuto per una persona che percepisce il mondo intero come “sconosciuto”.

Niente di familiare, niente di vicino, neanche nelle sue lecite distanze.

E’ importante, e’ fondamentale che vi sia qualche eccezione a questa regola.

Come lui.

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Quante tristezze

Quante tristezze nei sogni nascosti, soffocati, stipati in qualche canzone, in qualche ricordo da cancellare.

Nelle necessita’, i desideri lasciati li’ ad aspettare tempi migliori, che dopo un po’ chiedono il conto, e nessuno paga.

E la finzione, la finzione, la finzione, la finzione, che nasconde il rispetto di se’ sotto un tappeto, per che cosa, per che cosa mi chiedo io.

E no, non sto parlando di me, che non schiaccerei mai niente di tutto cio’ per mettere le cose “a posto”, a mio avviso cosi’ non e’ a posto niente, meglio un paio di preoccupazioni che un delirio di tristezza e nervi.

Differenze, differenze, cosi’ normali e cosi’ nocive nel tempo. Se e’ vero che bisogna essere differenti nelle cose giuste, e’ pur sempre meglio non esserli mai nelle cose sbagliate.

Nessuno pensa che il mondo sia bello e sia giusto e sia favoloso, che il buono vinca, che sia possibile stabilire con certezza quale sia “il buono”.

Ma resta mortificante questo senso di ingiustizia che deriva da un costrutto morale non dico sbagliato, ma senza ombra di dubbio diverso dal mio.

Si vive come se niente fosse qualcosa che per me sarebbe insopportabile. Per paura di cose che per me non sarebbero niente. E non so se quello che provo davanti a questo e’ ammirazione per l’impegno, la forza, o pieta’ per le storture che queste cose causano senza un ritorno che “ne valga la pena” realmente, per la debolezza di timori che, boh, saranno fondati? O semplice stupore per la scelta, perche’ questa scelta?

Mille volte da mille fonti mi e’ stato spiegato, mille volte ho capito, eppure non capiro’ mai realmente.

 

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Burrone.

Sono qui, osservo il fondo del burrone.

Non era poi tanto brutto, laggiu’, onestamente, mi colpevolizzo perche’ spesso mi ritrovo a pensare questo.

Questo e’ quello che fanno al cervello i sentimenti forti, forti a torto o a ragione, tendono a rimuovere, rimuovere quello che non vogliono sentire, combattono contro cio’ che e’ giusto, combattono contro cio’ che e’ palese. Sai, ma non vuoi sapere, qualche stupida molla dentro di te non fa altro che attendere che qualcosa ti dia modo di pensare, pensare che quello che sapevi puo’ cambiare, dandoti modo di tornare a pensare e provare quello che provi senza sentirti un idiota ad ogni accenno.

Invece e’ necessario ricordare che si e’ stati degli idioti, per non rifarlo, un po’ come quando ti scotti con il ferro da stiro, la volta dopo col cavolo che il ferro da stiro lo tocchi, pero’ non c’e’ questo bug mentale che ti fa pensare “pero’ potrei provare a toccarlo ancora, magari non mi brucia stavolta”.

Si, ti brucia, percio’, falla finita. C’e’ la stessa incrollabile esattezza nel rapporto causa-effetto delle due cose. E’ vero, una persona puo’ cambiare, ma succede tante volte quante succede che inserendo la spina il ferro non si scaldi, piu’ o meno.

Se non altro al momento non sono piu’ ne’ sul fondo del burrone, ne’ sui bordi che rischio di scivolare. Sono bella seduta, che osservo il fenomeno come se fosse quasi esterno a me. Osservo il sapore dolce amaro in bocca, un tempo un’esplosione, ora un retrogusto che sembrerebbe quasi innocuo.

Ma io so che non e’ cosi’, so che questa e’ la tentazione malata che risponde all’insoddisfazione, e questa volta non desidera neanche essere una risposta, e’ solo generata dalla mia abitudine a porre questo genere di domanda ad una figura.

Chi sia questa figura in realta’ credo non abbia neanche importanza, motivo in piu’ per il quale, al momento, non ritengo saggio da parte mia buttarmi in qualsivoglia cosa. La situazione va bene cosi’ com’e’, perche’ ho delle ferite, dei vuoti, che cercano di colmarsi con qualsiasi cosa sembri della forma adatta, e devo colmarli io prima che rischino di attirare a me qualche personaggio che non fa che peggiorare la situazione, o di tirare in ballo persone che poi non riesco a desiderare “realmente”.

E sono qui che rifletto su situazioni diverse, ma simili, e penso che alla fine chi paga sono sempre le persone che, invece, tendono a far si che la faccia franca, in un modo o nell’altro, chi ha la colpa di guerre, casini e dolore senza senso.

La mancanza del coraggio di mettere tutto in chiaro sul tavolo con tutti, tamponata eternamente con altre cagate, prese di posizione, altre cagate ancora…

“Mai dare la colpa alla persona sbagliata!”, ricordo sempre io. Poi mi ricordo che, in passato, l’ho fatto anch’io.

Perche’ c’e’ questo bug che ti fa pensare che forse puoi toccare il ferro da stiro.

Non toccare il ferro da stiro.

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